giovedì 26 novembre 2009

COROT E L'ARTE MODERNA IN MOSTRA A VERONA

Corot e l'arte moderna (Verona)La mostra “Corot e l’arte moderna. Sovenirs et Impressions”, dal 27 novembre 2009 fino al 7 marzo 2010 presso il Palazzo della Gran Guardia di Verona, rappresenta la prima operazione frutto di un accordo fra il Louvre di Parigi ed il Comune di Verona. Il curatore della mostra è, infatti, Vincent Pomerede, direttore del dipartimento di pittura dell’autorevole istituzione museale parigina.
Il tema principale della mostra si identifica nel fondamentale ruolo di Camille Corot durante il passaggio tra il classicismo, così legato alla tradizione, e l’impressionismo e quindi le avanguardie dell’arte moderna. Jean Baptiste Camille Corot è considerato da molti critici “l’ultimo dei classici e il primo dei moderni”. Una dicotomia non difficile da rintracciare nell’arte del pittore parigino che si sviluppa da opere raffiguranti paesaggi bucolici accostabili per tematiche al tradizionalismo classico ad elementi anticipatori della pittura impressionista e dell’avanguardia. Corot fu, infatti , uno dei maggiori interpreti della pittura paesaggistica dell’800, fortemente legato ai maestri classici del ‘600 ed al naturalismo europeo del ‘700, ma seppe rivalutare tali esperienze con soluzioni innovative ed interpretazioni personali che influenzeranno le future correnti pittoriche. Il percorso espositivo è costituito da circa oltre cento dipinti, prestiti provenienti non soltanto dal Louvre ma da decine di importanti musei di tutto il mondo. Le opere di Corot sono dunque messe a confronto con quelle di artisti cui si ispirò o che influenzò: Braque, Cezanne, Monet, Picasso, Renoir e Sisley e tanti altri. Importante rilievo viene dato ai viaggi che Corot intraprese in Italia ravvisabile nei quadri che ritraggono le rovine di Roma e l’idillio della campagna laziale, la tranquillità del lago di Garda e l’incanto di Venezia.
La mostra “Corot e l’arte moderna. Sovenirs et Impressions” è promossa dalla Direzione Regionale per il Veneto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici e Etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e l’Università degli Studi di Verona.

Info
Sede: Palazzo della Gran Guardia - Piazza Bra - Verona
Periodo: 27 novembre 2009 - 7 marzo 2010
Orari: 9.30-19.30 (tutti i giorni), 9.30–18.00 (31 dicembre), 13.30–19.30 (1 gennaio), 25 dicembre chiuso
Ingresso: €10,00 intero - 8,00 ridotto* - 4,00 ridotto** - gratuito***
Tel: 199199111 (infos e prenotazioni)
Note: la prenotazione costa €1,50 (individuale) e €10,00 (scuole).
* Gruppi superiori alle 15 unità, minori di 18 e maggiori di 65 anni, possessori del biglietto di ingresso al Museo di Castelvecchio e a Palazzo Forti, titolari di apposite convenzioni.
** Studenti delle scuole elementari, medie e superiori, disabili.
*** Bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, accompagnatori di disabili, due insegnanti accompagnatori per classe.


mercoledì 25 novembre 2009

FRAGILE - A GHOST STORY

Fragile - Film horror: Trama e recensioneTitolo originale: Fragiles
Nazione: Spagna
Anno: 2005
Genere: horror
Durata: 1h40m
Regia: Jaume Balagueró
Sceneggiatura: Jaume Balagueró, Jordi Galceran
Fotografia: Xavi Ginenez
Musiche: Roque Baños
Cast: Calista Flockhart, Richard Roxburgh, Yasmin Murphy, Elena Anaya, Gemma Jones, Colin McFarlane, Michael Pennington, Daniel Ortiz, Ivana Baquero, Susie Trayling, Stephen Pick, Michael Gatward, Lloyd F. Booth Shankley, Scarlet Carey


Acquista “Fragile - A ghost story” in DVD (€9.90) su BOL.it

Trama
Amy, un’infermiera, si reca sull’isola di Wight per lavorare durante il turno di notte nell’ospedale pediatrico Mercy Falls che sta per essere chiuso per sempre a causa delle pessime condizioni in cui versa. Amy, che si sente ancora responsabile della morte di una bambina in un tragico evento, cerca di accudire i bambini dell’ospedale con la massima cura. Tra questi c’è Maggie, spaventata dalla presenza di Charlotte, il fantasma di una bambina che la piccola afferma di vedere in continuazione. In effetti nell’ospedale accadono alcuni strani episodi: Simon, uno dei piccoli degenti, si frattura il femore in circostanze misteriose e durante la notte si odono inquietanti rumori. Oltre Amy ed i bambini, nessun altro dei dipendenti dell’ospedale sembra notare nulla di pericoloso.

Recensione
Dopo “Nameless” e “Darkness”, il regista spagnolo Jaume Balagueró continua il suo viaggio nel mondo dell’horror. I bambini sono sempre tra i protagonisti e la loro presenza accresce fin dall’inizio il senso di tensione che avvolge la pellicola. “Fragile - A ghost story” è un horror soprannaturale che nonostante la trama banale si rivela intrigante nello scorrere del racconto. Ci sono tutti gli elementi classici del cinema horror: edifici infestati da fantasmi, atmosfere dark (pioggia battente continua incessante per tutto il film), la protagonista dal tragico passato per il quale si sente ancora responsabile, la leggenda metropolitana dalla quale nasce la storia e i classici rumori indefiniti che mettono ansia. Balagueró riesce dunque a rendere efficace una storia poco originale in particolar modo piace la sua regia che non incede sui particolari, ad esempio le impressionanti inquadrature delle fratture subite dai bambini. Nel cast, per la prima volta non spagnolo spicca “Ally McBeal” Calista Flockhart in un personaggio senza dubbio non semplice da interpretare, denotandone con efficacia il carattere drammatico. Brava anche la piccola Yasmin Murphy nel ruolo di Maggie, tormentata ed ossessionata dalla presenza dello spirito che aleggia nella struttura pediatrica. Le musiche di “Fragile - A ghost story” rendono suggestiva ed inquietante l’atmosfera, assieme al sonoro ed agli effetti visivi che danno vita ad alcune scene davvero terrificanti. La fotografia riassume e imprigiona l’atmosfera gotica e plumbea, gli angoli bui dell’ospedale fatiscente.
“Fragile - A ghost story” è un film dalla trama semplice ma interessante, non privo di colpi di scena. Piacevole l’alternanza tra scene horror e drammatiche, con un finale che può risultare a molti piacevole ed imprevisto, ma di sicuro è commovente. Il viso atterrito e smarrito di Calista Flockhart è un buon motivo per non perdersi questo film. Non un capolavoro, ma sicuramente un horror con un buon grado di suspense.

Voto: 71%


CINECITTA' WORLD APRIRA' A ROMA NEL 2011

Cinecittà World (Roma)Il suo nome sarà “Cinecittà World” ed aprirà al pubblico nella primavera del 2011. Si tratta del primo parco tematico sul cinema in Italia. Sorgerà a Roma, sulla via Pontina, nei pressi di Castel Romano, sulle ceneri degli studios costruiti negli anni ’60 da Dino De Laurentiis. Il suo progetto è pianificato in 4 fasi: nella prima fase saranno aperte al pubblico le prime strutture dedicate ai ragazzi ed alle famiglie con montagne russe, scivoli d’acqua, arene con scenografie cinematografiche, teatri dedicati al digitale, al 3D e al 4D; la seconda fase, entro la fine del 2012, vedrà nascere “The Village”, un villaggio di negozi, ristoranti e cinema; la terza e la quarta fase saranno invece ultimate nel 2014, con “Cinecittà World 2” e “Cinecittà Natura”. Il progetto del parco e' stato assegnato scenografo Dante Ferretti, premio Oscar nel 2005 per “The Aviator” di Martin Scorsese e nel 2008 per “Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street” di Tim Burton, con lo scopo di realizzare un mix di cinema e divertimento in grado di accogliere più di 4 milioni di visitatori all’anno. “Cinecittà World” fa parte del programma del Comune di Roma nelle del II Polo Turistico della Capitale.
Nel video la presentazione di “Cinecittà World”, il primo parco tematico sul cinema in Italia:


I 10 EDIFICI PIU' BRUTTI DEL MONDO

I 10 edifici più brutti del mondoIl sito di viaggi Virtualtourist ha completato un sondaggio tra i suoi visitatori per decretare i 10 edifici più brutti del mondo. Tali edifici, ritenuti spesso dagli addetti ai lavori esempi di architettura d’avanguardia, risultato di menti geniali sempre alla ricerca di soluzioni innovative, in realtà non hanno trovato alcun consenso tra la gente che li considera come opere prive di bellezza e di gusto. Famosi architetti sono autori di opere ritenute vere mostruosità dalle persone comuni. Ed anche l’archistar italiana Renzo Piano fa parte di questa lista nera.

