sabato 31 dicembre 2011

FUCKING AMAL - IL CORAGGIO DI AMARE

Fucking Amal - Il coraggio di amare
Titolo originale: Fucking Åmål
Nazione: Danimarca, Svezia
Anno: 1998
Genere: drammatico
Durata: 1h26m
Regia: Lukas Moodysson
Sceneggiatura: Lukas Moodysson
Fotografia: Ulf Brantås
Musiche: Nils Nilsson
Cast: Alexandra Dahlström, Rebecka Liljeberg, Erica Carlson, Mathias Rust, Stefan Hörberg, Josefine Nyberg, Ralph Carlsson, Maria Hedborg, Axel Widegren, Jill Ung, Lisa Skagerstam, Lina Svantesson, Johanna Larsson, Elinor Johansson, Jessica Melkersson


Trama
Agnes vive ad Amal, una piccola cittadina svedese. I genitori la costringono a festeggiare il suo sedicesimo compleanno invitando a casa alcuni amici, ma nessuno si presenta. All’improvviso arrivano Elin, quattordici anni, e la sorella maggiore Jessica. Elin è una bella ragazzina molto ambita. Passa il suo tempo cambiando spesso ragazzo, alimentando alcune cattive voci su di lei. Jessica le rivela alcune voci sulla presunta omosessualità di Agnes. Allora le due fanno una scommessa, così Elin bacia Agnes e subito scappa. Agnes rimane sola e triste dopo aver capito di essere stata presa in giro. Pervasa dai sensi di colpa Elin ritorna da Agnes chiedendole scusa.

Recensione
“Fucking Amal - Il coraggio di amare” è il film d’esordio di Lukas Moodysson. Protagoniste sono Agnes ed Elin, due adolescenti dall’opposto carattere. Elin è la figa della scuola, piena di amici e di ragazzi che la corteggiano; Agnes è la sfigata e non ha amici. Le due ragazzine non dovranno soltanto affrontare i tipici problemi adolescenziali. Elin è incuriosita da Agnes e vuole verificare se siano vere le voci sulla presunta omosessualità di Agnes. Quando, però, anche Elin capisce di avere tendenze lesbiche, le due dovranno affrontare anche i dubbi e i tormenti sulla propria identità sessuale. Non siamo nella Stoccolma culturale ed open mind. Siamo ad Amal, nella fottuta Amal, nella provinciale e noiosa Amal. Qui l’omosessualità è sinonimo di diversità, come lo è non vestirsi alla moda. Pur soffrendo questa condizione, Agnes non vuole frenare il suo sentimento. Al contrario, Elin è spaventata e pur amando Agnes si rintana in una relazione con un ragazzo per nascondere la sua reale natura.
Pur non appartenendo ufficialmente al movimento Dogma 95, Moodysson ne è molto influenzato. La sua regia è, in buona parte, tipica del movimento creato da Lars von Trier e Thomas Vinterberg: mdp a mano, pellicola sgranata, luce naturale. Aggiunge alcune scelte registiche molto particolari e, tecnicamente, neanche troppo opportune (zoom esagerati sui volti dei personaggi), ma che nella gestione della storia hanno il loro significato.
“Fucking Amal - Il coraggio di amare” è un film sentimentale, è la storia di due ragazzine alle prime esperienze d’amore. La sua atmosfera è ben riassunta nel brano dei Foreigner “I want to know what love is”: “Voglio sapere cosa sia l’amore, voglio che sia tu a mostrarmelo. Voglio provare cosa sia l’amore, so che tu puoi mostrarmelo”. Deliziosa la scena finale con le due Elin e Agnes rimangono chiuse nel bagno assediato dagli amici curiosi di conoscere la nuova fiamma di Elin non immaginando assolutamente si possa trattare di una ragazza.

Voto: 77%


BURIED - SEPOLTO

Buried - Sepolto
Titolo originale: Buried
Nazione: Francia, Spagna, USA
Anno: 2010
Genere: thriller
Durata: 1h34m
Regia: Rodrigo Cortés
Sceneggiatura: Chris Sparling
Fotografia: Eduard Grau
Musiche: Víctor Reyes
Cast: Ryan Reynolds



Trama
Iraq. Paul Conroy è un americano che lavora come camionista in Iraq. Si risveglia improvvisamente in una bara, sepolto vivo. E’ legato e imbavagliato. Nella bara ci sono una matita, un accendino e un telefono cellulare, messi li dalle stesse persone che lo hanno seppellito. Sepolto in una zona sconosciuta del deserto iracheno, Paul deve convincere la sua nazione a pagare un riscatto per la sua libertà, prima che finisca l’aria a sua disposizione.

Recensione
“Buried - Sepolto” è forse un film che chiunque potrebbe provare a fare. L’intero storia si svolge, infatti, in un’unica location, una bara sepolta sotto qualche metro di terra con un singolo attore che neanche si muove in quel claustrofobico anfratto. Rodrigo Cortés riesce a tenere alta la suspense nonostante la telecamera sia fissa sempre sul volto del protagonista, avvolto nella penombra. Malgrado il poco spazio a disposizione Cortés si diletta nella sua regia: se erano ovvi i primissimi piani e i primi piani, grazie anche ad una particolare cassa di legno creata ad hoc offre carrellate e zoomate finalizzate sempre ad uno scopo opportuno. Meglio ancora fa il direttore della fotografia Eduard Grau, già ammirato nel film “A single man”, esordio cinematografico dello stilista Tom Ford. Lì aveva a disposizione ciò che voleva, qui soltanto la luce prodotta da un accendino e dal display di un cellulare. Ryan Reynolds non accusa il peso di un’intera pellicola sulle sue spalle e di una telecamera sempre pronta a cogliere ogni minimo battito di ciglia. Equilibrato, mai sopra le righe anche nelle scene in cui esce fuori la sua giustificata aggressività. Gran merito anche allo sceneggiatore Chris Sparling: un telefonino e un accendino sono ben poco per creare una storia accattivante. Neanche tanto originale dato che già ci sono tracce del “sepolto vivo” nella letteratura di Edgar Allan. “Buried - Sepolto” è un film accattivante: angoscia e tensione tengono incollati allo schermo perché crescono con il passare dei minuti. Il termine inglese “deadline = scadenza” qui si ritrova nel suo significato letterale “linea della morte”. Superata quella il povero Paul morirà nel modo più orribile: sepolto vivo.
“Buried - Sepolto” non è un film semplice da girare ed interpretare come può sembrare. Il prodotto è, in sintesi, ben riuscito: c’è ritmo, c’è tensione. Per non parlare dell’ottimo finale. Può essere previsto, ma è pur sempre ottimo.

Voto: 73%


venerdì 30 dicembre 2011

FINALMENTE MAGGIORENNI

Finalmente maggiorenni - streaming italiano
Titolo originale: The Inbetweeners
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2011
Genere: commedia
Durata: 1h40m
Regia: Ben Palmer
Sceneggiatura: Iain Morris, Damon Beesley
Fotografia: Ben Wheeler
Musiche: Jack Gillies
Cast: Simon Bird, James Buckley, Blake Harrison, Joe Thomas, Laura Haddock, Emily Head, Tamla Kari, Jessica Knappet, Lydia Rose Bewley, Anthony Head, Theo Barklem-Biggs, Emma Louise Cargill, David Chrysanthou, Greg Davies, Katarina Gellin


Trama
Will, Simon, Jay e Neil sono quattro amici londinesi che hanno appena terminato il liceo. Simon è stato appena lasciato dalla ragazza così i quattro possono trascorrere insieme le vacanze estive prima di dividersi perché qualcuno di loro partirà per le Università di altre città. Decidono di trascorrere due settimane nella cittadina di Malia, sull’isola greca di Creta, nota per la vita notturna fatta di alcool e sesso. Nel peggior discobar della Street Bar incontrano quattro ragazze inglesi, perfette per un’avventura estiva. Ma i quattro sono autentici imbranati, così l’impresa diventa davvero una missione impossibile.

Recensione
“Finalmente maggiorenni” segna l’esordio cinematografico dei quattro protagonisti della sitcom britannica “The Inbetweeners”, vero fenomeno in patria, ma che non sono mai riusciti a fare breccia all’estero. Dunque, per accattivarsi i favori del pubblico d’oltremanica, “Finalmente maggiorenni” si spoglia del suo humor britannico diventando l’ennesima commedia simile ad “American pie” con scene di autoerotismo (questa volta il prosciutto sostituisce la torta), fellatio a vecchie babbione vogliose di sesso, deretani e genitali in bella mostra, prodotti di defecazioni nei bidè (essendo questo oggetto sconosciuto in Inghilterra se ne può comprendere la confusione con il water), urinate sui pavimenti e tante altre scurrilità sulle quali è meglio sorvolare. I quattro maggiorenni danno poche reali speranze: brutti, impopolari, totalmente sfigati.
“Finalmente maggiorenni” mette in mostra il peggio dell’Inghilterra, fatta di ragazzini che trascorrono le proprie vacanze in Spagna e in Grecia esclusivamente per “sole, sesso, mare, sesso, alcoole e sesso”. Nel film vittima designata è Creta, in particolare Malia, una delle tante cittadine colonizzate in estate dagli inglesi (come Magalluf a Maiorca, San Antonio a Ibiza, Kavos a Corfù, Faliraki a Rodi e Kardamena a Kos). Una marea di alcoolizzati con quoziente intellettivo pari a un bradipo, per nulla interessati alle bellezze naturalistiche e storiche del luogo, tanto che le piscine degli alberghi vengono prese d’assalto pur avendo un mare fantastico a pochi metri.
Quel poco di trama che “Finalmente maggiorenni” riesce a offrire ricalca pedissequamente il genere e l’unica cosa che mantiene un briciolo di interesse è capire se alla fine riusciranno a portarsi a letto una ragazza. In realtà Neil ci riesce subito, anche se si tratta un orrida ultrasessantenne. Su questo aspetto ci sarebbe anche poco da ridere perché se spesso si parla di turismo sessuale nei confronti di bambini in Tailandia e in altri paesi orientali, in pochi parlano di tante vecchiarde che dalla Gran Bretagna trascorrono le loro vacanze in paesi poveri come la Tunisia alla caccia di ragazzini, a volte, neanche maggiorenni.
Dei quattro maggiorenni soltanto Will cercherà di proporsi ad una ragazza con la comunicazione verbale, per giunta neanche troppo apprezzato. Simon è talmente sciocco da continuare a rincorrere la sua ex che non ne vuole sapere più nulla di lui, non accorgendosi così della tenera e dolce Lucy, subito innamorata di lui. Neil è talmente stupido e sessualmente deviato da preoccupare seriamente. In alcuni momenti ricorda un altro folle personaggio del cinema britannico, Spud (Ewen Bremner) di “Trainspotting”.
I quattro attori di “The Inbetweeners” sono bravi e, nonostante il copione, confermano la loro capacità di caratterizzazione dei personaggi. Pessimo il doppiaggio, c’era da aspettarselo, ma inorridisce la superficialità nel tradurre la sceneggiatura.
Ci sono alcune scene che strappano risate, ma “Finalmente maggiorenni” non offre nulla di nuovo o particolarmente esilarante. Per quanto stupido, è curioso e divertente il ballo dei ragazzi sulle note di “We No Speak Americano” di Yolanda Be Cool, versione dance della celebre “Tu vuò fa l’americano” di Renato Carosone. Le meravigliose location di Creta non vengono minimamente sfruttate e la fotografia non può essere criticata neanche con il classico “da cartolina” perché è davvero pessima. La regia è buona, in particolare la scena inziale con la fly cam che plana fino alla finestra di Jay e il primo momento in cui i ragazzi arrivano nella Street Bar di Malia, catturando in pochi attimi il mix di follia e idiozia della massa di ragazzi che si divertono nelle notti cretesi: gruppi di ragazzi vestiti con le stesse fantasiose t-shirt, ragazze mozzafiato in abiti succinti e alcool a go go. Il remix di “Blow” di Ke$ha è perfetto come sottofondo. Malia è sempre “sul punto di esplodere”: nella realtà, è tutto così come ripreso dal regista Ben Palmer, incluse le facce attonite, incredule e felici dei ragazzi. Anche i quattro maggiorenni non saranno da meno con le loro terribili t-shirt “Pussay Patrol” (“pattuglia della gnocca”).
“Finalmente maggiorenni” è godibile soltanto se si è consapevoli che si tratta di una commedia demenziale molto trash. Peccato che la bellezza dell’isola di Creta, una delle più belle della Grecia, appaia soltanto in un paio di veloci istantanee. Bisognava seguire le gesta dei quattro ed è ovvio se, come cita la canzone finale, questi ragazzi vengono qui per dormire tutto il giorno e per bere e divertirsi tutta la notte. A salvarsi è almeno il forte senso di amicizia che lega i quattro.

