mercoledì 30 novembre 2011

MARK TWAIN

Mark Twain
Google continua a sfornare nuovi doodle. Oggi tocca a Mark Twain, l’autore de “Le avventure di Tom Sawyer” e “Le avventure di Huckleberry Finn”, due tra i più celebri romanzi della letteratura americana.
Samuel Langhorne Clemens, noto con lo pseudonimo di Mark Twain, nacque a Florida, città dello stato del Missouri, il 30 novembre 1835. Quando morì il fratello, per mantenere economicamente la famiglia fu costretto ad abbandonare gli studi. Lavorò come tipografo presso il giornale dove era impiagato il fratello scomparso. Il contatto con la carta stampata gli fece nascere la passione per la scrittura. Le sue prime novelle furono pubblicate proprio sui giornali che stampava. Il suo primo libro è una raccolta di novelle intitolata “Il ranocchio saltatore” (1865).
Mark Twain ottenne il brevetto di pilota per i battelli a vapore che percorrevano il fiume Mississippi. Lo pseudonimo Mark Twain gli fu attribuito proprio in questo periodo: “Mark Twain” derivava dal grido in uso nello slang della marineria fluviale degli Stati Uniti per segnalare la profondità delle acque: “by the mark, twain”, (“dal segno, due”), indicando che la profondità era di due tese, circa 3,7 metri, distanza di sicurezza per la navigazione. La vita trascorsa sul Mississippi fu parte importante della sua vita tanto che divenne un tema ricorrente nelle sue opere.
Mark Twain si trasferì in California in cerca di fortuna facendo ogni genere di lavoro: cercatore d’oro, minatore, giornalista e reporter a San Francisco. Inizia a viaggiare: visita le Hawaii, l’Africa, la Francia e l’Italia. Queste nuove esperienze gli consentirono di scrivere il suo secondo libro “Gli innocenti all’estero”. Dopo il successo dei suoi primi libri Mark Twain sposa, nel 1870, Olivia Langdon e si trasferisce a Hartford, nello stato del Connecticut, dove rimarrà sino al 1891.
Dopo il 1894, con l’intensificarsi della sua attività di conferenziere, i suoi viaggi si moltiplicano. Pur essendo pessimista, Mark Twain è celebre come scrittore dall’umorismo trascinante. Il suo atteggiamento negativo si accentuò dopo aver subito diversi gravi lutti: nel 1893 morì la figlia Susan, nel 1904 la moglie e nel 1909 la figlia Jane. Mark Twain muore il 21 aprile 1910 a Redding (Connecticut), in seguito ad un attacco di angina pectoris.

Scena tratta dal film “Le avventure di Tom Sawyer” (1938)


martedì 29 novembre 2011

MIDNIGHT IN PARIS

Trama e recensione di Midnight in Paris
Titolo originale: id.
Nazione: Spagna, USA
Anno: 2011
Genere: commedia
Durata: 1h40m
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Fotografia: Johanne Debas, Darius Khondji
Musiche: Stephane Wrembel
Cast: Owen Wilson, Rachel McAdams, Kurt Fuller, Mimi Kennedy, Michael Sheen, Marion Cotillard, Nina Arianda, Kathy Bates, Carla Bruni, Maurice Sonnenberg, Yves Heck, Alison Pill, Corey Stoll, Tom Hiddleston, Sonia Rolland, Daniel Lundh, Marcial Di Fonzo Bo, Léa Seydoux, Adrien Brody, Tom Cordier, Adrien de Van, Serge Bagdassarian, Gad Elmaleh, David Lowe, Yves-Antoine Spoto, Laurent Claret, Vincent Menjou Cortes, Olivier Rabourdin, François Rostain


Trama
Gil Pender è uno sceneggiatore di successo, ma sogna di diventare un romanziere pur avendo problemi a terminare il suo primo libro. Si trova in vacanza a Parigi con Inez, sua futura sposa, e i genitori di lei. Gil è innamorato di Parigi e vorrebbe viverci, un progetto di vita non condiviso dalla sua ragazza. Una sera, Gil si perde passeggiando per le strade di Parigi. Allo scoccare della mezzanotte, si ferma di fronte a lui un’auto d’epoca occupata da alcune persone vestite con abiti retrò. Questi sconosciuti lo esortano a salire in macchina. Gil si ritrova in un attimo catapultato nella Parigi degli anni ’20, epoca da lui sempre adorata. Rientrato in albergo, crede si sia trattato di un sogno, ma la notte successiva ritnora in quella stradina e la stessa auto lo riconduce nel passato.

Recensione
Torna puntuale al cinema Woody Allen. Torna con un film divertente e leggero, non privo di argomenti stimolanti. “Midnight in Paris” è la lettera d’amore di Allen per Parigi. Il suo amore e la sua ammirazione sono già visibili dalla splendida overture, una successione di istantanee dei luoghi più noti e più belli, che ricorda molto quella che anni dedicò alla sua New York nel film “Manatthan”. Al bianco e nero di quel film si sostituisce il colore della città parigina, celebre come la Ville Lumière, la “città delle luci”. Anche se stavolta in secondo piano, Allen ripropone la crisi di coppia: Gil è uno sceneggiatore e aspirante romanziere, romantico e sognatore; Inez è una ragazza ricca, pragmatica e consumista. E’, infatti, la nostalgia di Gil e il fascino che prova verso la Parigi degli anni ‘20 a muovere le fila di “Midnight in Paris”. In ogni favola che si rispetti, il nostro protagonista dovrà attendere la mezzanotte per tuffarsi in quel passato fatto di feste e circoli letterari. Non viene citata soltanto la “Lost Generation”, quel gruppo di artisti e scrittori che si stabilirono in Europa dopo la Prima Guerra Mondiale e che si riunirono spesso nella casa di Gertrude Stein, ma la carrellata si estende a una serie di personaggi appartenenti ogni manifestazione d’arte: Ernest Hemingway, Zelda e Francis Scott Fitzgerald, Joséphine Baker, Cole Porter, Alice B. Toklas, Pablo Picasso, Salvador Dalí, Luis Buñuel, Thomas Stearns Eliot, Henri de Toulouse-Lautrec, Paul Gauguin e Edgar Degas.
Con sagacia e sottile umorismo, Woody Allen mostra la confusione dell’uomo moderno e la sua incapacità di trovare una strada. Lo sguardo, così, si volge romantico e malinconico nell’amore per una città, per il passato che non c’è più, per l’arte o per una bella donna. Ma sarà soltanto un fugace appagamento. Attraverso un mix di romanticismo, fantastici viaggi nel tempo e dialoghi divertenti, “Midnight in Paris” ci consegna messaggio semplice, ma chiaro: ognuno di noi non è mai contento della propria vita e vorrebbe vivere in un’altra epoca, ma anche chi appartiene a un’altra epoca, magari quella da noi desiderata, in realtà è insoddisfatto e ne desidera un’altra. Dunque, è meglio apprezzare ciò che abbiamo e fare in modo che la nostra esistenza abbia valore nel contesto storico in cui viviamo.
Owen Wilson e Rachel McAdams, spesso in commedie romantiche che potremmo definire “commerciali”, vengono rivalutati dalla regia di Allen offrendo una profondità che non t’aspetti. In particolare Wilson, nei suoi modi leggeri e spensierati, e nei continue riflessioni del suo personaggio, regala una naturale e sincera interpretazione. Occhi confusi ma pieni di ammirazione per essere a diretto contatto con gli artisti che ama. E nell’autoironica caricatura del personaggio (l’incedere lento e incerto, il gesticolare con le mani che quasi scompaiono nelle maniche delle giacche, il ripetersi delle parole, al limite del balbettio) non si vergogna di mostrare una chiara somiglianza con i tanti interpretati dal regista newyorkese.
Il resto del cast di “Midnight in Paris” mostra in modo perfetto il fascino di quei famosi personaggi, esaltandone le virtù e rendendo affascinanti i loro vizi. Personaggi, magari, visti per la prima volta in carne e ossa, conosciuti finora soltanto attraverso la loro arte. Artisti geniali, eclettici, dalle infinite capacità, ma anche persone comuni con pregi e difetti. Fantastica Katie Bates nel ruolo di Gertrude Stein, meravigliosa come sempre Marion Cotillard, eccezionale Adrien Brody che, con poche battute, ci mostra un Dalì troppo divertente (e davvero somigliante nell’aspetto). Inutile la presenza della signora Carla Bruni in Sarkozy. Ma si sa, a volte Allen è testardo e capriccioso, e fa di tutto per soddisfare le sue voglie.
La colonna sonora di “Midnight in Paris”, come spesso accade nei suoi film, è essa stessa protagonista con brani di Cole Porter che Gil adora e, chiaramente, incontra durante le sue incursioni nel passato.
“Midnight in Paris”, è senza dubbio una delle più surreali, divertenti, romantiche e semplici commedie mai realizzate da Woody Allen. Allo scorrere dei titoli di coda, chiunque verrà preso da un forte desiderio di andare a Parigi, pur avendola visitata più e più volte. Perfetto il trailer quando cita le frasi: “Parigi al mattino è bellissima. Parigi di pomeriggio è meravigliosa. Parigi di sera è incantevole. Ma Parigi dopo mezzanotte è magica”. E’ vero, è una Parigi da cartolina, ma non è finta, è semplicemente quella parte della città che tutti amano e sognano. Allen ci lascia con una morale semplice e concisa. Il passato affascina, ma è nel presente che dobbiamo vivere. Forse in un lontano futuro qualcuno ammirerà e desidererà ardentemente questo terrificante inizio millennio.
Unico neo è la durata del film, perché quando Woody Allen mostra il vero Woody Allen 100 minuti del suo cinema sono pochi!