Ryugyong Hotel (Pyongyang, Corea del Nord)
Il Ryugyong Hotel è un grattacielo di Pyongyang, capitale della Corea del Nord. La sua realizzazione, iniziata nel 1987, fu interrotta nel 1992 in primo luogo a causa della mancanza di fondi del committente, lo stato coreano. Furono in realtà diversi i motivi che portarono alla chiusura dei lavoro: inosservanza delle più banali norme di sicurezza (materiali di scarsa qualità) e grossolani errori di progettazione (dopo aver completato la struttura, i progettisti si accorsero che i pozzi lungo i quali dovevano scorrere gli ascensori erano troppo stretti). Dunque il Ryugyong Hotel rimase per lunghi anni incompleto, un mostro di cemento dalla strana forma piramidale e talmente alto (330 m.) da dominare ignobilmente lo skyline della capitale coreana. Le oltre tremila stanze e i cinque ristoranti rimasero senza finestre e gli impianti incompleti, soggetti all’incuria ed alle intemperie. Nell’aprile 2008 sono inaspettatamente ripresi i lavori che si spera abbiano presto fine. Una soluzione che però non scioglierà le numerose critiche intorno a questa struttura, in quanto non è neanche facile comprendere i motivi della sua realizzazione, un albergo che può contenere oltre 5000 persone in una città che non certo è elencata dalle guide di viaggio come una città da visitare assolutamente. Unica struttura presente nella lista dei peggiori edifici del mondo del 2008, Ryugyong Hotel ha fatto parlare di sé in maniera negativa in molte occasioni e la rivista americana Esquire l’ha definito tempo fa il più brutto edificio nella storia della umanità.

Morris A. Mechanic Theatre (Baltimora, USA)
naugurato nel 1967, il Morris A. Mechanic Theatre fu progettato dall’architetto John M. Johansen con l’idea di creare un punto di riferimento per le rassegne teatrali della città di Baltimora. L’edificio è considerato un esempio di brutalismo architettonico, un nuovo modo di concepire l’architettura introdotto nel 1954 con Le Corbusier. Particolarità di movimento architettonico era la volontà di palesare i gli elementi costituenti gli edifici: tubature, impianti elettrici e così via. Inoltre le forme grezze fanno risaltare la struttura ed il cemento a vista completa lo scenario di apparente povertà estetica. L’edificio rimase chiuso per ben trent’anni per passare di mano più volte. L’ultimo acquirente, nel 2005, è stato lo “One West Baltimore Associates Street”, intenzionato a trasformare la struttura in un centro ad uso misto comprendente attività commerciali, uffici, residenze private ed un albergo.

Centro Georges Pompidou (Parigi, Francia)
Nel 1969 il presidente francese Georges Pompidou decise creare nel cuore di Parigi un importante centro culturare con musei d’arte, biblioteche e mediateche. Fu indetto un concorso internazionale ed il progetto vincitore tra gli oltre 600 in gara fu quello degli architetti Renzo Piano (allora semisconosciuto) e Richard Rogers, con il contributo di un terzo architetto, Gianfranco Franchini. Dopo cinque anni di lavori, il Beaubourg, il vero nome dell’edificio, fu inaugurato nel 1977. Il complesso ospita tuttora ogni tipo di attività museale, con particolare spazio all’arte moderna, il cui museo occupa gli ultimi tre piani della struttura. Gli altri piani sono attualmente occupati da una biblioteca, un cinema, alcune librerie, ristoranti e centri culturali. Fin dall’inizio Centro Georges Pompidou fu il bersaglio di numerose critiche perché molti consideravano fuori luogo quell’edificio troppo moderno, dal design audace e bizzarro, con gli elementi portanti, le scale mobili, gli ascensori installati all’esterno della struttura. Caratteristici sono i tubi a vista ognuno di colore diverso in base alla funzione da essi svolta: il blu corrisponde all’impianto di climatizzazione, il giallo a quello elettrico, il rosso alla circolazione e il verde al trasporto delle acque.

Žižkov Television Tower (Praga, Repubblica Ceca)
Progettata tra il 1985 e il 1992 dall’architetto e scultore ceco David Černý, la Žižkov Television Tower è alta 216 m. e rappresenta l’edificio più alto di Praga. Un’opera interessante ma, fin da subito, fortemente discussa. Simile ad un’astronave o ad un missile, con alcune insolite figure infantili che vi si arrampicano, la torre svetta dal quartiere Žižkov e rappresenta per i suoi residenti un pugno nell’occhio, rovinando l’armonia del quartiere storico della città. D’altra parte l’altezza della torre consente una vista panoramica sulla parte storia e più attraente di Praga, in particolare se nel caso di una cena romantica nel ristorante con vista presente nella torre. Per alcuni un illustre esempio di architettura comunista, per altri una costruzione inserita in un contesto sbagliato. Per i visitatori di Virtualtourist si tratta invece di un edificio semplicemente orrendo.

Federation Square (Melbourne, Australia)
La Federation Square è la piazza principale della città di Melbourne ed è il luogo d’incontro di residenti e turisti. Un contesto architettonico piuttosto disordinato che alcuni critici ritengono inutile e privo di significato artistico. In realtà la piazza con i suoi edifici offre ogni genere di intrattenimento: luogo di eventi, concerti e mostre, possibilità di fare shopping nei numerosi negozi, corsi di tai chi, ristoranti e locali dove mangiare e divertirsi. Un trionfo di acciaio, vetro e geometrie surreali, la Federation Square è diventata il cardine della città. Caratteristiche che però non sono state gradite agli invitati al sondaggio che confermano i mugugni di tanti che non riescono ad apprezzarne il senso estetico e funzionale.

Palazzo della Markel Corporation (Richmond, USA)
Se qualcuno si trovasse a passeggiare per le strade di Richmond, in Virginia, potrebbe imbattersi in quello che a prima vista sembrerebbe un’astronave aliena nascosta in modo grossolano della CIA o dall’FBI. Non ci troviamo in un episodio tratto dalla serie X-Files, perché in realtà si tratta del palazzo della Markel Corporation, una società di assicurazioni e di investimenti quotata a Wall Street. Nel 1962 la Market commissionò all’architetto Haigh Jamgochian il progetto della sua sede di Richmond. Dopo tre anni di lavori e continui restringimenti di budget, partorì quello che lo stesso architetto definì “una patata al forno avvolta nella carta stagnola”, idea che gli venne durante una cena tra architetti. In effetti ogni piano dell’edificio è completamente avvolto da una striscia di alluminio, materiale scelto per la presenza nella città Richmond della Reynolds Metals, terza società al mondo per produzione di alluminio. Per estremo gusto artistico, le fasce che circondano i piani sono state deformate a colpi di mazza. Un esempio genialità architettonica degli anni ’60 che oggi risalta nel centro dello shopping della città di Richmond. Risalta ma non esalta.

Beehive (Wellington, Nuova Zelanda)
Il Beehive è il nome comune dell’ala esecutiva del Palazzo del Parlamento della Nuova Zelanda. Situato a Wellington, la sua ideazione è attribuita all’architetto scozzese Sir Basil Spence, che ne abbozzò qualche schizzo durante una cena nel 1964. L’edificio è stato in seguito progettato da Gibson O’Conner, proprietario di un’impresa di costruzione e terminato nel 1979 dal suo socio Noel Gibson. Il Beehive è stato costruito in più fasi tra il 1969 e il 1979, perché durante questo periodo, fu vittima di una serie di disavventure, tra le quali un incendio che distrusse gran parte di quello che era stato costruito. La costruzione è è composta da dieci piani, alta circa 72 m. ed ha quattro piani sotto terra. La parte antistante l’ingresso è decorata con pavimenti in marmo, le mura sono costituite di pannelli di acciaio e il soffitto è in vetro che consente una buona illuminazione durante le giornate di sole. La sua struttura particolare gli ha donato il nomignolo di Beehive (alveare) ma anche numerosi critiche che ne hanno evidenziato le discutibili qualità artistiche.

