Una massiccia porta in granito rosso appartenuta alla tomba di User, consigliere al servizio della regina-faraone Hachepsut, la regnante donna più longeva della storia dell’Antico Egitto, è stata scoperta a Luxor, nei pressi del tempio di Karnak. La porta, risalente a circa 3500 anni fa, è alta 1.75m, larga 1m e spessa 0.50m. Gli antichi egizi consideravano questo tipo di porte, chiamate anche “false porte”, come un passaggio obbligato per l’Aldilà. Il Ka (una parte dell’anima) dei defunti potevano transitare, attraverso la via dell’Aldilà, dal regno dei morti (Aaru) a quello dei vivi e viceversa. Incisi sulla sommità della pietra ci sono alcuni brani tratti da testi religiosi insieme ai numerosi titoli di User, prefetto, vizir e principe egizio. Il direttore e responsabile degli scavi, Mansour Boraik, ha affermato che in epoca Romana la porta venne rimossa dalla tomba e riciclata nel muro di una struttura Romana già ritrovata dagli archeologi. User ricevette il suo incarico di consigliere nel quinto anno di regno di Hatshepsut e rimase in carica per 20 anni. È lo zio del più conosciuto Rekhmire, il visir del faraone Tuthmose III.mercoledì 31 marzo 2010
SCOPERTA A LUXOR UNA PORTA PER L'ALDILA'
Una massiccia porta in granito rosso appartenuta alla tomba di User, consigliere al servizio della regina-faraone Hachepsut, la regnante donna più longeva della storia dell’Antico Egitto, è stata scoperta a Luxor, nei pressi del tempio di Karnak. La porta, risalente a circa 3500 anni fa, è alta 1.75m, larga 1m e spessa 0.50m. Gli antichi egizi consideravano questo tipo di porte, chiamate anche “false porte”, come un passaggio obbligato per l’Aldilà. Il Ka (una parte dell’anima) dei defunti potevano transitare, attraverso la via dell’Aldilà, dal regno dei morti (Aaru) a quello dei vivi e viceversa. Incisi sulla sommità della pietra ci sono alcuni brani tratti da testi religiosi insieme ai numerosi titoli di User, prefetto, vizir e principe egizio. Il direttore e responsabile degli scavi, Mansour Boraik, ha affermato che in epoca Romana la porta venne rimossa dalla tomba e riciclata nel muro di una struttura Romana già ritrovata dagli archeologi. User ricevette il suo incarico di consigliere nel quinto anno di regno di Hatshepsut e rimase in carica per 20 anni. È lo zio del più conosciuto Rekhmire, il visir del faraone Tuthmose III.Scritto da Amos Gitai a 07:03 2 commenti
martedì 30 marzo 2010
CROLLA LA DOMUS AUREA (ROMA)
Un crollo annunciato quello della Domus Aurea, uno dei monumenti più significativi di Roma e dell'Italia. Infatti, nel giugno dello scorso anno, Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali, aveva comunicato l’intenzione di effettuare dei lavori per contrastare le infiltrazioni d’acqua con il conseguente pericolo di crolli nelle Domus Aurea. Purtroppo, tali interventi non sono stati così tempestivi ed una parte del soffitto della Domus Aurea, edificio voluto da Nerone dopo l'incendio che nel 64 d.C. distrusse gran parte di Roma, è crollata. In realtà, non si tratta della parte principale della Domus Aurea , ma di una delle gallerie traianee costruite da Traiano nel 104, strutture successive alla parte fatta erigere da Nerone. L'imperatore Adriano avviò l'opera di interramento della Domus su cui, nell'area di Colle Oppio, sarebbero sorte le sue Terme. All’avvenuto crollo potrebbero seguirne altri anche nel breve periodo e dunque la situazione è sotto costante monitoraggio. Il presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali Andrea Carandini ha esteso l’allarme a Villa Adriana e ad altri monumenti presenti a Roma, spesso non impermeabilizzati a causa della scarsità dei fondi.Saranno adesso necessari €800.000 per ricostruire la volta della galleria Traianea. La “quindicesima stanza”, così viene chiamata dagli studiosi l’area interessata dal crollo è l’unica zona interessata al crollo. Sul posto sono al lavoro le squadre della Protezione civile che, non solo stanno mettendo in sicurezza il sito in modo da salvaguardarlo da nuove precipitazioni.
Segue un video RAI nel quale vengono illustrate le meraviglie contenute nella Domus Aurea:
Scritto da Amos Gitai a 22:28 0 commenti
LE PERFEZIONI PROVVISORIE
Titolo: Le perfezioni provvisorieAutore: Gianrico Carofiglio
Editore: Sellerio
Uscita: 14/01/2010
Genere: giallo
Pagine: 384
Prezzo di copertina: €14
In vendita su Amazon
L’avvocato Guido Guerrieri non può lamentarsi della sua vita professionale: un nuovo elegante studio, nuovi collaboratori, una serie di soddisfacenti successi. La sua vita privata, però, è preda di una solitudine triste e malinconica. Gli unici rimedi sono il suo senso dell’umorismo, il piacere di leggere ed ascoltare musica, i suoi dialoghi surreali con il sacco da boxe. Un giorno un suo collega gli propone un insolito incarico: cercare gli indizi per non far archiviare il caso di una studentessa universitaria scomparsa nel nulla dopo un week-end trascorso in campagna con amici. Al principio Guerrieri è indeciso credendo di non essere adeguato ad un lavoro da investigatore. In seguito, però, spinto dalla curiosità inizia a studiare le carte e ad interpellare le persone coinvolti nell’inchiesta.
Ritorna l’avvocato Guido Guerrieri, simpatico protagonista della penna di Gianrico Carofiglio. In questo nuovo libro, dal titolo “Le perfezioni provvisorie”, Carofiglio ci ripresenta il tipo alquanto riservato, con amori non troppo felici, l’uomo normale nel quale ogni lettore può immedesimarsi. Trasformarsi in investigatore rappresenta la possibilità di uscire fuori dall’anonimia quotidiana e diventare per un po’ un audace protagonista di una storia misteriosa.
Da un magistrato ed ex sostituto procuratore ci si aspetterebbe un libro giallo, un legal thriller scritto con cognizione di causa, ricco di violenza e crimine. “Le perfezioni provvisorie”, però, pur basandosi sui generi sopra citati si concentra su una leggera analisi delle caratteristiche umane, in particolare quelle sul suo protagonista, l’avvocato Guerrieri, e sul tempo che spietatamente passa. Benché la storia raccontata sia banale e priva di colpi di scena, rispecchia molto la banalità del vivere quotidiano e l’ironia e il sottile umorismo che pervade le pagine de “Le perfezioni provvisorie” rendono la lettura scorrevole e piacevole. In realtà la trama non è che il pretesto di raccontare l’essere umano e la bravura di Carofiglio sta nella netta caratterizzazione dei personaggi. Gli interrogatori di Guerrieri tra gli amici ed i conoscenti di Manuela, una benestante ragazza barese che studia nella Capitale, riproducono una panoramica fedele ed eterogenea di individui le cui personalità vengono tratteggiate da Carofiglio con sottigliezza ed intelligenza.
Carofiglio ha intuito la ricetta giusta, il suo modo di scrivere e di raccontare storie e personaggi rimane in linea con i suoi precedenti lavori. Magari questo può apparire a qualcuno come motivo di noia e di incapacità di scoprire qualcosa di nuovo ed originale, ma chi ama Carofiglio sicuramente si lascerà conquistare anche da “Le perfezioni provvisorie”.
Scritto da Amos Gitai a 03:37 1 commenti
MYSTIC RIVER
Titolo originale: id.Nazione: Australia, USA
Anno: 2003
Genere: drammatico, thriller
Durata: 2h10m
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Brian Helgeland
Fotografia: Tom Stern
Musiche: Clint Eastwood
Cast: Sean Penn, Tim Robbins, Kevin Bacon, Laura Linney, Laurence Fishburne, Marcia Gay Harden, Kevin Chapman, Robert Wahlberg, Thomas Guiry, Emmy Rossum, Adam Nelson, Andrew Mackin, Spencer Treat Clark, Jenny O’Hara, Cameron Bowen
Acquista “Mystic River” in DVD (€ 7.99), Blu-ray (€ 19.90) su BOL.it
Acquista il libro “Mystic River. La morte non dimentica” (€11.50) e approfitta del 3x2 sui libri di BOL.it
Trama
Sean, Dave e Jimmy erano amici di infanzia in un quartiere popolare di Boston. La loro vita fu bruscamente segnata quando, durante una tranquilla giornata fatta di giochi e ragazzate, una macchina si avvicina loro e due poliziotti li rimproverano ed ordinano a Dave di salire in macchina per ricondurlo a casa. Dave sparirà per quattro lunghi giorni; nessuno a parte lui sa cosa sia successo durante quei giorni, ma non sarà più lo stesso né per lui, né per i suoi due amici. Perso ormai ogni contatto per molti anni, i tre si ritrovano durante un’indagine della polizia. La giovane figlia di Jimmy è stata brutalmente assassinata e il dramma della loro infanzia riemerge portando con sé ogni sofferenza.
