venerdì 28 ottobre 2011

VISO D'ANGELO

Viso d'angelo - Gabriel Garko
Dopo la breve comparsa in “Sangue caldo”, Gabriel Garko ritorna in tv, protagonista in “Viso d’angelo”, miniserie tv in quattro puntate diretta da Eros Puglielli (“Tutta la conoscenza del mondo”, “Occhi di cristallo”) in onda su Canale 5 da venerdì 28 ottobre 2011. Gabriel Garko è il “Viso d’angelo”: infatti, il bell’attore torinese non interpreta il ruolo del cattivo, ma un ispettore di polizia, Roberto Parisi, a caccia di un serial killer.
La trama di “Viso d’angelo” racconta una storia dalle forti tinte noir. L’ispettore Roberto Parisi lavora assieme ad Angela Garelli (Cosima Coppola), una poliziotta vittima di un suo grave errore: ha, infatti, ucciso per errore il suo collega sotto copertura nonché suo fidanzato, con il quale si sarebbe dovuta sposare a breve. I due lavoreranno al caso di un serial killer che firma i suoi omicidi lasciando un rosario tra le mani delle sue vittime. Le indagini verificheranno che tutte le vittime del serial killer sono riconducibili al Santa Teresa, un centro di recupero.
La sceneggiatura di “Viso d’angelo” è di Teodosio Losito, Manuela Romano e Laura Sabatino. La produzione è di Ares Film. Il cast vede oltre ai protagonisti Gabriel Garko e Cosima Coppola, Angela Molina, Antonio Giuliani, Raniero Monaco Di Lapio, Martine Brochard, Magdalena Grochowska, Loredana Cannata e Alberto Molinari.


martedì 25 ottobre 2011

CEZANNE IN MOSTRA A MILANO

Paul Cézanne in mostra al Palazzo Reale di Milano
Apre a Milano la prima mostra monografica di Paul Cézanne che finora si era potuto ammirare soltanto all’interno di mostre sull’impressionismo e sulle avanguardie storiche. La mostra, dal titolo “Cézanne. Les Ateliers du Midi” vuole raccontare l’intimo rapporto tra il pittore e la sua terra d’origine, la Provenza.
In esposizione circa quaranta opere provenienti dalle più importanti istituzioni museali mondiali, tra cui la Tate National di Londra, il Musée d’Orsay, il Musée de l’Orangerie e il Petit Palais di Parigi, il Princeton University Art Museum, l’Hermitage di San Pietroburgo, la Nation al Gallery di Washington e il Musée Granet di Aix-en-Provence, sua città di nascita.. Dalle prime opere realizzate intorno al 1860, fedeli alla tradizione artistica dell’epoca, passando per i ritratti di amici, familiari e gente comune, ai paesaggi, al principio legati all’impressionismo, in seguito caratterizzati da una maggiore concretezza, le celebri nature morte, sino agli ultimi straordinari dipinti degli inizi del’900.
La mostra inizia con il celebre “Portrait de l’artiste”, dove lo sguardo fisso di un giovane Cézanne accoglie il visitatore. Seguono i bellissimi dipinti murali “Les quatre saisons” realizzati da Cézanne per la casa paterna tra il 1860 e il 1861: prove pittoriche già di grande qualità, nei quali sono evidenti richiami alla tradizione classica francese. Seguono alcune opere d’après realizzate tra il 1859 e il 1865, dove Cézanne si misura con i grandi maestri come Caravaggio, Courbet, Delacroix e Rubens. Si entra nel vivo della mostra con i soggetti narrativi che Cézanne sceglie di dipingere dal 1870 e cioè quando lascia sempre più spesso Parigi per la Provenza: qui adotta lo stile en plein air suggeritogli dall’amico Pissarro, schiarisce i colori, cercando di renderne più ricche le tonalità. Ecco quindi “Les voleurs et l’âne”, ma soprattutto due soggetti che saranno molto amati e studiati dal maestro: le bagnanti e la montagna Sainte Victoire, la celebre altura di Aix-en-Provence che Cézanne ha poi dipinto moltissime volte, dandocene diverse versioni di grande bellezza. E ancora “Baigneuses davant la montagne Sainte-Victoire e “La tentation de saint Antoine”.
Seguono i dipinti eseguiti da Cézanne nell’atelier che il padre gi allestì appositamente nella casa di Jas de Bouffan dove produce alcuni dei suoi capolavori in materia di paesaggio: “Paysage à l’oratoire et le Pont des Trois Sautets”, “Vue prise du Jas de Bouffan”, “Le Viaduc a L’Estaque”. E inoltre i paesaggi di cave e pinete, scoperti da Cézanne durante le sue esplorazioni nella campagna provenzale: “Le rocher rouge”, “Rochers et branches à Bibémus”, “Grand pin et terres rouges” e lo straordinario quadro dallo stesso titolo, madipinto nel quinquennio successivo. Presenti anche gli splendidi angoli di bosco dipinti nelle lunghe soste di Cézanne allo Château Noir: “Dans le parc du Château Noir” e “La citerne dans le parc du Château Noir”.
La mostra “Cézanne. Les Ateliers du Midi” è curata dal critico e storico dell’arte Rudy Chiappini, promossa dall’Assessorato alla Cultura Comune di Milano e prodotta da Palazzo Reale e Skirara. Un importante racconto dell’arte dell’artista francese (di origini piemontesi) che influenzò le correnti del Cubismo e del Surrealismo.

Informazioni mostra “Cézanne. Les Ateliers du Midi”
Dove: Palazzo Reale - Piazza del Duomo, 12 - Milano
Quando: 20 ottobre 2011 - 26 febbraio 2012
Orari: 14.30-19.30 (lunedì), 9.30-19.30 (martedì, mercoledì, venerdì e domenica), 9.30-22.30 (giovedì e sabato)
Prezzo biglietti: €9,00 intero - €7,50 ridotto
Telefono: 0292800375 (informazioni e prenotazioni)
Note - La biglietteria chiude un’ora prima. Sono previste visite guidate ed ulteriori riduzioni per famiglie, gruppi e scuole.


Presentazione mostra “Cézanne. Les Ateliers du Midi” (Milano)


lunedì 24 ottobre 2011

SUPER - ATTENTO CRIMINE!!!

Super - Attento crimine!!!
Titolo originale: Super
Nazione: USA
Anno: 2010
Genere: commedia
Durata: 1h36m
Regia: James Gunn
Sceneggiatura: James Gunn
Fotografia: Steve Gainer
Musiche: Tyler Bates
Cast: Rainn Wilson, Ellen Page, Kevin Bacon, Liv Tyler, Gregg Henry, Michael Rooker, Andre Royo, Sean Gunn, Stephen Blackehart, Don Mac, Linda Cardellini, Nathan Fillion, Gerardo Davila, Grant Goodman


Trama
Frank è follemente innamorato di sua moglie Sarah, un’ex tossica e alcolizzata. Un giorno, però, lei decide di lasciarlo per Jacques, il capo di una banda criminale. Frank, disperato, una notte ha una visione e si convince di essere prescelto da Dio. Così trasforma in Saetta Purpurea, un maldestro supereroe privo di superpoteri ma armato di una chiave inglese. Frank decide di combattere il crimine e riprendersi sua moglie. Al suo fianco si schiera Libby, una ragazzina invasata, amante dei fumetti e dei supereroi.