Sede Petrobras (Rio de Janeiro, Brasile)
La Petrobras è una delle più importanti compagnie petrolifere al mondo, con filiali in 27 nazioni in tutto il mondo. Il design decisamente audace dell’edificio, ubicato a Rio de Janeiro, vuole presumibilmente tradurre l’imponenza e l’autorità della società petrolifera di proprietà dello Stato (ne possiede circa il 30% delle azioni) esprimendo una netto contrasto architetturale tra la pesantezza dei blocchi e la leggerezza e la sottigliezza delle colonne/pilastro che si intervallano ad essi. Tale pesantezza è inoltre mitigata dalla presenza di alcune terrazze e giardini pensili che collegano gli spazi interni ed esterni. Un sistema di brise soleil (frangisole orientabili) accentuano l’eccentricità della sua architettura risolvendo però il problema della corretta esposizione delle facciate alla luce del sole. Quello che sembrerebbe un esempio di architettura estrosa e al tempo stesso funzionale, a molti sembra in realtà un mostro realizzato dalla mano di un bambino che, stanco di giocare, lo ha lasciato incompleto.

Royal Ontario Museum (Toronto, Canada)
Il Royal Ontario Museum, conosciuto come ROM, è il più grande museo del Canada. Fu progettato per rinnovare le gallerie contenute in museo preesistente, ampliandolo con uno spazio espositivo di 100.000 mq che oggi comprende quaranta gallerie d’arte con circa sei milioni di opere in esposizione. Molto curata è la parte relativa alle scienze naturali con un’incredibile collezione di fossili e dinosauri. Situato in uno degli incroci più importanti nel centro di Toronto, il museo è diventato un punto di riferimento per la città. Aperto al pubblico nel 1914, l’edificio ha subito ben tre ampliamenti, nel 1933, nel 1964 e, l’ultimo, nel giugno 2007. Sebbene i suoi elementi architettonici sono creativi ed innovativi nel loro incedere obliquo che spaventa per l’apparente instabilità, è troppo netto e poco appropriato il contrasto con lo splendido palazzo d’epoca che si ispira ad un misto bizantino ed art deco, risultando melting pot artistico discutibile.

Biblioteca Nazionale (Pristina, Kosovo)
Opera dell’architetto croato Andrija Mutnjakoviç ed inaugurata nel 1982, la biblioteca nazionale di Pristina è un edificio composto da cubi disposti in forma piramidale con 99 cupole di vetro, completamente rivestito da una maglia aggrovigliata di metallo. Un esempio di architettura moderna balcanica che custodisce un rilevante patrimonio letterario. L’edificio ha un’origine geometrica, con un impianto planimetrico di forma quadrata che si innalza attraverso una serie ordinata di cubi. Secondo alcuni critici, Mutnjakoviç trasse ispirazione dalle architetture dell’Hammam di Gazi Mehmed Pasha a Prizren o del Patriarcato di Pec, considerazioni basate soprattutto per la presenza delle cupole che ne richiamano lo stile. Difficile dire se si tratti di un’architettura geniale o di un vera e propria oscenità.


sabato 21 novembre 2009

TORINO FILM FESTIVAL 2009: I VINCITORI

Festival di Torino 2009Vince l’Italia al Torino Film Festival 2009. La giuria internazionale diretta dal regista Gianni Amelio premia il film “La bocca del lupo” di Pietro Marcello. Un docu-fiction originale sia per forma che per contenuti, la storia di un uomo, ordinaria ma profonda, che si alterna con immagini di una Genova d’annata e moderna, tra i vicoli anonimi di una città portuale che vede passare tante persone e tante vite. Pietro Marcello realizza un film poetico, a metà strada tra reportage e favola, raccontando con l’ausilio di una voce fuori campo storie di uomini, le cui abituali attività sembrano tratte da un racconto di eroi. “La bocca del lupo” si aggiudica anche il premio FIPRESCI della Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica.
Il Premio speciale della Giuria viene consegnato ex aequo a due film: “Crackie” di Sherry White, storia del bastardino Sparky che viene salvato da morte certa da Mitsy, una giovane adolescente che, in cambio della sua verginità, riesce a strapparlo al suo precedente padrone; “Guy and Madeline on a Park Bench” di Damien Chazelle, realizzato dal regista al principio in forma di cortometraggio come tesi di laurea all'Università di Harvard e, dopo tre anni di lavoro, convertito in un lungometraggio. Miglior sceneggiatura è quella del film “Medalia de onoare - Medal of Honor”: il premio è stato deciso dagli allievi della Scuola Holden che in questo modo hanno invitato il regista rumeno a tenere un workshop presso la scuola. Il film è stato anche il preferito del pubblico, chiamato a scegliere il vincitore del premio Achille Valdata.
Il premio di miglior attore va, ex aequo, a Robert Duvall e Bill Murray, entrambi protagonisti nel “Get Low”, primo lungometraggio di Aaron Schneider, vincitore del premio Oscar nel 2004 per il cortometraggio “Two soldiers”. Miglior attrice è la cilena Catalina Saavedra “La Nana - The Maid”, un film di Sebastian Silva, un regista che in questo film è riuscito a trattare argomenti drammatici con un tocco disincantato e divertente.
Segue la lista dei vincitore del Torino Film Festival 2009:

Miglior film
La bocca del lupo, regia di Pietro Marcello
Premio speciale della Giuria (ex aequo)
Crackie, regia di Sherry White
Guy and Madeline on a Park Bench, regia di Damien Chazelle
Miglior sceneggiatura - Premio Invito alla Scuola Holden
Calin Peter Netzer - Medalia de onoare - Medal of Honor
Miglior attore (ex aequo)
Robert Duvall - Get Low
Bill Murray - Get Low
Miglior attrice
Catalina Saavedra - La Nana - The Maid
Miglior documentario italiano
Valentina Postika in attesa di partire, regia di Caterina Carone
Italiana.DOC - Premio speciale della giuria (ex aequo)
Corde, regia di Marcello Sannino
The Cambodian Room - Situations with Antoine D'Agata, regia di Tommaso Lusena e Giuseppe Schillaci
Italiana.DOC - Mensione speciale
Je suis Simone (La condition ouvrière), regia di Fabrizio Ferraro
Premio Cult - Il cinema della realtà
Oil City Confidential, regia di Julien Temple
Premio Cipputi - Miglior film sul mondo del lavoro
Baseco Bakal Boys, regia di Ralston Jover
Premio Cult - Mensione speciale
45365, regia di Bill Ross e Turner Ross
Premio FIPRESCI
La bocca del lupo, regia di Pietro Marcello
Premio del pubblico Achille Valdata per il miglior film
Medalia de onoare - Medal of Honor, regia di Calin Peter Netzer
Premio UCCA - Venti Città
Magari le cose cambiano, regia di Andrea Segrè
Premio Maurizio Collino per il miglior film su temi giovanili
Welcome, regia di Philippe Lioret


KEITH HARING IN MOSTRA A PADOVA

Keith Haring Opere realizzate tra il 1981 e il 1988Dopo il grande successo ottenuto presso la sede milanese della Vecchiato Art Galleries, l’arte di Keith Haring giunge in mostra nella sede di Padova. La mostra “Keith Haring. Opere realizzate tra il 1981 e il 1988”, curata da Luca Beatrice, mette a disposizione (gratuitamente) dei visitatori una trentina di opere di Haring per comprendere come l’artista americano riuscì a rappresentare l’arte di strada della metropoli newyorkese degli anni ‘80. Quadri delle dimensioni fino a 3 metri che testimoniano l’eccentricità di un’artista libero da ogni schema prestabilito. Haring realizzava infatti le sue opere adoperando ogni tipo di materiale (ferro, carta, legno, alluminio) dipingendo con ogni strumento gli si capitasse in mano. Tra le opere in mostra: Untitled (Wood Relief), del 1983 in legno intagliato e dipinto dalle forme primivive; Untitled del 1986, acquaforte su carta raffigurante una testa di Medusa in chiave moderna; King and Queen, una scultura del 1988 in smalto su acciaio.
Keith Haring propone un’arte che mescola persone ed animali in movimento, attributi sessuali, oggetti di uso comune, dischi volanti. Una passione artistica che si riconduce alle rappresentazioni dei popoli africani, eschimesi, arborigeni e maya, popolazioni ancora non contaminate dallo sviluppo tecnologico e dunque ancora semplicie e genuine, in grado di concepire senza filtri il rapporto con se stessi e con la natura. Ma nelle sue opere sono presenti anche la paura e il caos della cultura metropolitana, tipica della Pop Art, rivista sempre con caratteristiche originali e spontanee.
La mostra “Keith Haring. Opere realizzate tra il 1981 e il 1988” è curata da Luca Beatrice, uno dei critici più produttivi in Italia, curatore del “Padiglione Italia” alla 53a Biennale di Venezia.