Recensione
Tratto al romanzo di Tennis Lehane, “Mystic River” è un thriller poliziesco che sfocia nel dramma, opera del bravo attore, ma eccellente regista, Clint Eastwood. Lento, cupo, sommesso, “Mystic River”, sostenuto da una sceneggiatura ineccepibile, offre un fotografia di un’America violenta, triste e disincantata nella quale ogni uomo può essere o vittima o carnefice. Il concetto di perdita assume ruolo fondamentale nel racconto, sia come accettazione del lutto che come consapevolezza di un’infanzia violata. Tre uomini, un tempo bambini, reagiscono negli anni in maniera del tutto diversa. La sceneggiatura di Brian Helgeland restituisce il dolore provato da ognuno di questi uomini come esperienze intense, tangibili. Il dolore che Jimmy prova per la perdita di sua figlia, il tormento psicologico che Dave soffre a causa dell’abuso subito ed il senso di smarrimento e solitudine di Sean a causa di un matrimonio fallito sono parte integrante di questa cupa storia di sofferenza e di vendetta. Helgeland si concentra sui dettagli delle indagini e come queste condizionino i comportamenti dei tre personaggi principali, alimentando il loro tormento psicologico fatto di incertezze e sospetti.
Gli amanti della recitazione non devono perdersi “Mystic River” perché le prove di Sean Penn e Tim Robbins (Oscar nel 2009 rispettivamente come miglior attore protagonista e miglior attore non protagonista), nonché quella di Kevin Bacon rasentano la perfezione. Sean Penn riesce a cogliere tutte le tonalità del suo personaggio, un uomo costretto a vivere la peggiore esperienza che il destino possa offrire, l’assassinio di un figlio, cercando di dare un senso ad una tragedia che sfida ogni spiegazione razionale. Tim Robbins interpreta con empatia il ruolo di un uomo segnato per sempre da un abuso, un adulto che non può essere tale, perché è difficile crescere se l’innocenza è stata derubata. Kevin Bacon è straordinario nel ruolo di uomo che tenta di rimettere insieme tutti i pezzi della propria vita. E’ un peccato che si possa assegnare un solo Oscar comeil miglior attore non protagonista. Ottimo il lavoro di regia di Clint Eastwood: detta i tempi giusti per consentire al suo superbo cast di sviluppare i loro personaggi, le cui personalità escono fuori attraverso i dialoghi ben studiati. Eastwood riconosce la qualità del materiale a sua disposizione e non si diletta in inutili trucchi registici, lasciando che la tragedia ed il dramma vengano raccontati in piena libertà.
“Mystic River” è un film che non può lasciare indifferenti, perché la tragica storia della perdita di un figlio, la capacità di sopportazione del dolore, la forza necessaria per superare ogni tipo di dramma e di violenza, con conseguenti dubbi, equivoci ed inganni sono situazioni disgraziatamente reali.
Voto: 87%
Scritto da Amos Gitai a 01:40 2 commenti
Categorie: cinema, drammatico, recensioni, thriller
lunedì 29 marzo 2010
L'IMPERO DEI LUPI
Titolo originale: L’empire des loupsNazione: Francia
Anno: 2004
Genere: azione, thriller
Durata: 2h08m
Regia: Chris Nahon
Sceneggiatura: Jean Christophe Grangè, Chris Nahon
Fotografia: Michel Abramowicz
Musiche: Olivia Bouyssou
Cast: Jean Reno, Arly Jover, Jocelyn Quivrin, Laura Morante, Philippe Bas, David Kammenos, Didier Sauvegrain, Patrick Floersheim, Etienne Chicot, Albert Dray, Vernon Dobtcheff, Corentin Koskas, Jean-Pierre Martins
Acquista “L’impero dei lupi”: DVD (€ 9.99), libro (€ 8.50) su BOL.it
Trama
Anne Heymes è una casalinga sulla trentina, moglie di uno dei più alti funzionari del Ministero degli Interni. E’ vittima di terribili incubi legati ad una serie di crudeli omicidi. Soffre di amnesia tanto da dimenticare il volto del marito perdendo ogni fiducia nei suoi confronti. Nel frattempo, una coppia di poliziotti, il duro Jean-Louis Schiffer e il più meticoloso Paul Nerteaux ricevono l’incarico di scoprire un serial killer che ha ucciso e mutilato tre donne di origine turca che lavoravano nello stesso laboratorio clandestino. Per risolvere il caso Schiffer proverà ad infiltrarsi tra gli immigrati turchi del quartiere.
Recensione
Tratto dal best seller dello scrittore francese Jean-Cristophe Grangè (lo stesso autore di “Fiumi di porpora”), “L’impero dei lupi” è un thriller dalle atmosfere cupe disseminato di una serie di scene d’azione. L’epilogo del film è discreto: la Parigi grigia, battuta dalla continua pioggia e orribile e claustrofobica nei suoi peggiori quartieri è ben raffigurata dalla fotografia satura e scura di Michel Abramowicz e si presta come giusta atmosfera alle due storie parallele, al principio intriganti. Peccato però che quando il rebus comincia ad offrire i primi chiarimenti, la struttura ambigua ed enigmatica eretta con intelligenza e furbizia implode tristemente su se stessa trascinando il malcapitato spettatore verso un finale poco soddisfacente. “L’impero dei lupi” è un film troppo caotico e, in molti punti, privo di coerenza. Risulta difficile stare dietro a tutte le vicende che percorrono una strada più pericolosa di0 un campo minato. Malgrado tutto, si ritrova poi, per miracolo, il modo di ricongiungere il tutto. Nessun miracolo, soltanto beceri trucchi poco plausibili. Le scene d’azione sono esagerate e coreografate in modo pessimo. Non procurano alcun beneficio alla pellicola, risultando utili soltanto per distrarre dalle contraddizioni narrative lo spettatore affascinato delle “americanate”. Il regista Chris Nahon usa con gusto la mdp, ma poco può fare con una sceneggiatura per nulla verosimile e del tutto priva di tensione (lui stesso ne è colpevole, sceneggiatore assieme all’autore del libro Jean-Cristophe Grangè). I dialoghi rispecchiano la mediocrità del plot. Serrato il montaggio, troppo serrato, tanto da risultare grossolani alcuni stacchi di scena. Mal utilizzata la colonna sonora (splendida la voce di Skin, ex-leader degli Skunk Anansie). Elemento che, soprattutto per un thriller, poteva conferire maggiore tensione e profondità risulta assordante ed irritante nelle scene d’azione e del tutto assente in alcune scene chiave.
“L’impero dei lupi” segna l’ennesima prova per Jean Reno nei panni di detective. L’attore francese sembra apprezzare questo ruolo ed ancora una volta lo interpreta con sguardo deciso e severo. Sorprendente la prova dell’attrice di origine spagnola Arly Jover. Laura Morante appare convincente in ruoli per lei inconsueti: donne tenaci e determinate. Finalmente può evitare le fontane di lacrime isteriche delle casalinghe da lei spesso interpretate.
“L’impero dei lupi” è un film sul quale pesa una trama incoerente e un minutaggio eccessivo. L’inizio interessante non è che un’illusione perché la storia prosegue senza mantenere le buone premesse ed il finale appare troppo costruito per l’occasione. Un intruglio caotico e disarmante che non viene rinfrancato neanche dalla presenza di un ottimo Jean Reno. Buono soltanto come prodottino di intrattenimento per una serata priva di pretese autoriali.