Voto: 55%


CRETA: VITA NOTTURNA

Creta vita notturna
Creta ha una vita notturna tra le più animate della Grecia. Ogni estate milioni di ragazzi da tutto il mondo si recano a Creta per una vacanza di mare, sole, divertimento e sballo totale. E’ possibile ascoltare musica dal vivo e ballare ogni genere di musica con dj che animano le notti nei numerosi discobar aperti fino a tarda ora. La vita notturna di Creta si svolge principalmente nelle località balneari di Hersonissos e Malia e nelle città di Chania e Iraklio.
Hersonissos si trova a metà strada tra Iraklio e Agios Nikolaos: un insieme di alberghi di ogni categoria, taverne e discobar che divertono ragazzi provenienti da tutta l’Europa: olandesi, irlandesi, inglesi, scandinavi e, in agosto, molti italiani. Le discoteche (anche se sarebbe più opportuno parlare di discobar) più belle di Hersonissos sono il New York Bar, piccolo e sempre affollato, ma ha una veranda che da sulla spiaggia dove stare più tranquilli; il Camelot, arredato con elementi medioevali e una piccola pista dove ballare. Un must per gli amanti del divertimento e della musica (ad altissimo volume), è lo Star Beach, una megastruttura con piscine, scivoli, bar, ristorante, go-kart, bungee jumping, musica techno e altre follie.
Malia si trova a circa 7 km da Hersonissos. E’ una città colonizzata da inglesi, ubriachi anche se raramente fastidiosi e pericolosi. Qui si può vivere la vita notturna più folle di Creta: più di cento locali tra fast food, pub, discobar e discoteche. La lista è davvero infinita: il Corkers, con la sua tits competition, un concorso che premia le migliori tette; il Factory, con il suo foam party, festa della schiuma dove accade davvero di tutto. Per comprendere la follia della vita notturna di Malia si può vedere il film “Finalmente maggiorenni”, girato proprio in questa piccola località balneare.
La vita notturna di Chania si svolge fuori il centro storico, nei pressi delle spiaggia. Questa cittadina è, però, indicata per le coppiette che vogliono trascorrere notti romantiche per le deliziose viuzze del centro che ricorda la dominazione veneziana.
Iraklio ha una vita notturna molto più tranquilla e sofisticata: numerosi ragazzi animano le vie del centro cittadino, piene di locali alla moda, bar, ristoranti, caffè e boutique. La maggior parte dei ragazzi è del posto anche se non mancano molti turisti da tutte le parti del mondo.
Altre città e località balneari consentono di divertirsi anche se non offrono molto in termini di vita notturna: Agios Nikolaos, Ierapetra; Platania (non distante da Chania), Paleochora e Rethymno, città universitaria.

Se vuoi ricevere la guida di Creta gratis in formato pdf stampabile (anche in comodo formato tascabile) con tutte le informazioni (la storia, le spiagge, i luoghi di interesse storico/artistico, dove dormire, le escursioni da fare, i negozi per lo shopping, come spostarsi, i migliori ristoranti, tutti i piatti della cucina greca, i bar e le discoteche della vita notturna, i numeri utili e tanto altro), clicca sui link che seguono:

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Guida aggiornata a dicembre 2011.
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giovedì 29 dicembre 2011

À L'INTÉRIEUR

Recensione: A l'interieur (Inside)
Titolo originale: id.
Nazione: Francia
Anno: 2007
Genere: horror
Durata: 1h23m
Regia: Alexandre Bustillo, Julien Maury
Sceneggiatura: Alexandre Bustillo
Fotografia: Laurent Bares
Musiche: François Eudes
Cast: Beatrice Dalle, Alysson Paradis, Nathalie Roussel, François-Regis Marchasson, Jean-Baptiste Tabourin, Dominique Frot, Claude Lulé, Hyam Zaytoun, Tahar Rahim, Emmanuel Guez, Ludovic Berthillot, Emmanuel Lanzi, Nicolas Duvauchelle, Aymen Saïdi


Trama
Parigi, vigilia di Natale. Sarah, una giovane fotoreporter incinta, non vuole partecipare a feste e cenoni natalizi; così trascorre da sola a casa la sua ultima notte a casa prima di essere ricoverata in ospedale per partorire. La ragazza è stata qualche mese prima vittima di un grave incidente nel quale ha perso il marito. Durante la notte qualcuno bussa alla porta: è una donna che ha bisogno di aiuto. Sarah ha paura e non vuole aprire. Le dice che il marito sta dormendo. Dall’altro lato della porta quella voce estranea risponde: “Sarah, non mentire. Tuo marito non sta dormendo. E’ morto!”. Chi è quell’estranea? Come fa a conoscerla? Sarah chiama subito la polizia ma la donna inizia ad assediarla intenzionata a farle del male.

Recensione
Nella scena iniziale di “À l’intérieur” si vede un bebè ancora nel liquido amniotico e si ascoltano le parole rassicuranti della mamma convinta che nessuno glielo porterà mai via e gli potrà far del male. Un attimo dopo si sente il rumore sordo di uno schianto. Sarah è rimasta sola con il suo bambino, perché in quell’incidente è morto il marito. La gravidanza prosegue senza problemi finché, una notte, viene terrorizzata da una donna misteriosa, un’intrusa che vuole farle del male senza un reale motivo. Fine ultimo di un film horror è spaventare. Quando ci sono i bambini l’atmosfera è più angosciante, si provi ad immaginare se la protagonista è una donna incinta. Il titolo “À l’intérieur” (“All’interno”) vuole inoltre sottolineare il senso di sicurezza che da un lato prova il bimbo all’interno del ventre materno, dall’altro quello che prova Sarah trovandosi rintanata in casa, mentre nelle strade infuriano le rivolte delle banlieue. Sicurezza che si rivelerà labile.
Il film è sostenuto dall’interpretazione orribile (nel senso etimologico vero e proprio = “che incute terrore, raccapriccio) di Beatrice Dalle. L’attrice crea una dei mostri (dis)umani della storia dell’horror con quell’abito nero da angelo della morte. Accanto a lei, nel ruolo di Sarah, Alysson Paradis, sorella minore della più celebre Vanessa.
In America si ama lo splatter, il sangue deve schizzare ovunque tagliuzzando chiunque capiti a tiro; in Oriente solo le atmosfere tese, le storie angosciante ad essere più scelte. I due registi francesi Alexandre Bustillo e Julien Maury fondono entrambe le caratteristiche. Nonostante “À l’intérieur” abbia un contenuto splatter altissimo (un’autentica mattanza con alcune scene estremamente scioccanti) sono le parole della donna misteriosa e la sua stessa inquietante presenza a spaventare in maggior misura, a partire dalla prima inquadratura nella quale la sua figura nera viene in parte illuminata dall’accendino. Pur essendo del tutto estranea a Sarah, conosce la sua vita. I registi accrescono la tensione centrando la storia sull’assedio, tema caro a John Carpenter, regista che omaggiano nella scena in cui conficca le forbici nella mano di Sarah, osservando la sua azione con glaciale impassibilità e lieve piacere soddisfatto. La scena è, infatti, ispirata al film “Halloween - La notte delle streghe” che John Carpenter diresse nel 1978. Non è un caso, dato che i due registi hanno fatto studiare le scene del film all’attrice Beatrice Dalle in modo da riprodurla con gli stessi effetti.
La prima parte lenta e tragica racconta le conseguenze dell’incidente. Sarah è rimasta sola, ha perso suo marito e la gioia di vivere (non vuole festeggiare il Natale e si disinteressa delle rivolte parigine), pur portando in grembo una nuova vita. Attraverso la solitudine e la disperazione, si entra in empatia con la protagonista. La sceneggiatura è semplice, i dialoghi quasi assenti, il film non ha un minimo di profondità. Lo spettatore non riesce a notare tali difetti perché nel momento in cui entra in scena la donna vestita di nero non c’è più un attimo di respiro e così la sua unica preoccupazione è quella di vedere se la ragazza arriverà a vedere l’alba del giorno in cui entrerà in ospedale per dare alla luce il figlio.
La grandezza di “À l’intérieur” è nella regia: i due non si divertono in movimenti di camera frenetici o inquadrature particolari. Le riprese sembrano amatoriali per una resa ancor più viva dell’orrore, arricchita dall’ottimo comparto sonoro fatto di suoni distorti reiterati in modo ossessivo. Altro gran pregio del film è il perfetto montaggio realizzato da Baxter, già in “Alta tensione” e “Le colline hanno gli occhi” di Alexandre Aja.
“À l’intérieur” è un film horror smisurato in ogni suo aspetto, dall’interpretazioni delle due protagoniste, in particolare della Dalle, alle atmosfere inquietanti di una donna sola con il suo bambino in grembo (ci può essere di peggio?). E’ un crescendo di scene disturbanti che culmina in uno dei finali più atroci e raccapriccianti della storia del cinema horror. Un film da evitare nel caso non si abbia particolare appeal con il sangue. La visione del film deve essere assolutamente vietata alle donne in stato interessante perché potrebbe davvero produrre danni morali e fisici.
Pur essendo uno dei film horror più famosi in Francia, “À l’intérieur” non è mai stato distributo in Italia, né nelle sale cinematografiche, né per il mercato dell’home video. Complimenti a chi di dovere.