Recensione
Se “Kick-Ass” era una parodia semiseria dei film dei supereroi, “Super - Attento crimine!!!” ne è la versione sporca, brutta e cattiva. James Gunn, alla prima prova da regista, è uno degli sceneggiatori della Troma Entertrainment, una delle più antiche case di produzioni cinematografiche indipendenti, fondata da Lloyd Kaufman e Michael Herz nel 1974, nota per b-movie a basso costo con alto tasso di sequenze splatter e di sesso. “Super - Attento crimine!!!” è una commedia nerissima che ha dentro di sé questo questo spirito indipendente anche se si nota il maggior budget a disposizione di Gunn. Frank, il protagonista della pellicola, si trasforma in Saetta Purpurea, decide di farsi giustizia da solo e riprendersi ciò che gli hanno tolto, una moglie che in realtà non lo considerava già da tempo, ormai persa nell’alcool e nelle droghe. La somiglianza con “Kick-Ass” è palese, ma “Super - Attento crimine!!!” mostra una storia molto più triste e reale. Frank è uomo sfigato e pervaso da un insensato misticismo religioso. Da quando era bambino veniva preso di mira dai compagni con scherzi cattivi e pesanti crescendo è diventato una vittima, un invisibile. Un giorno ha avuto la fortuna di conoscere una ragazza bella, la quale affascinata dalla sua bontà (o meglio, assenza di cattiveria) ha visto in lui una possibilità di salvezza da una vita sbandata. Una speranza subito spenta.
La presenza dei fumetti in stile Batman (serie tv degli anni ’60) è divertente, pur se in realtà rende ancor più brutale il no-sense violento del nostro supereroe. Tutto appare come un gioco infantile, ma Saetta Purpurea, finalità giuste o sbagliate che siano, porta dietro di sé una orribile scia di sangue.
Frank è interpretato da un buon Rain Wilson: le sue espressioni tra malinconia, follia e apatia tratteggiano un uomo alienato, emarginato che ha subito la vita fino al momento in cui cerca la sua vendetta. Al suo fianco una frizzante Ellen Page nei panni di una ragazzina esaltata, al limite del maniaco, e goffa nei suoi tentativi sexy di sedurre il supereroe. Un’interpretazione decisamente sopra le righe e solo a tratti giustificata. Si diverte Kevin Bacon, il diabolico criminale che porta via la moglie (Liv Tyler, poco più che una comparsa) a Frank.
Supportato da una graziosa colonna sonora indie, “Super - Attento crimine!!!” è una feroce commedia dall’aspetto naif e superficiale, ma concentra in un singolo personaggio tutte il dramma dell’uomo moderno. Un film brutale, a tratti insensato, ma riesce comunque a farsi apprezzare.


Voto: 62%


IL SIMBOLISMO IN ITALIA

Mostra Simbolismo Padova
La mostra “Il Simbolismo in Italia” presenta, per la prima volta in Italia (Padova), dal 1 ottobre 2011 al 12 febbraio 2012 il movimento artistico che si sviluppò inizialmente in Francia alla fine del XIX secolo abbracciando letteratura, arti figurative e musica.
Nato ufficialmente il 18 settembre 1886 con la pubblicazione sul quotidiano Le Figaro del proprio Manifesto da parte del poeta Jean Moréas, il Simbolismo andava alla ricerca di una realtà più profonda di quella percepibile con i sensi, raggiungibile soltanto attraverso l’arte, la poesia e la musica. Questa ricerca si identificava con uno spiritualismo estetizzante che volgeva lo sguardo al mito, al sogno, e al mistero.
La mostra “Il Simbolismo in Italia” è articolata in otto sezioni tematiche, attraverso un periodo storico/artistico che va dagli anni ‘80 del XIX secolo fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Durante questo arco di tempo si ha passaggio, nelle arti figurative, dai temi del Realismo e del Naturalismo alle poetiche del Decadentismo, alimentate, queste ultime, dalla scoperta dell’inconscio.
Il percorso museale si apre con la sezione “Il mistero della maternità: Segantini e Previati all’Esposizione di Milano, 1891”. E così si possono ammirare affiancate “Le due madri” di Giovanni Segantini e “Maternità” di Gaetano Previati, opere che stabilirono la sintesi fra la tecnica del divisionismo e i contenuti simbolici. La sezione seguente, “I protagonisti”, si concentra sugli artisti italiani e stranieri che parteciparono attivamente a quell’avventura poetica intesa a superare le verità del naturalismo in favore di un’“audacia ideista”.
“Un paesaggio è uno stato dell’anima” scriveva Henry-Frédéric Amiel e a questa idea è ispirata la sezione della mostra “Il paesaggio: il sentimento panico della natura” che espone opere dove prevalgono, nella rappresentazione del paesaggio, la nebbia, i bagliori notturni, la variabilità atmosferica, le situazioni insomma più facilmente collegabili alla psicologia turbata degli intellettuali di fine secolo: non a caso si è scelto di porre come prefazione a questo tema “L’isola dei morti” di Böcklin nella raffinata e inedita versione di Otto Vermehren, e di affiancare ai dipinti di Vittore Grubicy, di Pellizza da Volpedo, di Plinio Nomellini.
Nel reagire alle crude indagini del verismo sociale, i simbolisti andavano alla ricerca del mistero della vita, soggetto di un’altra sezione della mostra in cui la rappresentazione di azioni quotidiane (la processione, le gioie materne, il viatico, la partenza mattutina) rivela l’identità dell’artista veggente, che aveva il compito, secondo le teorie simboliste, di decifrare il mondo dei fenomeni e di cogliere le affinità latenti e misteriose esistenti tra l’uomo e la realtà circostante. A
L’ispirazione preraffaellita domina la pittura di Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis realizza le aspirazioni figurative di D’Annunzio, Galileo Chini intesse sontuose e iridescenti allegorie, Leonardo Bistolfi interroga la Sfinge, Gaetano Previati riscopre nella storia il dramma di Cleopatra. Sono il contenuto delle due successive sezioni “L’abisso (la rappresentazione del mito)” e “L’allegoria: Eros e Thanatos” propongono i capolavori di questi artisti mettendone in evidenza la portata internazionale attraverso il confronto con le opere di Gustav Klimt e di Franz von Stuck.
La sezione “L’immaginario in bianco e nero” si dedica alla nutrita produzione grafica degli anni fra il XIX e il XX secolo, che meglio si comprende il dialogo serrato degli italiani con la cultura figurativa mitteleuropea, impegnata ad indagare i più riposti sentimenti dell’uomo, i suoi fantasmi interiori. Spiccano in questa i fogli di Alberto Martini, di Romolo Romani, di Giovanni Costetti, del giovane Ottone Rosai, che variano dall’allegorico, al fiabesco, al fantastico, all’orrido, confermando l’idea allora ricorrente che solo attraverso il disegno si riuscisse a preservare la spiritualità della visione dalle scorie della quotidiana esperienza.
Il percorso della mostra si conclude con la sezione “La Sala del Sogno: la Biennale del 1907”. Quella edizione della manifestazione aveva consacrato le istanze e le realizzazioni della generazione simbolista creando una vera e propria scenografia affidata all’ingegno decorativo di Galileo Chini e agli artisti che, con la loro militanza, avevano contribuito ad alimentare le poetiche del ‘piacere’ e dell’inquietudine, della bellezza medusea e del mito, della spiritualità e degli stati d’animo, sostenendole con tenacia fino alle soglie della rivoluzione futurista.