Voto: 53%
Scritto da Amos Gitai a 12:55 2 commenti
PREMIO PRITZKER: I VINCITORI SONO SEJIMA E NISHIZAWA
I giapponesi Kazuyo Sejima, 53 anni, e Ryue Nishizawa, 44 anni, sono i vincitori del premio Pritzker, il più importante riconoscimento in architettura, spesso definito infatti “Nobel per l’architettura”. Il premio internazionale, consegnato ogni anno ad un architetto vivente per aver conseguito un importante risultato, è stato istituito nel 1979 dalla famiglia Pritzker di Chicago attraverso la loro Hyatt Foundation. Il premio consiste in un medaglione di bronzo ed un assegno di $100.000. Il medaglione è stato disegnato da Louis Sullivan, un famoso architetto americano, in genere considerato il padre dei grattacieli. Un lato presenta il nome del premio, sull’altro invece sono iscritte le parole “firmness, commodity and delight” (solidità, utilità e bellezza), che richiamano i principi fondamentali dell’architettura secondo la definizione di Vitruvio, “firmitas, utilitas, venustas”. Sono i tre requisiti, o componenti basilari di ogni edificio. “Firmitas”, solidità nella statica e nei materiali; “utilitas”, utilità della funzione; “venustas”, venustà, ovvero l’estetica.La premiazione si terrà il 17 maggio a New York. E’ la seconda volta che il Pritzker viene consegnato ad una donna. Kazuyo Sejima è stata nominata direttrice della Mostra Internazionale d’Architettura della Biennale di Venezia 2010. Entrambi allievi di Toyo Ito, Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, sono soci dello studio SANAA di Tokyo fondato nel 1995. Dono celebri in Giappone per aver progettato l’O-Museum di Nagano ed il Museo di Arte Contemporanea del XXI secolo a Kanazawa. I due architetti hanno lavorato anche negli Stati Uniti ed in Europa realizzando lavori per il New Museum di New York e per la Zollverein School of Management and Design ad Essen in Germania. Il loro più grande edificio è stato appena ultimato in Svizzera, il Rolex Learning Center un edificio che ospita laboratori per l’insegnamento ed una libreria con 500.000 volumi. Nel 2006 è stato invece inaugurato il padiglione di vetro del Museo d’Arte di Toledo, composto da centinaia di pannelli di vetro curvo. SANAA è stato anche scelto lo scorso anno come progettisti del Serpentine Pavilion (nel video al termine dell’articolo), onore concesso a molti loro colleghi già vincitori del Pritzker.
Scritto da Amos Gitai a 03:19 2 commenti
SECRET WINDOW
Titolo originale: id.Nazione: USA
Anno: 2004
Genere: thriller
Durata: 1h36m
Regia: David Koepp
Sceneggiatura: David Koepp
Fotografia: Fred Murphy
Musiche: Philip Glass, Geoff Zanelli
Cast: Johnny Depp, John Turturro, Maria Bello, Timothy Hutton, Charles S. Dutton, Len Cariou, Joan Heney, John Dunn-Hill, Matt Holland, Vlasta Vrana, Bronwen Mante, Gillian Ferrabee, Elizabeth Marleau
Acquista “Secret window” in DVD (€ 9.99), Blu-ray (€ 14.90) su BOL.it
Trama
Mort Rainey è uno scrittore di racconti horror di successo che sta vivendo una profonda crisi personale e professionale a causa della separazione con la moglie, della quale è ancora o innamorato. Vive isolato assieme al suo fedele cane in una casa in riva ad un lago, cercando l’ispirazione per scrivere un nuovo romanzo. Un giorno Rainey riceve la visita di John Shoother, un uomo dall’aspetto strano che dice di venire dal Mississipi. L’uomo lo accusa di plagio: Rainey avrebbe copiato da lui un romanzo pubblicato anni prima, intitolato “Secret window”. Shoother inizia a minacciarlo verbalmente per poi passare ai fatti. Per Rainey sarà l’inizio di un incubo.
Recensione
“Secret window” è la trasposizione cinematografica di una novella di Stephen King dal titolo “Finestra segreta, giardino segreto”. La trama del racconto di King ricorda quella di un altro suo romanzo, “La metà oscura”, già portato al cinema con un film molto valido. King insiste sul tema del rapporto tra lo scrittore ed i suoi personaggi che galleggia sulla linea di confine tra realtà e finzione. Apparenza, menzogne, illusioni ed inganno, questi sono gli elementi principali che stanno alla base di “Secret window”, film tecnicamente riuscito grazie al lavoro di regia irreprensibile di David Koepp. Il regista piazza la mdp sempre nella giusta posizione, con inquadrature che non lasciano nulla al caso: l’orrore viene mostrato e fa paura. Eccellenti i due attori principali: Johnny Depp è in forma, dà consistenza agli stati d’animo del personaggio con intelligenza, aggiungendo profondità con ogni smorfia, ogni dialogo (buono il doppiaggio), in particolare quelli che intrattiene con se stesso. L’intervento di John Turturro è imponente: alza la tensione già quando si presenza alla porta del malcapitato Rainey. Eccellente nell'impersonare il ruolo dello psicopatico John Shoother. Buona anche la prova di Maria Bello che riesce a farsi apprezzare malgrado il suo ruolo sia poco sfruttato, lo stesso dicasi nel caso di Timothy Hutton, Quello che manca a “Secret window” è una storia che possa davvero entusiasmare. Troppo banale l'analisi dell'animo umano, quasi nulle le circostanze che conducano ad una approfondita descrizione dei personaggi, scontati i falsi indizi, troppo costruito a tavolino il finale tanto da apparire telefonato.
“Secret window” è un film che si fa guardare per le brillanti performance di Johnny Depp e John Turturro, ma la storia è troppo prevedibile per tenere lo spettatore incollato alla poltrona. Senza la presenza dei due attori, il film sarebbe sicuramente caduto in disgrazia.
Voto: 62%
Scritto da Amos Gitai a 01:25 0 commenti
Categorie: cinema, recensioni, thriller
domenica 28 marzo 2010
IL MAGICO MONDO DI HARRY POTTER E' REALTA'
Il 18 giugno 2010 aprirà al pubblico ad Orlando (Florida, USA) “The Wizarding World of Harry Potter” (“Il magico mondo di Harry Potter”), un maestoso parco giochi dedicato interamente ad Harry Potter. I fans della saga creata da J. K. Rowling potranno finalmente viaggiare nel mondo fantastico del giovane mago, visitando i suoi luoghi incantanti, osservando dal vivo i personaggi raccontati nei libri e dei film. Un enorme successo con gli oltre 400 milioni di copie vendute dai libri ed oltre 4 miliardi di euro di incasso nelle sale cinematografiche.I visitatori potranno incontrare nel castello di Hogwarts Harry Potter, Hermione Granger e Ronald Weasley, potranno sorseggiare bevande immaginarie come la burrobirra ed il succo di zucca presso il ristorante “Tre manici di scopa”, prendersi un po’ di relax nella guferia, curiosare nel negozio di bacchette magiche di Ollivander, nella pasticceria magica Mielandia e nell’ufficio postale, divertirsi a bordo della Polvere volante, tra una sfida contro un drago e una partita di Quidditch, l’irreale gioco con la palla in cui si gareggia a cavallo di manici di scopa volanti.
Le principali attrazioni de “Il magico mondo di Harry Potter” saranno tre: “Harry Potter e il viaggio proibito”, “Il volo dell’ippogrifo” e “La sfida del drago”. Qualche mese dopo l’apertura ufficiale, sarà anche possibile visitare il villaggio di maghi Hogsmeade, salire sul treno espresso per il castello Hogwarts, divertirsi nel maniero e nella scuola di magia e stregoneria dove vengono introdotti alle arti magiche i giovani maghi e streghe del Regno Unito.
Grazie al grande impianto di alto livello tecnologico (effetti speciali, robot, filmati ad alta definizione) gli ospiti avranno la sensazione di vivere in prima persona le suggestive vicende del giovane mago e degli altri personaggi della saga. E tanto altro ancora.
Scritto da Amos Gitai a 22:04 1 commenti
DENNIS HOPPER SULLA WALK OF FAME
Dennis Hopper ha oggi 73 anni e pesa soltanti 45 kg. a causa della grave malattia che lo sta conducendo alla morte. Dennis Hopper, però, oggi può sorridere perché ha ricevuto la stella sulla celebre “Walk of Fame” di Hollywood. L’attore e regista, accompagnato dai suoi familiari e dagli amici più intimi, tra i quali Jack Nicholson, interprete di “Easy rider”, suo film più celebre, che interpretò e diresse, è apparso indebolito e stanco ma con orgoglio ha ringraziato tutti quelli che hanno contribuito a farlo diventare una star del cinema. Fra le centinaia di fan accorse per l’importante riconoscimento anche numerosi volti noti a lui legati: l’attore Viggo Mortensen che interpretò con lui i film “Lupo solitario”, diretto da Sean Penn e “Limite estremo”, diretto da James B. Harris; il produttore Mark Canton, il regista David Lynch, il musicista Johnny Mathis.La stella di Hopper, fissata sul pavimento dell'Hollywood Boulevard, è la numero 2403. Un riconoscimento che finalmente può risollevare l’umore di Hopper, debilitato da un’atroce e difficile causa di divorzio che lo vede contro la moglie Victoria, sposata 14 anni fa.