Voto: 91%


mercoledì 28 dicembre 2011

EMOTIVI ANONIMI

Emotivi Anonimi Recensione
Titolo originale: Les emotifs anonymes
Nazione: Belgio, Francia
Anno: 2010
Genere: commedia, sentimentale
Durata: 1h20m
Regia: Jean-Pierre Ameris
Sceneggiatura: Jean-Pierre Ameris, Philippe Blasband
Fotografia: Gerard Simon
Musiche: Pierre Adenot
Cast: Benoît Poelvoorde, Isabelle Carré, Lorella Cravotta, Lise Lametrie, Swann Arlaud, Pierre Niney, Stephan Wojtowicz, Jacques Boudet, Alice Pol, Celine Duhamel, Philippe Fretun, Gregoire Ludig Philippe Gaule, Joëlle Sechaud, Isabelle Gruault


Trama
Angelique è una giovane cioccolataia che soffre di una patologica timidezza. Viene assunta alla “Fabrique de Chocolat”, un’azienda che produce cioccolata di proprietà di Jean-Rene, uomo all’apparenza burbero e diffidente, ma in verità anche lui un timido ed emotivo. Angelique viene assunta per sbaglio come responsabile alle vendite. Per timidezza non fa presente l’errore ritrovandosi così costretta in un lavoro che normalmente necessiterebbe di una persona determinata e dinamica. Per superare i suoi problemi di relazione, Jean-Rene è in cura da uno psicologo che gli assegna il compito di invitare a cena una donna. L’uomo invita Angelique: potranno mai due completi emotivi, timidi e impacciati riuscire rivelare l’un l’altro cosa hanno dentro?

Recensione
Un racconto poetico sulla timidezza, sull’insicurezza e sull’emotività, sentimenti spesso ai margini non soltanto del cinema, ma anche di una società che premia soltanto persone decise e intraprendenti, divorando chi tentenna. “Emotivi anonimi” è la storia di due persone comuni, dai sentimenti autentici, deliziosamente tenere. Un racconto che volteggia tra la magia de “Il favoloso mondo di Amelie” e la delicatezza di “Chocolat”. Protagonisti sono due attori poco conosciuti in Italia, ma celebri in Francia, Benoît Poelvoorde e Isabelle Carre. Il primo è un industriale troppo umano e introverso per riuscire a condurre la sua fabbrica di cioccolato al successo; la seconda è una ragazza dolce che indossa sempre il suo cappotto verde e la sciarpa rosso scozzese e che, a dire il vero, sembra una copia sbiadita della meravigliosa Amelie Poulin.
Sfortunatamente “Emotivi anonimi” si spegne prima di accendersi, l’idea originale e carina viene castrata da una sceneggiatura monotona che non trova mai uno sviluppo interessante. Tutto si riduce ad episodi imbarazzanti e paradossali. Il titolo “Emotivi anonimi” è un chiaro riferimento agli “alcolisti anonimi”, gruppi di persone che si radunano per risolvere una grave patologia. Ebbene, la timidezza e l’emotività sono patologie non gravi, ma di sicuro fastidiose e frustranti che potevano e dovevano essere trattate con maggior cura anche nel caso di una commedia. L’incapacità di tirare fuori il proprio valore, di avere relazioni sociali e rapporti d’amore sono tematiche interessanti e comuni a molti e vederle proposte sullo schermo in sketch imbarazzanti con i protagonisti che caricaturano in modo eccessivo tali sentimenti non creano empatia, bensì qualche giustificata irritazione.
La cioccolata rimane un anonimo sottofondo, la magia non ha effetto, così “Emotivi anonimi” scivola via priva della brillantezza tipica delle commedie francesi. Il finale, chiaramente un happy end, è esteticamente sublime: i due innamorati si allontanano dalla chiesa e corrono lungo una deserta stradina di campagna immersa nella foschia del mattino presto, sulle note di “Big Jet Plane” di Angus and Julia Stone. La scena  brilla di luce propria, incantevole a tal punto non sembrare appartenere al film che si sta chiudendo.
Due non-vincenti, non-belli, non-intraprendenti si conoscono e riescono ad amarsi: “Emotivi anonimi” è almeno una positiva iniezione di fiducia per tanti che in loro si riconoscono.

Voto: 55%


martedì 27 dicembre 2011

IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI

Titolo originale:
Nazione: Argentina, Spagna
Anno: 2009
Genere: drammatico, thriller
Durata: 2h09m
Regia: Juan José Campanella
Sceneggiatura: Juan José Campanella, Eduardo A. Sacheri
Fotografia: Felix Monti
Musiche: Federico Jusid, Emilio Kauderer
Cast: Ricardo Darin, Soledad Villamil, Guillermo Francella, Carla Quevedo, Pablo Rago, Javier Godino, Barbara Palladino, Rudy Romano, Alejandro Abelenda, Mario Alarcon, Sebastian Blanco, Mariano Argento, José Luis Gioia, Juan José Ortíz, Kiko Cerone


Trama
Nel giugno del 1974 Benjamin Esposito, un funzionario giudiziario, inizia ad indagare sull’omicidio di una giovane donna, Lilliana Morales Colotto, brutalmente violentata e uccisa nella sua casa della periferia di Buenos Aires. Il marito Ricardo Morales è un uomo distrutto. Esposito promette di trovare l’assassino, ma dopo 25 anni è ancora a piede libero. Ormai in pensione, decide di scrivere un romanzo riaprendo per conto suo le indagini. Ad aiutarloci sono l’assistente Pablo Sandoval e il Pubblico Ministero Irene Menendez-Hastings (Soledad Villamil), donna austera e attraente.

Recensione
“Il segreto dei suoi occhi”, Oscar come miglior film straniero nel 2010, è un film straordinario, in grado di combinare in una crime story lunga quasi trent’anni dramma, thrilling, amore, politica, amicizia e storia contemporanea. La sceneggiatura è tratta dall’omonimo romanzo di Edoardo A. Sacheri, sceneggiatore assieme al regista Juan José Campanella. Solida e ben dosata, cattura lo spettatore malgrado la sua struttura complessa, fatta di continui flashback tra passato e presente, ricordi e teorie del protagonista Benjamin Esposito, ormai in pensione ma ancora ossessionato da quell’omicidio tanto da doverlo raccontare in un romanzo, anche per poter riordinare idee e ricordi. La fluidità della storia deve molto al montaggio realizzato dallo stesso regista: continui salti temporali vengono riproposti in modo naturale ma senza che lo spettatore rimanga confuso.
Juan José Campanella conosce bene il genere, ha infatti firmato diversi episodi di “Dr. House - Medical Division” e “Law & Order”: la sua regia è sobria, pur regalandoci alcune geniali trovate come il lungo piano sequenza con la mdp che plana dal cielo sugli spalti di uno stadio di calcio. Ottimi i dialoghi che spesso stemperano la lentezza e gravità della storia con episodi tragicomici che quasi sempre vedono protagonista, Pablo Sandoval, l’alcolizzato aiutante di Esposito, interpretato da un ispirato Guillermo Francella. Ottimo anche il resto del cast dal protagonista Ricardo Darin, uno dei migliori attori argentini in circolazione, alla bella ed intensa Soledad Villamil.
Campanella scandaglia i segreti più intimi dell’animo nascosti dietro gli occhi dell’essere umano, capace di eclissare dietro una banale vita quotidiana qualcosa di inconfessabile e spietato.
“Il segreto dei suoi occhi” è una meravigliosa pagina di Cinema, piena di intrighi e intense emozioni. Un thriller drammatico che travalica i confini del genere, un viaggio attraverso la storia di un Paese spesso sull’orlo del precipizio che quasi sempre ha condizionato le vite private dei suoi cittadini. Un film romantico di amori spezzati o vissuti soltanto attraverso gli sguardi. Chiude un finale agghiacciante e drammatico.

Voto: 93%


CAPODANNO A NEW YORK

Recensione Capodanno a New York
Titolo originale: New York’s eve
Nazione: USA
Anno: 2011
Genere: commedia, sentimentale
Durata: 1h58m
Regia: Garry Marshall
Sceneggiatura: Katherine Fugate
Fotografia: Charles Minsky
Musiche: John Debney
Cast: Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Jon Bon Jovi, Ashton Kutcher, Hilary Swank, Sarah Jessica Parker, Halle Berry, Jessica Biel, Zac Efron, Katherine Heigl, Carla Gugino, Sarah Paulson, Lea Michele, Abigail Breslin, Cary Elwes, Sofía Vergara, Alyssa Milano, James Belushi, Seth Meyers, Josh Duhamel, Hector Elizondo, Patrick Reale, Charlotte Marshall-Fricker, Til Schweiger


Trama
Una serie di storie si svolgono a New York durante l’ultimo giorno dell’anno in attesa del Capodanno. Una donna prova a partorire il primo bambino in modo da vincere un premio di $25.000; una donna ingaggia il suo fattorino per realizzare tutti i suoi propositi prima che scocchi la mezzanotte; una coppia rimane chiusa in ascensore; un malato sta trascorrendo le sue ultime ore di vita tra i rimorsi di un’intera vita; una famosa rockstar cerca di riconquistare la sua donna, un ragazzo cerca di rientrare a New York per fare un importante discorso.