Informazioni mostra “Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400”
Dove: Palazzo Zabarella - Via degli Zabarella, 14 - Padova
Quando: 1 ottobre 2011 - 12 gennaio 2012
Orari: 9.30-19.00 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Prezzo biglietti: €10,00 intero - €8,00 ridotto
Telefono: 0498753100 (informazioni e prenotazioni)
Note - La biglietteria chiude 45 minuti prima.



L'ANGELO INCARNATO IN MOSTRA A LUGANO

L'angelo incarnato in mostra a Lugano
Al Museo Cantonale d’Arte di Lugano è esposto, dal 16 ottobre 2011 all’8 gennaio 2012, “L’Angelo incarnato”, una delle opere più provocatorie di Leonardo da Vinci. Si tratta di un foglio blu a carboncino o pastello composto di materie organiche. Suscitò grande clamore e imbarazzo per l’aspetto esplicitamente erotico e scioccante del soggetto. E’ infatti raffigurato un androgino rappresentante la completezza e l’integrazione dell’essere umano. E’ l’esemplare perfetto risultato dell’unione dei caratteri maschili e femminili. Il disegno raffigura un ermafrodita, un adolescente, dal seno e dalla capigliatura femminili, ma dal sorriso beffardo e perverso, e dal membro in erezione e ben evidente che, nell’insieme, determina un’ambiguità sia anatomica che morale dell’opera. Il soggetto ritratto non è ufficialmente identificato, ma in molti vi riconoscono Gian Giacomo Caprotti, detto Salai, allievo e forse amante di Leonardo.
Realizzato da Leonardo da Vinci nel primi anni del XVI secolo, il disegno entrò a far parte della collezione del Castello assieme ad altre undici opere di Leonardo, tutte a sfondo erotico. Un giorno giunse a corte un noto studioso tedesco che analizzò quei disegni. Qualche tempo dopo scomparvero, con tacito benestare della regina Vittoria, contenta di sbarazzarsi di quei soggetti troppo imbarazzanti. Il gruppo di opere licenziose finì dunque in Germania.
Il disegno fu ritrovato in Germania nel 1991, fu ma esposto prima a Stoccolma nel 1994, e in seguito a Malmö, Göteborg, Rotterdam, Berlino, Pretoria, Firenze e adesso, per la prima volta in Svizzera, a Lugano.


Informazioni mostra “L’Angelo incarnato”
Dove: Museo Cantonale d’Arte - Via Canova 11 - Lugano (Svizzera)
Quando: 16 ottobre 2011 - 8 gennaio 2012
Orari: 10.00-17.00 (tutti i giorni), 14.00-17.00 (martedì), 24, 25 e 31 dicembre, 1 gennaio e lunedì chiuso
Prezzo biglietti: CHF 12 (~ €10,00) intero - CHF 8 (~ €6,50) ridotto
Telefono: +41 919104780 (informazioni)


mercoledì 19 ottobre 2011

INSIDIOUS

Insidious
Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2010
Genere: horror
Durata: 1h37m
Regia: James Wan
Sceneggiatura: Leigh Whannell
Fotografia: David M. Brewer, John R. Leonetti
Musiche: Joseph Bishara
Cast: Patrick Wilson, Rose Byrne, Ty Simpkins, Lin Shaye, Leigh Whannell, Angus Sampson, Barbara Hershey, Andrew Astor, Corbett Tuck, Heather Tocquigny, Ruben Pla, John Henry Binder, Joseph Bishara, Philip Friedman, J. LaRose


Trama
Renai e Josh Lambert si sono appena trasferiti, con i tre figli, nella nuova casa. La loro felicità svanisce in un attimo quando Dalton, il figlio maggiore, entra in coma a causa di una caduta da una scala in legno difettosa. In realtà, i medici non riescono a spiegarsi lo stato di coma, infatti, il bambino non presenta alcuna lesione interna. Nel frattempo, in casa Renai inizia a udire strani rumori e vedere orribili apparizioni. Pur traslocando nuovamente, i fenomeni paranormali continuano a manifestarsi anche nella nuova casa. Qualcosa di misterioso ed inquietante non vuole abbandonarli.

Recensione
Ci si lamenta spesso che il cinema, tra remake ufficiali e plagi più o meno velati, non abbia più nulla di nuovo da dire. “Insidious” sembra seguire questa corrente: una casa maledetta (la saga di “Amityville” o quella de “La casa”); fantasmi e strane apparizioni (“The others” e gran parte dell’horror orientale); un bambino tra coma e possessione (“Patrick” e “L’esorcista”). Inoltre, ci sono diversi elementi che legano “Insidious” a “Poltergeist - Demoniache presenze”, cult horror degli anni ’80 diretto da Tobe Hopper, ma vera e propria creatura di Steven Spielberg (soggetto, sceneggiatura, montaggio e produzione). Infine, la natura al principio banale della storia, con riprese che insistono sulle attività quotidiane della famiglia ricordano “Paranormal activity” di Oren Peli, qui nei panni di produttore.
Nonostante queste palesi analogie, “Insidious” percorre una strada tutta sua. Il regista James Wan e lo sceneggiatore Leigh Whannell, creatori di “Saw”, stavolta non hanno bisogno di torture gratuite o spargimenti di sangue. La storia ben progettata che riesce ad andare oltre i cliché dei film di fantasmi e di case infestate, le figure misteriose ben nascoste nell’oscurità, il sonoro inquietante (la voce tra i disturbi del baby control), la presenza dell’intruso che si insidia nella tranquillità familiare, fanno sì che l’atmosfera di “Insidious” sia tesa, angosciante, a tratti agghiacciante. Ogni fotogramma trasuda terrore. In alcuni sono presenti figure che l’occhio umano difficilmente riesce a cogliere, messaggi (quasi) subliminali che vengono comunque percepiti. Quando la mdp avanza lentamente nel buio, è facile immaginare che sia il preludio di un’apparizione improvvisa ma Wan rimuove ogni certezza variando i tempi e i punti delle apparizioni. E’ inevitabile che la tensione scemi un po’ quando la storia viene svelata, ma l’entrata in scena di nuovi personaggi aggiunge nuovo interesse. Oltre la classica medium, vediamo infatti i maldestri e simpatici “ghostbusters” con le loro curiose apparecchiature. La narrazione, a questo punto, ha una svolta quasi fantasy/horror con rimandi alle visioni oniriche di “Twin Peaks” e “Fuoco cammina con me” di David Lynch e ai sogni delle vittime del celebre “Nightmare”.
Il cast di “Insidious” si rivela molto convincente. James Wan lo dirige con molta cura. L’inspiegabile malattia dei figlio e le continue apparizioni da un lato accrescono la tensione, ma dall’altro sgretolano gradualmente il legame della giovane coppia. Tutto avviene quasi sempre in assenza di Josh, il quale risponde ai problemi allontanandosi dalla famiglia e gettandosi nel lavoro. Renai rimane così sola, incredula e assillata dal timore di non essere creduta. Le interpretazioni di Patrick Wilson e Rose Byrne sono dunque efficaci. Non ci sono comportamenti illogici se non quelli dettati dalla paura e dall’incoscienza. La prova migliore è, tuttavia, quella di Lin Shaye nei panni della medium. Ottime anche quelle di tutti gli spettri, in particolare quelli che non potendo partecipare ai dialoghi incutono terrore con gesti e sguardi raccapriccianti (da notare come uno di questi ricordi il video “Black hole sun” dei Soundgarden).
La premiata ditta Wan/Whannell aveva rischiato riproponendo un sottogenere horror così inflazionato. Una buona prima parte, una seconda interessante ed un finale sorprendente fanno di “Insidious” uno dei migliori film horror degli ultimi anni. Nulla di nuovo, ma quanto mostra è davvero ben fatto.