Scritto da Amos Gitai a 11:13 0 commenti
FLOP RECORD PER UMA THURMAN MAMMA
Tutti ormai sono coscienti del fatto che il mondo intero è in crisi economica e molti settori come quello del cinema, devono assistere ad introiti sempre minori. Il caso di “Motherhood”, però, ha dell’incredibile: il film diretto da Katherine Dieckmann ed interpretato dalla star hollywoodiana Uma Thurman ha fatto registrare uno dei flop commerciali più imponenti della storia del cinema.La proiezione di questa commedia sulla frenetica vita di Eliza Welsh, una scrittrice e mamma di due bambini, effettuata nell’unica sala londinese dell’Apollo Theatre a Piccadilly Circus, centro di Londra, ha fatto registrare nel primo week-end di programmazione un afflusso di pubblico pari a 12 paganti, per il misero incasso di £.88 (€98). “Motherhood” si presentava al mercato britannico con un biglietto da visita poco lusinghiero: proiettato al Sundance Film Festival dell’anno scorso, aveva ricevuto pessimi giudizi ed il film, negli USA, aveva incassato soltanto $40.000 ($700.000 in tutto il mondo), a fronte di un costo di produzione di cinque milioni di dollari. I distributori italiani avevano fiutato l’aria di flop, evitando l’uscita cinematografica e consegnando il film direttamente al mercato televisivo (“Motherwood” è stato trasmesso da Canale 5 il 20 agosto 2009 con il titolo “Il bello di essere mamma”). Il film, parzialmente autobiografico, vede Uma Thurman nei panni di una scrittrice dal look trascurato, stressata dalla vita di mamma e con il desiderio di tornare al suo lavoro. In seguito a questo flop disastroso, si ritrovano a discutere animatamente Jane Edelbaum, produttrice del film, e la compagnia del marketing inglese, la Metrodrome che puntava ad una distribuzione capillare in modo tale da creare l’esclusività di avere un biglietto. Peccato, però, che malgrado la rarità dei posti disponibili in sala, nessuno li abbia riempiti. Unica magra consolazione per “Motherhood” è quella di non occupare la prima posizione dei flop più grandi della storia del cinema britannico. Questa poco invidiabile posizione spetta al film “My Nikifor” del regista polacco Nikifor Kryniki. Il film, nel 2007, incassò la comica cifra di £.7.
Fino a €5 per ogni sondaggio completato!
Commenti degli utenti già pagati!
Scritto da Amos Gitai a 06:59 0 commenti
LA COSA
Titolo originale: The thingNazione: USA
Anno: 1982
Genere: horror
Durata: 1h48m
Regia: John Carpenter
Sceneggiatura: Bill Lancaster
Fotografia: Dean Cundey
Musiche: Ennio Morricone
Cast: Kurt Russell, T.K. Carter, Winford Brimley, Richard Dysart, David Clennon, Keith David, Peter Maloney, Donald Moffat, Charles Hallahan, Richard Masur, Thomas Waites, Joe Polis, Larry Franco, Norbert Weisser, Nate Irwin
Acquista “La cosa” in DVD (€ 9.99), Blu-ray (€ 14.90) su BOL.it
Trama
Antartide. La tranquillità in cui si trova della base scientifica statunitense U.S. Outpost #31 viene bruscamente interrotta dall’arrivo di un elicottero partito da una stazione di ricerca norvegese, che sta braccando un husky per ucciderlo. Il cane trova rifugio base e il cacciatore norvegese lo insegue cercando di abbatterlo, colpendo anche uno degli abitanti della base scientifica americana. Per reazione, gli americani uccidono l’uomo. Durante la notte, però, accade qualcosa di incredibile ed orribile.
Recensione
“La cosa” è un film horror diretto dal regista John Carpenter tratto dal breve racconto breve “Who goes there?” di John W. Campbell, già trasposto al cinema da Howard Hawks nel 1951 nel film “La cosa da un altro mondo”. In realtà, pur se non citato ufficialmente, “La cosa” trae ispirazione da “I Grandi Antichi” dei “Miti di Cthulhu”, a loro volta ispirati agli scritti di H.P. Lovecraft sia per la claustrofobica atmosfera antartica che per l’alieno dormiente dalla notte dei tempi nei ghiacci polari, elementi sostanziali del romanzo di Lovecraft “Alle montagne della follia”. Lungi da essere un remake del film di Hawk, “La cosa” è, in realtà, una rilettura molto più fedele del racconto di Campbell. A parte la differente cinematografia, vuoi per le differenti esperienze dei registi, vuoi per la distanza temporale in cui furono realizzate, sono ben visibili le diversità tra le due pellicole, in particolare basti citare il senso di gruppo che nella pellicola di Hawk si unisce per sconfiggere il nemico (ci si trovava nel periodo della guerra fredda), ne “La cosa”, in perfetta antonimia, viene ridotto in brandelli ogni aspetto positivo portando in evidenza una società disunita, nella quale ogni uomo può essere il nemico oscuro. La “cosa” è qui un elemento indecifrabile e i protagonisti degenerano nella follia e nella lotta uomo contro uomo, unico possibilità per sopravvivere.
John Carpenter, più che in qualsiasi altro dei suoi film, riesce a creare un’atmosfera veramente credibile e incredibile. Durante la visione de “La cosa” si ha la netta percezione del buio, claustrofobico e desolato ambiente in cui si muovono i personaggi, impossibilitati nella fuga. La “cosa”, in trasformazione continua, in grado di trasfigurarsi in esseri umani ed animali, annienta ogni certezza. La paranoia originata dall’incapacità di riconoscere l’umano dall’alieno e l’incubo del contagio, il senso di isolamento annullano ogni possibilità di fidarsi degli altri. Nessuna alleanza è possibile, il gruppo non può combattere compatto contro l’alieno.
L’interpretazione di Kurt Russell è superba, capace di trasmettere le emozioni di un uomo in una situazione di orrori incredibili, costretto a guidare un gruppo di uomini dei quali non può fidarsi.
Gli effetti speciali di Rob Bottin, seppur disgustosi ed a tratti grossolani, determinano il giusto orrore per il carattere splatter della pellicola. Fantastiche le musiche del maestro Ennio Morricone che aggravano l’atmosfera di dubbio ed inquietudine.
“La Cosa” è una delle migliori pellicole horror di tutti i tempi, probabilmente i suoi pregi trascendono dal suo genere cinematografico. Ogni singola scena sarebbe degna di un’analisi approfondita, tanto sono molteplici le chiavi di lettura e la validità dei contenuti. In particolare, il meraviglioso finale nel quel lo spettatore rimane coinvolto in quell’atmosfera di paranoica tensione determinata dal senso di impotenza nel discernere realtà dalla finzione.
Voto: 95%
Scritto da Amos Gitai a 05:15 1 commenti
Categorie: cinema, horror, recensioni
sabato 27 marzo 2010
MINE VAGANTI
Titolo originale: id.Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: commedia
Durata: 1h56m
Regia: Ferzan Ozpetek
Sceneggiatura: Ivan Cotroneo, Ferzan Ozpetek
Fotografia: Maurizio Calvesi
Musiche: Pasquale Catalano
Cast: Riccardo Scamarcio, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Ilaria Occhini, Elena Sofia Ricci, Massimiliano Gallo, Bianca Nappi, Daniele Pecci, Gianluca De Marchi, Carolina Crescentini, Carmine Recano, Emanuela Gabrieli, Giorgio Marchesi, Matteo Taranto
Trama
Tommaso è un giovane trasferitosi a Roma per studiare Economia e Commercio. E’ predestinato a guidare l’azienda familiare, uno dei più antichi pastifici del Salento. Il ritorno a casa coincide con l’intenzione di Tommaso di dichiarare la propria omosessualità e di seguire un’altra strada professionale. Durante la cena ufficiale per celebrare il sodalizio con un nuovo socio pronto per svelare la propria identità sessuale, viene improvvisamente anticipato dal fratello maggiore Antonio che, dopo tanti anni di devozione alla famiglia ed alla azienda, si dichiara omosessuale. Viene immediatamente cacciato di casa, privato di ogni potere aziendale. Il padre, offeso gravemente nell’orgoglio, ha un infarto e Tommaso, per non aggravare le condizioni di salute del padre, non può far altro che fingere la propria eterosessualità accettando, suo malgrado, la direzione dell’azienda.
Recensione
Dopo il film “Un giorno perfetto”, tragico per atmosfere e per qualità, il regista italo-turco Ferzan Ozpetek torna con “Mine vaganti”, una commedia che pur trattando argomenti profondi risulta leggera e divertente. Nella pellicola viene infatti trattato in primo luogo il tema dell’omosessualità, con riferimenti più o meno attendibili al mondo omosessuale nei confronti dei rapporti con quella famiglia del sud, tuttora ancorata ai pregiudizi ed ai tabù. Tra paesaggi verdeggianti ed assolati del Salento, la vita prosegue nella tranquillità con ritmi tipici della tradizione: la tavola è il luogo d’incontro e dialogo dove si cementificano i legami familiari in piena sintonia ed armonia.