Recensione
L’orrendo titolo “Capodanno a New York” non mente. Pur non essendo il sequel di “Natale a New York” siamo di fronte al primo cinepanettone made in USA. Garry Marshall, autore del famosissimo “Pretty woman”, merita il premio del regista più sprecone: non si sono mai viste tante stelle del cinema americano in un film gestite così male. E difficile trovare un aggettivo tanto negativo da poter descrivere in modo adeguato la pochezza di “Capodanno a New York”. La regia di Marshall è vergognosa: mdp inchiodata, fissa non sugli attori, bensì sui cartelloni pubblicitari, veri protagonisti del film. Tra creme per il corpo e prodotti tecnologici,  i personaggi vivono situazioni ridicole quanto scontate. La marchetta del film “Sherlock Holmes” è un grossolano errore di produzione: siamo alla vigilia del 2012 e quel film era nelle sale cinematografiche americane nel 2009! L’happy end è chiaro fin dall’inizio e qualche piccolo fuori programma sembra piazzato lì solo per allungare il minutaggio. Randy odia le feste, ma si converte dopo aver conosciuto in ascensore la nuova vicina di casa alla quale dichiara “I love you” qualche ora dopo il primo incontro; una ragazza incontra il padre assente per anni, manco l’avesse mandata a chiamare Maria De Filippi; una teenager che, in mezzo alla folla, mostra il reggiseno alla mamma per dimostrarle di non essere più una bambina; una donna che dopo un incontro casuale con quello che potrebbe essere l’amore della sua vita, lo bacia e fugge via lasciando un biglietto: “La vita è dura, se l’anno prossimo, a Capodanno sarai qui, sarai mio per sempre!”; il nonno arrapato, per giunta padre di un pastore protestante; il discorso della responsabile della festa di Capodanno più stucchevole e mortifero di quello che del nostro caro Presidente della Repubblica; il bello e giovane presidente di una casa discografica assalito da due donne che vogliono per forza dagli numero di telefono, chiavi di casa e, perché no, il pin del bancomat; gli auguri via Skype tra la dolce infermiera e il suo amore, soldato in missione in Medio Oriente. Tra tutti questi episodi che si svolgono nel totale vuoto narrativo, svetta quello principale: la sfera luminosa di Time Square che non ne vuole sapere di sbloccarsi; viene chiamato il miglior elettricista sulla piazza, appena licenziato! Il tizio, con uno strano accento dell’est, mastica frasi del tipo: “Tu licenziato me? Io aggiustare palla. Ci volere poco, forse, io salire e vedere dove essere guasto.”
“Capodanno a New York” è una delle commedie più brutte mai viste al cinema. Stupida, inutile, piena di luci e di buoni sentimenti mostrati in modo melenso e privo di reale romanticismo: un’operazione commerciale per nulla diversa dai nostri orridi cinepanettoni. Da apprezzare almeno il rispetto dello spettatore e del clima di festa: in tutto il film non c’è una parolaccia: al massimo ci scappa un paio di volte il termine “patatina”. Se un giorno doveste riceverlo in regalo per Natale, avreste qualcosa di buono da buttare giù dal balcone la notte di Capodanno.

Voto: 20%


lunedì 26 dicembre 2011

LILJA 4-EVER

Lilja 4-ever
Titolo originale: id.
Nazione: Danimarca, Svezia
Anno: 2002
Genere: drammatico
Durata: 1h49m
Regia: Lukas Moodysson
Sceneggiatura: Lukas Moodysson
Fotografia: Ulf Brantås
Musiche: Nathan Larson
Cast: Oksana Akinshina, Artyom Bogucharskiy, Lyubov Agapova, Liliya Shinkaryova, Elina Benenson, Pavel Ponomaryov, Tomasz Neuman, Anastasiya Bedredinova, Tonu Kark, Nikolai Bentsler, Aleksander Dorosjkevitch, Yevgeni Gurov


Trama
Lilja ha sedici anni e vive in uno squallido sobborgo di una cittadina dell’ex Unione Sovietica. La madre è partita per gli Stati Uniti con il suo nuovo compagno, lasciandola sola. La zia Anna non soltanto non si prende cura di lei, ma le sottrae la casa cacciandola via. Un giorno conosce Andrei, un ragazzo dai modi gentili, che le promette una vita migliore se andrà con lui in Svezia. Lilja accetta, ma una volta giunta nel paese scandinavo, sarà costretta a prostituirsi.

Recensione
Una ragazzina sta correndo lungo una strada di una città, il suo volto è pieno di lividi, lo sguardo è sgomento, si gira attorno sperando di trovare qualcuno, ma ci sono soltanto macchine che sfrecciano incuranti in questa squallida periferia di un’anonima metropoli. “Mein Herz Brennt” dei Rammstein fa da angoscioso e tragico sottofondo sonoro. Ad un tratto, la mdp si ferma sullo sguardo della ragazzina che guarda giù da un cavalcavia, lo sguardo è sempre più disperato. La scena si interrompe e appare la scritta “Lilja 4-ever”, titolo del film di Lukas Moodysson, uno dei migliori registi svedesi. Racconta una storia deprimente che descrive quale possa essere il triste destino di una delle tante ragazze dell’Est che vengono incantate da promesse di vita agiata e che finiscono nel vortice della prostituzione, spesso minorile.
Lilja ha soltanto sedici anni e la sua vita si svolge in un degradato e orrido sobborgo dell’ex Unione Sovietica (il lucido sguardo offerto subito dopo la scena iniziale lascia pochi dubbi). La madre, ex prostituta, è partita per gli Stati Uniti con un uomo appena conosciuto. La promessa di farsi raggiungere dopo qualche mese si rivela una meschina menzogna. Lilja viene cacciata di casa dalla zia che si appropria della sua casa. Si ritrova sola, senza soldi, ma peggio ancora privata dell’innocenza in un luogo dove può soltanto sognare una vita migliore. Priva di qualcuno che possa proteggerla diventa vittima delle persone che le sono accanto. Tradita nelle amicizie, i ragazzi del quartiere le sputano addosso e la chiamano prostituta. Non c’è un barlume di ottimismo, non c’è una minima speranza. Nulla può il piccolo Volodia, cacciato di casa dal padre, che diventerà il suo angelo custode capace di regalarle soltanto qualche breve conforto morale. L’unica speranza è fare come la madre, fuggire. L’occasione le capita ma la sua innocenza l’inganna diventando una prostituta in Svezia. In “Lilja 4-ever” Moodysson non ha mezze misure: nel mondo ci sono soltanto buoni e cattivi. I cattivi sono, in questo caso, i suoi connazionali svedesi che credono di potersi permettere tutto grazie al denaro. La regia è geniale proprio in questa situazione: i rapporti sessuali di Lilja vengono mostrati puntando la mdp sui volti dei clienti, bestie disumane appartenenti ad ogni ceto sociale.
Da notare come spesso vengano mostrati oggetti religiosi presenti nelle case (Lilja in una scena prega, ma subito dopo compie un gesto disperato). In quelle terre la religiosità è spesso molto sentita, ma quasi sempre le persone sono indotte a condotte del tutto estranee ai dettami vangelici perché l’inferno in cui vivono rende difficile credere nell’esistenza di un paradiso.
Lilja è interpretata da Oksana Akinshina, il suo volto dolce e sensibile, il suo sguardo regala un personaggio credibile accrescendo quella sensazione di tristezza di fronte a tanto orrore.
Ottima la colonna sonora. A parte la traccia dei Rammstein già citata, da sottolineare la presenza dei brani strumentali “O Virtus Sapientie” Fläskkvartetten e “Al Santo Sepolcro” di Vivaldi che delineano con lirismo alcuni momenti cruciali del film.
“Lilja 4-ever” è un film crudo, disperato, un pugno nello stomaco. Un film che resta dentro, da vedere assolutamente, per ammirare una bella pagina di cinema e per comprendere cosa ci sia dietro una ragazza che lavora lungo i marciapiedi.

Voto: 85%


PROMETHEUS - IL TRAILER

La 20th Century Fox ha pubblicato il trailer di “Prometheus”, film che segna il ritorno del regista Ridley Scott alla saga di “Alien”. Con un ottimo cast che annovera Michael Fassbender, Charlize Theron, Idris Elba, Guy Pearce e Noomi Rapace, “Prometheus” è uno spin-off della saga che si ispira alle teorie di Van Daniken, il quale nel bestseller Chariot of the Gods pubblicato nel 1961, affermava che la vita sulla Terra nacque grazie agli alieni. La casa di produzione cinematografica ha pubblicato anche la trama di “Prometheus”: “Un gruppo di scienziati ed esploratori partono per un viaggio per testare i limiti fisici e mentali degli uomini. Arrivano su un lontano pianeta dove trovano le risposte alle più profonde domande umane e la chiave per risolvere il mistero della vita”.


domenica 25 dicembre 2011

THE HOUSEMAID

The housemaid
Titolo originale: Hanyo
Nazione: Corea del Sud
Anno: 2010
Genere: drammatico, thriller
Durata: 1h46m
Regia: Sang-soo Im
Sceneggiatura:
Fotografia: Hyung-deok Lee
Musiche: Hong-jip Kim
Cast: Do-yeon Jeon, Jung-Jae Lee, Yeo-Jong Yun, Woo Seo, Ji-Young Park, Seo-Hyeon Ahn, Jeong-min Hwang, So-ri Moon, Jin-ah Kim, Tae-back Chae, Shin-hwan Jeon, Sang-min Noh, Soon-kyu Jang, Yong-jae Cho, Hyun-kyung Lim


Trama
Eun-yi viene assunta come seconda domestica da una ricca famiglia per occuparsi della loro figlia Nani, da momento che sua madre è in attesa di due gemelli. Eun-yi è una ragazza semplice, solare e dai modi gentili. Non passa inosservata Hoon Goh, il capofamiglia, che decide di approfittarsi della ragazza iniziando una relazione adultera. La situazione precipita quando Eun-yi rimane incinta.