Voto: 88%


GUIDA DI SKIATHOS

Guida di Skiathos (Grecia)

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Skiathos è l’isola più famosa delle Sporadi, arcipelago di undici isole, alcune molto piccole e disabitate, ubicato nella parte settentrionale del mar Egeo. E’ un’isola molto piccola e piena di verde, una macchia mediterranea di pinete, di ulivi ed altri alberi. Il mare cristallino, l’architettura locale e non ultima la cordialità dei suoi abitanti l’hanno resa una meta turistica molto amata.
Se d’inverno Skiathos conta circa 6.000 residenti, durante la stagione estiva tra turisti e proprietari di alberghi, bar, ristoranti e altre attività legate al turismo, la popolazione arriva a toccare anche 80.000 unità. I suoi residenti e molti greci della penisola sono, infatti, occupati nel settore del turismo. Altri vivono di agricoltura. Vengono, infatti, prodotti frutta, olive, noci e ottime varietà di vino e miele.
Skiathos è una meta popolare per i turisti britannici, svizzeri, americani e scandinavi, ma in agosto gli italiani rappresentano la quasi totalità del turismo straniero. Si tratta di una delle isole delle Sporadi Settentrionali più frequentate perché è l’unica ad avere un aeroporto, costruito dal figlio di Aristotele Onassis, famoso armatore, per recarsi in visita alla zia che aveva acquistato sull’isola una villa con un grande terreno.
Assieme a Skopelos, Skiathos è stata location del film “Mamma mia” (2008) di Phyllida Lloyd con Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgård e Amanda Seyfried. Adattamento cinematografico dell’omonimo musical basato sulle musiche del gruppo svedese ABBA, il film racconta la storia della giovane Sophie che, in procinto di sposarsi, vuole conoscere la vera identità del padre tra tre possibili candidati che invita sull’isola greca Kalokairi (isola inventata, in greco significa estate), dove vive assieme alla madre.
Skiathos Town, capoluogo dell’isola e unico vero centro urbano, è una deliziosa cittadina costruita su due basse colline. Le sue case sono bianche con i tetti di colore rosso mattone. Molte chiese e monasteri si trovano sia in città che nelle altre parti dell’isola. Il più bello è Moni Evangelistria, molto interessante dal punto di vista storico e religioso.
La vita notturna di Skiathos si svolge nella sua capitale. I bar dove ascoltare musica dal vivo si trovano lungo Papadiamandis Street e di fronte al porto vecchio, sui gradini che salgono verso la cattedrale Trion Ierarchon: una distesa infinita di ragazzi affollano i gradini sui quali sono disposti cuscini, tavolini e divanetti. Lungo la strada che conduce all’aeroporto, nella zona del porto nuovo, si trovano le discoteche: il Remezzo, il Noa, il Kahlua Bar, il Pure, Red Marakech e il BBC, il più grande e più popolare.
La spiaggia di più bella di Skiathos è Koukounaries, considerata tra le dieci migliori spiagge del mondo. Per tale motivo, è presa d’assalto fin dalle prime ore del giorno. Le spiagge del nord sono meno frequentate e più selvagge. Per raggiungerle è necessario un mezzo proprio. Le strade sono spesso sterrate, ma sempre percorribili senza pericoli. A volte è necessario lasciare il mezzo in un parcheggio improvvisato, chiaramente gratuito (come in tutto il resto dell’isola) e proseguire a piedi. Per fortuna, la maggior parte dei tratti a piedi sono al fresco degli alberi delle pinete.


Se vuoi ricevere la guida di Skiathos gratis in formato pdf stampabile (anche in comodo formato tascabile) con tutte le informazioni (la storia, le spiagge, i luoghi di interesse storico/artistico, dove dormire, le escursioni da fare, i negozi per lo shopping, come spostarsi, i migliori ristoranti, tutti i piatti della cucina greca, i bar e le discoteche della vita notturna, i numeri utili e tanto altro), clicca sui link che seguono:

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Guida aggiornata a dicembre 2011.
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domenica 20 novembre 2011

I CERCHI NELL'ACQUA

Vanessa Incontrada e Alessio Boni sono i protagonisti, da mercoledì 14 dicembre 2011, de “I cerchi nell’acqua”, fiction di Canale 5 in quattro puntate dalle atmosfere noir e con una tormentata storia d’amore. Prodotta da Carlo Degli Espositi per la Palomar, “I cerchi nell’acqua” è diretta e sceneggiata da Umberto Marino, regista di fiction tv e sceneggiatore di film come “Italia-Germania 4-3”, “Volevamo essere gli U2”, “La gabbianella e il gatto” e “Il viaggio della sposa”. La storia è ispirata a “Le miroir de l’eau”, serie tv andata in onda sulla tv francese nel 2004.

Trama “I cerchi nell’acqua”

Dopo ventiquattro anni di assenza, Davide Freccero, fotoreporter di successo ritorna nel paese natale per partecipare ai funerali del padre. Ritrova suo fratello Ferruccio, legandosì alla sua famiglia. Inaspettatamente Davide si ritrova di nuovo coinvolto al triste episodio legato alla morte della sua fidanzata Ginevra che, come una goccia che cade nell’acqua, continua a espandere i suoi cerchi. Davide inizia una relazione complicata con Bianca Della Rocca, sorella di Ginevra. Così decide di rimanere nel paese per conoscere la verità che si cela dietro quella morte occultata da una serie di misteri che circondano quel paese dall’apparente tranquillità.

Cast “I cerchi nell’acqua”

Oltre ad Alessio Boni (Davide Freccero) e Vanessa Incontrada (Bianca), il cast de “I cerchi nell’acqua” è formato da Giovanni Calcagno (Sandro), Elena Russo (Marta), Sandra Toffolatti (Valeria), Audrius Balsevicius (Duccio), Sergio Albelli (Ferruccio), Paolo Giommarelli (Goffredo), Giulia Andò (Anna), Julija Steponaityte (Elena), Giulia Selvatico (Alice da piccola), Sarunas Datenis (Ivan), Jurgita Jurkute (Ginevra), Karolina Reciugaite (Alessia), Kasparas Andriulevicius (Luchino), Laimutis Sedzius (Rovigliosi).


venerdì 18 novembre 2011

MUSEI IN MUSICA 2011

Musei in musica 2011
Giunto alla terza edizione, “Musei in musica” propone oltre sessanta eventi ad ingresso gratuito che coinvolge musei e spazi culturali. Sabato 19 novembre 2011, dalle 20.00 fino all’1.00 (ultimo ingresso a mezzanotte), porte aperte per visitare musei e assistere a concerti pop, musica classica, jazz e folk, dj set, danza, ma anche due omaggi a personaggi della musica e del cinema come Massimo Troisi, Audry Hepburn e Fabrizio De André.
Questa la lista completa dei luoghi di “Musei in musica 2011”: Accademia di Romania, Casa del Cinema, Casa dell'architettura, Centrale Montemartini, Centro Culturale Elsa Morante, Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, Galleria Nazionale d'Arte Antica in Palazzo Barberini, Instituto Cervantes, Macro, Macro Testaccio, Mercati di Traiano, Musei Capitolini, Museo dell'ara Pacis, Museo Napoleonico, Museo Nazionale Romano alle Terme Di Diocleziano, Museo di Roma - Palazzo Braschi, Museo di Roma in Trastevere, Museo di Scultura Antica - Giovanni Barracco, Polo Museale - Atac, Sala della Protomoteca - Campidoglio.
“Musei in musica 2011” è promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con le Banche tesoriere di Roma Capitale (BNL Gruppo BNP Paribas, Unicredit, Banca Monte dei Paschi di Siena) e con il contributo della Camera di Commercio di Roma. L’organizzazione è curata da Zètema Progetto Cultura.
Il programma completo di “Musei in musica 2011” può essere scaricato qui.




LOUIS DAGUERRE

Louis Daguerre
Nuovo doodle nell’home page di Google, questa volta dedicato a Louis Daguerre, artista e chimico francese, inventore della degherrotipia, primo processo per lo sviluppo di fotografie.
Nato il 18 novembre 1787 a Cormeilles, cittadina nel Nord della Francia, Louis Jacques Mandé Daguerre fu al principio pittore e scenografo teatrale. Daguerre fu il primo ad introdurre in teatro il diorama, una sorta di fondale dipinto con l'aiuto della camera oscura sulla quale venivano proiettate luci e colore di intensità diversa in modo da creare suggestive vedute panoramiche. Per sfortuna, il diorama andò distrutto da un incendio nel 1839 a Marais, quartiere di Parigi.
Proseguendo con caparbietà nei suoi lavori, Louis Daguerre cercò di costruire un dispositivo per la riproduzione automatica di panorami e vedute senza l’utilizzo di immagini dipinte. Concetti primordiali di macchina fotografica. I suoi primi tentativi, tuttavia, non ebbero grandi successi.
Louis Daguerre conobbe Joseph Nicéphore Niépce, un ricercatore francese che stava lavorando allo stesso progetto. Nel 1833 Niépce morì lasciando, però, tutte le sue intuizioni e tutte le sue conoscenze a Daguerre che poté così proseguire i suoi lavori fino al 1839 quando la degherrotipia fu presentata ufficialmente. Louis Daguerre rese pubblica la sua invenzione e grazie a questo gesto si poterono gettare le basi per la nascita della fotografia.