“Mine vaganti” è un film semplice e genuino, sostenuto da una sceneggiatura che non risulta né pesante, né grottesca. Pur offrendo qualche eccesso (il padre maschilista, padre padrone, appare ormai anacronistico nel sud benestante ed alto borghese; il gruppetto gay di amici di Tommaso è forzato negli atteggiamenti anche se irresistibile nella comicità), la narrazione scorre con piacevole leggerezza. Ozpetek non si limita a parlare di omosessualità, utilizzando questo argomento come pretesto per esprimere la sua idea di libertà, non soltanto sessuale. “Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre” è il consiglio dell’anziana nonna, fulcro della storia, per il nipote Tommaso. Nessuno può scrivere le pagine della nostra vita al posto nostro. Assumendo ognuno le proprie responsabilità, le scelte rendono tutto legittimo e nulla può farci apparire anormali rimanendo noi stessi. Gli imbarazzi che i nostri sogni o modi di agire possono creare nei nostri cari non possono essere pari alla sofferenza, all’ipocrisia, alla falsità di celare la nostra identità. La realtà umana, a partire del primo nucleo sociale, la famiglia, è presentata in “Mine vaganti” con autenticità. Ognuno ha una propria storia ed al di là delle apparenze e del perbenismo si nascondono farse che possono portare ad eccessi grotteschi o tragici: la zia un po’ alcolista, un po’ ninfomane, un po’ tonta (divertente ed insolita Elena Sofia Ricci), la nonna saggia e la sua umana rassegnazione (Ilaria Occhini maestosa tra le luci ed ombre del suo personaggio) (la nonna che custodisce l’anima della famiglia), Anna, bellissima nella sua semplicità e logorata nei sentimenti (efficace Nicole Grimaudo). Un insieme di personaggi, in linea con quelli già proposti da Ozpetek, sempre ad alti livelli narrativi nel quale si ergono a protagonisti Tommaso (sicuramente positivo Riccardo Scamarcio) e Antonio (appena sufficiente Alessandro Preziosi, troppo moderato negli atteggiamenti), vittime del pregiudizio, dell’ignoranza che si concentrano nella figura paterna (Ennio Fantastichini sopra le righe) ed in quella materna (adeguata al personaggio Lunetta Savino). Molti i momenti da ricordare, vuoi per qualità registiche (la scena di primi piani vorticosi delle risate avvertite dal padre nei volti della gente nel centro); per i profondi e divertenti dialoghi (irresistibile quello della madre che, ferita nell’orgoglio dalle cattiverie di una compaesana, le risponde con ugual piglio: “Ah, ma il tuo figlio si sposa, e con la Carmela. Lo sai come la chiamavamo? Spiaggia libera, perché ogni volta che passava un ragazzo ci infilava l’ombrellone. Ah, la calunnia, la calunnia!”); per la fotografia assolata che solo pochi posti come la Puglia possono regalare. “Mine vaganti” si arricchisce poi di una colonna sonora molto interessante, dove si mettono in evidenza “50mila” di Nina e lo splendido brano inedito di Patti Pravo, intitolato”Sogno”.
A metà tra la tipica cinematografia di Ozpetek e la moderna commedia italiana, “Mine Vaganti” è un film che amalgama con giudizio momenti di allegria, di dolcezza e di dolore. Un film meno drammatico dei precedenti, ma non meno intenso e profondo.
Voto: 80%
Scritto da Amos Gitai a 06:39 1 commenti
Categorie: cinema, commedia, recensioni
venerdì 26 marzo 2010
LA SIRENETTA DI COPENAGHEN IN VIAGGIO VERSO LA CINA
La Sirenetta, statua di bronzo simbolo di Copenaghen, è stata spostata dalla sua tradizionale collocazione, uno scoglio all'entrata del porto della capitale danese. La Sirenetta, infatti, deve essere inviata a Shanghai, in occasione del World Expo che inizierà il 1 maggio per concludersi il 31 ottobre 2010. Al suo posto, da oggi fino al suo rimpatrio in novembre, sarà collocata un’istallazione video dell'artista cinese Ai Weiwei. Il tragitto, ignoto per motivi di sicurezza, è stato monitorato dai delegati del Ministero dell´Economia e degli Affari e dalla città di Copenaghen.La Sirenetta (Lille Havfrue in danese) è una statua in bronzo alta 125 cm. del peso di 175 kg. Protagonista del celebre romanzo di Hans Christian Andersen del 1837, deve la sua fama grazie alla Walt Disney che ne ha tratto anche alcuni film. La sua storia inizia nel 1909, quando Carl Jacobsen, proprietario della birra danese Carlsberg-Tuborg ed appassionato mecenate, si innamorò del personaggio dopo aver visto il balletto “La Sirenetta” diretto da Hans Beck. Jacobsen incaricò lo scultore danese Edvard Eriksen una statua della sirenetta per rendere più attraente il porto di Copenaghen. La scelta della modella cadde sulla piacente ballerina Ellen Price, che però si rifiutò durante la realizzazione non appena realizzò che la sua immagine nuda sarebbe stata esposta agli occhi di tutti in uno dei posti più affollati di Copenaghen. Così lo scultore la sostituì con l’altrettanto bella moglie Eline Eriksen. La Sirenetta è stata raffigurata nel preciso momento della sua metamorfosi, quando la lunga coda scompare per far apparire le due gambe.
La Sirenetta si trova adagiata su un piccolo scoglio rivolta verso est. Gli orgogliosi svedesi sostengono, dato che la piccola statua volge lo sguardo proprio verso la Svezia, che sia triste perché si trova legata ad uno scoglio danese. Sopravvissuta alle due guerre mondiali, la Sirenetta ha dovuto subire una serie di angherie e veri atti di vandalismo. Nel 1961, un anonimo moralista, le dipinse un paio di mutandine e un reggiseno. L’anno dopo invece fu ricoperta interamente di vernice rossa. Nel 1964 fu addirittura decapitata. Restaurata in breve tempo, a metà degli anni ‘70 fu di nuovo segnata dalla vernice rossa, e successivamente le fu asportato un braccio. Negli anni ’90 due atroci decapitazioni iniziarono a far dubitare sul perdurare della sua presenza sullo scoglio anche perché, in un caso non si riusciva più a ritrovare la testa. Soltanto qualche giorno dopo fu restituita e la Sirenetta ritornò al suo splendore. L’ultima brutalità risale al 2003 quando fu spinta in acqua, subendo alcuni danni e la statua dovette subire un ulteriore restauro. Chissà se dopo tutte queste ingiustificate aggressioni subite in una Danimarca così moderna e civile, la Sirenetta abbia davvero voglia di ritornare a Copenaghen.
Scritto da Amos Gitai a 05:28 0 commenti
mercoledì 24 marzo 2010
CINEMAeVIAGGI AWARDS 2009: I VINCITORI
Il miglior film del 2009 è “Bastardi senza gloria”. I lettori di CINEMAeVIAGGI hanno decretato il film di Quentin Tarantino vincitore sia della categoria “miglior film” che in quella di “miglior film d’azione” (categoria che comprende anche film di guerra privi di componente drammatica). Nessun concorrente è riuscito a contrastare “Bastardi senza gloria”, snobbato agli Oscar 2010 con una sola statuetta (Christoph Waltz come “miglior attore non protagonista”) su otto nomination.Se “Gran Torino” ha cercato di ostacolarne la vittoria nella categoria “miglior film” arrivando secondo, non c’è stata storia nella categoria “miglior film d’azione” dato che “Sherlock Holmes”, secondo classificato, ha ottenuto la metà dei voti.
La splendida interpretazione nel film “The wrestler” regala a Mickey Rourke il premio di “miglior attore”. Il redivivo attore si prende una rivincita contro Sean Pean, vincitore agli Oscar 2009, in una splendida sfida che ha visto competere fino all’ultimo voto anche Clint Eastwood.
Kate Winslet conferma quanto decretato dagli Academy Awards lo scorso anno (i CINEMAeVIAGGI AWARDS decretano i migliori film usciti nelle sale cinematografiche italiane nel 2009, spesso in ritardo rispetto alle uscite americane). L’attrice britannica è la miglior attrice del 2009 e Meryl Streep anche in questa seconda edizione deve accontentarsi della seconda posizione (lo scorso anno dovette inchinarsi ad Angelina Jolie).
Scontata la vittoria del meraviglioso “Up” nella categoria “miglior film d’animazione”.