Info
Sede: Vecchiato Art Galleries - Via Alberto da Padova, 2 - Padova
Periodo: 20 ottobre - 30 dicembre 2009
Orari: 9.30-13.00; 15.30-19.30 (tutti i giorni), domenica e festivi chiuso
Ingresso: gratuito
Tel: 0498561359 (infos)


venerdì 20 novembre 2009

STEVE MCCURRY IN MOSTRA A MILANO

Steve McCurry in mostra a MilanoSteve McCurry, uno dei più famosi fotografi al mondo, noto per il ritratto di una ragazza afgana, Sharbat Gula (ritrovata e fotografa 18 anni dopo da un equipe di fotografi), pubblicato sulla copertina del National Geographic Magazine nel giugno del 1985, diventata la più popolare uscita della rivista, è a Milano presso il Palazzo della Ragione. La mostra “Sud - Est”, promossa dal Comune di Milano e curata da Tanja Solci raccoglie circa 200 scatti che raccontano trent’anni di carriera di fotografo e fotoreporter. Sempre alla ricerca dell’immagini più crude e realistiche, Steve McCurry viaggiò nei luoghi dove la guerra è un’abitudine incessante, Afghanistan e Pakista, per raggiungere l’India, il Tibet e la Birmania, quello che si può definire il Sud-Est del mondo.
Un viaggio documentato dalle sue istantanee che trovano particolare collocazione, opera di Peter Bottazzi: gli ingrandimenti, posati su teli trasparenti, si trovano sospesi da terra, le foto invece sono collocate in modo da creare un percorso emozionale tale da fare giungere lo spettatore nei luoghi scelti da McCurry a tu per tu con i soggetti ritratti. La mostra “Sud - Est” è suddivisa in sei sezioni tematiche. “Portraits”, raccoglie una serie di ritratti che conducono allo spettatore di fronte alla bellezza, all’eleganza ed alla dignità dei soggetti fotografati. “Silence and travel”, è un viaggio attraverso le culture ed il silenzio con persone raccolte in preghiera e scene in cui domina il silenzio. “War”, è una triste appresentazione della guerra e delle sue atrocità in un’atmosfera poetica priva di ogni retorica. “Joy and life” è in netto contrasto con la guerra, dramma dell’uomo che annienta i suoi simili, ed in questa sezione è presentata la speranza che essa possa avere fine tale scempio: scenari di allegria contraddistinti da colori vivaci in cui la voglia di vivere è più forte della meschina esigenza di combattere guerre.
“Children”, è un ritratto della fanciullezza lontano dall’ideale di felicità e di serenità. I bambini di Steve McCurry sono la tragica immagine di una parte del nostro mondo: bambini sfruttati fino a renderli soldati. Angeli sì, ma di morte. L’ultima sezione, “Beauty”, è il trionfo della bellezza: tre ritratti di donne, tra i quali spicca Sharbat Gula, la ragazza afgana dagli occhi verdi, uno degli esempi più intensi della fotografia. Il percorso espositivo si conclude in realtà con altre tre sezioni, in una sequenza continua di fotografie che raccontano tre diverse storie: monsoni, AIDS e ritratti.
La mostra “Sud - Est” non ricorda soltanto dei viaggi intrapresi da Steve McCurry, ma anche il nome della sua agenzia italiana, la “Sudest57” che raccoglie fotografi di fama internazionale nel campo del reportage, della pubblicità e della moda.

Info
Sede: Palazzo della Ragione - Piazza dei Mercanti, 1 - Milano
Periodo: 11 novembre 2009 - 31 gennaio 2010
Orari: 9.30-19.30 (tutti i giorni) 9.30-22.30 (giovedì), 14.30-19.30 (lunedì)
Ingresso: €8,00 intero - €6,50 ridotto under 18 ed over 65 - €3,00 ridotto scuole
Tel: 0243353522 (infos e prenotazioni)
Note: la biglietteria chiude un’ora prima


giovedì 19 novembre 2009

CARAVAGGIO E BACON IN MOSTRA A ROMA

Caravaggio-Bacon mostra RomaLa Galleria Borghese (Roma) dal 2 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010 celebra Caravaggio e Bacon, due artisti estremi che raccontarono con loro arte lo strazio del vivere con uguale vigore ed inventiva. Curata da Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese, e da Michael Peppiatt, biografo di Francis Bacon ed organizzata da MondoMostre, la mostra “Caravaggio - Bacon” offre l’opportunità di rivivere la bellezza e la suggestione di due artisti a prima vista così distanti attraverso trenta tele (13 di Caravaggio e 17 di Bacon) provenienti dai più importanti musei del mondo. Un accostamento originale che nasce dalla volontà di celebrare contemporaneamente il quarto centenario della morte di Caravaggio ed primo centenario della nascita di Bacon. Nessuna ricerca incentrata su parallelismi artistici, ma un’intima esplorazione delle immagini cariche di pathos e di mistero che mettono in sintonia i due artisti, divisi da tanti secoli di storia, ma uniti nei ritratti del corpo umano ed, in particolare dei volti, così struggenti e ricchi di tensione emotiva. Caravaggio provocò scandalo a causa di rappresentazione troppo fisica dei suoi santi e delle sue madonne, per l’ostentata nudità di giovani fanciulli e per la crudezza delle mimiche facciali dei suoi personaggi, Bacon impressionò per i suoi corpi privi deformati e dai volti alterati da espressioni indecifrabili ed misteriosi.
Ai sei capolavori di Caravaggio della collezione permanente della Galleria Borghese si aggiungono otto illustri prestiti tra i quali spiccano la “Caduta di Saulo” proveniente da Santa Maria del Popolo a Roma, la “Negazione di Pietro” dal Metropolitan di New York, il “Ritratto di Antonio Martelli e il “Cavaliere di Malta” da Palazzo Pitti. Bacon è invece in mostra con due famosi trittici, “August 1972” della Tate Gallery di Londra e il “Triptych inspired by the Orestia of Aeschylus” da Oslo, le sue “teste” di papa Innocenzo X di Velazquez, come “Testa VI” dall’Arts Council Collection di Londra ed altre opere.

Info
Sede: Galleria Borghese - Piazzale Scipione Borghese, 5 - Roma
Periodo: 2 ottobre 2009 - 24 gennaio 2010
Orari: 9.00-21.00 (tutti i giorni) 9.00-19.00 (venerdì e sabato), 13.00-19.00 (lunedì), 25 dicembre e 1 gennaio chiuso
Ingresso: €13,50 intero - €10,25 ridotto* - €7,00 ridotto*
Tel: 0632810 (infos e prenotazioni)
Note: il costo del biglietto della mostra è comprensivo della visita della Galleria Borghese. Prenotazione obbligatoria. Turni di visita di 2 ore per un massimo 360 persone (uscita obbligatoria a fine turno).
* Cittadini dell'Unione Europea tra 18 e 25 anni; insegnanti di ruolo nelle scuole statali
** Cittadini dell'Unione Europea di età inferiore ai 18 anni; cittadini dell'Unione Europea di età superiore ai 65 anni; studenti e docenti dell'Unione Europea delle Facoltà di Architettura, di Lettere (indirizzo Archeologico o Storico-Artistico), di Conservazione dei Beni Culturali e di Scienze della Formazione, mediante esibizione del certificato di iscrizione per l'anno accademico in corso; docenti e studenti dell'Unione Europea iscritti alle Accademie di Belle Arti, mediante esibizione del certificato di iscrizione per l'anno accademico in corso; membri dell’ICOM; gruppi scolastici dell'Unione Europea (previa prenotazione) con accompagnatore; giornalisti con tesserino dell'ordine; dipendenti MiBAC.