Recensione
Remake dell’omonimo film realizzato nel 1960 dal regista Kim Ki-young, “The housemaid” è una pellicola firmata da Sang-soo Im, regista spesso oggetto di critiche per aver trattato il sesso in modo molto forte ed esplicito. In questo caso, poi, sono piovute altre critiche per aver stravolto l’impianto narrativo del film originale, considerato un classico della cinematografia coreana. Kim Ki-young pose al centro quella donna non come materia sessuale bensì come inquietante presenza perturbatrice della stabilità familiare. L’approfittatrice qui diventa un’umile sottomessa che, però, non disdegna di essere conquistata.
“The housemaid” targato Sang-soo Im ci mette poco a palesare la sua essenza di noir erotico, sfruttando molto il rapporto padrone-serva. C’è un forte sbilanciamento in favore della componente erotica, mettendo in secondo piano i concetti di congiura e di vendetta. Dalla piccola borghesia si è passati ad una famiglia estremamente riccha che vive in una casa tanto bella quanto algida. Il dio danaro condiziona ogni comportamento dei personaggi di questa storia. Eun-yi si lascia prendere come se soddisfare sessualmente il suo padrone sia una delle sue tante mansioni. Hae Ra, la moglie, è relegata al ruolo di procreatrice, non le tocca neanche occuparsi dei figli, perché a farlo ci pensano le domestiche. Hoon Goh, il padrone, sembra uno scacchista che muove le pedine a suo piacimento. La sua ricchezza gli consente di decidere di essere presente o assente (del suo lavoro non si sa nulla), tradire la moglie con una naturalezza aberrante. Ostenta gusto e raffinatezza con la musica classica, entrando nella stanza dell’amante con una bottiglia di vino rosso. La madre di Hae Ra non dice nulla, anzi è convinta che la figlia debba accettare il tradimento perché è contenuto nel pacchetto del matrimonio con un uomo facoltoso.
Un degli elementi di “The housemaid” è la vendetta, molto spesso trattato nella cinematografia orientale. Sang-soo Im mostra una vendetta troppo lineare e pacata. E’ pur vero che la scena è disturbante (nessun riferimento preciso per non rovinare la visione), ma nulla a che vedere con la violenza espressiva e alienata che, ad esempio, Park Chan-wook ha mostrato nella sua trilogia formata da Mr. Vendetta, Old Boy e Lady Vendetta.
Sang-soo Im descrive questo scenario di depravazione ponendolo in forte contrasto con la bellezza dei protagonisti e di quanto si circondano. La fotografia è uno dei punti migliori di “The housemaid”. Si possono citare due momenti sublimi: il primo vede Hoon Goh osservare nello stesso momento, al di là delle porte di due diverse stanze la moglie, simbolo della famiglia e della prosecuzione della specie, e la domestica, simbolo della lussuria e del suo potere; la seconda è la sequenza finale nella quale si vede la famiglia in un quadro surreale con la moglie che canta al marito “happy birthday” come Marlyn Monroe fece al presidente John Kennedy.

Voto: 65%


sabato 24 dicembre 2011

SOUL KITCHEN

Recensione Soul Kitchen
Titolo originale:
Nazione: Germania
Anno: 2009
Genere: commedia
Durata: 1h39m
Regia: Fatih Akin
Sceneggiatura: Fatih Akin, Adam Bousdoukos
Fotografia: Rainer Klausmann
Musiche: Pia Hoffmann
Cast: Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Anna Bederke, Pheline Roggan, Lukas Gregorowicz, Dorka Gryllus, Wotan Wilke Möhring, Demir Gökgöl, Monica Bleibtreu, Marc Hosemann, Cem Akin, Catrin Striebeck, Hendrik von Bültzingslöwen


Trama
Zinos non sta attraversando un buon periodo. Nadine, la sua ragazza, si è trasferita a Shanghai, e vuole che lo raggiunga quanto prima. Un’ernia del disco gli procura un dolore tale da non riuscire a lavorare nella cucina del suo nuovo ristorante, il “Soul kitchen”. Decide così di assumere un chef conosciuto per caso in un ristorante. Al principio i piatti del nuovo chef non vengono apprezzati dai suoi clienti abituali e così il ristorante rischia di fallire. Ma quando un giro di persone giuste inizia a frequentare il locale, le così iniziano ad andare a gonfie vele. Zinos decide di partire per la Cina lasciando il ristorante nelle mani di Ilias, il fratello. Il ragazzo, un ex-detenuto, non è però molto affidabile, così i problemi non tardano ad arrivare.

Recensione
Fatih Akin è un ottimo regista, in particolare quando dirige commedie, caratterizzate dal fatto che si trovino sempre ad un passo dalla tragedia. Tedesco, il suo cinema è però specchio della sua cultura e delle sue origini turche. Già dalla piccola perla “Im Juli”, Akin unisce risate e riflessioni sul mondo che ci circonda, ormai contaminato da diverse etnie che nelle sue rappresentazioni filmiche coesistono senza problemi. Basti pensare che la sceneggiatura di “Soul kitchen” è scritta assieme all’attore protagonista, Adam Bousdoukos, suo concittadino, ma di origini greche. Un turco e un greco che lavorano assieme in completa armonia producendo un siffatto gioiellino. Roba da proporre ai governi delle due nazioni segnate da una rivalità lunga secoli.
Siamo nel quartiere Wilhelmsburg di Amburgo, uno dei più brutti e periferici, dove nasce questo piccolo paradiso di cibo e di musica. L’idea di Zinos, il protagonista, è infatti quella di creare un locale, il “Soul kitchen” (da una canzone dei The Doors) dove fondere la cucina (kitchen) con la musica (soul music). Assolda uno chef irascibile e un po’ folle, ma un vero genio in cucina. Il resto lo fa la musica, parte fondamentale di “Soul kitchen”: brani funky, R&B, musica greca (non solo tradizionale, ma anche blues), rock ed elettronica.
Il cast è disegnato con tanta precisione e specificità che non può fare a meno di essere un altro elemento essenziale della buona riuscita di “Soul kitchen”: Udo Kier è un’icona del cinema tedesco, mentre Moritz Bleibtreu è uno dei migliori attori tedeschi in circolazione.
“Soul kitchen” è un film geniale e divertente. Una piccola perla da non perdere perché fonde in completa armonia (musicale) autorialità e divertissement.

Voto: 81%


COME AMMAZZARE IL CAPO... E VIVERE FELICI

Come uccidere il capo e vivere felici
Titolo originale: Horrible bosses
Nazione: USA
Anno: 2011
Genere: commedia
Durata: 1h40m
Regia: Seth Gordon
Sceneggiatura: John Francis Daley, Jonathan M. Goldstein, Michael Markowitz
Fotografia: David Hennings
Musiche: Christopher Lennertz
Cast: Jason Bateman, Charlie Day, Jason Sudeikis, Jennifer Aniston, Kevin Spacey, Colin Farrell, Steve Wiebe, Lindsay Sloane, P.J. Byrne, Michael Albala, Reginald Ballard, George Back, Barry Livingston, Donald Sutherland


Trama
Nick, Dale e Kurt sono amici dal liceo, legati dal comune odio verso i lori capi. Nick lavora in una compagnia finanziaria e, tra estenuanti straordinari e penose mortificazioni, cerca di ottenere una promozione che non arriva mai. Dale è l’assistente di una dentista ninfomane decisa a fare sesso con lui malgrado il ragazzo si stia per sposare. Kurt fa il ragioniere in un’azienda chimica, va d’amore e d’accordo con il suo capo, finché un giorno questi muore lasciando tutto in mano al figlio cocainomane che detesta Kurt e cerca di sfruttare l’azienda solo per fare soldi da buttare in festini e altri piaceri perversi. Una sera, di fronte a qualche birra di troppo, ai tre viene la malsana idea di uccidere i propri capi.

Recensione
Per fortuna il mobbing è reato, anche se spesso non è facile da denunciare. Cambiare lavoro non è cosa semplice e così rimane un’unica soluzione: uccidere il proprio capo! Una soluzione estrema, reato gravissimo, ma la visione di “Come ammazzare il capo... e vivere felici” può almeno rivelarsi una piacevole catarsi. Un film demenziale, e solo tale poteva essere per affrontare questa soluzione criminale. I tre amici hanno un comune problema da risolvere e cerceranno di risolverlo nei modi più ridicoli perché, in fondo, sono brave persone. Ben amalgamati i tre attori protagonisti, classici da commedia americana. Jason Sudeikis ha il faccione da attore comico. Jason Bateman meriterebbe almeno una volta un ruolo in film drammatici di un certo spessore. Una piacevole sorpresa è Charlie Day anche perché nel ruolo più divertente: nel suo caso non si tratta di mobbing, ma di molestie sessuali da parte di una bruna e tremendamente sexy Jennifer Aniston, perfetta in questo ruolo a metà strada tra la follia ninfomane e il grottesco. Ottima la prova di Kevin Spacey, umile nel ricoprire anche ruoli minori in commedie demeziali. Il suo carisma e la sua classe da attore plasma un personaggio talmente odioso e psicopatico da desiderarne davvero la morte. Colin Farrell è sorprendente nella (piccola) parte del cocainomane depravato e senza alcuna voglia di lavorare. Donald Sutherlad è quasi una comparsa, ma si dimostra sempre un grande attore. Jamie Foxx è l’unico rivedibile, ma il suo personaggio è decisamente stupido e mal sviluppato nella storia.
“Come ammazzare il capo... e vivere felici” inizia in modo davvero brillante, quando però i tre mettono in pratica il loro piano criminare, il ritmo scena, la trama si incarta offrendo situazioni troppo paradossali che sembrano prendere spunto, fallendo, dal film “Una notte da leoni”. Tutto finisce in modo troppo forzato, anche per essere una commedia. Alcune gag sono divertenti, anche se in alcuni casi i riferimenti espliciti al sesso sono eccessivi e sfiorano il cattivo gusto. Gli sceneggiatori avrebbero fatto meglio a giocare di più sui doppi sensi senza scadere nella volgarità.
“Come ammazzare il capo... e vivere felici” è una commedia carina con un buon cast. Si ride poco, ma almeno non ci si annoia.