Incredibile equilibrio nella categoria “miglior commedia”: “(500) giorni insieme”, autentica sorpresa lo scorso anno al cinema, si aggiudica il premio superando di un solo volo voto “I love Radio Rock” ed “Una notte da leoni”.
Miglior film drammatico è “Gran Torino”, la pellicola di Clint Eastwood batte lo struggente “The wrestler”. Buono il risultato di Gabriele Muccino: “Sette anime” si piazza al terzo posto superando anche “Milk”, pellicola vincitrice agli Oscar 2009.
L’altra sorpresa del 2009, il film fantascientico “Discrict 9” di Neill Blomkamp vince la relativa categoria superando “Parnassus - L’uomo che voleva ingannare il diavolo” di Terry Gilliam e “Moon”, ottima pellicola d’esordio di Duncan Jones, figlio del cantante ed attore Sting.
“Lasciami entrare”, pellicola che ha fatto “impallidire” il vampiro Edward Cullen di “Twilight” per il giudizio entusiasta dei critici cinematografici, vince la categoria “miglior film horror”. Nonostante la forte componente drammatica, il rosso del sangue sulle immacolate bianche nevi svedesi ha ammaliato i lettori di questo blog che lo hanno preferito ad un horror più classico come “Drag me to hell”. La terza posizione di “Antichrist”, originale e criptica pellicola di Lars Von Trier, lascia intendere che la nuova visione dell’horror che si sta affermando nel cinema soddisfa il pubblico.
Seguono le classifiche delle categorie della seconda edizione dei “CINEMAeVIAGGI AWARDS”:
CATEGORIA “MIGLIOR FILM”
1. Bastardi senza gloria, regia di Quentin Tarantino: 24.3%
2. Gran Torino, regia di Clint Eastwood: 17.2%
3. Lasciami entrare, regia di Tomas Alfredson: 8,0%
4. Il nastro bianco, regia di Michael Haneke: 7.5%
5. (500) giorni insieme, regia di Mark Webb: 6.9%
6. Milk, regia di Gus Van Sant: 6.8%
7. A serious man, regia di Ethan Coen e Joel Coen: 6.1%
7. District 9, regia di Neill Blomkamp: 6.1%
9. The wrestler, regia di Darren Aronofsky: 5.8%
10. Lebanon, regia di Samuel Maoz: 4.2%
11. Valzer con Bashir, regia di Ari Folman: 3.9%
12. Frost/Nixon - Il duello, regia di Ron Howard: 3.2%
CATEGORIA “MIGLIOR ATTORE”
1. Mickey Rourke (The wrestler): 16.2%
2. Sean Penn (Milk): 16.1%
3. Clint Eastwood (Gran Torino): 15.7%
4. Brad Pitt (Bastardi senza gloria, Il curioso caso di Benjamin Button): 10.1%
5. Robert Downey Jr. (Sherlock Holmes): 8.9%
6. Will Smith (Sette anime): 7.7%
7. George Clooney (L’uomo che fissa le capre): 6.3%
8. Sam Rockwell (Frost/Nixon - Il duello, Moon, Soffocare): 6.0%
9. Christian Bale (Nemico pubblico, Terminator salvation - L’inizio della fine): 4.2%
10. Vincent Cassel (Nemico Pubblico N. 1 - L’istinto di morte, Nemico Pubblico N. 1 - L’ora della fuga): 3.7%
11. Tom Cruise (Operazione Valchiria): 2.8%
12. Russel Crowe (State of play): 2.3%
CATEGORIA “MIGLIOR ATTRICE”
1. Kate Winslet (Revolutionary Road, The Reader - A voce alta): 20.8%
2. Meryl Streep (Il dubbio, Julie & Julia): 14.7%
3. Penelope Cruz (Gli abbracci spezzati): 13.6%
4. Charlotte Gainsbourg (Antichrist): 8.3%
4. Giovanna Mezzogiorno (La prima linea, Vincere): 8.3%
6. Noomi Rapace (Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava con il fuoco): 8.0%
7. Zooey Deschanel ((500) giorni insieme, Yes man): 6.4%
7. Marisa Tomei (The wrestler): 6.4%
9. Evan Rachel Wood (Basta che funzioni, Davanti agli occhi, The wrestler): 5.0%
10. Audrey Tautou (Coco Avant Chanel - L’amore prima del mito): 4.0%
11. Rachel McAdams (Sherlock Holmes, State of play, Un amore all’improvviso): 2.9%
12. Melissa Leo (Frozen River - Fiume di ghiaccio): 1.6%
CATEGORIA “ACTION”
1. Bastardi senza gloria, regia di Quentin Tarantino: 32.2%
2. Sherlock Holmes, regia di Guy Ritchie: 16.4%
3. Angeli e Demoni, regia di Ron Howard: 8.8%
4. Uomini che odiano le donne, regia di Niels Arden Oplev: 7.7%
5. Nemico pubblico, regia di Michael Mann: 7.0%
6. Operazione Valchiria, regia di Bryan Singer: 6.4%
7. State of play, regia di Kevin Macdonald: 5.8%
8. RocknRolla, regia di Guy Ritchie: 4.8%
9. La battaglia dei tre regni, regia di John Woo: 4.6%
10. Defiance - I giorni del coraggio, regia di Edward Zwick: 2.5%
11. Nemico Pubblico N. 1 - L’istinto di morte, regia di Jean-François Richet: 1.9%
11. Nemico Pubblico N. 1 - L’ora della fuga, regia di Jean-François Richet: 1.9%
CATEGORIA “ANIMAZIONE”
1. Up, regia di Pete Docter e Bob Peterson: 27.4%
2. L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri, regia di Carlos Saldanha: 16.7%
3. Valzer con Bashir, regia di Ari Folman: 11.4%
4. Coraline e la porta magica, regia di Henry Selick: 10.4%
5. A Christmas Carol, regia di Robert Zemeckis: 9.7%
6. Ponyo sulla scogliera, regia di Hayao Miyazaki: 9.1%
7. Piovono polpette, regia di Phil Lord e Chris Miller: 5.3%
8. La principessa e il ranocchio, regia di Ron Clements: 3.8%
9. Ken il guerriero - La leggenda di Raoul, regia di Toshiki Hirano: 2.6%
9. Mostri contro Alieni, regia di Rob Letterman e Conrad Vernon: 2.6%
11. Trilli e il tesoro perduto, regia di Klay Hall: 0.8%
12. Battaglia per la Terra, regia di Aristomenis Tsirbas: 0.2%
CATEGORIA “COMMEDIA”
1. (500) giorni insieme, regia di Mark Webb: 13.6%
2. I love Radio Rock, regia di Richard Curtis: 13.5%
2. Una notte da leoni, regia di Todd Phillips: 13.5%
4. Basta che funzioni, regia di Woody Allen: 12.2%
5. A serious man, regia di Ethan Coen e Joel Coen: 12.1%
6. Yes Man, regia di Peyton Reed: 8.4%
7. L’uomo che fissa le capre, regia di Grant Heslov: 6.7%
8. Cado dalle nubi, regia di Gennaro Nunziante: 6.1%
9. Il mio amico Eric, regia di Ken Loach: 6.0%
10. Diverso da chi?, regia di Umberto Riccioni Carteni: 2.8%
11. Julie & Julia, regia di Nora Ephron: 2.8%
12. Motel Woodstock, regia di Ang Lee: 2.3%
CATEGORIA “DRAMMA”
1. Gran Torino, regia di Clint Eastwood: 16.1%
2. The Wrestler, regia di Darren Aronofsky: 16.0%
3. Sette Anime, regia di Gabriele Muccino: 12.4%
4. Milk, regia di Gus Van Sant: 12.1%
5. Gli abbracci spezzati, regia di Pedro Almodovar: 10.2%
6. Il nastro bianco, regia di Michael Haneke: 9.4%
7. Il dubbio, regia di John Patrick Shanley: 8.5%
8. Lebanon, regia di Samuel Moz: 7.9%
9. Frost/Nixon - Il duello, regia di Ron Howard: 3.2%
10. The Reader - A voce alta, regia di Stephen Daldry: 2.2%
11. Revolutionary Road, regia di Sam Mendes: 1.7%
12. Frozen River - Fiume di ghiaccio, regia di Courtney Hunt: 0.3%
CATEGORIA “FANTASYSCIENZA”
1. District 9, regia di Neill Blomkamp: 17.1%
2. Parnassus - L’uomo che voleva ingannare il diavolo, regia di Terry Gilliam: 16.3%
3. Moon, regia di Duncan Jones: 15.3%
4. Harry Potter e il principe mezzosangue, regia di David Yates: 11.1%
5. Terminator Salvation - L’inizio della fine, regia di McG: 8.3%
6. Watchmen, regia di Zack Snyder: 7.6%
7. Segnali dal futuro, regia di Alex Proyas: 5.8%
8. Transformers: La vendetta del caduto, regia di Michael Bay: 5.5%
9. Star Trek - Il futuro ha inizio, regia di JJ Abrams: 5.3%
10. Franklyn, regia di Gerald McMorrow: 5.0%
11. X-Men le origini: Wolverine, regia di Gavin Hood: 2.4%
12. Nel paese delle creature selvagge, regia di Spike Jonze: 0.3%
Fino a €5 per ogni sondaggio completato!