MATRIMONIO ALLE BAHAMAS

Matrimonio alle BahamasTitolo originale: id.
Nazione: Italia
Anno: 2007
Genere: commedia
Durata: 1h32m
Regia: Claudio Risi
Sceneggiatura: Carlo Vanzina, Enrico Vanzina
Fotografia: Gianlorenzo Battaglia
Musiche: Riccardo Eberspacher
Cast: Massimo Boldi, Anna Maria Barbera, Biagio Izzo, Lucrezia Piaggio, Enzo Salvi, Valentina Idini, Donald French, Niccolò Senni, Loredana De Nardis, Raffaello Balzo, Lodovica Mairè Rogati, Valentino Campitelli, Victoria Silvstedt, Luigi Petrazzuolo, Araba Dell’Utri

Trama
Valentina Colombo, fresca di laurea in economia, vince una borsa di studio di un anno per l’Università di Miami. Con lei parte suo padre, un milanese che fa il tassista a Roma. Valentina si innamora di Bob, un compagno universitario italo-americano. Il ragazzo, che ricambia l’amore della ragazza, decide farle conoscere i suoi genitori: il padre Al Di Giacomo, un ricco agente di borsa, e la madre Patricia, una snob interessata soltanto a spendere i soldi del marito. Malgrado le evidenti differenze sociali tra le famiglie, i due decidono di sposarsi. Il luogo del matrimonio sarà un sogno: le Bahamas. Tutta la famiglia Colombo è stata invitata per il matrimonio a carico di Al Di Giacomo.

Recensione
Prendi il film “Il padre della sposa” (1950) di Vincente Minnelli e il suo remake del 1991 Charles Shyer con Steve Martin e Diane Keaton, modificalo rovinando la trama negli aspetti più interessanti, aggiungigli gag al limite del sopportabile, pubblicità neanche nascosta, rutti, tette e volgarità gratuite ed ecco che i cari Vanzina Brothers realizzano “Matrimonio alle Bahamas”. E’ chiaro che chi ha intenzione di vedere un siffatto film sa già cosa lo aspetta, siamo infatti nel classico dei cinepanettoni che ormai esce al cinema anche molti prima di Natale cercando di sfruttare il motto: “se devo perdere contro la concorrenza, meglio eliminarla anticipando l’uscita!”. Ma “Matrimonio alle Bahamas” si inabissa nell’insulso, impalpabile e noioso. La sceneggiatura, come già dichiarato, ha tutti gli elementi classici della commedia, copiati senza un briciolo di novità. Le scene non hanno un’unità di insieme, messe lì a caso e spesso senza una conclusione valida. Frammenti di sketch che non divertono, perché biechi e già visti al cinema ed in televisione. Servivano scenari che potessero far breccia nello spettatore, ecco dunque le Bahamas, meta esotica che l’italiano medio sogna per le proprie nozze. La colonna sonora segue questo trend e dunque si pesca tra le hit del momento, quelle che tutti al momento ascoltando e canticchiano. Il regista Carlo Risi sembra rinnegare il padre Dino, autore di capolavori del cinema italiano e sembra anche di aver dimenticato dei lavori con il padre e con registi del calibro di Mario Monicelli. Nel cast troviamo un Boldi ormai ripetitivo nel suo ruolo di medioman geloso e un po’ ottuso. Ridicola la scelta del nome del suo personaggio, Cristoforo Colombo: povero il nostro magnifico scopritore! Nel ruolo della moglie del protagonista, Anna Maria Barbera, una comica ormai sul viale del tramonto, indegnamente prestata al cinema. Nella sua presunzione di successo, sciolina frasi in dialetto impossibile da comprendere. Senza parole l’interpretazione di Enzo Salvi. Victoria Silversted, si sa, era nel film non perché dovesse dire qualcosa, ma semplicemente per far sbavare i più depravati nel vedere le sue tette rifatte. Inutile e sprecato l’intervento dei Fichi d’India, inseriti nel film senza un minimo di logica. Una strana presenza è quella di Araba Dell’Utri, figlia della signora Maria Pia La Malfa, ex-dipendente Fininvest e nipote di Marcello, amico intimo del Cavalier Berlusconi, capo di Fininvest che controlla la Medusa Film, produttrice del film.
Non era difficile immaginare la pochezza di un film come “Matrimonio alle Bahamas”, ma è talmente disarmante da suonare come un allarme per il cinema ed, in particolare, per la commedia all’italiana che sembra ormai essere sparita per sempre.

Voto: 10%


mercoledì 18 novembre 2009

IL POTERE E LA GRAZIA. I SANTI PATRONI D’EUROPA

Il Potere e la Grazia. I Santi Patroni d’EuropaDall’8 ottobre 2009 fino al 31 gennaio 2010 Palazzo Venezia (Roma) ospita “Il Potere e la Grazia. I Santi Patroni d’Europa”, una mostra in cui viene riportata attraverso l’arte la complessa situazione dell’Europa durante la sua cristianizzazione e le storie dei Santi protettori celebrati da diversi Stati europei. Uomini come tanti che grazie alla loro fede in Dio ed alle loro qualità si distinsero in una società tumultosa e ricca di contrasti e di guerre. Un’analisi che evidenzia il legame fra le loro esperienze mistiche e l’ambiente culturale che favorì la loro santità e che l’arte diede loro riconoscenza e memoria. La mostra è suddivisa in dieci sezioni, una delle quali completamente dedicata alla storia dei sei santi proclamati patroni dell’Europa: Benedetto da Norcia, Caterina da Siena, Cirillo e Metodio, Brigida di Svezia e Teresa Benedetta della Croce. L’Europa scelse di istituire il patronato di questi santi, scelti tra i principali artefici della sua cristianizzazione. Proclamati dal culto e dalla fede del popolo, eletti dal potere politico o acclamati da intellettuali ed artisti, questi santi furuno l’immagine della cristianità dell’Europa.
In esposizione oltre 120 opere di famosi artisti come Caravaggio, El Greco, Guercino, Mantegna, Murillo, Tiepolo, Tiziano, van Dyck, Veronese, provenienti da importanti istituzioni museali europee: dipinti maestosi, tavole medioevali, codici miniati e pregiati diademi ricordano le conversioni, le tribolazioni e le guerre che condussero i popoli europei al cristianesimo. La mostra è un’occasione unica non solo per comprendere i difficili passi per la nascita e lo sviluppo dell’Europa cristiana, ma per ammirare opere grandiose come “San Giovanni Battista” di Caravaggio, “San Giacomo vittorioso” di Tiepolo, “San Luigi IX” di El Greco, Martirio di San Pietro di Guercino.
La mostra “Il Potere e la Grazia. I Santi Patroni d’Europa” è curata da Don Alessio Geretti (anche scrittore del catalogo della mostra che puoi acquistare qui con il 20% di sconto) e da Claudio Strinati ed è sostenuta dal Governo della Repubblica Italiana, dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede e dalla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa: un progetto prestigioso nato dalla collaborazione tra il Comitato di San Floriano ed il Polo Museale Romano e l’organizzazione di MondoMostre. Il catalogo della mostra, scritto

Info
Sede: Palazzo Venezia - Via del Plebiscito, 118 - Roma
Periodo: 8 ottobre 2009 – 31 gennaio 2010
Orari: 10.00-20.00 (tutti i giorni), 10.00–22.00 (venerdì e sabato), lunedì chiuso
Ingresso: €10,00 intero - 8,00 ridotto gruppi - 4,00 ridotto scuole.
Tel: 199505150 (infos e prenotazioni)