Voto: 66%


I FILM PIU' RICERCATI NEL 2011

I film più cercati su Google nel 2011
Google Zeitgeist è la sezione del più importante motore di ricerca che studia le tendenze della nostra società attraverso le ricerche degli utilizzatori di internet. “Zeitgeist” significa “spirito dei tempi” e rappresenta il clima culturale, intellettuale e morale del mondo di oggi. Google ha pubblicato le classifiche dei termini più ricercati del 2011. Fatti di cronaca, prodotti high tech, giochi, musica, personaggi famosi sono ciò che maggiormente cercano gli utenti di tutto il mondo.
In Italia i termini più ricercati del 2011 sono legati a tristi eventi quali la morte di Marco Simoncelli, l’omicidio di Melania Rea e Yara Gambiraso (pur mantenendosi costante l’interesse per Sarah Scazzi), oppure a personaggi famosi come Nicole Minetti, Andrea Cocco, Caparezza e Belen Rodriguez oppure canzoni come “Benvenuto” di Laura Pausini”, “Arriverà” dei Modà” e “Danza Kuduro” di Don Omar.
Gli italiani cercano il significato di parole come “lol”, “tamarro”, “nemesi”, blog”, “taggare”, restando attenti anche alla politica con termini come “default”. Nei sogni più ricorrenti ci sono le donne incinte, gli scarafaggi, i serpenti, i gattini, ci si perde, si fanno incidenti stradali, si annega, magari nel fango. Le paure più grandi sono quelle di sbagliare, vivere, amare, morire, impazzire, volare, crescere, cadere, ammalarsi, insomma, le classiche paure che ci accompagnano da sempre.
Non può certo mancare la sezione cinema, con i film più ricercati nel 2011 su Google. Il primo classificato è “Fast & Furious 5” che, tra l’altro, è anche il film più scaricato del 2011. Segue il film western dei fratelli Coen, “Il Grinta”. Il podio è completato da un horror, “Final destination 5”. Questa la classifica dei 10 film più ricercati su Google nel 2011:


1. Fast & Furious 5
2. Il Grinta
3. Final Destination 5
4. Transformers 3
5. Dylan Dog - Il film
6. Scream 4
7. Breaking Dawn
8. Boris Il Film
9. Conan Il Barbaro
10. Resident Evil Afterlife


I FILM PIU' SCARICATI DEL 2011

Film più scaricati 2011 gratis
Il 2011 volge al termine e in molti tirano le somme pubblicando classifiche di ogni genere. Il sito TorrentFreak, come sempre, ha pubblicato la classifica dei film più scaricati del 2011. Si tratta di download effettuati illegalmente perché la classifica prende in considerazione i film più scaricati con il protocollo p2p BitTorrent. Inutile dirlo, la pratica di scaricare gratis illegalmente film da internet è diventata di uso comune e ormai ha sostituito quella, ugualmente illegale, di recarsi nei mercatini per acquistare dvd piratati dei film. Un duro colpo per le produzioni cinematografiche che ogni anno perdono milioni di dollari (ed euro) a causa della pirateria anche se, in alcuni casi, questa pratica illegale ha aiutato alcuni film a riconquistare notorietà e favori dopo il flop al botteghino. E’ il caso di Donnie Darko, uscito nel 2001 e riproposto al cinema dopo tre anni (e dopo quattro in Italia dove non era neanche arrivato), in versione director’s cut, dopo aver avuto grande successo su internet. Stesso destino è toccato, lo scorso anno, a Kick-Ass, arrivato nelle sale cinematografiche italiane soltanto dopo quasi un anno. Dopo il flop al botteghino nessuno aveva il coraggio di investire distribuendolo in Italia e soltanto dopo essere stato il secondo film più scaricato dello scorso anno è approdato al cinema.
Il film più scaricato del 2011 è Fast & Furious 5 con oltre nove milioni di download illegali. Un ottimo risultato per la pellicola di Justin Lin, ma nulla a che vedere con i sedici milioni raggiunti da Avatar nel 2010. Al secondo posto dei film più scaricati si piazza “Una notte da leoni 2”, pellicola che ha confermato il successo ai botteghini. Terza posizione per Thor, film fantasy di Kenneth Branagh con Chris Hemsworth, Anthony Hopkins e Natalie Portman. Nessun caso particolare da segnalare. Infatti, la classifica dei film più scaricati del 2011 segue quasi perfettamente quella dei film più visti al cinema (tra partentesi gli incassi cinematografici):


1. Fast & Furious 5 9.260.000 ($626.137.675)
2. Una notte da leoni 2 8.840.000 ($581.464.305)
3. Thor 8.330.000 ($449.326.618)
4. Source Code 7.910.000 ($123.278.618)
5. Sono il numero quattro 7.670.000 ($144.500.437)
6. Sucker Punch 7.200.000 ($89.792.502)
7. 127 ore 6.910.000 ($60.738.797)
8. Rango 6.480.000 ($245.155.348)
9. Il discorso del re 6.250.000 ($414.211.549)
10. Harry Potter e i doni della morte - Parte II 6.030.000 ($1.328.111.219)


venerdì 23 dicembre 2011

BUONE FESTE

Buone Feste
Buone feste: un augurio a tutti di un sereno Natale...


CARNAGE

Recensione Carnage Roman Polanski
Titolo originale: id.
Nazione: Francia, Germania, Polonia, Spagna
Anno: 2011
Genere: drammatico
Durata: 1h19m
Regia: Roman Polanski
Sceneggiatura: Roman Polanski, Yasmina Reza
Fotografia: Pawel Edelman
Musiche: Alexandre Desplat
Cast: Jodie Foster, John C. Reilly, Kate Winslet, Christoph Waltz, Elvis Polanski, Eliot Berger


Trama
Durante una lite in un parco di New York un ragazzino colpisce un coetaneo al volto con un bastone, mandandolo all’ospedale. I genitori, due coppie di Brooklyn, decidono di incontrarsi per discutere del fatto e risolvere la cosa da persone civili. I quattro affrontano inizialmente la questione con modi gentili e cordiali, ma, pian piano la situazione inizia a sfuggire di mano.

Recensione
“Carnage” è una dramma diretto da Roman Polanski che ha curato anche la sceneggiatura assieme alla francese Yasmina Reza, autrice della pièce teatrale “Il Dio del massacro” da cui è tratto il film. Eccezion fatta per il prologo e l’epilogo del film ambientati in un parco di New York dove si compie l’increscioso episodio, “Carnage” si svolge in un tranquillo e grazioso appartamento di Manhattan il cui salotto diventa il palcoscenico di una disputa tra due famiglie. I genitori si incontrano per risolvere da adulti civili e responsabili (come essi stessi dichiarano di essere) la lite tra i loro figli. Il pomeriggio inizia in modo tranquillo ma la discussione continua e i vari risentimenti pian piano vengono in superficie arrivando ad vomitarsi addosso, e non soltanto in senso metaforico, tutta la propria cattiveria recondita in una carneficina (il titolo “Carnage” significa proprio questo). Non è che la rappresentazione del malessere di una middle class americana (e non solo) che nasconde, dietro una maschera di ipocrisia e perbenismo, egoismo, fragilità, repressione, rabbia e aggressività. Sebbene Polanski utilizzi un linguaggio puramente teatrale, spesso agli eccessi, non è difficile riconoscersi in questi personaggi. C’è la coppia benestante, la cui ricchezza poggia, però, su basi mai del tutto oneste: Alan è un uomo di successo, ma il suo lavoro lo prende in modo eccessivo: le continue telefonate di lavoro sono fonte di irritazione per la moglie Nancy e condotta da ospite maleducato. Penelope e Michael rappresentano la famiglia semplice, intellettuale, che in Italia si definirebbe “culturalmente di sinistra”. Entrambi sono educati, tolleranti, ma mostrano una fragilità che li porterà a non sopportare l’assurdità della situazione.
“Carnage” in poco meno di 80 minuti riesce ad offrire un gran numero di spunti di discussione, grazie ai dialoghi studiati in modo da suscitare sempre reazioni. Il cast è composto essenzialmente dal poker di attori Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz e John C. Reilly: tre Oscar e mezzo (candidatura) in un bel mix di comicità, antipatia, isteria e ribrezzo, riportate con maestria e . Impossibile dire chi dei quattro meriti la palma del migliori perché le loro interpretazione si fondono indistintamente in quella del quinto attore presente, quel “Il Dio del massacro” che ha deciso di farli incontrare e scotnrare.
Roman Polanski è riuscito con un copione essenziale e solido, quattro attori fantastici, una piccola location a fare un film reale e brutale. Negli anni ’70 Bergman mostrava le relazioni di coppia in “Scene da un matrimonio”, Polanski con “Carnage” estende l’analisi alle relazioni tra coppie differenti, con risultati non molto differenti. Il finale beffardo non è che una palese dichiarazione che è la vita a dettarci i migliori insegnamenti, al di là di ogni (in)comprensibile discussione.

Voto: 80%


giovedì 22 dicembre 2011

SHERLOCK HOLMES - GIOCO DI OMBRE

Sherlock Holmes 2 - Il gioco di ombre
Titolo originale:
Nazione: USA
Anno: 2011
Genere: avventura, azione
Durata: 2h09m
Regia: Guy Ritchie
Sceneggiatura: Kieran Mulroney, Michele Mulroney
Fotografia: Philippe Rousselot
Musiche: Hans Zimmer
Cast: Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Rachel McAdams, Jared Harris, Stephen Fry, Paul Anderson, Kelly Reilly, Geraldine James, Eddie Marsan, William Houston, Wolf Kahler, Iain Mitchell, Jack Laskey


Trama
Alcune esplosioni di presunta matrice anarchica sconvolgono Strasburgo e Vienna, uno scandalo colpisce un magnate indiano del cotone e un industriale americano viene ritrovato morto in circostanze misteriose. L’astuto Sherlock Holmes è convinto che questi eventi sono collegati tra loro, tutti riconducibili al professor Moriarty, uomo dalla mente eccelsa ma pericoloso criminale. Holmes strappa Watson alla sua luna di miele e lo trascina con sé prima a Parigi, poi in Germania e infine in Svizzera per cercare di sventare il piano criminale di Moriarty.