Voto: 85%




martedì 18 ottobre 2011

FESTIVAL INTERNAZIONALE DELL'AMBIENTE 2011

Festival Internazionale dell'Ambiente 2011
La quarta edizione del Festival Internazionale dell’Ambiente si svolge da mercoledì 19 a sabato 22 ottobre nelle location di Palazzo Lombardia (piazza Città di Lombardia) e Cinema Odeon (via Santa Radegonda, 8). La Piazza Città di Lombardia ospita diverse installazioni dedicate all’ambiente come una pala eolica funzionante alta 8 m e video in 3D dei paesaggi naturali.
L’edizione 2011, realizzata con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Provincia di Milano, Camera di Commercio di Milano ed Expo 2015, affronta tre importanti tematiche: energia, acqua e salute. Addetti ai lavori e cittadini potranno partecipare a spettacoli, proiezioni cinematografiche, workshop, laboratori, meeting, dibattiti e convegni.
L’apertura del Festival Internazionale dell’Ambiente 2011 è affidata a Paolo Nespoli, l’astronauta italiano dello Space Shuttle Discovery che, durante l’incontro dal titolo “Come sta la Terra vista dal cielo?” (mercoledì 19, ore 17.00 Sala 1 Palazzo Lombardia) offre un quadro dello stato di salute del pianeta vista dallo spazio. Tra i gli incontri più interessanti “Storie, saperi e misteri dell’acqua” con Giulio Giorello, filosofo, matematico, epistemologo e professore presso l’Università degli Studi di Milano, e Andrea Rinaldo, professore presso Politecnico di Losanna e Università di Padova e autore del libro “Il governo dell’acqua. Ambiente naturale e ambiente costruito”. Da segnalare, inoltre, il convegno “La strategia energetica nazionale: priorità e proposte” (giovedì 20 ottobre, ore 10.00, Palazzo Lombardia) a cura di EnergyLab: una serie di proposte per il nostro paese; l’appuntamento è alle ore 10 al Palazzo della Regione.
Tra le novità del Festival Internazionale dell’Ambiente 2011, la rassegna cinematografica “Cinemambiente”. Dal 19 al 21 ottobre sono in programmazione alle 21.00 al Cinema Odeon, tre film ispirati al tema dell’ambiente: “La ragazza delle Balene” di Niki Caro (giovedì 20), “Himalaya - L’infanzia di un capo” di Eric Valli (venerdì 21) e “127 ore” di Danny Boyle (sabato 22).
Gli ingressi agli spazi e a tutti gli eventi del Festival Internazionale dell’Ambiente 2011 sono gratuiti.


sabato 15 ottobre 2011

VIOLETTA

Violetta - Fiction Rai
Vittoria Puccini e Rodrigo Guirao Diaz sono i protagonisti di “Violetta”, fiction in due puntate in onda su Rai 1 domenica 16 e lunedì 17 ottobre 2011. La miniserie è liberamente tratta dal romanzo “La signora delle camelie” di Alexandre Dumas a cui Giuseppe Verdi trasse ispirazione per “La Traviata”. La storia è stata più volte portata sul grande schermo e, nel 2005, la Rai ha già prodotto una miniserie dal titolo “La signora delle camelie”, diretta da Lodovico Gasparini e interpretata da Francesca Neri e Sergio Muniz. Un vero flop di pubblico e critica.
“Violetta” narra la dolorosa storia d’amore tra Violetta Valéry, giovane prostituta disillusa dell’amore, e Alfredo Gérmont, un giovane studente rivoluzionario, durante i roventi anni dell’Unità d’Italia, nazione ancora sottomessa agli austriaci. Il resto del cast di “Violetta” annovera Andrea Giordana nei panni del Duca di Sagrado e Tobias Moretti nella parte di Antonio Caleffio. La sceneggiatura è di Sandro Petraglia, mentre la regia è di Antonio Frazzi.


venerdì 14 ottobre 2011

AMICI DI LETTO

Amici di letto streaming megavideo
Titolo originale: Friends with benefits
Nazione: USA
Anno: 2011
Genere: commedia, sentimentale
Durata: 1h49m
Regia: Will Gluck
Sceneggiatura: Will Gluck, Keith Merryman, David A. Newman
Fotografia: Michael Grady
Musiche: Halli Cauthery
Cast: Justin Timberlake, Mila Kunis, Patricia Clarkson, Jenna Elfman, Bryan Greenberg, Richard Jenkins, Woody Harrelson, Nolan Gould, Andy Samberg, Shaun White, Andrew Fleming, Catherine Reitman, Courtney Henggeler, Masi Oka, Tiya Sircar, Christopher T. Wood, Emma Stone, Lili Mirojnick, Rupak Ginn, Chike Johnson


Trama
Dylan è un blogger di successo, Jamie è una cacciatrice di teste. Entrambi sono stati appena lasciati dai rispettivi fidanzati. Le loro vite si incrociano quando Jamie contatta Dylan per un colloquio di lavoro. Dylan viene assunto viene così assunto come art director dalla rivista CQ. Si trasferisce da Los Angeles a New York e non conoscendo nessuno, inizia ad uscire con Jamie. I due diventano buoni amici. Una sera decidono di diventare “amici di letto”: faranno sesso senza mai farsi coinvolgere dai sentimenti. Riusciranno a mantenere questa reciproca promessa?