Commenti degli utenti già pagati!
CATEGORIA “HORROR”
1. Lasciami entrare, regia di Tomas Alfredson: 13.1%
2. Drag me to hell, regia di Sam Raimi: 12.4%
3. Antichrist, regia di Lars Von Trier: 11.6%
4. Martyrs, regia di Pascal Laugier: 10.3%
5. Le cronache dei morti viventi, regia di George A. Romero: 9.5%
6. Halloween II, regia di Rob Zombie: 8.4%
7. Underworld: La ribellione dei Lycans, regia di Patrick Tatopoulos: 7.9%
8. Il messaggero, regia di Peter Cornwell: 7.1%
9. L’ultima casa a sinistra, regia di Dennis Iliadis: 6.3%
9. San Valentino di sangue, regia di Patrick Lussier: 6.3%
11. The Strangers, regia di Bryan Bertino: 3.7%
12. Orphan, regia di Jaume Collet-Serra: 3.4%
Scritto da Amos Gitai a 20:39 0 commenti
Categorie: cinema, cinemaeviaggi awards, premi cinematografici
LIBRI COME - A ROMA IL FESTIVAL DEL LIBRO E DELLA LETTURA
Da giovedì 25 a domenica 28 marzo 2010 presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma si tiene una grande festa dedicata al mondo del libro. L’evento, dal titolo “Libri Come” riunisce scrittori, editori, bibliotecari, librai e visitatori nel ruolo di lettori. Promossa ed organizzata dalla Fondazione Musica per Roma in collaborazione con il Centro per il Libro e la Lettura e il coinvolgimento dell’Associazione Librai Italiani, “Libri Come” si configura come un grande laboratorio dove chiunque può partecipare liberamente per comprendere le tecniche di scrittura. Allo scopo vengono organizzate una serie di tavole rotonde, durante le quali importanti scrittori spiegheranno come scrivere un libro, un blog, come leggere un libro, come pubblicare un libro, come un libro diventa un film, come si traduce un libro. Oltre trecento partecipanti che si intratterranno tra conferenze e tavole rotonde distribuite nelle molteplici sale dell’Auditorium. Importanti personalità del mondo culturale internazionale tra i quali Muriel Barbery, Philippe Forest, Stephen Frears, Abraham Yehoshua, Cees Noteboom, Irvine Welsh) ed italiano (Niccolò Ammaniti, Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio, Erri De Luca, Dario Fo, Margaret Mazzantini assieme al marito Sergio Castellitto, Fabio Volo. Gli incontri di “Libri Come” tratteranno libri di storia, di attualità, di cucina e romanzi rosa.In “Garage” verranno illustrate le fasi della produzione di un libro attraverso cinque “officine creative”, con oltre 100 incontri articolati in cinque aree tematiche (Bambini/Ragazzi, Dams, Fiction, Giallo, Nonfiction) che coinvolgono oltre duecento esperti tra narratori, saggisti, poeti, illustratori e traduttori: tra gli altri, Milena Agus, Corrado Augias, Alessandro Baricco, Oliviero Beha, Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Lizzie Doron, Pablo Echaurren, Lidia Ravera, Sergio Rubini e tanti altri, Ampio spazio viene assegnato al mondo scolastico con “Lunga vita al libro! Dalla pagina bianca al grande schermo”, una sessione promossa dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, l’incontro su “Come leggono i ragazzi” promosso dall’Associazione Italiana Editori e Centro per il Libro e la Lettura ed il laboratorio “Valigia per viaggiare nel mondo del libro”, a cura della Fondazione Mondadori.
Tre mostre illustreranno invece i luoghi della scrittura e i due protagonisti dei libri: scrittore e lettore; la Scuola Holden omaggia lo scrittore J.D. Salinger, scomparso di recente, attraverso la voce dello scrittore Emiliano Poddi che legge e commenta passi tratti da “Il giovane Holden”, capolavoro dello scrittore americano. Per il programma completo di “Libri Come” è possibile cliccare qui.
Scritto da Amos Gitai a 07:12 0 commenti
EGON SCHIELE IN MOSTRA A MILANO
Dal 25 febbraio fino al 6 giugno, Palazzo Reale ospita una mostra di notevole fascino artistico ed estetico. “Schiele e il suo tempo” raccoglie 40 opere del maestro dell’Espressionismo, accostate ad altre di celebri artisti suoi contemporanei. La mostra consente di ripercorrere, attraverso i suoi capolavori, l’affascinante mondo artistico di Egon Schiele, dai ritratti erotici dall’alto contenuto psicologico ai paesaggi fortemente emblematici. Assieme alle opere di Schiele, sono in mostra altrettanti capolavori di autori del calibro di Richard Gerstl, Gustav Klimt, Oskar Kokoschka, Koloman Moser. La mostra di Schiele presso Palazzo Reale di Milano è un’occasione per rivivere il fervore della vita artistica della Vienna del tempo tra Secessione ed Espressionismo in un quadro storico che vedeva consumarsi gli ultimi anni dell’Impero asburgico. Per ricreare l’atmosfera di quel periodo i visitatori vengono avvolti dal sottofondo musicale di maestri come Alban Berg, Gustav Mahler e Johann Strauss II ed una galleria fotografica contribuisce ad illustrarealcune immagini d’epoca.Da registrare la presenza di opere come “Donna inginocchiata con abito rosso-arancione” (1910), “La danzatrice Moa” (1911), “Autoritratto con alchechengi” (1912), “Donna accovacciata con foulard verde” (1914), “Donna distesa (1917)” di Schiele. Costante la presenza di Wally Neuzil, l’amante dai capelli rossi e dagli occhi verdi che segnò la vita di Schiele. Degli altri autori si citano “Autoritratto con busto nudo su fondo blu” (1904-1905) di Gerstl, “Venere nella grotta” (1914) di Moser, “Autoritratto con mano sul viso” (1918-1919) di Kokoschka.
Tutte le opere provengono dal Leopold Museum di Vienna, luogo dove si concentra la più ampia raccolta di opere di Schiele al mondo. Interessante è inoltre il “Diario dal carcere”, ovvero gli scritti di Schiele elaborati durante i giorni della sua prigionia, quando all’età di 21 anni fu arrestato con l'accusa, mai dimostrata, di abuso su minori.
L’interesse di Egon Schiele per la materialità corporea incomincia a farsi sentire a partire dal 1910, anche grazie alle amicizie dell’artista austriaco con il mimo Erwin van Osen e la danzatrice esotica Moa. Nello stesso periodo in cui opera Schiele, Freud si trova a Vienna per diffondere le sue teorie psicanalitiche. Il loro fine è comune: scandagliare le infinite sfaccettature dell’animo umano. Schiele si differenziò dagli artisti del passato nel suo modo di riprodurre le pulsioni più intime delle proprie modelle, libero da ogni pregiudizio e finta morale. I ritratti sono audaci ed insoliti, le posizioni delle modelle sono talmente scomposte e prive di grazia da dissociare i corpi in parti anatomiche che acquistano una propria identità. Stesse modalità si intuiscono dipinti paesaggistici, dove si nota la scelta di Schele di liberarsi di ogni elemento topografico e prospettico, tanto da scomporli in accostamenti di forme geometriche. In seguito, durante la guerra, lo stile di Egon Schiele diventa più vicino alla realtà fisica, e le figure dipinte acquisiscono una più rilevante tridimensionalità, pur mantenendo viva l’analisi dell’interiorità del soggetto.
La mostra “Schiele e il suo tempo” è realizzata dal Comune di Milano e dall’Assessorato alla Cultura, coprodotta e organizzata da Palazzo Reale e Skira Editore ed è curata da Rudolf Leopold, direttore artistico del Leopold Museum, e Franz Smola, conservatore del Museo viennese.