Recensione
Squadra che vince non si cambia. “Sherlock Holmes - Il gioco di ombre” è la seconda trasposizione cinematografica di Guy Ritchie dopo il primo “Sherlock Holmes” di appena due anni fa. Riproposta, dunque, la scoppiettante coppia Robert Downey Jr. (Sherlock Holmes) / Jude Law (Dr. John Watson), un duo che regala gag e battibecchi sempre spassosi. Ritchie completa l’opera di demolizione delle atmosfere mistery dei gialli di Sir Arthur Conan Doyle privilegiando l’azione: risse a mani nude e arti marziali (buone le coreografie), inseguimenti, sparatorie ed esplosioni. Il rapporto tra i due protagonisti diventa ossessivo, oltrepassando forse la semplice amicizia, un’affinità che sfiora il rapporto omosessuale, tant’è vero che il Dr. Watson passerà la prima notte di nozze sdraiato sul pavimento di una carrozza di un treno di fianco ad Holmes vestito da donna dopo aver scaraventato giù dal treno in modi poco ortodossi la Sig.ra Watson. Alla notizie delle nozze è evidente il rammarico di Holmes e quando Watson viene coinvolto nell’avventura in apparenza sembra seccato ma, in fondo, si lascerà trascinare perché attratto dal fascino di Holmes e dalla sua intraprendenza nel risolvere i casi. Entra in scena Mycroft Holmes, eccentrico fratello gay di Sherlock, interpretato da Stephen Fry, che si mostra sì invecchiato ma molto simile all’Oscar Wilde interpretato nel film di Brian Gilbert del 1997. Il villain è James Moriarty, professore di matematica tanto intelligente quanto malvagio e buon atleta, interpretato da un ottimo Jared Harris.
“Sherlock Holmes - Il gioco di ombre” è un film “maschile”: le donne, infatti, sono ai margini della storia. Irene Adler (Rachel McAdams), muore dopo la scena iniziale (un po’ strano il comportamento di Holmes che sembra più addolorato del distacco da Watson che della morte della ragazza); Mary Watson (Kelly Reilly) viene messa da parte per gran parte del film e l’unica donna che accompagna i due protagonisti è interpretata da Noomi Rapace, aspetto tutt’altro che femminile, figura quasi androgina (non a caso ne la trilogia di Millenium era la bisex Lisbeth Salander).
La fotografia, dai toni bui al massimo tendenti al grigio, ci mostra una Londra vittoriana e ampi panorami resi affascinanti e credibili da un buon utilizzo della computer grafica. La regia di Ritchie è roboante come d’abitudine. In “Sherlock Holmes - Gioco di ombre” da libero sfogo alla sua frenesia giocando con ralenti e accelerazioni che consentono di percepire i momenti in cui Holmes studia le mosse da compiere (in alcuni momenti sembrano anticipare il futuro, qualcosa di simile visto in “Next” di Lee Tamahori) oppure quando esamina tutti gli indizi presenti in un luogo. La colonna sonora si compone delle musiche di Hans Zimmer, alcune ritmi gitani e, in particolare, di musica lirica: “La trota” di Schubert cantata da Moriarty e il Don Giovanni di Mozart.
“Sherlock Holmes - Il gioco di ombre” si discosta dalle atmosfere del libro di Sir Arthur Conan Doyle diventando un film di avventura e azione. Uno Sherlock Holmes che sembra uno strano mix tra James Bond e Bruce Lee, comunque divertente e ironico.

Voto: 81%


UNA POLTRONA PER DUE

Una poltrona per due
Titolo originale: Trading places
Nazione: USA
Anno: 1983
Genere: commedia
Durata: 1h46m
Regia: John Landis
Sceneggiatura: Timothy Harris, Herschel Weingrod
Fotografia: Robert Paynter
Musiche: Elmer Bernstein
Cast: Eddie Murphy, Dan Aykroyd, Ralph Bellamy, Don Ameche, Jamie Lee Curtis, Maurice Woods, Tom Mardirosian, Charles Brown, Bonnie Behrend, Frank Oz, Sunnie Merrill, James Newell, , Bonnie Tremena, David Schwartz, Tom Degidon


Trama
Louis Winthorpe III è un broker presso la Duke & Duke; appartiene all’alta società di Filadelfia. La sua vita è perfetta: un lavoro redditizio, una bella fidanzata e una splendida villa con maggiordomo. Billie Ray Valentine è, invece, un mendicante che finge di aver perso le gambe durante la guerra del Vietnam. Billie Ray viene arrestato a causa della ridicola diffidenza Louis: i due si scontrano fortuitamente e Louis crede di essere stato aggredito chiedendo l’intervento della polizia. Questo episodio fa nascere una discussione tra i fratelli Mortimer e Randolph Duke. Mortimer è convinto che le persone siano predisposte alla criminalità, mentre Randolph sostiene che è l’ambiente in cui vivono le persone a determinare la buona o cattiva condotta. I due, così, scommettono su chi abbia ragione facendo in modo che Louis cada in disgrazia e Billie prenda il suo posto nella loro società.

Recensione
“Una poltrona per due” è una delle migliori commedie degli anni ’80 diretta da John Landis, un regista che ha saputo divertire con spirito e leggerezza, e interpretato da due mostri sacri, Eddie Murphy e Dan Aykroyd, qui coppia perfetta e decisamente al top della forma. Una classica commedia di buoni sentimenti, dall’atmosfera natalizia, che come i classici di Frank Capra diverte raccontando qualcosa di interessante sulla natura umana. “Una poltrona per due” pone riflessione interessante: l’uomo è fortemente condizionato dall’ambiente in cui vive. In altri termini, non si nasce buoni o cattivi, ma lo si diventa.
Ottima la sceneggiatura di Timothy Harris ed Herschel Weingrod che regala alcune gag esilaranti, mentre Landis dirige con leggerezza e buoni tempi comici non risparmiando una satira sul mondo finanziario americano, tanto ricco di danaro, tanto povero di sentimenti. Landis ha il merito di non fermarsi ai classici pregiudizi razziali, sviluppa e manipola con le inversioni dei ruoli le caratteristiche dei suoi personaggi rendendoli divertenti per quello che sono. Buono anche il resto del cast: Don Ameche e Ralph Bellamy nei panni dei due vecchi ricconi capaci di scommettere sulle vite altri con beffardo cinismo e una spigliata Jamie Lee Curtis. Chiude questa ottima confezione la meravigliosa colonna sonora di Elmer Bernstein, nominata agli Oscar nel 1984.

Voto: 86%


lunedì 19 dicembre 2011

I MIGLIORI FILM DEL 2011

i migliori film del 2011
I CINEMAeVIAGGI AWARDS 2011 decretano i migliori film 2011 e i migliori attori 2011 scelti, non dai critici cinematografici, ma dal pubblico che riempie le sale. Vengono presi in considerazione tutti i film usciti nelle sale cinematografiche italiane dal 1 gennaio al 31 dicembre 2011.
I visitatori di questo blog decreta “Il discorso del re” miglior film 2011 e il suo protagonista, Colin Firth, miglior attore 2011. Sembra assurdo, ma il film diretto da Tom Hooper non vince la categoria “miglior film drammatico 2011”: è, infatti, “Il cigno nero” a vincere il titolo di categoria. Questo risultato non è incoerente, perché con ogni probabilità il film di Darren Aronofsky ha ricevuto i voti di chi ha avuto modo di visionare tante pellicole da estendere le propre preferenze in tutte le categorie, senza limitarsi alla votazione per il miglior film 2011. I visitatori decretano anche la vittoria della protagonista del film Natalie Portman, miglior attrice 2011.
Se il bravissimo attore Ryan Gosling deve accontentarsi della seconda posizione, è grande il successo dei film nei quali è stato protagonista: “Drive” è il miglior film d’azione 2011 (vittoria per un solo voto su “Sherlock Holmes - Gioco di Ombre” di Guy Ritchie) e “Le idi di Marzo” è il miglior film thriller 2011.
“Kung Fu Panda 2” è il miglior film di animazione 2011. Il film di Jennifer Yuh riesce a spuntarla dopo una gara molto incerta.
Signori e signore, Woody Allen non è ancora morto (cinematograficamente): il suo “Midnight in Paris” è piaciuto tanto da essere scelto come migliore commedia 2011. Una vittoria lampante, nulla ha potuto neanche “Una notte da leoni 2”, distaccato con ampio margine. “Harry Potter e i doni della morte - Parte II” è, invece, il miglior film fantasy 2011.
Dopo un entusiasmante testa a testa fino alla fine con “Insidious”, “Bloody story” si aggiudica il premio di miglior film horror 2011, bissando il successo del 2009 ottenuto dal film originale “Lasciami entrare”. Grande equilibro nella categoria dei film dedicati all’amore: alla fine la spunta “Jane Eyre”. Il film Cary Fukunaga è, così, il miglior film sentimentale 2011. La comicità autoriale di Nanni Moretti prevale su quella genuina di Checco Zalone: “Habemus papam” è il miglior film italiano e “Che bella giornata” è secondo. In tempo di crisi, gli italiani vanno al cinema per divertirsi senza dover pensare alle tematiche drammatiche proposte dal cinema italiano e non.
Alla sua seconda edizione, la sezione Premio Critica Blogger stravolge le scelte degli spettatori comuni. Le decine di blogger di cinema che ringrazio vivamente scelgono “The tree of life”, quinto nella classifica generale, come miglior film 2011. Destino amaro per “Il cigno nero”, di nuovo in seconda piazza. Nessuna traccia tra i primi de “Il discorso del re”, piazzatosi soltanto in 12a posizione.
Seguono tutte le classifiche dei migliori film 2011 nelle diverse categorie dei CINEMAeVIAGGI AWARDS 2011.

N.B. La categoria “ACTION” comprende film di azione, avventura, guerra (con forti elementi di azione e strategia); la categoria “FANTASY” comprende, oltre ai film fantasy, quelli di fantascienza, e i film di azione che si basano su sceneggiature non realistiche (supereroi e simili).