Recensione
In America deve essere proprio un’ossessione quella di riuscire ad avere un rapporto fatto solo di sesso, che non implichi coinvolgimenti sentimentali. Dopo “Amori & altri rimedi”, carino, e “Amici, amanti e...”, davvero insipido, in un solo anno spunta la terza pellicola con il medesimo soggetto. Il titolo “Amici di letto” lascia pochi dubbi. Per fortuna, malgrado manchi di originalità, “Amici di letto” regala freschezza e divertimento, è piccante senza mai essere volgare perché dotato di forte ironia. Infatti, i due protagonisti, Justin Timberlake e Mila Kunis (coppia perfetta), pur avendo fascino da vendere, si rivelano al principio goffi e imbarazzati nelle scene di sesso, privi di una minima intesa sessuale. E’ certo che non dispiace vedere quei corpi splendidi senza veli (lascia senza fiato la “retrospettiva” di Mila Kunis, completamente nuda), ma non c’è malizia né libidine, tutto è visto come ingenuo gioco tra due ragazzi.
L’atmosfera che avvolge “Amici di letto” è incompatibile con l’attuale crisi economica americana. Bisogna sforzarsi di supporre che la storia si svolga nel passato. E’ poco credibile, infatti, vedere oggi potenziali candidati chiamati a fare un colloquio con tanto di biglietto aereo pagato dall’azienda e una cacciatrice di teste ben retribuita (con tanto di eventuali bonus) quando in questo momento spopolano i tagliatori di teste, pronti a licenziare senza preavviso numerosi dirigenti d’azienda. Bello il contrasto tra una soleggiata Los Angeles, luogo dove trascorrere tranquille giornate in riva al mare, e una frenetica New York, stressante e asfissiata dai grattacieli. Diversità che si evidenziano nei due posti dove i protagonisti si fermano a conversare osservando il panorama: da un lato la verde collina di Hollywood regala una vista rilassante, dall’altro il tetto di un grattacielo non offre altro che uno skyline fatto di torri di cemento e acciaio.
Buona la regia di Will Gluck: controlla l’esuberanza del cast lasciando tuttavia molta libertà di azione.
Belle le scene dei flash mob, Gluck ne mette in risalto l’aspetto sociale: alienazione e solitudine determinate dal vivere nelle grandi metropoli può essere alleviata, almeno per brevi, partecipando a spettacoli nei quali ci si sente parte di un gruppo. Meraviglioso è, inoltre, il montaggio della scena iniziale.
Mila Kunis si mostra esuberante, sexy ma mai femme fatale, perché Jamie è una ragazza piena di insicurezze e fragilità; Justin Timberlake ormai ha convinto (quasi) tutti che oltre a un viso pulito (perfetto per questo genere di ruoli), una bella voce, ha buone capacità recitative. I due, tuttavia, sono facilitati dalla presenza di comprimari di alto livello: Richard Jenkins, padre di Dylan, sofferente di Alzheimer, mostra lo sconforto e la rabbia di un uomo impotente nei confronti della malattia; Patricia Clarkson, è la madre molto, forse troppo, “easy” di Jamie; Woody Harrelson è il simpatico collega gay di Dylan: peccato il suo personaggio non abbia avuto maggior spazio nella storia perché è lui a regalare le migliori battute.
“Amici di letto” è una commedia sentimentale che ripercorre tutti i cliché del genere in modo del tutto prevedibile. Nonostante ciò, risulta spumeggiante e spiritosa.

Voto: 72%


giovedì 13 ottobre 2011

L'ALBA DEL PIANETA DELLE SCIMMIE

L'alba del pianeta delle scimmie
Titolo originale: Rise of the planet of the apes
Nazione: USA
Anno: 2011
Genere: fantascienza
Durata: 1h45m
Regia: Rupert Wyatt
Sceneggiatura: Amanda Silver, Rick Jaffa, Jamie Moss
Fotografia:
Musiche: Patrick Doyle
Cast: James Franco, Freida Pinto, John Lithgow, Brian Cox, Tom Felton, David Oyelowo, Tyler Labine, Jamie Harris, David Hewlett, Ty Olsson, Madison Bell, Makena Joy, Kevin O’Grady, Sean Tyson


Trama
Will Rodman è un ricercatore di genetica di una grande società farmaceutica, la Gen-Sys. Sta lavorando a un progetto per trovare una cura per il mordo di Alzheimer attraverso la creazione un virus benigno in grado di ricostituire il tessuto cerebrale danneggiato. I test sulle scimmie di un nuovo farmaco, l’ALZ-112, danno risultati sorprendenti, al punto che la Gen-Sys è pronta per la sperimentazione umana. Durante la presentazione del farmaco ai finanziatori del progetto, una delle scimmie mostra un comportamento molto aggressivo. Il programma viene subito interrotto e di conseguenza vengono abbattute tutte le cavie. Per salvare Cesare, un neonato di scimpanzé nato da una delle scimmie cui è stato somministrato il farmaco, Will lo porta di nascosto a casa sua. Cesare mostra subito doti e intelligenza straordinarie, così Will sottrae dal laboratorio della Gen-Sys alcuni campioni di ALZ-112 intenzionato a portare avanti le sue ricerche di nascosto alla Gen-Sys. Will decide di testare il farmaco sul padre, ormai in pessime condizioni. I risultati dei sui test sono strabilianti sia su Cesare che sul padre, ma con il passare del tempo le cose non sembrano andare così bene come previsto.

Recensione
Con la pubblicazione nel 1859 di “Sulla origine della specie” e nel 1871 de “La discendenza dell'uomo”, Charles Darwin espresse la sua teoria evoluzionistica in base alla quale l’uomo deriverebbe dalla scimmia. Nel 1963 Pierre Boulle, ingegnere e agente segreto francese, pubblica “Il pianeta delle scimmie” nel quale ribaltava la teoria darwiniana. Nel libro, infatti, si rovesciano i ruoli: l’uomo è animale dominato dalle scimmie evolute. Nel 1968 usciva l’omonimo film diretto da Franklin J. Schaffner. Fu un successo tale da dare il via ad altri quattro episodi (“L’altra faccia del pianeta delle scimmie” (1970), “Fuga dal pianeta delle scimmie” (1971), “1999 - Conquista della Terra” (1972) e “Anno 2670 - Ultimo atto” (1973)). Nel 2001 Tim Burton prova a fare un remake de “Il pianeta delle scimmie”. Progetto ambizioso, forse pretenzioso. E il risultato fu un film brutto.
“L’alba del pianeta delle scimmie” non è un sequel. Potrebbe far pensare ad un prequel una scena del film nella quale viene annunciato, in un telegiornale in tv, la partenza dello shuttle Icarus, ma pochi giorni dopo su un quotidiano si vede un articolo dal titolo “Lost in Space?”. Questo piccolo dettaglio potrebbe far supporre che la navicella possa aver essersi persa in una crepa spazio-temporale riapparendo, magari, nell’anno 3978 su un altro pianeta: è l’inizio del film “Il pianeta delle scimmie”. Allora “L’alba del pianeta delle scimmie” è un prequel, ma la storia del virus farebbe pensare ad un prequel-reboot di una nuova saga ispirata alla precedente ma che prosegue in modo diverso.
Tralasciando considerazioni su quale sia la collocazione de “L’alba del pianeta delle scimmie” all’interno della saga, si può affermare come sia un buon film di fantascienza. L’ottima computer grafica non mette in secondo piano la storia, non originale, ma di sicuro lineare e piacevole. Scivola via un po’ troppo velocemente pur affrontando diverse tematiche (neanche queste troppo originali): le case farmaceutiche accecate dal profitto; gli animali martiri della sperimentazione; l’orrendo regime carcerario riprodotto nel Centro per primati di San Bruno; la rivolta in nome della libertà.
Alle maschere e il trucco per realizzare le scimmie dei film della saga, ne “L’alba del pianeta delle scimmie” ci sono le scimmie realizzate in digitale dalla Weta Digital, vincitrice dell’Oscar per gli effetti speciali di “Avatar”. Il migliore attore del cast è proprio scimmia Cesare (scimmia) / Andy Serkis (attore), già interprete di un altro personaggio digitale, ovvero Gollum della saga de “Il signore degli anelli”. In quel caso l’interpretazione di Serkis fu osannata dalla critica, ottenendo anche molti riconoscimenti, ma fu snobbata agli Academy Award. E’ arrivato forse il momento di candidare un attore “modificato” in digitale agli Oscar. Cesare, infatti, sembra più “umano” di un uomo, trasmette in modo perfetto i due lati del personaggio, sia quello tenero che quello più oscuro. Lo sguardo e gli occhi con i quali fissa le altre scimmie e Dodge, il ragazzo che lo tiene recluso in gabbia, sono da brividi e mostrano tutta la fierezza di un animale che non vuole essere considerato inferiore all’uomo. Buone le prove di James Franco, ormai più che una promessa, e John Lithgow, vecchia volpe del grande schermo. Freida Pinto, protagonista femminile, non incide molto con i dialoghi, ma è la sua bellezza dire molto!
“L’alba del pianeta delle scimmie” è un buon film di fantascienza, non ci si annoia. Peccato per la parte finale un po’ frettolosa, sicuramente la più bella per spettacolarità. Da segnalare anche qualche piccola imperfezione e/o poca chiarezza nella trama, ma è un dettaglio secondario. La filosofia e la metafora hanno spesso caratterizzato la fantascienza del passato, priva di tecnologie adatte a rappresentarla. Adesso è il momento di offrire uno spettacolo che gratifichi gli occhi. E la tecnologia della Weta Digital, come sempre, strabilia.