ARTEMISIA GENTILESCHI IN MOSTRA A MILANO

Artemisia Gentileschi in mostra a Milano
Il Palazzo Reale di Milano ospita una grande mostra di Artemisia Gentileschi, pittrice del ‘600 che ha dovuto attendere oltre tre secoli per vedere riconosciuto dai posteri il suo status di “Artista”. Fino al secondo dopoguerra, Artemisia è stata ricordata più per il processo per stupro intentato al collega del padre Agostino Tassi che per i suoi evidenti meriti artistici. La forza espressiva del linguaggio pittorico di Artemisia vennero interpretati anche in chiave femminista. Artemisia Gentileschi, infatti, sfidò le convenzioni sociali una delle prime donne che pretesero la parità dei sessi in un mondo ancora in mano la sesso maschile. Questo continuò a mettere in ombra i suoi riconoscimenti pittorici, ma ad accrescere il fascino del suo personaggio.
Il percorso espositivo della mostra, dal titolo “Artemisia Gentileschi - Storia di una passione”, è suddiviso in 4 fasi cronologiche secondo la scelta fatta dai curatori Roberto Contini e Francesco Solinas. La mostra parte dagli gli inizi romani di Artemisia Gentileschi, prosegue con il periodo fiorentino e il ritorno, negli anni ‘20, a Roma e termina con i suoi lavori a Napoli, città in cui Artemisia morì.
In mostra oltre quaranta quadri di Artemisia Gentileschi assieme ad alcuni documenti inediti, tra cui le lettere d’amore scritte all’amato Francesco Maria Maringhi.

Informazioni mostra “Artemisia Gentileschi - Storia di una passione”
Dove: Palazzo Reale - Piazza del Duomo, 12 - Milano
Quando: 22 settembre 2011 - 29 gennaio 2012
Orari: 14.30-19.30 (lunedì), 9.30-19.30 (martedì, mercoledì, venerdì e domenica), 9.30-22.30 (giovedì e sabato)
Prezzo biglietti: €9,00 intero - €7,50 ridotto
Telefono: 0254911 (informazioni e prenotazioni)
Note - La biglietteria chiude un’ora prima.

Intervista a Roberto Contini e Francesco Solinas


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giovedì 17 novembre 2011

LUCCA PHOTO FEST 2011

Lucca Photo Fest 2011
Dal 19 novembre al 11 dicembre 2011 si tiene il Lucca Photo Fest 2011, il festival internazionale di fotografia e video arte. Giunta alla sua settima edizione, la manifestazione ha diverse sedi nel centro storico di Lucca. Tema del Lucca Photo Fest 2011 sono gli “Sguardi d’Oriente” osservati sia dal punto di vista dei fotografi occidentali che da quello dei fotografi nativi. Il programma propone oltre 20 mostre, alcune in anteprima assoluta e più di 70 eventi collaterali tra workshop, lecture e conferenze di grandi autori, proiezioni esclusive, presentazioni di libri, incontri al Photocafè e lettura dei portfolio.
Ospite d’onore di quest’anno è Kenro Izu, fotografo giapponese di fama internazionale, che riceve sabato 26 novembre il Lucca Photo Award al Teatro del Giglio.
Il Lucca Photo Fest 2011 è realizzato dall’Associazione Toscana Arti Fotografiche e dal Comune di Lucca, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, ed è sostenuto dalla Provincia di Lucca, dalla Camera di Commercio di Lucca, dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca.
Segue l’elenco delle mostre del Lucca Photo Fest 2011 in programma.


FOTOGRAFIA
  • “Viaggio in Asia” - Un’ampia retrospettiva di fotografie che ripercorre l’appassionato viaggio dell’Ospite. Al Palazzo Ducale fino al 29 gennaio.
  • “VII looks East” - Un’anteprima assoluta della VII Photo Agency, che esplora il continente attraverso la selezione delle migliori fotografie realizzate da tutti i fotografi dell’agenzia. Al Palazzo Guingigi fino al 29 gennaio.
  • “Tokyo Baburu” - Una mostra di Francesco Jodice che coglie l’intima essenza della città giapponese nella sua corsa verso la crescita ad ogni costo. Al Palazzo Ducale fino al 29 gennaio.
  • “Nobuyoshi Araki Polaroid” - Una selezione di riprese in polaroid di Araki. Alla Chiesa dell’Alba fino all’11 dicembre.
  • “Li Wei: fotografia” - Una selezione di alcune delle fotografie più famose del celebre fotografo cinese. Alla Villa Bottini fino all’11 dicembre.
  • “La vita splendida. Fotografie di Wang Qingsong 1999-2010” - Una rassegna delle fotografie più celebri del geniale autore cinese. Al Villa Bottini fino all’11 dicembre.
  • “Qui? O là?” - Una mostra di immagini in bianco e nero della coppia cinese Lin Tian Miao e Wang Gongxin, che rappresentano scene emblematiche di Pechino. Al Palazzo Ducale fino al 29 gennaio 2012.
  • “I cinema itineranti dell’India” - Un reportage realizzato dal fotografo indiano Amit Madheshiya, vincitore del Word Press Photo 2011 nella categoria “Arts and Entertainment”. Al Real Collegio fino all’11 dicembre.
  • “Le ragazze del delta del Mekong” - Una serie di fotografie della coreana Oh Scon Hwa, ambientate a Tan Loc, piccola isola del Mekong. Alla Chiesa dei Servi fino all’11 dicembre.
  • “World Press Photo” - Abituale appuntamento con la mostra del concorso di fotogiornalismo. Alla Chiesa di San Cristoforo fino all’11 dicembre
  • “Felice Beato e la scuola di Yokohama” - Una selezione di preziose immagini di Felice Beato e dei suoi allievi. Al Real Collegio fino all’11 dicembre
  • “L’India: aristocratici e antichi palazzi” - Una mostra di immagini realizzate da Samuel Bourne e da Francis Frith e di ritratti colorati a mano ripresi dallo studio Photo Service di Nuova Delhi negli anni ‘20 e ‘30. Al Real Collegio fino all’11 dicembre.
  • “Gli idoli di Singapore” - Una personale mitologia di Jing Quek, fotografo che ama realizzare visioni idealizzate attraversi i principi della fotografia pubblicitaria. Alla Chiesa dei Servi fino all’11 dicembre.
  • “Spettacolo Nostalgia” - Enrico Genovesi racconta la storia di una famiglia italiana del tutto anomala e di uno spettacolo viaggiante dal fascino d’altri tempi. Alla Chiesa dei Servi fino all’11 dicembre.
VIDEO ARTE (tutte al Real Collegio fino all’11 dicembre)
  • “Onward, onward, onward!” e “Rainbow” - Le due video installazioni dell’artista cinese Jang Zhi che affrontano vari aspetti della società contemporanea del suo paese.
  • “Dusting”, “Gaze”, “Forming among writing”, “ Word Fishing” - Le quattro video installazioni interattive dell’artista di Taiwan Hsin-Chien Huang che rivisita le forme tradizionali d’arte producendo presentazioni composite realizzate grazie ai nuovi media, in cui lo spettatore interagisce con l’opera d’arte.
  • “Baby Blues” - Video del progetto di Guia Besana che ha vinto il premio Amilcare Ponchielli 2011.
  • “Cuoredilago” - Video dell’artista Sara Maino e “Ritratto temporale di uno spazio scenico” dei video artisti Giorgio Gori e Lucia Ceriani: progetti che si proiettano alla ricerca di un proprio tempo di vita.