MIGLIOR FILM 2011
1. Il discorso del re, regia di Tom Hooper: 17,32%
2. Il cigno nero, regia di Darren Aronofsky: 15,44%
3. Drive, regia di Nicolas Winding Refn: 10,78%
4. Midnight in Paris, regia di Woody Allen: 9,03%
5. Carnage, regia di Roman Polanski: 7,58%
5. The tree of life, regia di Terrence Malick: 7,58%
7. La donna che canta, regia di Denis Villeneuve: 7,09%
7. Melancholia, regia di Lars von Trier: 7,09%
9. Le idi di marzo, regia di George Clooney: 5,87%
9. The artist, regia di Michel Hazanavicius: 5,87%
11. Poetry, regia di Chang-Dong Lee: 3,66%
12. Another year, regia di Mike Leigh: 2,69%

GRAN PREMIO DELLA CRITICA BLOGGER: MIGLIOR FILM 2010
1. The tree of life, regia di Terrence Malick: 2888
2. Il cigno nero, regia di Darren Aronofsky: 2425
3. Melancholia, regia di Lars von Trier: 2214
4. Drive, regia di Nicolas Winding Refn: 2202
5. Midnight in Paris, regia di Woody Allen: 830
6. The artist, regia di Michel Hazanavicius: 754
7. Miracolo a Le Havre, regia di Aki Kaurismäki: 636
8. Carnage, regia di Roman Polanski: 585
9. La donna che canta, regia di Denis Villeneuve: 487
10. Habemus Papam, regia di Nanni Moretti: 383
11. Il discorso del re, regia di Tom Hooper: 373
12. Another year, regia di Mike Leigh: 360

MIGLIOR ATTORE 2011
1. Colin Firth (Il discorso del re): 16,62%
2. Ryan Gosling (Crazy, stupid, love, Drive, Le idi di marzo): 13,29%
3. Robert Downey Jr. (Parto col folle, Sherlock Holmes - Gioco di ombre): 12,99%
4. Sean Penn (The tree of life, This must be the place): 10,57%
5. Christian Bale (The fighter): 8,76%
6. Christoph Waltz (Carnage, Come l’acqua per gli elefanti, I tre moschettieri, The green hornet): 8,16%
7. Toni Servillo (Il gioiellino): 6,95%
8. James Franco (127 ore, L’alba del pianeta delle scimmie): 6,34%
9. Brad Pitt (The tree of life): 5,74%
10. Owen Wilson (Come lo sai, Libera uscita, Midnight in Paris, Vi presento i nostri): 5,44%
11. Paul Giamatti (Mosse vincenti, Le idi di marzo): 3,93%
12. Zach Galifianakis (Parto col folle, Una notte da leoni 2): 1,21%

MIGLIOR ATTRICE 2011
1. Natalie Portman (Amici, amanti e..., Il cigno nero, Thor): 26,38%
2. Kate Winslet (Carnage, Contagion): 11,72%
3. Kirsten Dunst (Melancholia): 10,16%
4. Julianne Moore (Crazy, stupid, love, I ragazzi stanno bene, Shelter - Identità paranormali): 6,94%
5. Keira Knightley (Non lasciarmi, A dangerous method): 6,62%
6. Jodie Foster (Carnage, Mr. Beaver): 6,35%
7. Nicole Kidman (Rabbit hole): 6,35%
8. Carey Mulligan (Non lasciarmi, Drive): 5,72%
9. Marion Cotillard (Contagion, Midnight in Paris): 5,40%
10. Charlotte Gainsbourg (Melancholia): 5,08%
11. Mia Wasikowska (I ragazzi stanno bene, L’amore che resta, Jane Eyre): 4,45%
12. Melissa Leo (The fighter): 2,85%

MIGLIOR FILM DI ANIMAZIONE 2011
1. Kung Fu Panda 2, regia di Jennifer Yuh: 15,38%
2. Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento, regia di Hiromasa Yonebayashi: 14,68%
3. Le avventure di Tintin - Il segreto dell’unicorno, regia di Steven Spielberg: 13,69%
4. Rango, regia di Gore Verbinski: 12,59%
5. Il gatto con gli stivali, regia di Chris Miller: 10,15%
6. I Puffi, regia di Raja Gosnell: 9,45%
7. Rio, regia di Carlos Saldanha: 6,62%
8. Cars 2, regia di John Lasseter, Brad Lewis: 5,24%
9. Ken il Guerriero - La leggenda del vero salvatore, regia di Kobun Shizuno: 4,89%
10. Il figlio di Babbo Natale, regia di Sarah Smith: 2,80%
11. Winnie the Pooh - Nuove avventure nel bosco dei 100 acri, regia di Stephen J. Anderson, Don Hall: 2,40%
12. Happy feet 2, regia di George Miller: 2,10%

MIGLIOR FILM DI AZIONE 2011
1. Drive, regia di Nicolas Winding Refn: 19,17%
2. Sherlock Holmes - Gioco di ombre, regia di Guy Ritchie: 18,88%
3. Il grinta, regia di Ethan Coen, Joel Coen: 9,15%
4. Kick-Ass, regia di Matthew VaughnBronson, regia di Nicolas Winding Refn : 7,67%
5. 13 assassini, regia di Takashi Miike: 7,08%
5. Machete, regia di Ethan Maniquis, Robert Rodriguez: 7,08%
7. Vallanzasca - Gli angeli del male, regia di Michele Placido: 6,20%
8. Fast & Furious 5, regia di Justin Lin: 5,90%
9. 127 ore, regia di Danny Boyle: 5,61%
9. The next three days, regia di Paul Haggis: 5,61%
11. Bronson, regia di Nicolas Winding Refn: 4,13%
12. Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare, regia di Rob Marshall: 3,54%

MIGLIOR FILM COMMEDIA 2011
1. Midnight in Paris, regia di Woody Allen: 21,80%
2. Una notte da leoni 2, regia di Todd Phillips: 12,33%
3. Le amiche della sposa, regia di Paul Feig: 10,19%
4. Parto col folle, regia di Todd Phillips: 9,46%
5. Habemus Papam, regia di Nanni Moretti: 8,45%
6. Come ammazzare il capo... e vivere felici, regia di Seth Gordon: 7,82%
7. I ragazzi stanno bene, regia di Lisa Cholodenko: 6,84%
8. La versione di Barney, regia di Richard J. Lewis: 6,21%
9. Le donne del 6° piano, regia di Philippe Le Guay: 5,89%
10. Easy girl, regia di Will Gluck: 4,56%
11. Miracolo a Le Havre, regia di Aki Kaurismäki: 3,56%
12. Un poliziotto da happy hour, regia di John Michael McDonagh: 2,91%

MIGLIOR FILM DRAMMATICO 2011
1. Il cigno nero, regia di Darren Aronofsky: 20,85%
2. Il discorso del re, regia di Tom Hooper: 19,30%
3. La donna che canta, regia di Denis Villeneuve: 9,52%
4. Melancholia, regia di Lars von Trier: 8,84%
5. The fighter, regia di David O. Russell: 7,82%
6. Carnage, regia di Roman Polanski: 7,48%
7. The tree of life, regia di Terrence Malick: 7,14%
8. Il ragazzo con la bicicletta, regia di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne: 4,76%
8. The artist, regia di Michel Hazanavicius: 4,76%
10. Poetry, regia di Chang-Dong Lee: 4,42%
11. A dangerous method, regia di David Cronenberg: 3,06%
12. Another year, regia di Mike Leigh: 2,04%

MIGLIOR FILM FANTASY 2011
1. Harry Potter e i doni della morte - Parte II, regia di David Yates: 19,45%
2. Super 8, regia di J.J.Abrams: 14,29%
3. L’alba del pianeta delle scimmie, regia di Rupert Wyatt: 12,85%
4. Source code, regia di Duncan Jones: 10,76%
5. X-Men: l’inizio, regia di Matthew Vaughn: 8,68%
6. Transformers 3, regia di Michael Bay: 6,55%
7. Sucker Punch, regia di Zack Snyder: 6,25%
8. Captain America: il primo vendicatore, regia di Joe Johnston: 5,90%
9. Thor, regia di Kenneth Branagh: 5,90%
10. The Green Hornet, regia di Michel Gondry: 4,17%
11. Real steel, regia di Shawn Levy: 3,12%
12. Cowboys & aliens, regia di Jon Favreau: 2,08%

MIGLIOR FILM HORROR 2011
1. Blood story, regia di Matt Reeves: 15,26%
2. Insidious, regia di James Wan: 14,46%
3. The ward - Il reparto, regia di John Carpenter: 11,24%
4. 1921 - Il mistero di Rookford, regia di Nick Murphy: 9,64%
5. Scream 4, regia di Wes Craven: 7,63%
6. Cappuccetto rosso sangue, regia di Catherine Hardwicke: 7,23%
6. ESP - Fenomeni paranormali, regia di The Vicious Brothers: 7,23%
7. The Twilight Saga: Breaking dawn - Parte I, regia di Bill Condon: 6,83%
8. Fright night - Il vampiro della porta accanto, regia di Craig Gillespie: 6,43%
9. Final destination 5, regia di Steven Quale: 5,62%
10. Paranormal activity 3, regia di Henry Joost, Ariel Schulman: 4,42%
11 Piranha 3D, regia di Alexandre Aja: 4,02%


MIGLIOR FILM SENTIMENTALE 2011
1. Jane Eyre, regia di Cary Fukunaga: 13,14%
2. One day, regia di Lone Scherfig: 12,28%
3. Amici di letto, regia di Will Gluck: 11,85%
4. L’amore che resta, regia di Gus Van Sant: 10,60%
5. Amore & altri rimedi, regia di Edward Zwick: 9,75%
6. Il cuore grande delle ragazze, regia di Pupi Avati: 9,32%
7. Il giorno in più, regia di Massimo Venier: 8,47%
8. Emotivi anonimi, regia di Jean-Pierre Ameris: 7,63%
9. Crazy, stupid, love, regia di Glenn Ficarra, John Requa: 7,21%
10. Capodanno a New York, regia di Garry Marshall: 4,66%
11. Segui il tuo cuore, regia di Burr Steers: 3,81%
12. Prom - Ballo di fine anno, regia di Joe Nussbaum: 1,27%

MIGLIOR FILM THRILLER 2011
1. Le idi di marzo, regia di George Clooney: 20,58%
2. La pelle che abito, regia di Pedro Almodovar: 11,93%
3. Limitless, regia di Neil Burger: 10,70%
4. Frozen, regia di Adam Green: 9,05%
5. Con gli occhi dell’assassino, regia di Guillem Morales: 8,64%
6. Contagion, regia di Steven Soderbergh: 7,41%
7. Unknown - Senza identità, regia di Jaume Collet-Serra: 7,00%
8. Anonymous, regia di Roland Emmerich: 5,76%
8. Hanna, regia di Joe Wright: 5,76%
10. Il debito, regia di John Madden: 5,35%
11. I guardiani del destino, regia di George Nolfi: 4,53%
12. Solo per vendetta, regia di Roger Donaldson: 3,29%

MIGLIOR FILM ITALIANO 2011
1. Habemus Papam, regia di Nanni Moretti: 20,30%
2. Che bella giornata, regia di Gennaro Nunziante: 12,92%
3. Vallanzasca - Gli angeli del male, regia di Michele Placido: 11,44%
4. Immaturi, regia di Paolo Genovese: 10,33%
5. Terraferma, regia di Emanuele Crialese: 9,59%
6. Il gioiellino, regia di Andrea Molaioli: 7,38%
7. Il cuore grande delle ragazze, regia di Pupi Avati: 7,01%
8. Il giorno in più, regia di Massimo Venier: 6,64%
9. Boris - Il film, regia di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo: 5,90%
10. Anche se è amore non si vede, regia di Salvatore Ficarra, Valentino Picone: 4,43%
11. Gianni e le donne, regia di Gianni Di Gregorio: 2,58%
12. Mozzarella stories, regia di Edoardo De Angelis: 1,48%