Info
Sede: Palazzo Reale - Piazza Duomo, 12 - Milano
Periodo: 24 febbraio - 6 giugno 2010
Orari: 9.30-19.30 (tutti i giorni), 9.30-22.30 (giovedì e sabato)
Ingresso: €9,00 intero - €7,50 ridotto
Tel: 0292800375 (infos)
Scritto da Amos Gitai a 03:01 3 commenti
martedì 23 marzo 2010
AKIRA KUROSAWA
Akira Kurosawa è il più grande cineasta giapponese, un autore capace di influenzare, con la sua arte ed il suo eclettismo, il cinema e la sua storia: fu tra i primi registi ad utilizzare sui set cinematografici più macchine da presa, affidando importanza alla tecnica del montaggio, diede spessore alla sceneggiatura, introdusse l’utilizzo del teleobiettivo, rivolse un’attenzione quasi ossessiva allo studio della scenografia.
Akira Kurosawa nacque ad Omori, nella periferia di Tokyo, il 23 marzo 1910. Suo padre Isamu era un discendente di un’antica famiglia di samurai ed insegnava arti marziali all’Accademia Imperiale di Toyoma. Il giovane Kurosawa crebbe dunque alla maniera degli allievi dell’accademia militare: sveglia prima del sorgere del sole, marcia alle prime luci dell’alba, quotidiane lezioni di kendo e preghiere al tempio, lezioni scolastiche e private. Kurosawa fu l’ultimo di sei figli, anche se non ebbe mai la fortuna di conoscere uno dei suoi fratelli, morto prima della sua nascita. Inoltre, una delle sue sorelle morì a causa di una grave malattia quando aveva soltanto 10 anni. Fu proprio uno dei suoi fratelli, Heigo, esperto di letteratura e di professione benshi (commentatore di film muti), a far crescere in lui la passione per queste arti. Assieme all’amico d’infanzia Keinosuke Uekusa, Akira inizia a studiare le opere di William Shakespeare ed i grandi classici della letteratura russa presso la casa del maestro Tachikawa. Nel 1933 arriva il sonoro nel cinema giapponese ed in breve tempo tutti i benshi rimangono disoccupati. Heigo diventa uno dei leader della rivolta benshi, ma deve presto arrendersi e, amareggiato e depresso, si suicidò, proseguendo la scia tragica di morte che segnò la famiglia Kurosawa. Intenzionato ad intraprendere la carriera di pittore, Kurosawa sostenne, all’età di 18 anni, un esame per accedere ad un’importante scuola d’arte, ma non riuscì a superarlo, anche se, nello stesso anno, il suo dipinto “Seibutsu” fu accettato per il Nika Exhibition, una celebre esposizione del Tokyo Metroporitan Art Museum. Akira Kurosawa continua gli studi pittorici ed entra a far parte, assieme ad Uekusa, della “Lega degli artisti proletari”. Nel 1936, l’annuncio su un giornale nel quale si ricercava un assistente alla regia per gli studios Photo Chemical Laboratory segnò la sua entrata ufficiale nel mondo del cinema. Dopo essere stato assistente di Kajiro Yamamoto, di Mikio Naruse e di diversi altri registi, Kurosawa decide di iniziare la carriera di cineasta. Nel 1941, durante le riprese del film “Uma” (“Il cavallo”), conosce e si innamora della protagonista Hideko Takamine. Nel 1943, Akira Kurosawa dirige il suo primo film, “Sugata Sanshiro”. Dopo due anni, sposa l’attrice Yôko Yaguchi, sua compagna per quarant’anni.
La gran parte dei film di Akira Kurosawa fu ambientata nel periodo feudale dell’Impero Giapponese e trassero ispirazione (più o meno libera) dalle opere di Shakespeare (“Ran”, basata sul Re Lear, e “Il trono di sangue”, tratto dal Macbeth). Kurosawa diresse anche molti adattamenti dei classici della letteratura russa (“L’idiota”, basato dal romanzo omonimo di Dostoevskij, “I bassifondi”, tratto dal romanzo omonimo di Gorkij) McBain. I suoi film, considerati essi stessi capolavori, furono di ispirazione ad opere che hanno fatto la storia del cinema: “I sette samurai”, fu in seguito rielaborato nel western “I magnifici sette”, e “La sfida del samurai”, fu ispirazione per il primo “spaghetti-western” di Sergio Leone, intitolato “Per un pugno di dollari”. Infine “La fortezza nascosta” influenzò George Lucas per la creazione della saga di “Star Wars”.
Nel 1948, quando uscì “L’angelo ubriaco” Kurosawa affermò “In questo film ho scoperto me”, ma in realtà fu il pubblico a conoscere l’arte di questo grande maestro che ne consolidò la stima come regista. Seguirono i film “Il duello silenzioso” (1949), “Cane randagio” (1949) e “Scandalo” (1950). Nel 1951 Akira Kurosawa vinse l’Oscar per il miglior film straniero con “Rashomon”, profonda riflessione sulla natura umana e ritratto della soggettività della verità. Vincitore di numerosi premi tra cui il Leone d’Oro al Festival di Venezia, “Rashomon” fu un esempio sublime di regia, sceneggiatura e montaggio. A dispetto del grande successo internazionale ottenuto, il film fu al principio considerato dagli addetti ai lavori troppo sperimentale per poter essere proposto al cinema.
In realtà, malgrado i numerosi successi dei suoi film, Kurosawa passò molti anni bui. In particolare, nel decennio 1965-75, i suoi film ebbero scarso successo ai botteghini, anche se alcuni di questi come, ad esempio “Dodes’ka-Den” (1970), furono poi considerati dei classici del cinema. Sconfortato dalla pessima sorte dei suoi ultimi film, Kurosawa tentò il suicidio tagliandosi i polsi. Riuscì a sopravvivere, e rimessosi al lavoro, realizzo “Dersu-Uzala” (1975), una produzione sovietico-giapponese che ebbe un successo di critica e pubblico tale non solo da ristabilire subito la sua fama, ma da fargli portare a casa il suo secondo Oscar ed altri importanti premi. Dopo un’altra lunga pausa, Kurosawa realizzo “Kagemusha” (1980), ritornando al suo genere di cinema di proporzioni epiche. Prodotto da Francis Ford Coppola e George Lucas, il film ebbe grande fortuna conquistando anche il Leone d’Oro al Festival di Cannes. Gli ultimi film, “Ran” (1985), “Sogni” (1990), “Rapsodia in agosto” (Hachi-gatsu no kyoshikyoku) (1991), “Madadayo - Il compleanno” (1993), furono caratterizzati da uno stile poetico e mite e rappresentarono una riflessione personale sulla sua vita. Nel 1989, come riconoscimento del suo genio, l’Accademy Awards consegnò ad Akira Kurosawa il premio Oscar alla carriera. Morì il 6 settembre 1998 all’età di 88 anni.
Lo stile lineare ma comunque rivolto alla spettacolarizzazione delle gesta epiche dei suoi eroi e la sua capacità trattare con toni leggeri e grotteschi fatti dolorosi e drammatici, furono gli ingredienti del successo di Akira Kurosawa da molti definito l’Imperatore del cinema giapponese.
Filmografia Akira Kurosawa (regista)
1943 - Sugata Sanshiro
1944 - Spirito più elevato (Ichiban utsukushiku)
1945 - Sugata Sanshiro - Parte seconda (Zoku Sugata Sanshiro)
1945 - Quelli che camminavano sulla coda della tigre (Tora no o fumu otokotachi)
1946 - I costruttori di domani (Asu o tsukuru hitobito)
1946 - Non rimpiango la mia giovinezza (Waga seishun ni kuinashi)
1947 - Una meravigliosa domenica (Subarashiki nichiyobi)
1948 - L’angelo ubriaco (Yoidore tenshi)
1949 - Il duello silenzioso (Shizukanaru ketto)
1949 - Cane randagio (Nora Inu)
1950 - Scandalo (Shubun)
1950 - Rashomon
1951 - L’idiota (Hakuchi)
1952 - Vivere (Ikiru)
1954 - I sette samurai (Shichinin no samurai)
1955 - Testimonianza di un essere vivente (Ikimono no kiroku)
1957 - Il trono di sangue (Kumonosu-jo)
1957 - I bassifondi (Donzoko)
1958 - La fortezza nascosta (Kakushi toride no san-akunin)
1960 - I cattivi dormono in pace (Warui yatsu hodo yoku nemuru)
1961 - La sfida del Samurai (Yojimbo)
1962 - Sanjuro (Tsubaki Sanjuro)
1963 - Anatomia di un rapimento (Tengoku to jigoku)
1965 - Barbarossa (Akahige)
1970 - Dodes’ka-den
1975 - Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure (Dersu Uzala)
1980 - Kagemusha - L’ombra del guerriero (Kagemusha)
1985 - Ran
1990 - Sogni (Yume)
1991 - Rapsodia in agosto (Hachi-gatsu no kyoshikyoku)
1993 - Madadayo - Il compleanno (Madadayo)
Scritto da Amos Gitai a 05:06 0 commenti