DENARO E BELLEZZA. I BANCHIERI, BOTTICELLI E IL ROGO DELLE VANITA'

La mostra “Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità” racconta la nascita del sistema bancario moderno e del progresso economico che ha originato cambiando la vita e l’economia europea dal Medioevo al Rinascimento. Curata dalla storica dell’arte Ludovica e dallo scrittore e traduttore Tim Parks, la mostra offre l’occasione di osservare l’arte da un punto di vista non convenzionale raccontando le radici del Rinascimento fiorentino dall’ottica delle relazioni fra arte, potere e denaro.
Il visitatore entra così nella vita delle famiglie che controllarono il sistema bancario, evidenziando il conflitto tra valori spirituali e materiali. Se il mecenate finanziava la carriera degli artisti, i banchieri investivano nelle imprese delle case regnanti. La mostra “Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità” è dunque un viaggio nelle origini del potere fiorentino in Europa, ma anche un’analisi di quei meccanismi economici che consentirono ai fiorentini di signoreggiare il mondo degli scambi commerciali. La mostra analizza i sistemi con cui i banchieri crearono immensi patrimoni, illustra la gestione dei rapporti internazionali e chiarisce anche la nascita del mecenatismo moderno che ha origine spesso come gesto penitenziale per trasformarsi poi in strumento di potere.
In mostra, dunque, quelle opere di Botticelli, Beato Angelico, Piero del Pollaiolo Lorenzo di Credi che meglio spiegano il fiorire del moderno sistema bancario parallelo alla maggiore stagione artistica del mondo occidentale illustrando gli intrecci di economia e d’arte con i mutamenti religiosi e politici dell’epoca. La mostra raccoglie oltre cento opere, con prestiti provenienti dai più importanti musei italiani e stranieri quali i Musei Vaticani, la National Gallery di Londra, il Germanisches Nationalmuseum di Norimberga, il Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, il Regina A. Quick Center for the Arts di St. Bonaventure, New York, il Poldi Pezzoli di Milano, oltre che dai principali musei fiorentini (Galleria degli Uffizi, Bargello, Museo di San Marco) e da collezioni private.
Si parte dal ‘300 fiorentino, quando il capoluogo toscano divenne culla della produzione artistica rinascimentale. Si passa al XV sec. quando il fiorino era considerata moneta forte in tutta Europa e aveva origine il sistema bancario. Da quel punto in poi, la società entrò con la comparsa del fenomeno dell’usura e le donazioni pro remedio animae (per la salvezza dell’anima) fino ad arrivare alla critica del lusso e alle posizioni estreme del Savonarola che con i “roghi delle vanità” arrivò a negare quanto il Rinascimento aveva rappresentato.
La mostra “Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità” si avvale della consulenza di Franco Franceschi, Professore di Storia medievale all’Università degli Studi di Siena-Arezzo e di un autorevole comitato scientifico, composto da Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze (Presidente); Alessandro Cecchi, Direttore della Galleria Palatina e dei Giardini di Boboli; Dora Liscia, Professore di Storia delle Arti Applicate e dell’Oreficeria all’Università degli Studi di Firenze; Robert Mundell, premio Nobel per l’Economia; Beatrice Paolozzi Strozzi, Direttore del Museo Nazionale del Bargello; Jacob Rothschild; Gerhard Wolf, Direttore del Kunsthistorisches Institut in Florenz-Max Planck Institut.

Informazioni mostra “Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità”
Dove: Palazzo Strozzi - Piazza degli Strozzi - Firenze
Quando: 17 settembre 2011 - 22 gennaio 2012
Orari: 9.00-20.00 (tutti i giorni), 9.00-23.00 (giovedì),
Prezzo biglietti: €10,00 intero - €8,50/8,00/7,50 ridotto - €4,00 scuole
Telefono: 0552645155 (informazioni) - 0552469600 (prenotazioni)


GIO' POMODORO

Giò Pomodoro - Sfera
Oggi, 17 novembre 2011, Google festeggia con un nuovo doodle Giò Pomodoro, uno dei più importanti scultori astratti del XX secolo.
Nato ad Orciano di Pesaro esattamente 81 anni fa, Giò Pomodoro inizia a collaborare assieme al fratello maggiore Arnaldo, anch’egli illustre sculture, e con lui si trasferisce a Milano nel 1954 entrando in contatto con altri importanti scultori come Enrico Baj, Gianni Dova, Lucio Fontana, Umberto Milani ed Emilio Scanavino. Nel 1956 i due fratelli Pomodoro partecipano alla Biennale di Venezia esponendo nella sezione della medaglistica. Giò Pomodoro presenta una serie di argenti fusi in osso di seppia che già riscuotono un buon successo tra gli appassionati. L’anno successivo Arnaldo e Giò Pomodoro presentano alla Triennale di Milano una mostra sperimentale di opere d’oreficeria disegnate da artisti italiani ed eseguite da artigiani orafi di Valenza.
Nel 1960 i fratelli Pomodoro aderiscono al Gruppo “Continuità”, un famoso gruppo sperimentale che annoverava artisti del calibro di Giulio Carlo Argan, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Achille Perilli e Giulo Turcato. In seguito, Giò Pomodoro decise di percorrere una strada personale che lo portò alla realizzazione delle prime esperienze scultoree sul Segno, per arrivare ai grandi cicli sulla Materia e il Vuoto (Superfici in Tensione e Folle) e sulla Geometria (Soli, Archi e Spirali). Giò Pomodoro si dedicò anche alla pittura, all’oreficeria d’arte, alla scenografia e al design.
Fra i lavori più conosciuti di Giò Pomodoro vi sono le grandi opere monumentali, in pietra e bronzo, come il Piano d’Uso Collettivo dedicato ad Antonio Gramsci, ad Ales in Sardegna, Teatro del Sole - 21 giugno, Solstizio d’Estate, piazza dedicata a Goethe a Francoforte, Sole Aereospazio, a Torino, Scala Solare - Omaggio a Keplero, a Tel Aviv, Sole per Galileo Galilei, a Firenze, Sole - Agli Italiani nel mondo a Genova, Sole Deposto nella piazzetta nei pressi della sua casa natale. Ma sono tante le opere e le istallazioni di Giò Pomodoro che riempiono le piazze delle città e i giardini di importanti palazzi, non ultima la sua Sfera presente ai Musei Vaticani a Roma.



mercoledì 16 novembre 2011

SCIALLA! (STAI SERENO)

Scialla - Stai sereno
Titolo originale: id.
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: commedia
Durata: 1h35m
Regia: Francesco Bruni
Sceneggiatura: Francesco Bruni
Fotografia: Arnaldo Catinari
Musiche: Amir Issaa
Cast: Fabrizio Bentivoglio, Filippo Scicchitano, Barbora Bobulova, Giuseppe Guarino, Arianna Scommegna, Giacomo Ceccarelli, Raffaella Lebboroni, Prince Manujibeya, Vinicio Marchioni


Trama
Bruno Beltrame è uno scrittore che ormai si è ridotto a scrivere biografie di calciatori e personaggi dello spettacolo. Anche la sua professione di professore non è più per lui una missione e così continua senza un briciolo di passione a dare ripetizioni ad alunni svogliati ed ignoranti. Tra questi c’è Luca, 15 anni, pieno di vita ma con nessuna voglia di apprendere. Un giorno la madre di Luca si presenta a Bruno rivelandogli che il ragazzo è, in realtà, suo figlio. La donna sta partendo per un lavoro di sei mesi in Africa e così Bruno sarà costretto a ospitarlo e prendersi cura di lui, ma senza rivelargli la sua vera identità. Inizia così una difficile convivenza tra i due.

Recensione
Il gran merito di “Scialla! (stai sereno)”, prima regia di Francesco Bruni, sceneggiatori di tanti buoni film di Mimmo Calopresti e Paolo Virzì, de “I vicerè” di Roberto Faenza e di un paio di commedie di Ficarra e Picone, è di offrire un quadro della nostra società sincero e pratico, divertendo senza servirsi di caricature, parodie o volgarità.
La storia della convivenza forzata di un padre e di un figlio non è certo originale, ma la freschezza della narrazione e l’autenticità delle interpretazioni danno nuova linfa alla commedia italiana, genere ormai impoverito da cinepanettoni e avventure di cabarettisti sul grande schermo. Fabrizio Bentivoglio è perfettamente a suo agio nel personaggio svogliato e demotivato, mentre l’esordiente Filippo Scicchitano offre una prova molto naturale, vicino probabilmente a tanti giovani privi di valori e di cultura.
“Scialla! (stai sereno)” non si propone di analizzare in modo riflessivo sulle differenze generazionali, sui rapporti familiari e su altri temi che contraddistinguono la società moderna. Vuole semplicemente offrire uno spaccato della realtà in modo leggero e spensierato. Alcuni argomenti, forse, vengono trattati troppo superficialmente (droga e criminalità sono visti come qualcosa su cui ridere) e Luca, il protagonista, non corrisponde poi a tutta la gioventù italica, per fortuna. Bruni non si sforza ad essere originale: i ragazzi sono quelli che vediamo in giro e si comportano come ci si aspetta, ascoltano sempre la stessa musica (è in linea la colonna sonora infarcita di brani rap di gruppi romani).
“Scialla! (stai sereno)” mostra una storia semplice dai contenuti attuali illustrati con toni leggeri, e due personaggi divertenti e credibili. Bruni non si erge a moralizzatore o a regista d’autore e così tutto scivola in modo piacevole e genuino. Un buon esordio che deve servire da esempio ad altri giovani filmmaker e a tanti affermati registi di commedie.