NIKI DE SAINT-PHALLE IN MOSTRA A ROMA

Niki de Saint-PhalleNiki de Saint-Phalle, scrittrice, regista, pittrice e modella francese, è in mostra a Roma presso il Museo Fondazione Roma dal 4 novembre 2009 al 17 gennaio 2010. Oltre 100 opere, provenienti principalmente dalla Niki Charitable Art Foundation di San Diego (USA), mostrano il percorso artistico di Niki de Saint-Phalle che malgrado fu legato principalmente alla pop art abbracciò gran parte della tradizione artistica europea ed americana. Curata da Stefano Cecchetto, la mostra non segue un iter cronologico, ma analizza la sua produzione attraverso quattro sezioni tematiche, chiamate le “Stanze della memoria”: “Origini”, “Spiritual Path”, “Nana-Power” e “Tarot Garden”. Nella prima sezione trovano posto i primi di lavori dell’artista, in particolare i suoi “Tiri,” opere in gesso che l’artista concludeva in una performance artistica nel quale venivano colpite dai proiettili di una carabina in modo da schizzarle con i colori contenuti in sacchetti di plastica, parti integranti delle opere stesse. Questo periodo artistico di Niki de Saint-Phalle, identificabile tra gli anni ’50 e ’60, si riconduce alle esperienze di Jean Mirò e Max Ernst: “The zoo with you”, “Four Houses”, “Self-Portrait”, “Rocket” e la serie “Study for King Kong” esprimono inequivocabilmente il tormento interiore di quegli anni ed il suo desiderio di essere considerata un’artista, sentimenti che spesso manifestava in maniera molto violenta. La sezione “Spiritual Path” (percorso spirituale) racconta il sodalizio con il suo secondo marito, l’artista svizzero Jean Tinguely. Fu proprio grazie al marito che Niki de Saint-Phalle conosce il Nouveau Réalisme, un gruppo di artisti creato nel 1960 dal critico d’arte Pierre Restany e legato al New Dada americano. Nili entra in contatto con importanti artisti come Christo, Yves Klein, Martial Raysse, Mimmo Rotella, Daniel Spoerri e Jacques Villeglé. La sua arte acquista così un carattere sarcastico e dissacratorio, un modo per sfogare il suo senso di angoscia e disperazione. Le sue opere parlano di femminismo e mitologia, mezzi per raccontare la sua angoscia personale. La sezione “Nana-Power” espone le celebri Nanas (fanciulle), sculture che raffigurano donne dalle forme contorte ed esasperate sull’onda del movimento femminista. La donna diventa protagonista assoluta in un’originale correlazione tra forma e contenuto. Niente del lavoro di Niki è dettato dal caso perché ogni forma, ogni movimento si lega ad un bisogno di comunicare i molteplici aspetti dell’universo femminile. Le opere presenti sono: “Nana Assise”, “Gwendolyn”, “Big lady (Black)”, “Nana sur le dauphin” e “Ange Luminaire”. Nella quarta ed ultima sezione, “Tarot Garden”, si trova invece la produzione artistica che Niki de Saint-Phalle svolse in Italia, ovvero il Giardino dei Tarocchi che realizzò a Garavicchio, nei pressi di Capalbio (Grosseto), ispirandosi al Parco Guell di Gaudi di Barcellona. Una ricostruzione molto suggestiva, con riproduzioni delle mastodontiche opere presenti nel giardino.
La mostra di Niki de Saint-Phalle offre a tutti i bambini fino a 14 anni l’ingresso gratuito grazie all’impegno della Fondazione Roma e di Arthemisia Group, organizzatori dell’evento.

Info
Sede: Museo Fondazione Roma - Museo del Corso - Via del Corso, 320 - Roma
Periodo: 4 novembre 2009 - 17 gennaio 2010
Orari: 10.00-20.00 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €10,00 intero - €8,00 ridotto - gratis bambini sotto i 14 anni
Tel: 066874704 (infos e prenotazioni)
Note: la biglietteria chiude un’ora prima della chiusura della mostra.


sabato 14 novembre 2009

2012

2012Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2009
Genere: fantasy
Durata: 2h18m
Regia: Roland Emmerich
Sceneggiatura: Roland Emmerich, Harald Kloser
Fotografia: Dean Semler
Musiche:Harald Kloser, Thomas Wanker
Cast: John Cusack, Amanda Peet, Chiwetel Ejiofor, Danny Glover, Thandie Newton, Woody Harrelson, Thomas McCarthy, Oliver Platt, Liam James, Morgan Lily, Beatrice Rosen, Philippe Haussmann, Zlatko Buric, Johann Urb, Jimi Mistry, John Billingsley, Leonard Tenisci


Trama
2012. Secondo il calendario maya il mondo finirà, almeno così come viene inteso adesso. Il professor West scopre grazie agli studi nel sottosuolo di suo collega indiano che a causa di alcune tempeste solari di enorme intensità la crosta terrestre è destinata a mutazioni in grado di generare scenari apocalittici. Jackson Curtis, è uno scrittore che, troppo impegnato nel suo lavoro, ha dimenticato la famiglia, rovinando il suo matrimonio. Nel momento in cui le placche terrestri iniziano a muoversi e le città iniziano a scomparire, distrutte dai terremoti e dagli tsunami, Jackson e la sua famiglia iniziano un terribile viaggio con l’obiettivo di sopravvivere alla fine del mondo.

Recensione
Roland Emmerich deve proprio odiare il mondo se di continuo si diverte a distruggerlo: prima ci prova con una creatura modificata geneticamente, “Godzilla”, poi sono gli alieni a tentare di farci la pelle in “Indipendence day”, più tardi è invece una nuova era glaciale con il film “The day after tomorrow”, adesso invece è un’antica profezia maya a dettare le tristi sorti del genere umano e del pianeta Terra. “2012” è un disaster movie che nasce da alcune teorie secondo le quali il 21 dicembre 2012 il mondo finirà oppure sarà l’inizio di una nuova era, causata da qualche imprecisato evento catastrofico. Tali teorie, chiaramente, non trovano alcun supporto in ambito scientifico anche se i sostenitori convengono che i governi della Terra tengano segrete queste conoscenze per evitare anarchia e catastrofi economiche e sociali. Questa data precisa deriva dalla scelta dei Maya di applicare un calendario non ciclico che, secondo i calcoli, terminerà proprio il 21 dicembre 2012. Il problema di fondo alla base del film “2012” è che pur partendo da un’idea intrigante non la sviluppa minimamente, lasciando alla scienza il compito di spiegare in maniera sbrigativa (e per altro temporalmente sbagliata) che a causa di alcune impressionanti tempeste solari i neutrini scaturiti sono in procinto di generare la rottura in più punti della crosta terrestre. Tale massa bollente tenderebbe ad fuoriuscire dalle profondità della Terra generando terremoti, eruzioni ed tsunami capaci di distruggere il mondo.
“2012” ha sì nella sua natura come obiettivo quello di divertire il pubblico, non offre alcun momento di riflessione (l’argomento poteva darne infiniti), né un particolare scena da ricordare. I dialoghi sono osceni, mielosi e patetici, ed i personaggi stupidi (invece di correre a salvare l’umanità, il protagonista si perde il lungaggini e discorsi inutili). Alcune situazioni sono surreali al punto di far scoppiare qualche grassa risata: passi la scelta del presidente degli Stati Uniti, nella realtà premio Nobel per la pace, di non voler salvarsi e morire con i propri concittadini, ma vedere che il nostro primo ministro, l’attuale Silvio Berlusconi, che invece di scappare a gambe levate sceglie di morire pregando in piazza San Pietro? Come in tutti disaster movie che si “rispettino” i protagonisti sono sempre al limite della morte, ma in “2012” si salvano anche nelle situazioni più disperate, violando le più banali leggi della fisica, e capita spesso durante il film di sapere già come terminerà una scena. Gli effetti speciali, tuttavia ben realizzati, non salvano il film da tanta pochezza. Non bastando la scarsità della sceneggiatura da lui realizzata assieme a Harald Kloser (uno sceneggiatore che poi firma anche le musiche, mah!), Emmerich pecca anche nella regia che risulta pigra e distratta, troppo impegnato forse a crogiolarsi nella spettacolarità e nel sensazionalismo visivo. Il cast non riesce ad elevare il livello del film, dato che i personaggi sono un concentrato penoso e squallido di moralità e di altruismo, tanto da apparire risibili. John Cusack è Jackson, uno scrittore mezzo fallito ed un padre che ha distrutto il suo matrimonio a causa del lavoro e che ha ormai perso la stima del figlio, ma pronto a riconquistarla diventando un eroe del tutto improbabile. Amanda Peet interpreta Kate, ex moglie di Jackson, ovvia e mediocre nel suo personaggio, e fisicamente poco in forma. Danny Glover è penalizzato da un personaggio tanto patriota da apparire stucchevole. Alter ego filmico di Obama, sembra voler dimostrare in “2012” che si è meritato il premio Nobel. Chiwetel Ejiofor sembra non aver afferrato la psicologia del suo personaggio e gli atteggiamenti da assumere. Woody Harrelson viene ridicolizzato in Charlie Frost, un anticomplottista tanto surreale ed allucinato da sembrare uscito dal concerto di Woodstock. Thomas McCarthy è Gordon Silberman, il nuovo compagno di Kate, un chirurgo plastico che sebbene ammetta di aver pilotato piccoli aerei un paio di volte, risulta in grado di pilotare in mezzo a grattacieli e ponti che crollano. Il resto del cast chiude la serie insulsa di personaggi, ma una menzione la merita Leonard Tenisci, un attore (in realtà, una comparsa) scelto ai provini forse perché al posto della foto di Berlusconi era arrivata al casting quella di Fassino: così magro ed alto, come poteva impersonare l’attuale primo ministro italiano?
“2012” è un film che ha poco da salvare, troppo sbrigativo pur durando oltre due ore, e d incentrato esclusivamente sulla volontà di stupire lo spettatore con effetti speciali. Oltre quelli, però, c’è il nulla.