Voto: 74%


martedì 11 ottobre 2011

UN AMORE E UNA VENDETTA

Un amore e una vendetta
“Un amore e una vendetta” è la nuova fiction in onda da mercoledì 12 ottobre 2011 su Canale 5. Liberamente ispirata al romanzo “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas, la sceneggiatura è stata scritta da Eleonora Fiorini, Michele Abatantuono e Nicola Lusuardi che hanno dato alla storia un’ambientazione attuale.
Lorenzo Berman (Alessandro Preziosi), imprenditore appena giunto a Trieste, incontra Laura (Anna Valle), figlia del ricco imprenditore edile Alberto Castellani (Ray Lovelock) con il quale sta firmando importante accordo lavorativo. Dopo aver finalmente superato il dolore della morte del suo fidanzato, Andrea Damonte, Laura è in procinto di sposarsi con Marco Damiani (Lorenzo Flaherty), amico dello stesso Andrea. Al matrimonio ci sono i più cari amici della coppia, Luca Calligaris (Paolo Seganti) e Paolo Bianchi (Giovanni Guidelli), ma anche Lorenzo Berman. La cerimonia viene però bruscamente interrotta a causa del ritrovamento sulla spiaggia vicina dello scheletro di donna con indosso un abito da sposa. Un fatto inquietante che getterà nello sconforto Laura.
“Un amore e una vendetta” è un’appassionante storia di una donna divisa tra due uomini colpita da misteriosi episodi. Sei episodi pieni di suspense e colpi di scena diretti da Raffaele Mertes.


domenica 9 ottobre 2011

DISTRETTO DI POLIZIA 11

Distretto di Polizia 11
Da domenica 9 ottobre va in onda su Canale 5 “Distretto di Polizia 11”, una delle serie tv più longeve dell’ammiraglia Mediaset. Questa nuova edizione segna l’addio di alcuni storici personaggi. Il commissario capo Luca Benvenuto (Simone Corrente) è in procinto di trasferirsi a Torino, dove gli è stato offerto il posto di vice-questore. Viene sostituito dal Vice Questore aggiunto Leonardo Brandi (Andrea Rienzi), ex infiltrato della Squadra Mobile che ha appena concluso un'operazione di antiriciclaggio in Germania. I due lavoreranno assieme per alcuni giorni dando la caccia ad un pericoloso evaso, Rocco Liverani. Vittoria Guerra (Daniela Morozzi) e Giuseppe Ingargiola (Gianni Ferreri) sono, invece, già partiti per il Commissariato di Bolzano per avvicinarsi al figlio che vive in Germania. A sostituirli Anita Cherubini, sovrintendente capo e laureata in psicologia, interpretata dalla simpatica e maniaca dell’ordine Maria Amelia Monti, e Paolo Calabresi, direttamente dal programma “Le Iene”, nei panni di Otello Gagliardi, romano dalla battuta pronta. Rimangono del corpo di polizia del X Tuscolano Ugo Lombardi (Marco Marzocca), Barbara Rostagno (Lucilla Agosti), Pietro Esposito (Dino Abbrescia) e Giovanni Brenta (Gianluca Bazzoli).
Oltre ai casi risolti in ogni puntata, “Distretto di Polizia 11” offre una complessa storia di spionaggio che vede il X Tuscolano alla ricerca del pericoloso criminale Antonio Corallo (Tommaso Ragno). Le indagini riguarderanno anche le ambigue attività di un circolo della Roma, in particolare due ragazze, Valentina e Mara, rispettivamente interpretate da Valentina Cervi e dalla ex Miss Italia Miriam Leone.
“Distretto di Polizia 11”, composto da 26 puntate suddivise in 13 serate, è prodotta da Taodue e diretta da Alberto Ferrari.



IL GENERALE DELLA ROVERE

Il generale Della Rovere Fiction Rai
“Il generale Della Rovere” è la fiction in onda domenica 9 e lunedì 10 ottobre su Rai 1. Nel 1959 Roberto Rossellini portò sul grande schermo la storia di un misero impostore e giocatore incallito nell’Italia del 1944 ancora occupata dai nazisti, scritta da Indro Montanelli. Il film vinse il Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia, ex aequo con “La grande guerra” di Mario Monicelli.
Angelo Rizzoli e Carlo Carlei, produttore e regista della fiction, hanno contattato Christian De Sica per il ruolo principale che fu del padre nel film di Rossellini. Ma l’attore ha rifiutato perché riteneva impossibile competere con l’esemplare interpretazione del padre. Così “Il generale Della Rovere”, che ha ricevuto anche forti critiche da parte di Manuel De Sica, primogenito di Vittorio, avrà come interprete Pierfrancesco Favino.
“Il generale Della Rovere” racconta la storia di Giovanni Bertone, uomo meschino che truffava i parenti dei prigionieri di guerra promettendo di liberarli. La truffa viene scoperta da un comandante delle SS che però, a causa della singolare somiglianza, in cambio della salvezza, gli propone di sostituirsi al generale Fortebraccio Della Rovere, destinato ad assumere il comando della resistenza Antinazista nel Nord Italia ma ucciso per errore proprio dai nazisti. Bertone dovrà passare tutte le informazioni sulla Resistenza che riuscirà a recuperare nel carcere di San Vittore dove sarà rinchiuso. Ma la dura vita del carcere e il tempo trascorso di fianco a uomini valorosi, disposti a sacrificare la propria vita in nome della Patria, farà nascere nel finto Della Rovere un senso di rivincita nei confronti dell’invasore.
Il cast de “Il generale Della Rovere” vede, oltre a Pierfrancesco Favino, Andrea Tidona (Bacchelli), Raffaella Rea (Olga), Matt Patresi (Fabrizio), Alexandra Dinu (Valeria), Valentina Elaine Kamenov (Ada), Hristo Shopov (Colonnello Muller), Julian Vergov (Capitano Franz), Michele Nani (Ceraso), Hristo Garbov (Tursini), Mihail Milchev (Tenente Frassinetti), Malin Krastev (Salvetti), Stanislav Pishtalov (Capitano Donner). La sceneggiatura è di Carlo Carlei, Massimo e Simone De Rita.