Voto: 65%


TOULOUSE-LAUTREC IN MOSTRA A TRAVERSETOLO (PARMA)

Toulouse-Lautrec in mostra a Parma
La Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma), dal 10 settembre all’11 dicembre 2011, propone la mostra “Toulouse-Lautrec e la Parigi della Belle Époque”, un’occasione per ammirare le opere del celebre pittore francese non molto spesso presente nelle mostre italiane.
In evidenza l’ispirazione all’arte giapponese di Henri de Toulouse-Lautrec nel confronto fra le del francese e le stampe, Hiroshige, Hokusai e Utamaro. Toulouse-Lautrec riportò quell’arte nel contesto dei locali notturni e nelle case chiuse, da lui frequentate soprattutto per diletto. Spazio, dunque, alla sua rielaborazione dei temi e del linearismo grafico giapponese: dai profili degli uomini in cilindro, alle ombre nere alle spalle del soggetto, alla silhouette “senza testa” della cantante Yvette Guilbert nel notissimo Divan Japonais. Toulouse-Lautrec offre un punto di vista che mette in evidenza l’aspetto caricaturale dei suoi soggetti: marcate silhouettes e singolari prospettive che enfatizzano le sue sensazioni visive.
La mostra “Toulouse-Lautrec e la Parigi della Belle Époque” propone anche una serie di raffronti molto interessanti: i dipinti di figura di Lautrec sono accostati a quelli di paesaggio degli impressionisti Monet e Renoir, oltre a Cézannei. Viene inoltre mostrata la competizione tra Toulouse-Lautrec e i suoi contemporanei Chéret, Mucha, Steinlen, Bonnard per vincere le commesse pubblicitarie nella Parigi della Belle Époque. Infine si pone l’accento sull’importanza di Toulouse-Lautrec sull’esperienza artistica di Pablo Picasso durante i primi soggiorni parigini dell’artista spagnolo.
La mostra “Toulouse-Lautrec e la Parigi della Belle Époque” è curata da Stefano Roffi ed è frutto della collaborazione della Magnani Rocca col Museum of Fine Arts di Boston, col Musée d’Ixelles-Bruxelles, con la Fondazione E. G. Bührle di Zurigo, col MIBAC - Soprintendenza BSAE per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, con la Galleria d’Arte Moderna di Milano e con altri musei e collezioni italiani ed esteri.

Informazioni mostra “Toulouse-Lautrec e la Parigi della Belle Époque”
Dove: Fondazione Magnani Rocca - Via Fondazione Magnani-Rocca - Traversetolo (Parma)
Quando: 10 settembre - 11 dicembre 2011
Orari: 9.00-18.00 (da martedì a venerdì), 9.00-19.00 (sabato, domenica e festivi), lunedì chiuso
Prezzo biglietti: €9,00 intero - €5,00 scuole
Telefono: 0521848327-0521848148 (informazioni e prenotazioni)
Note - La biglietteria chiude un’ora prima. Il biglietto vale anche per le mostre permanenti. Il martedì, ore 15.30, viene organizzata una visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria. Costo € 12,00 (ingresso e guida).

Divertente video sulla vita e le opere di Toulouse-Lautrec


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IL DESTINO DI UN GUERRIERO - ALATRISTE

Il destino di un guerriero - Alatriste
Titolo originale: Alatriste
Nazione: Spagna
Anno: 2006
Genere: avventura
Durata: 2h20m
Regia: Agustin Diaz Yanes
Sceneggiatura: Agustin Diaz Yanes
Fotografia: Paco Femenia
Musiche: Roque Baños
Cast: Viggo Mortensen, Elena Anaya, Unax Ugalde, Eduard Fernandez, Eduardo Noriega, Enrico Lo Verso, Ariadna Gil, Juan Echanove, Antonio Dechent, Blanca Portillo, Francesc Garrido, Pilar Lopez de Ayala, Cristina Marcos, Luis Zahera


Trama
Spagna, XVII sec. Diego Alatriste è un valoroso guerriero che sta combattendo una guerra nelle Fiandre al servizio del proprio re. Un suo compagno d'armi sul punto di morire, gli chiede come ultimo favore di prendersi cura del figlio e di farlo crescere come un soldato. Rientrato a Madrid, però, Alatriste trova un regno in declino e un sovrano impotente davanti a quello che sta accadendo.

Recensione
“Il destino di un guerriero - Alatriste” è uno dei film più costosi della storia del cinema spagnolo. Si nota, infatti, come la produzione abbia curato ogni minimo dettaglio delle scene di guerra e delle scenografie riportando sullo schermo circa vent’anni di storia spagnola con estrema fedeltà, malgrado diverse imperfezioni e lacune dettate dalla natura limitata dei tempi cinematografici.
Il Capitano Alatriste è un personaggio reso celebre dai romanzi dal giornalista e scrittore iberico Arturo Perez-Reverte. Era un abile e valoroso spadaccino il cui impegno nel seguire un codice etico personale lo trovava spesso a scontrarsi con una società corrotta. Nel XVII sec. la Spagna, sotto il comando di Filippo IV, poteva vantare molti successi di guerra, ma al suo interno già era evidente il lento e inevitabile declino di un regno il cui popolo ormai moriva di fame.
Il regista Agustin Diaz Yanes aveva attirato un certo interesse per i suoi primi film, “Nessuno parlerà di noi” e “Nessuna notizia da Dio”, pellicole definibili come indipendenti nel bugdet ridotto e nei contenuti alquanto originali. Approdato in una produzione che dava pochi limiti alla fantasia, Diaz Yanes non è riuscito a mantenere equilibrio realizzando quello che spesso, in modo denigratorio, viene definito come un “polpettone”. “Il destino di un guerriero - Alatriste” pecca per la sua struttura troppo frammentaria che, tra salti temporali e molteplici sottotrame, rovina qualsiasi slancio narrativo. Passi la buona realizzazione dei combattimenti, spesso crudi e realistici, ma la sua regia è piatta e non regala troppo entusiasmo. Pessimo il cast, nel quale ritroviamo anche l’italiano Enrico Lo Verso, chiaramente nei panni di un italiano. A salvarsi è soltanto Viggo Mortensen che si sforza nel dare spessore ad personaggio castrato dalla scialba sceneggiatura. Ottima la fotografia, le strade cittadine sono spesso piene di luce a differenza dei campi di battaglia dove spiccano chiaroscuri che sembrano usciti dalle tele di Velasquez, Rubens e Caravaggio. La colonna sonora di “Il destino di un guerriero - Alatriste” è tanto pomposa quanto poco coinvolgente.
In sintesi, “Il destino di un guerriero - Alatriste” è un film ideale per chi si accontenta di vedere un film d’avventure e “cappa e spada” senza pretendere nulla di particolare. Peccato, perché per il budget a disposizione si poteva realizzare un capolavoro memorabile e, alla fine, si deve assistere all’ennesimo blockbuster, stavolta non made-in-USA. Una storia che, per la sua lunghezza, si sarebbe meglio prestata a diventare una miniserie televisiva.

Voto: 60%


lunedì 14 novembre 2011

VAN GOGH E IL VIAGGIO DI GAUGUIN

Van Gogh e il viaggio di Gauguin
La mostra “Van Gogh e il viaggio di Gauguin” rappresenta un evento straordinario. Al Palazzo Ducale di Genova, infatti, si possono ammirare alcuni capolavori mai esposti in Europa ed alcuni prestati per la prima volta dai musei che li costudiscono.
La mostra, curata dallo storico dell’arte Marco Goldin, è incentrata sul tema del viaggio inteso come esplorazione di luoghi e di culture diverse, mezzo attraverso il quale esplorare anche se stessi. Simbolo della mostra è, infatti, l’unica opera di Gauguin presente, dal titolo “Dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”. L’opera rappresenta il testamento del pittore francese che la realizzò nel 1897, prima del secondo tentativo di suicidio. Nella sala che ospita la tela è, inoltre, proiettata la lettera che il maestro scrisse a un amico per spiegare la nascita del quadro. L’opera giunge in Europa per la seconda volta, dopo essere stata al Grand Palais di Parigi circa dieci anni fa. E’ un’opera simbolo del Museum of Fine Arts di Boston, il quale se n’è privato soltanto quattro volte lungo la sua lunga storia.
Il percorso museale ha inizio dalla Camera di Van Gogh. La ricostruzione è stata fatta prendendo spunto da un quadro dell’artista olandese: un falegname ha riprodotto il suo tavolino, la sua sedia, il letto, l’appendiabiti. Sulla parete si trova il quadro “Le scarpe”, il primo dipinto dal maestro dopo il suo arrivo a Parigi. Van Gogh è in mostra con circa quaranta opere (delle quali una decina di disegni) frutto di importanti prestiti da parte del Van Gogh Museum di Amsterdam e del Kroller-Muller Museum di Otterlo. Tra queste spiccano “Autoritratto al Cavalletto” e “Campo di grano sotto il cielo nuvoloso” che torna visibile al pubblico dopo oltre quarant’anni. Presenti anche dieci lettere scritte dal pittore e corredate di schizzi delle sue opere.
Sebbene il titolo “Van Gogh e il viaggio di Gauguin” possa far pensare a una mostra incentrata sui due pittori, in realtà sono presenti anche molti altri artisti contemporanei per una selezione complessiva di circa 80 opere: Rothko, Hopper, De Staël, Diebenkorn, Church, Turner, Kandinsky (con cinque tele realizzate tra 1908 e il 1917) e Monet (con le “Ninfee” e “Lo Stagno delle Ninfee e il ponte giapponese”) e molti altri.