Voto: 37%


MAXXI - MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO

Maxxi - Museo Nazionale delle Arti del XXI secoloDopo dieci anni di lavori apre a Roma il Maxxi, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo. Progettato dall’architetto anglo-irachena Zaha Hadid e costato 150 milioni di euro, Maxxi si configura come uno dei musei di arte contemporanea più grandi al mondo. Eccezionalmente aperto il 14 ed il 15 novembre 2009, il museo aprirà al pubblico nella primavera del 2010. Il complesso ospita due istituzioni: Maxxi Arte e Maxxi Architettura, ma anche un auditorium, una biblioteca e una mediateca, un bookshop, una caffetteria e un bar/ristorante, alcune gallerie per esposizioni temporanee e una grande piazza esterna che sarà adibita per opere ed eventi live per una superficie complessiva di 27000 metri quadri.
Al momento, Maxxi Arte ha in mostra permanente 350 opere, tra cui quelle di Boetti, Clemente, Merz, Penone, Pintaldi, Warhol e molti altri importanti artisti contemporanei. Il Maxxi Architettura, che raccoglie oltre 75000 documenti, annovera gli archivi dei disegni di artisti del calibro di Toyo Ito, Enrico Del Debbio, Paolo Soleri, Italo Rota e Carlo Scarpa, e le collezioni di fotografia di autori tra cui Basilico, Barbieri, Jodice e Guidi.
Il 29 luglio 2009 è nata la Fondazione Maxxi per sviluppare al meglio le potenzialità di questo complesso museale e per consegnare all’Italia uno strumento indispensabile per la diffusione dell’arte contemporanea.


venerdì 13 novembre 2009

GLI ABBRACCI SPEZZATI

Gli abbracci spezzatiTitolo originale: Los abrazos rotos
Nazione: Spagna
Anno: 2009
Genere: drammatico, sentimentale, thriller
Durata: 2h09m
Regia: Pedro Almodovar
Sceneggiatura: Pedro Almodovar
Fotografia: Rodrigo Prieto
Musiche: Alberto Iglesias
Cast: Penelope Cruz, Lluís Homar, Blanca Portillo, Jose Luis Gomez, Ruben Ochandiano, Tamar Novas, Marta Aledo, Agustín Almodovar, Yuyi Beringola, Javier Coll, Enrique Aparicio, Sabine Daigeler, Ángela Molina, Rossy de Palma


Trama
Mateo Blanco un tempo era un regista. Oggi si fa chiamare Harry Cain e non vuole avere più nulla a che fare con il suo oscuro passato. E’ un non vedente, ma questo non gli impedisce di rimanere nel mondo del cinema scrivendo sceneggiature. Il suo fascino e la sua indipendenza sono forti, anche se sente sempre il bisogno di circondarsi degli affetti più cari, Judit e suo figlio Diego. La morte di Ernesto Martel, ricco magnate della finanza, e la comparsa di un giovane regista che si fa chiamare Ray X, saranno per lui occasione di ricordare, suo malgrado, gli episodi del passato.

Recensione
Pedro Almodovar ha una sua peculiare caratteristica: da cittadino di quella nazione caliente quale è la Spagna, le sue pellicole sono intrise di quell’amore passionale che porta con sé tormento, gelosia, menzogna, infedeltà, lacrime, disperazione e vendetta. Lui sarà costretto ad avere una nuova vita e un nuovo nome. Lei annullerà se stessa correndo il rischio di perdere ogni cosa. Sulle basi di questa storia d’amore, Almodovar non poteva che tessere un pellicola che si rifacesse al noir in un viaggio affascinante ma ricco di situazioni misteriose e pericolose, tra il passato ed il presente. “Gli abbracci spezzati” è un film complesso ma che scorre con semplicità: commovente, avvincente e pieno di momenti di riflessione, non privo dei sorrisi che le sue commedie brillanti e raffinate sanno regalare. La regia di Almodovar è sempre intensa: dai primi piani ai dettagli degli oggetti che fanno da sfondo alle scene, tutto è funzionale allo spazio e al tempo filmico. Il suo modo di inquadrare gli attori, di giocare con loro, è encomiabile. Sua musa ispiratrice nel cinema e, attualmente, nella vita è Penelope Cruz. Un’attrice completa, capace di passare dalla “bruttina stagionata” alla “femme fatale” senza perdere d’intensità. Indimenticabile sono alcune scene: i provini di Lena (Penelope Cruz), nei quali il regista Blanco (alter ego di Almodovar) la invita a far uscire fuori le diverse espressioni del personaggio; la caduta dalle scale della protagonista spinta da una sua rivale d’amore, una palese citazione al cinema di Hitchcock. Ed infatti “Gli abbracci spezzati” non è soltanto la messa in scena dell’amore tra un uomo e una donna, ma rappresenta anche l’amore di un regista per il cinema. Tante sono le citazioni al cinema classico, tanto amato dal regista spagnolo: i due protagonisti guardano “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini, una scena in cui vengono ritrovati i resti di un uomo e una donna uniti (come in un abbraccio) nel momento della morte, nel quale si avverte netto il contrasto con il titolo del film; l’ambiguo figlio di Martel, paragonato dal protagonista all’assassino de “L’occhio che uccide”; Lena, nel film “Ragazze e valigie” è una copia di Audrey Hepburn, in abiti ed aspetto, nel film “Colazione da Tiffany”; e lo stesso “Ragazze e valigie”, film nel film, tanto ricorda “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”.
“Gli abbracci spezzati” è sorretto da una colonna sonora prodotta dalla musica sempre bellissima di Alberto Iglesias (con alcuni ottimi brani dei Cat Power, Can ed Uffie) e dall’intensa e vivace fotografia di Rodrigo Prieto. Entrambi persone fidate avendo già collaborato in precedenti film di Almodovar. “Gli abbracci spezzati” è un film che offre livide suggestioni e dure riflessioni, con lo spirito leggero e passionale del regista spagnolo. Un film che celebra la regia matura ed esperta di un regista capace di donare al suo cinema uno stile unico ed inconfondibile.