sabato 8 ottobre 2011

LIPPI E BOTTICELLI IN MOSTRA A ROMA

Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400
Dal 5 Ottobre 2011 al 15 Gennaio 2012 presso le Scuderie del Quirinale di Roma si tiene la mostra “Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400”, un confronto tra le opere dei due maestri che fa luce sul rapporto tra Botticelli e il suo allievo Flippino Lippi, così chiamato per distinguerlo dal padre Filippo Lippi, celebre pittore e frate carmelitano, con Beato Angelico e Domenico Veneziano, uno degli artisti più influenti a Firenze nel XV sec. Anche Filippino fu un artista di primissimo livello, a dirlo lo stesso Vasari nella “Vita” dedicatagli, che lo lodò per il “bellissimo ingegno” e la “vaghissima e copiosa invenzione”.
Dopo essere stato allievo di Fra Filippo Lippi, Sandro Botticelli aprì bottega in via Nuova d’Ognissanti nella quale accolse un gran numero di giovani artisti. Tra questi Filippino Lippi che mostrò subito una personalità talmente originale, da far sì che il celebre studioso Bernard Berenson non lo riconosca e raggruppi in un primo momento la sua produzione giovanile sotto il nome fittizio di un fantomatico “Amico di Sandro”.
La mostra “Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400”, curata da Alessandro Cecchi, direttore della Galleria Palatina, degli Appartamenti Reali di Palazzo Pitti e del Giardino dei Boboli di Firenze ed eminente studioso del Rinascimento Italiano, oltre ad illustrare l’intera carriera artistica del Lippi intende mettere a fuoco la figura di Filippino accanto al maestro Botticelli che, in crisi nella parte finale della sua carriera artistica, dovette veder mutare l’iniziale rapporto da allievo in quello di vero e proprio rivale.
Il percorso espositivo si articola tra le opere dei due artisti e altri pittori ad essi legati, da Raffaellino del Garbo a Piero di Cosimo, dal grande tondo con la Madonna col Bambino e storie di Sant’Anna del padre Fra Filippo, a capolavori di Filippino come l’Adorazione dei Magi restaurata per la mostra, la celebre Visione di san Bernardo della Badia fiorentina, e la Madonna Strozzi anch’essa restaurata per l’occasione, a confronto con preziose opere botticelliane fra cui la rarissima Derelitta.
In occasione della mostra, i Servizi Educativi-Laboratorio d’Arte propongono, per gli adulti, a partire dal 14 ottobre, ogni secondo venerdì del mese, quattro appuntamenti all’ora dell’aperitivo per “leggere” con sguardo diverso uno dei capolavori in mostra. Per i ragazzi dai 7 agli 11 anni, “Che maniere!”, visita in mostra e laboratorio per conoscere la vita e le opere di Lippi.


Informazioni mostra “Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400”
Dove: Scuderie del Quirinale - Piazza san Pietro, 10 - Passarano di Codroipo (Udine)
Quando: 5 ottobre 2011 - 15 gennaio 2012
Orari: 10.00-20.00 (tutti i giorni), 9.00-19.00 (venerdì e sabato), lunedì chiuso
Prezzo biglietti: €10,00 intero - €7,50 ridotto
Telefono: 0639967500 (informazioni)
Note - L'ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura


giovedì 6 ottobre 2011

STEVE JOBS È MORTO

Morte Steve Jobs
“Steve Jobs è morto”. Questo il breve e tragico comunicato trasmesso dalla Apple, l’azienda da lui creata che ha cambiato il nostro mondo. Moda o reale necessità, i prodotti della Apple hanno segnato le abitudini di milioni di persone. Dal Macintosh che negli anni ‘80 fece la sua comparsa per contrastare IBM e gli altri produttori di Personal Computer che utilizzava in sistema operativo MS-Dos, all’iPod e ITunes che hanno cambiato il modo di ascoltare la musica in movimento, all’iPhone e iPad, veri oggetti di culto, Steve Jobs e la sua Apple hanno collezionato un gran numero di successi.
Steve Jobs muore all’età di 56 anni per un cancro al pancreas che lo aveva già colpito nel 2004 e che si credeva Jobs avesse sconfitto per sempre. Il 24 agosto, Jobs aveva lasciato ogni incarico operativo e passando il timone della Apple al suo socio Tim Cook.
Anche il cinema piange la morte di Steve Jobs, in quanto oltre venti anni fa acquistava “The Graphics Group” dalla Lucasfilms, società di computer graphics di George Lucas. Dopo averle cambiato il nome in Pixar si legò alla Walt Disney per produrre le animazioni dei cartoni animati: la trilogia di “Toy story”, “A bug’s life”, “Alla ricerca di Nemo”, “Ratatouille”, “Wall-E”, “Up” sono soltanto alcuni dei grandi successi targati Pixar.
Steve Jobs, oltre ad essere un conoscitore dei gusti e delle tendenze e grande visionario, era una persona intelligente e sensibile, segnato da una vita non semplice.
Meraviglioso il suo discorso di Steve Jobs ai neolaureati di Stanford nel quale racconta la sua vita e le sue esperienze sintetizzabili nel consiglio che dà ai ragazzi al termine del discorso: “Siate affamati! Siate folli!”.

Discorso Steve Jobs (Stanford University)


martedì 4 ottobre 2011

BLOOD STORY

Blood story
Titolo originale: Let me in
Nazione: USA
Anno: 2010
Genere: horror
Durata: 1h55m
Regia: Matt Reeves
Sceneggiatura: Matt Reeves
Fotografia: Greig Fraser
Musiche: Michael Giacchino
Cast: Kodi Smit-McPhee, Chloë Grace Moretz, Richard Jenkins, Cara Buono, Elias Koteas, Sasha Barrese, Dylan Kenin, Chris Browning, Ritchie Coster, Dylan Minnette, Jimmy “Jax” Pinchak, Nicolai Dorian, Rebekah Wiggins, Seth Adkins, Ashton Moio


Trama
Owen ha dodici anni. E’ un ragazzino timido e introverso, costretto a subire le angherie da parte di alcuni compagni di scuola. Una notte conosce Abby, una strada ragazzina appena trasferitasi nell’appartamento di fianco al suo. L’amicizia diventa sempre più salda, ma Owen si rende che Abby nasconde qualcosa. Nel frattempo, nella piccola cittadina del New Mexico dove vivono iniziano a verificarsi efferati omicidi: un serial killer uccide durante la notte lasciando dissanguate le proprie vittime.

Recensione
Stephen King ha dichiarato che “Blood story” è “il miglior horror americano degli ultimi 20 anni”. Malgrado tanto entusiasmo sia un po’ eccessivo, “Blood story” è un ottimo film horror che, però, si presta a tutte le critiche tipiche di un remake. Infatti, il film diretto Matt Reeves, regista di “Cloverfield”, è l’adattamento cinematografico del best-seller di John Ajvide Lindqvist “Lasciami entrare” e remake dell’omonimo horror svedese diretto da Tomas Alfredson, decretato dai lettori di questo blog come migliore film horror nei CINEMAeVIAGGI Awards 2009.
Il film, dunque, si chiamava “Lasciami entrare”, un titolo perfetto perché si prestava perfettamente alle diverse chiavi di lettura del libro/film. Negli USA viene realizzato un remake che, per rispetto all’originale, viene chiamato “Let me in” (traduzione letterale). Viene distribuito in Italia e, forse, per paura che il titolo  fosse poco “horror” gli cambiano il nome in “Blood story”, restando comunque in inglese forse perché fa pensare alla grande produzione hollywoodiana. In sintesi, altra misera operazione dei distributori italiani.
Scompare la fredda, solitaria, tetra atmosfera della periferia di Stoccolma per lasciare il posto ad una sconosciuta località del New Mexico, stato americano noto per il suo clima soleggiato. I due piccoli protagonisti cambiano completamente. La bambina, da brunetta poco svedese e un po’ bruttina, diventa una meravigliosa bambina bionda, la classica nordica. E’ la talentuosa Chloë Grace Moretz, recentemente in “(500) giorni insieme” dove era una sorellina davvero saggia, e in “Kick-Ass”, nel quale la piccola attrice mostrava ottime capacità fisiche nel ruolo di baby assassina mascherata. Il bambino biondo diventa, invece, uno strano ragazzino dai capelli scuri e dallo sguardo smarrito. E’ Kodi Smit-McPhee, già visto nel tristissimo apocalittico “The road”. Questi due piccoli attori si rivelano un’ottima scelta sia per l’entusiasmo con il quale riescono a reggere l’intera pellicola che per la capacità di impersonare due ragazzini così simili nella loro solitudine ed emarginazione. Ottimo anche il veterano Richard Jenkins in un ruolo secondario ma decisivo.
“Blood story” non è straordinario come “Lasciami entrare” ma è senza dubbio un ottimo horror atipico, realizzato con rispetto ed ammirazione nei confronti dell’originale. Più spettacolare per l’utilizzo di ottimi effetti speciali e decisamente migliore nel cast, “Blood story” perde un po’ dell’aspetto magico e dark che solo l’ambientazione scandinava poteva offrire. Rimane, tuttavia, una storia semplice ma intensa sul coraggio di scegliere una vita pur se orribile e riprovevole, sottomessa, senza se e senza ma, all’amore. Un sentimento qui molto talmente puro e intimo da rendere ridicolo quello glamour e patinato di “Twilight”.