Informazioni mostra “Van Gogh e il viaggio di Gauguin”
Dove: Palazzo Ducale, Appartamento del Doge - Piazza Matteotti, 9 - Genova
Quando: 12 novembre 2011 - 15 aprile 2012
Orari: 9.00-19.00 (lunedì-venerdì), 9.00-20.00 (sabato e domenica),
Prezzo biglietti: €12,00 intero - €9,00 ridotto* - €6,00 ridotto**
Telefono: 0422429999 (informazioni e prenotazioni)
Note - Il diritto di prenotazione costa €1 per ogni categoria di biglietto. La mostra è chiusa il 24, 25, 31 dicembre 2011. Orario 1 gennaio: 10.00-20.00.
** studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, iscritti TCI muniti di tesserino
** minorenni


sabato 12 novembre 2011

BACIATI DALL'AMORE

Baciati dall'amore
Il 15 novembre 2011 va finalmente in onda “Baciati dall’amore”, la nuova fiction TV di Canale 5 inizialmente in programmaizione per lo scorso autunno. La miniserie, composta da sei puntate, fu rimandata, ufficialmente, in rispetto alla morte di Pietro Taricone avvenuta due mesi dopo la fine delle riprese e che, dunque, rappresenta l’ultima dell’attore casertano, ex guerriero della casa del Grande Fratello. “Baciati dall’amore” sembra proporsi come risposta napoletana alla fiction romana “I Cesaroni”: una famiglia sui generis, equivoci a gogo e un relazioni sentimentali sono elementi che potrebbero ripetere il successo della fiction di Amendola & co.
La regia di “Baciati dall’amore” porta la firma di Claudio Norza, regista di diverse fiction e serie televisive come “Un medico in famiglia”, “La squadra” e “Compagni di scuola”. Sceneggiatrice e autrice del soggetto è, invece, Carlotta Ercolino (“Abbronzatissimi”, “Giuseppe Moscati” e “Saint Tropez, Saint Tropez”).

Trama “Baciati dall’amore”

Il boss Tano Bambardella è appena evaso dal carcere di Poggioreale. A causa di un’incredibile somiglianza fisica e un’assonanza nel nome, viene arrestato Gaetano Gambardella, un tranquillo padre di famiglia. Il figlio, Carlo, è un architetto con cinque figli a carico dopo che la moglie lo ha abbandonato. Per crescere i figli si è trasferito a casa dei genitori rinunciando alla sua professione e gestendo il loro negozio di fiori. Scottato nei sentimenti, Carlo ha deciso di non innamorarsi più, ma quando incontra la biologa Valentina non potrà sottrarsi a un destino che li lega. Infatti, Valentina è la figlia del magistrato Italo Trevisol che si sta occupando, assieme al commissario Rosa Dell’Acqua, di ritrovare e arrestare Bambardella.

Cast “Baciati dall’amore”

Pietro Taricone è Antonio, fratello di Carlo, cantante neomelodico e incallito sciupafemmine. Lello Arena ha il doppio ruolo del povero Gaetano Gambardella e del boss Tano Bambardella. Concetta, moglie di Gaetano, è la simpaticissima Marisa Laurito. Maria Amelia Monti, una delle attrici più divertenti della TV, è il commissario Rosa Dell’Acqua. I due ragazzi destinati all’amore sono Giampaolo Morelli (“Dillo con parole mie”, “Piano 17”), noto in TV come l’Ispettore Coliandro, e l’italo-brasiliana Gaia Bermani Amaral. Un gradito ritorno sullo schermo è quello di Marco Columbro (Italo Trevisol) che ha ormai da tempo superato i suoi gravi problemi di salute. Gli altri attori presenti nel cast di “Baciati dall’amore” sono: Irene Maiorino (Luisa Gambardella), Federica Sabatini (Camilla Gambardella), Eduardo Imparato (Marco Gambardella), Achille Sabatino (Luigi Gambardella), Jason Molina Ponce (Ninni Gambardella), Clara Bindi (Gilda Gambardella), Carola Stagnaro (Adele Trevisol), Alessandra Barzaghi (Luce Trevisol), Alan Cappelli Goetz (Italo Jr. Trevisol), Flavio Montrucchio (Tommaso Banti), Iaia Forte (Patrizia Longhin), Giuseppe Gandini (Padre Mariano), Franco Pennasilico (Salvatore Boscotrecase), Massimo Peluso (Carmine Angiolillo)


martedì 8 novembre 2011

I PILASTRI DELLA TERRA

I pilastri della Terra - Rete 4
Dopo essere stata la serie TV più venduta nel 2011 (23.000 copie tra DVD e Blu-Ray) e dopo la programmazione su SKY, va in onda per la prima volta in chiaro da mercoledì 9 novembre, su Retequattro, “I pilastri della Terra”, la mini-serie ispirata all’omonimo best-seller di Ken Follett. Scritto nel 1989, il romanzo di Follett fu tradotto in 30 lingue e ha venduto oltre 18 milioni di copie. Il kolossal in quattro puntate per una durata complessiva di otto ore è prodotto, tra gli altri, da Ridley e Tony Scott ed è diretto da Sergio Mimica-Gezzan, già primo assistente di Steven Spielberg in “Schindler’s List”.
“I pilastri della Terra” è una storia con molti personaggi che incrociano le proprie esistenze tra avidità di potere, tradimenti, guerre, alleanze e passioni.

Trama “I pilastri della Terra”

Inghilterra, XII secolo. Il Re Enrico I è stato ucciso in seguito ad una congiura. Suo figlio Guglielmo è morto assieme alla moglie in circostanze sospette durante un viaggio in Francia. Così, il trono non ha un erede. Maude, figlia del re, e Stephen, nipote, rivendicano entrambi il trono iniziando così una sanguinosa guerra che divide l’intera nobiltà. Nel frattempo, Tom, un umile costruttore, sogna di costruire una cattedrale nella città di Kingsbridge, nel Wiltshire.

Cast “I pilastri della Terra”

Il budget non certo esiguo, oltre 40 milioni di dollari, ha consentito di raccogliere un cast di stelle del cinema e della televisione: Ian McShane (“Nine lives”, “Scoop”), Rufus Sewell (“Dark City”, “La mossa del diavolo”, “The illusionist”, “The tourist”), Donald Sutherland (“Quella sporca dozzina”, “M*A*S*H”, “Il tocco del male”, “Orgoglio e pregiudizio”), Matthew MacFadyen (“Frost/Nixon - Il duello”, “Robin Hood”, “I tre moschettieri”), Natalia Wörner, Eddie Redmayne, Hayley Atwell, Robert Bathurst. Lo stesso Follett ha recitato in un cameo.


LA RAGAZZA AMERICANA

La ragazza americana
Vanessa Hessler e Giulio Berruti sono i protagonisti de “La ragazza americana”, miniserie in due puntate in onda su Rai 1 lunedì 7 e martedì 8 novembre 2011. Susan Henderson è una giovane americana neolaureata che è arrivata in Toscana per riscuotere l’eredità di un suo antenato italiano: un antico castello e un piccolo borgo. La ragazza è entusiasta di visitare quei luoghi che appartengono alla storia della sua famiglia e delle sue radici. In realtà, il castello è fatiscente a differenza del borgo abitato e tenuto con cura da un gruppo di famiglie che rivendicano un usucapione concesso loro dal duca. Gli abitanti del borgo non vedono di buon occhio la ragazza e non vogliono cedere le loro case ad un’americana appena arrivata in Italia. Nel frattempo, Susan trova nel castello un diario scritto da una giovane donna nel quale viene raccontata la vita del nonno che la coinvolgerà emotivamente e sentimentalmente.
Oltre i due protagonisti, il cast de “La ragazza americana” vede Ilaria Occhini, Orso Maria Guerrini, Sergio Pierattini, Samanta Piccinetti, Massimo Corvo, Sacha Dominis, Danila Stalteri, Samuele Boncompagni, Roberta Cartocci, Mauro Chechi, Pierfrancesco Poggi, Bruce McGuire, Giovanni Guidelli, Dante Biagioni, Giulia Rupi e Nino Bontempo. La regia è di Vittorio Sindoni che ha curato anche la sceneggiatura assieme a Patrizia Carrano e Valerio D’Annunzio.