Voto: 85%


lunedì 3 ottobre 2011

IL SIGNORE DELLA TRUFFA

Il signore della truffa
Gigi Proietti torna in tv nei panni con un nuovo personaggio, Federico Sinacori, un incorreggibile truffatore, nella miniserie “Il signore della truffa”, in onda alle 21.10 su Rai 1 lunedì 3 e martedì 4 ottobre.
Sinacori è un’artista della truffa, un uomo dalle svariate identità. Vive a Verbania, in un condominio dove lo conoscono come Nicola Persico, un Generale della Finanza in pensione. Ormai in “pensione”, i suoi condomini gli chiedono una mano per risolvere una truffa ai loro danni che li obbliga a saldare un pesante debito contratto con una finanziaria. Se non pagheranno entro la fine del mese perderanno tutti i loro appartamenti.
“Il signore della truffa” è una coproduzione Rai Fiction e Artis con Maurizio Casagrande, Massimo De Lorenzo, Susy Laude e con la partecipazione straordinaria di Juan Diego. E’ diretta da Luis Prieto, regista spagnolo da qualche anno in Italia.
“Il signore della truffa” racconta problemi comuni che attanagliano gran parte degli italiani con brio e leggerezza. Solidarietà, altruismo, amicizia, senso della giustizia e della famiglia sono gli ingredienti che si rifanno ai classici della commedia all’italiana.



domenica 2 ottobre 2011

DRIVE

Recensione Drive
Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2011
Genere: azione, drammatico, thriller
Durata: 1h35m
Regia: Nicolas Winding Refn
Sceneggiatura: Hossein Amini
Fotografia: Newton Thomas Sigel
Musiche: Cliff Martinez
Cast: Ryan Gosling, Carey Mulligan, Albert Brooks, Ron Perlman, Bryan Cranston, Oscar Isaac, Christina Hendricks, Kaden Leos, Jeff Wolfe, James Biberi, Russ Tamblyn, Joe Bucaro, Tiara Parker


Trama
Driver lavora in un’officina e arrotonda facendo, di giorno, lo stuntman nelle produzioni hollywoodiane e, di notte, l’autista per i rapinatori di banche. E’ un tipo taciturno e solitario. Un giorno conosce Irene, la sua vicina, e subito se ne innamora. Irene ha, però, un bambino cui badare perché suo marito si trova in carcere. Quando viene liberato e ritorna a casa non ha ancora chiuso i conti e così Driver lo aiuta a liberarsi del suo scomodo passato. Ma le cose vanno male e così la vita della ragazza e di suo figlio si ritrvano in grave pericolo.

Recensione
“Drive”, ultima fatica del regista danese (ma newyorkese d’adozione) Nicolas Winding Refn, autore dell’ottima trilogia di “Pusher”, mostra tutte le sue qualità che gli sono valse la miglior regia al Festival di Cannes 2011. “Drive” è un meltin pot di generi cinematografici che si assemblano in modo fresco e incredibilmente intenso: romanticismo, noir, azione, dramma e crimine attraversano il cinema tarantiniano per toccare un terrore di memoria argentiana.
La sceneggiatura dell’iraniano Hossein Amini, ispirata a un racconto di James Sallis, al principio può indurre lo spettatore a credere che “Drive” possa seguire le orme della saga di “Fast & Furious”. In realtà, la storia segue sentieri più intimi e profondi di un classico action movie, ha un contenuto violento e dalla messa in scena cruda ma dall’alto contenuto umano, ricca di momenti intimi e profondi. La liaison d’amore tra i due protagonisti, “Driver” (non ci è rivelato il suo vero nome), e la dolcissima Irene, è fatta sostanzialmente di silenzi e di sguardi. Se, infatti, la trasformazione del mite ed anonimo protagonista in efferato vendicatore ricorda “An history of violence” di David Cronenberg, quella storia di sentimenti appena accennati sembra uscire da “In the mood for love” di Wong Kar-Wai. E al cinema del regista cinese si rifà la regia di Refn anche nell’utilizzo dello slow motion (il bacio nell’ascensore sembra sospeso nel tempo, un rilassato e tenero preludio ad un’esplosione di inaudita violenza) così come la fotografia di Newton Thomas Sigel, il quale sfrutta le luci della città immersa nel buio della notte come unica fonte di illuminazione.
Ryan Gosling è perfetto come “Driver”, personaggio indecifrabile e ambiguo. Come Travis Bickle (Robert De Niro) di “Taxi Driver” e Paul Kersey (Charles Bronson) de “Il giustiziere della notte”, non è un eroe né un anti-eroe. E’ vittima delle circostanze, ma determinato a mettere le cose a posto, costi quel che costi, spinto da un’assoluta abnegazione nei confronti di quella ragazza che gli ha segnato la vita. Gosling ha in “Drive” un insolito aspetto mite e ingenuo. Non parla molto e così gran parte della comunicativa avviene attraverso il suo sguardo e alcuni gesti che tratteggiano con molta parsimonia il suo personaggio dalla doppia personalità, lasciandolo così il più possibile nell’ombra. Carey Mulligan si mantiene misurata in un ruolo dove ha aveva ben poco da fare. Irene è impotente, la sua presenza rappresenta soltanto l'innocenza che deve essere difesa. Ma le performance più elettrizzanti del film spettano a Ron Perlman e Albert Brooks nei panni dei due loschi uomini d'affari.
Altro aspetto impeccabile “Drive” è la colonna sonora: ai brani inediti realizzati da Cliff Martinez, batterista dei Red Hot Chili Peppers, si aggiungono alcune meravigliose canzoni, come “Nightcall” (Kavinsky & Lovefoxxx) e “A real gero” (College feat. Electric Youth), elettronica retrò dai toni cupi e malinconici che catapulta il film nel pieno degli anni ’80.
“Drive” è un’affascinante fiaba noir dal forte impatto visivo. Un’importante tappa della carriera di un regista destinato a diventare un grande.


Voto: 87%