GLI ORIENTALISTI IN MOSTRA A ROMA

Mostra Orientalisti Roma
Le campagne di Napoleone in Egitto, i racconti degli esploratori e commercianti che avevano viaggiato in Oriente avevano acceso le fantasie non soltanto della gente comune, ma anche degli artisti. Fu Francesco Hayez, pur non essendosi mai mosso dalla sua Venezia, con la sua serie di odalische realizzate tra il 1838 e il 1839 ad aprire la strada al filone “orientalista” che influenzò molti pittori dell’800 e che per tale motivo furono chiamati “orientalisti”. I racconti di passioni proibite, le visioni degli harem, le odalische e il fascino di questi paesi misteriosi colpirono molti artisti che lavorarono anche su commissione per numerosi facoltosi anch’essi affascinati dall’Oriente
Il Chiostro del Bramante di Roma ospita la mostra “Gli Orientalisti. Incanti e scoperte nella pittura dell’Ottocento italiano”, a cura di Emanuela Angiuli e Anna Villari. Si tratta di una selezione di circa ottanta di opere, che raccontano l’Oriente nella pittura dell’800 italiano.
Un altro veneziano, Ippolito Caffi, partì per un lungo viaggio tra Costantinopoli, Smirne, Efeso e il Cairo ritornando con un bagaglio culturale e di esperienze di vita che riporto nella sua pittura. Da Parma, prima Alberto Pasini e poi Roberto Guastalla, il “Pellegrino del sole”, percorrono carovaniere e città per raccontare questi altri mondi. Il secondo lo fa portandosi dietro, oltre a tavolozza, cavalletto e pennelli anche uno strumento nuovo, la macchina fotografica. Da Firenze parte alla volta dell’Egitto Stefano Ussi che in quel Paese, subito dopo l’apertura del Canale di Suez, lavora per il Pascià prima di trasferirsi in Marocco con l’amico Cesare Biseo, anch’egli proveniente dalla corte del Viceré d’Egitto. Da questo viaggio i due traggono gli spunti per illustrare, magistralmente, “Marocco” di Edmondo De Amicis. Al fascino della scoperta che si fa suggestiva visione soggiacciono Federico Faruffini, Eugenio Zampighi, Pompeo Mariani Augusto Valli, Giulio Viotti, Achille Glisenti, Giuseppe Molteni, a conferma della trasversalità e del dilagare in tutta la penisola dell’affascinante pandemia.
Al contagio dell’Orientalismo non sfugge certo il Mezzogiorno d’Italia. A Napoli, Domenico Morelli, senza mai aver messo piede nei territori d’oltremare, descrive magistralmente odalische, arabi, mistiche atmosfere di preghiere a Maometto. Visioni esotiche soffuse di raffinato erotismo si ritrovano anche negli oli scenografici di Vincenzo Marinelli, Fabio Fabbi, del siciliano Ettore Cercone e del pugliese Francesco Netti. Quest’ultimo in particolare, di ritorno da un viaggio in Turchia, si dedicò alla produzione di opere orientaliste di tono intimista, come per esempio Le ricamatrici levantine, venate dallo stesso “garbo mediterraneo”, presente nelle odalische di Morelli
Il catalogo ufficiale della mostra “Gli Orientalisti. Incanti e scoperte nella pittura dell’Ottocento italiano” è edito da Silvana Editoriale.

Informazioni mostra “Gli Orientalisti. Incanti e scoperte nella pittura dell’Ottocento italiano”
Dove: Chiostro del Bramante - Via della Pace - Roma
Quando: 20 ottobre 2011 - 22 gennaio 2012
Orari: 10.00-20.00 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Prezzo biglietti: €10,00 intero - €8,50 ridotto (14-18 anni) - €4,50 ridotto (7-13 anni)
Telefono: 0668809035 (informazioni e prenotazioni)
Note - La biglietteria chiude un’ora prima. Il martedì tutti pagano il biglietto ridotto, indipendentemente dall’età.


lunedì 7 novembre 2011

THE TOMORROW SERIES: IL DOMANI CHE VERRA'

Il domani che verrà - Tomorrow Series
Titolo originale: Tomorrow, when the war began
Nazione: Australia
Anno: 2010
Genere: guerra
Durata: 1h43m
Regia: Stuart Beattie
Sceneggiatura: Stuart Beattie
Fotografia: Ben Nott
Musiche: Reinhold Heil, Johnny Klimek
Cast: Caitlin Stasey, Rachel Hurd-Wood, Lincoln Lewis, Deniz Akdeniz, Phoebe Tonkin, Chris Pang, Ashleigh Cummings, Robyn Mathers, Andrew Ryan, Colin Friels, Don Halbert, Olivia Pigeot, Stephen Bourke, Kelly Butler, Julia Yon, Dane Carson


Trama
Un gruppo di amici trascorre un piacevole weekend in campeggio in una meravigliosa natura incontaminata. Al loro ritorno si rendono conto che qualcosa di grave è successo: animali morti e tutti gli abitanti sono scomparsi. I ragazzi scoprono che tutti il loro familiari e amici sono stati fatti prigionieri da un esercito nemico che improvvisamente ha invaso il loro Paese. Ormai rimasti soli, dovranno imparare a sopravvivere, difendendosi e combattendo questo misterioso invasore.

Recensione
John Marsden è uno sceneggiatore e scrittore australiano famoso per la sua serie cult “Tomorrow series” finora sconosciuta in Italia. Infatti, proprio in occasione della trasposizione cinematografica del primo libro, dal titolo “The tomorrow series: Il domani che verrà”, è pubblicato nelle nostre librerie il primo volume della serie.
Il film si apre con un week-end in campeggio organizzato da un gruppo di un gruppo di amici. In realtà, neanche poi tanto amici, dato che la protagonista inizia a telefonare a destra e a manca alla ricerca di qualcuno che voglia partire con lei e l’amica del cuore. Il luogo scelto, “L’inferno”, sembra la location perfetta per un nuovo teen horror con il killer di turno che ammazza via via i membri del gruppo. L’atmosfera c’è, l’esordiente Stuart Beattie sembra ripercorrere i cliché del genere. Le giornate trascorrono tranquille tra giochi e chiacchierate, e la notte passa senza che nulla accada se non per un breve momento durante il quale si vede uno stormo di aerei sfrecciare nel cielo. Quando il gruppo rientra a casa ritrova una situazione allarmante che, invece di regalare un crescendo di mistero e di tensione, di sgretola in un attimo in una presentazione piuttosto grossolana di quanto è accaduto. Se quello che accade durante il campeggio dei ragazzi viene omesso (da dove arrivano questi soldati dall’aspetto asiatico quali motivazioni politiche e militare li hanno spinti ad invadere una tranquilla nazione come l’Australia?), quello che vediamo sullo schermo trascorre senza il minimo coinvolgimento: non c’è tensione, non c’è pathos.
Stuart Beattie non riesce a trasportare lo spettatore in quel clima di angoscia e di innocenza delle pagine del romanzo di Mardsen. La sua regia è piatta, il taglio è televisivo. Eppure il budget a disposizione non era certo esiguo. Amicizia, amore, sesso e morale vengono banalizzate e trattate in modo del tutto superficiale. Il peggio si vede durante la scena nel camion durante la quale, malgrado si trovino in un’azione di guerra e braccate dell’esercito nemico, le due ragazze iniziano a farsi una serie di confidenze da salotto della casa del Grande Fratello. Poco regala, inoltre, il gruppo di ragazzi del cast anche perché i personaggi sono stereotipati: la ragazza della porta accanto pronta a diventare leader, il rozzo dal cuore d’oro, la biondina troppo bella da invitare fuori, la bigotta con i suoi problemi etico/religiosi, la teenager alla scoperta del sesso, il figo in realtà codardo. Ad ogni input reagiscono sempre in modo prevedibile.
Concludendo, “The tomorrow series: Il domani che verrà” è un film che non mantiene le aspettative iniziali, un po’ perché girato e interpretato sottotono, un po’ perché la storia, al principio intrigante, si riduce ad una serie di scene prive di ogni interesse. La nota positiva: grazie al film finalmente sarà possibile leggere i volumi di Marsden, di sicuro più coinvolgenti di questo primo episodio cinematografico.

Voto: 40%


sabato 5 novembre 2011

GEORGIA O'KEEFFE IN MOSTRA A ROMA

Georgia O’Keeff in mostra a Roma
In mostra alla Fondazione Roma (Museo del Corso) Georgia O’Keeffe, artista americana le cui opere furono associate al precisionismo, un movimento artistico che si sviluppò negli Stati Uniti a cavallo delle due Guerre Mondiali. Georgia O’Keeffe nasce nel Wisconsin nel 1887, ma ben presto si trasferisce a New York dove entra nelle grazie del teorico dell’arte Arthur Wesley Dow. Grazie al suo insegnamento, O’Keeffe riflette ed elabora la necessità di trasmettere i sentimenti e le sensazioni dell’artista attraverso una perfetta armonia di colori, forme e figure nell’opera d’arte. Ma è l’incontro con Alfred Stieglitz, celebre fotografo e gallerista nell’America degli anni ’20 che diverrà suo marito, a far giungere O’Keeffe al successo.
La mostra, prima grande monografica dell’artista in Italia, è curata da Barbara Buhler Lynea e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei con Kunsthalle der Hypo-Kulturstiftung, Helsinki Art Museum e Arthemisia Group, in collaborazione con il Georgia O’Keeffe Museum.
In mostra sono presenti oltre 60 opere provenienti dalla collezione del Georgia O’Keeffe Museum di Santa Fe, che ospita più della metà della produzione dell’artista. La rassegna è inoltre arricchita da importanti prestiti che provengono dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, dalla National Gallery of Art di Washington, dal Whitney Museum of American Art di New York, dal Philadelphia Museum of Art e da prestigiose collezioni private.
Il percorso espositivo è arricchito da una serie di fotografie realizzate da celebri fotografi americani, come Ansel Adams, Arnold Newman, Todd Webb, e naturalmente da Alfred Stieglitz e dalla stessa artista.
La rassegna termina con la ricostruzione dello studio di O’Keeffe a Ghost Ranch, con un’esposizione di oggetti personali e strumenti di lavoro. Una scelta che permette di ripercorrere anche attraverso altre forme di testimonianza i momenti e i luoghi che hanno segnato l’appassionante e intensa vita dell’artista.


Informazioni mostra “Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello”
Dove: Museo Fondazione Roma - Museo del Corso - Via del Corso, 320 - Roma
Quando: 4 ottobre - 22 gennaio 2012
Orari: 11.00-20.00 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Prezzo biglietti: €10,00 intero - €8,00 ridotto
Telefono: 06697645599 (informazioni e prenotazioni)
Note - La biglietteria chiude un’ora prima. Biglietto cumulativo mostre “Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello” e “Georgia O’Keeffe” € 15,00.


FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA 2011: I VINCITORI

Film Festival Cinema di Roma 2011: elenco vincitori
Il vincitore del Festival Internazionale del Film di Roma 2011 è l’argentino “Un cuento chino” di Sebastian Borensztein. Una commedia divertente e surreale che ha messo d’accordo pubblico e critica. Infatti, durante la cerimonia di premiazione che si è tenuta all’Auditorium di Roma, la madrina del Festival Francesca Inaudi ha consegnato al regista entrambi i Marco Aurelio attribuiti dalla guria e dal pubblico. “Un cuento chino” racconta la storia di Roberto De Cesare (straordinaria prova di Ricardo Darin), un ferramenta scontroso, figlio di immigrati italiani (unica traccia del Belpaese in un Festival che ci ha visti uscire a mani vuote), un reduce dalla guerra delle Falkland negli anni ‘80 che non è più riuscito a rientrare nella vita sociale. L’uomo sarà costretto ad una convivenza forzata con un ragazzo cinese che non parla una parola di spagnolo. Il ragazzo è alla ricerca della propria famiglia dopo l’uccisione della fidanzata a causa di una mucca caduta dal cielo.
Vera star del Festival del Film di Roma 2011 è Richard Gere che ha ricevuto il Marco Aurelio alla carriera. Standing ovation e un lunghissimo applauso per l’attore americano che ha scherzato con Debra Winger sua partner nel famoso film “Ufficiale e gentiluomo” (1982). Il premio come miglior attrice è andato invece a Noomi Rapace, la Lisbeth Salander della saga “Millenium”, per la sua interpretazione nel film “Babycall”, mentre quello di miglior attore a Guillaume Canet per “Una vie meilleure”, film francese di Cedric Kahn.
Segue la lista di tutti i vincitori del Festival di Roma 2011.


Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior film
Un cuento chino, regia di Sebastian Borensztein
Gran Premio della Giuria Marc’Aurelio
Voyez comme ils dansent, regia di Claude Miller
Premio Speciale della Giuria Marc’Aurelio
The Eye of the Storm, regia di Fred Schepisi
Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior attore
Guillaume Canet - Une vie meilleure
Premio Marc’Aurelio della Giuria alla migliore attrice
Noomi Rapace - Babycall
Premio Marc’Aurelio del Pubblico al miglior film
Un cuento chino, regia di Sebastian Borensztein
Premio Speciale alla colonna sonora della Giuria Marc’Aurelio
Ralf Wengenmayr - Hotel Lux.
Premio Marc’Aurelio Esordienti (ex aequo)
Circumstance, regia di Maryam Keshavarz
La Brindille, regia di Emmanuelle Millet.

Premio Libera Associazione Rappresentanti di Artisti (LARA) al miglior interprete italiano
Francesco Scianna - L’industriale
Menzione Speciale LARA al miglior interprete italiano
Francesco Turbanti - I primi della lista
Premio Alice nella città (Giuria 8-12 anni)
En el nombre de la hija, regia di Tania Hermida
Premio Alice nella città (Giuria 13-17 anni)
Noordzee Texas, regia di Bavo Defurne
Premio Farfalla d’oro - Agiscuola
Hotel Lux, regia di Leander Haussmann
Premio HAG – Pleasure Moments
Pina, regia di Wim Wenders
Premio Lancia Eleganza e Temperamento
Zhang Ziyi - Love for Life
3 Social Movie Award
Pier Francesco Favino
Premio Speciale WWF “ Urban City - Green style”
African Women: in viaggio per il Nobel della pace, regia di Stefano Scialotti
Premio ENEL Cuore al miglior documentario (Sezione L’Altro Cinema | Extra)
Girl Mode, regia di David Redmon e Ashley Sabin
Premio Distribuzione Indipendente alla miglior opera da svelare (sezione L’altro Cinema | Extra)Turn Me On, Goddammit!, regia di Jannicke Systad Jacobsen
Premio Focus Europe al miglior Progetto Europeo
Rising Voices, regia di Bénédicte Liénard e Mary Jimenez
Eurimages Co-production Development Award
Off Frame, regia di Mohanad Yaqubi
Premio Vetrina dei giovani cineasti italiani
Appartamento ad Atene, regia di Ruggero Dipaola


IL RINASCIMENTO IN MOSTRA A ROMA

Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello
La mostra “Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello”, in programma presso la Fondazione Roma (già Museo del Corso) vuole raccontare il ‘500, un secolo ricco di vicende politiche e religiose in tutta Europa, che si riflessero inesorabilmente su Roma. Il pontificato di Giulio II (1503-1513), il Sacco di Roma (1527), la morte di Michelangelo (1534), il Concilio di Trento (1563) e la successiva Controriforma furono soltanto alcuni degli eventi storici che caratterizzarono il XVI secolo.
Oltre 180 opere, tra sculture, dipinti, disegni, incisioni e medaglie provenienti da importanti istituzioni museali italiane e straniere, tra cui, oltre ai maggiori Musei romani, i Musei Vaticani, la Galleria degli Uffizi, il Museo Nazionale del Bargello di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Capodimonte di Napoli, e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, l’Hermitage di San Pietroburgo, l’Albertina Museum di Vienna, e la già citata Royal Library di Londra.
Per introdurre il visitatore nel clima suggestivo del Rinascimento a Roma saranno esposti capolavori di Raffaello, quali l’Autoritratto e il Ritratto di Fedra Inghirami, e di Michelangelo, quale il Apollo-Davide proveniente dal Museo Nazionale del Bargello, oltre a numerose opere d’arte di artisti coevi, come Sebastiano del Piombo e Francesco Salviati. Capolavori antichi come la Statua di Afrodite accovacciata di Palazzo Altemps e il Dioniso ed Eros del Museo Archeologico di Napoli, che apparteneva alla collezione Farnese, dialogano con opere moderne a testimoniare quanto l’antico favorì la radice vitale del momento artistico cinquecentesco, divenendo fonte di ispirazione per alcuni e di emulazione per altri: in mostra la copia del Laocoonte di Pietro da Barga dal Museo del Bargello, oltre allo splendido disegno del Pantheon realizzato da Raffaello come studio. Esposte anche opere di Perin del Vaga, Daniele da Volterra, Jacopino del Conte, Taddeo Zuccari e Federico Zuccari, Girolamo Muziano e Marcello Venusti.
Suggestiva è la ricostruzione virtuale in 3D della meravigliosa Loggia di Amore e Psiche della Farnesina, l¹antica Villa voluta da Agostino Chigi a Porta Settimiana e affrescata dalla scuola di Raffaello, nonché della volta della Cappella Sistina e del "Giudizio" di Michelangelo riprodotte in mostra grazie alla tecnologia ENEA, ovvero alla tecnica laser dell'ITR100 inventato da Giorgio Fornetti e dal suo staff.
Il percorso della mostra “Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello” si suddivide in sette sezioni tematiche. La prima, “La Roma di Giulio II e Leone X”, documenta lo sviluppo e i fasti di Roma con piante, progetti per chiese e palazzi, ma anche scorci della città in momenti ludici. “Il Rinascimento e il rapporto con l’antico” illustra come la storia antica di Roma fu d’ispirazione e d’attrazione per un gran numero di artisti che si rifacevano all’ideale del Rinascimento. “La Riforma di Lutero e il Sacco di Roma” illustra l’episodio tragico che colpì Roma che scosse l’intera Europa gettandola in una profonda crisi politica e religiosa. La sezione “I fasti farnesiani” racconta il pontificato di Paolo III Farnese che coincise con la rinascita della città dopo la terribile devastazione. La sezione successiva, intitolata “La Basilica di San Pietro” è dedicata alla più grande impresa architettonica della città. La penultima sezione, “La maniera a Roma a metà secolo”, documenta come gli insegnamenti di Michelangelo e Raffaello furono assorbiti e rielaborati da una larga schiera di pittori nella Roma rinascimentale. L’ultima sezione, “Gli arredi”, illustra la vita quotidiana di Roma con gli utensili di uso comune che diventano opere d’arte.
La mostra “Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello”, curata da Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli, è promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei con Arthemisia Group, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma. La mostra si avvale di un prestigioso comitato scientifico presieduto da Vittorio Sgarbi e formato da Cristina Acidini, Maria Grazia
Bernardini, Marco Bussagli, Nicole Dacos, Marzia Faietti, Marcello Fagiolo, Kristina Herrmann Fiore, Sylvia Ferino Pagden, Christoph L. Frommel, Anna Lo Bianco, Maria Luisa Madonna, Lorenza Mochi Onori, Antonio Paolucci, Silvia Danesi Squarzina, Rossella Vodret, Alessandro Zuccari.


Informazioni mostra “Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello”
Dove: Museo Fondazione Roma - Museo del Corso - Via del Corso, 320 - Roma
Quando: 25 ottobre - 12 febbraio 2012
Orari: 10.00-20.00 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Prezzo biglietti: €10,00 intero - €8,00 ridotto
Telefono: 06697645599 (informazioni e prenotazioni)
Note - La biglietteria chiude un’ora prima.Biglietto cumulativo mostre “Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello e “Georgia O’Keeffe” € 15,00.