Voto: 81%


IL REMAKE DI OLDBOY NON SI FARA'

OldboySeppur manca ancora l’ufficialità, secondo quanto riportato da LatinoReview l’annunciato remake di Oldboy (2003) è del tutto fallito. Capolavoro del regista sudcoreano Park Chan-wook, Oldboy vinse il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2004. Il film che della “trilogia della vendetta” del regista, iniziata nel 2002 da “Mr. Vendetta” e terminata nel 2005 da “Lady Vendetta”.
Oldboy racconta la storia di un uomo che, drogato e rapito di fronte casa, viene tenuto prigioniero all’interno di una stanza. Ogni giorno, i suoi ignoti carcerieri, gli offrono acqua, cibo e tv, dalla quale scopre che la moglie è stata barbaramente assassinata e che la polizia lo sospetta dell’omicidio. Dopo quindici anni l’uomo viene misteriosamente liberato e giura vendetta nei confronti dei suoi carcerieri e degli assassini della moglie.
Il fallimento dell’operazione deriva dai mancati accordi tra la Dreamworks, casa produttrice cinematografica, e la coreana Mandate, detentrice dei diritti del film. Il regista del film sarebbe dovuto essere Steven Spielber e l’attore principale Will Smith.
Seppur manca ancora l’ufficialità, secondo quanto riportato da LatinoReview l’annunciato remake di Oldboy (2003) è del tutto fallito. Capolavoro del regista sudcoreano Park Chan-wook, Oldboy vinse il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2004. Il film che della “trilogia della vendetta” del regista, iniziata nel 2002 da “Mr. Vendetta” e terminata nel 2005 da Lady Vendetta.
Oldboy racconta la storia di un uomo che, drogato e rapito di fronte casa, viene tenuto prigioniero all’interno di una stanza. Ogni giorno, i suoi ignoti carcerieri, gli offrono acqua, cibo e tv, dalla quale scopre che la moglie è stata barbaramente assassinata e che la polizia lo sospetta dell’omicidio. Dopo quindici anni l’uomo viene misteriosamente liberato e giura vendetta nei confronti dei suoi carcerieri e degli assassini della moglie.
Il fallimento dell’operazione deriva dai mancati accordi tra la Dreamworks, casa produttrice cinematografica, e la coreana Mandate, detentrice dei diritti del film. Il regista del film sarebbe dovuto essere Steven Spielber e l’attore principale Will Smith.


giovedì 12 novembre 2009

THRILLER LIVE A ROMA E A MILANO

Thriller LiveDopo la morte di Michael Jackson, avvenuta il 26 giugno 2009, il suo mito continua. I suoi dischi hanno subito un’impennata nelle vendite, il suo film “This is it” ha sbancato i botteghini del cinema. Adesso Michael Jackson viene celebrato al teatro con lo spettacolo “Thriller live”. Nato nel Dominion Theatre a Londra, dove attualmente è in programmazione al Lyric Theatre e dopo tre tour in Gran Bretagna, lo spettacolo ha iniziato il suo tour europeo con un’altra compagnia, la BB Group, debuttando in Italia ora da noi per poi percorrere Germania, Austria e Svizzera, raccontando quarant’anni di carriera, dagli inizi con i Jackson 5 fino al successo mondiale di Thriller. Creatore e coproduttore dello spettacolo è Adrian Grant, autore del libro “Michael Jackson - A visual documentary” e per molti anni socio ed autore dell’artista.
In due ore di spettacolo si potranno ascoltare brani come “ABC”, vincitrice di un Grammy come migliore canzone pop, “Shake Your Body”, “Off The Wall”, “Don’t Stop ’Til You Get Enough”, “Smooth Crimi­nal “. “Dirty Diana”, “Man In The Mirror”, “The Way You Make Me Feel”, “Billie Jean”, “Thriller”, “Bad” ed “Invincible”.
I ballerini e cantanti saranno diretti da Gary Lloyd, che in passato ha lavorato, fra gli altri, con Robbie Williams e Pink. Il debutto nazionale dello spettacolo “Thriller Live” in Italia è avvenuto il 2 Novembre 2009 presso il Teatro Politeama Rossetti di Trieste per passare a Roma (Gran Teatro di Tor di Quinto dal 17 al 22) e a Milano (Teatro Ventaglio Smeraldo dal 27 al 29 Novembre e dall’1 al 6 Dicembre 2009)
Un’esplosione trascinante di vivacità e dinamismo in uno spettacolo in puro stile Jackson che i fan della popstar americana adoreranno sicuramente.


UN INEDITO FILM DI CHARLIE CHAPLIN ACQUISTATO SU EBAY A €3.5

Charlie ChaplineBay è uno dei siti più famosi al mondo e molto spesso un’occasione per qualche piccolo affare riuscendo ad acquistare risparmiando rispetto ai classici negozi. Quello che però è accaduto a Morace Park, un collezionista inglese, ha dell’incredibile: per la modica cifra di £3.2 (€3.5) è riuscito ad aggiudicarsi l’asta di una reliquia unica di Charlie Chaplin. Il venditore forse credeva di mettere all’asta una copia di un vecchio film di Chaplin, ma in realtà si trattava di un cortometraggio inedito della durata di 7 minuti. Il film, intitolato “Zapped”, sarebbe stato girato in Egitto nel 1916, paese al tempo sotto il protettorato britannico. Una volta ricevuto il pacco, Park ha trovato all’interno una pellicola al nitrato non in perfetto stato, ma comunque tale da essere visionata nonostante sia estremamente delicata ed infiammabile. Nei primi fotogrammi della pellicola si vedono alcuni dirigibili Zeppelin che in piena Grande Guerra volano sui cieli di Londra. Appare quindi in scena Chaplin desideroso di lasciare gli Usa e di raggiungere i suoi connazionali per combattere il nemico. In seguito sale su una nuvola e, dopo aver attraversato l’Atlantico, atterra in Inghilterra, più precisamente sull’estremità di una chiesa. Chaplin dunque sale su un dirigibile Zeppelin e nella scena seguente Guglielmo II, imperatore tedesco e re di Prussia, esce fuori da una salsiccia. E’ nata una diatriba tra gli esperti: alcuni sostengono si tratti di un film completo, altri invece ritengono si tratti di una serie di scene non collegate tra loro, realizzate per divertimento. Tutti però concordano sull’unicità del documento, mai registrato finora tra le opere di Charlie Chaplin.


mercoledì 11 novembre 2009

FRANK O. GEHRY IN MOSTRA A MILANO

Frank O. Gehry in mostra a MilanoLa Triennale di Milano presenta presso la sua sede in Palazzo dell’Arte all’interno del Parco Sempione, la mostra “Frank O. Gehry dal 1997”. La mostra, curata Germano Celant in collaborazione con Frank O. Gehry e Gehry Partners LLP, rappresenta la prima monografica di Frank O. Gehry e raccoglie un’attenta selezione dei progetti realizzati a partire dal 1997, quando l’architetto canadese realizzò il Guggenheim Museum di Bilbao.
I progetti in mostra, per la maggior parte mai concessi al pubblico, sono stati selezionati insieme a Gehry e raccolti grazie al contributo di importanti istituzioni, quali il Guggenheim Museum di Bilbao, l’Art Gallery of Ontario di Montreal (AGO) e il Dansk Arkitektur Center di Copenhagen (DAC). Particolare attenzione è stata data al disegno di edifici in relazione con il territorio in un’ottica di progettazione più urbanistica: il DZ Bank Building di Berlino , l’AGO di Montreal, l’Interactive Corporation Headquarter di New York, il resort Atlantis Sentosa di Singapore e la sede Guggenheim Museum ad Abu Dhabi.
La mostra “Frank O. Gehry dal 1997” offre dunque la possibilità, per la prima volta in Italia, di osservare e conoscere gran parte della produzione degli ultimi dieci anni della Gehry Partners LLP e saranno presentati i disegni corredati di filmati, fotografie e modelli relativi alle varie fasi preparatorie. In video saranno mostrati i materiali e le tecnologie utilizzate da Gehry, interviste che raccontano la nascita e lo sviluppo del gruppo Gehry Technologies, l’utilizzo del software Catia (fino a quel momento utilizzato soltanto in ambito aerospaziale) in grado di sviluppare la complessità delle idee di Gehry.
Il catalogo ufficiale della mostra “Frank O. Gehry dal 1997”, edito da Skira ed introdotto da un saggio critico di Germano Celant, ripercorre dal 1997 i progetti dell’architetto, in gran parte inediti, attraverso i disegni a mano e le progettazioni in 3D, i modelli e le fotografie delle sue immense opere.

Info
Sede: Triennale di Milano (Palazzo dell’Arte) - Viale Emilio Alemagna, 6 - Milano
Periodo: 29 settembre 2009 - 10 gennaio 2010
Orari: 10.30-20.30 (tutti i giorni), 10.30-23.00 (giovedì), lunedì chiuso
Ingresso: €8,00 intero - €6,00-€5,00 ridotto
Tel: 199202202 - 0455230304 (infos e prenotazioni)
Note: la biglietteria chiude un’ora prima della chiusura della mostra.


KATE WINSLET VALE PIU' DI 66 MILIONI DI EURO

Kate WinsletKate Winslet, premio Oscar 2009 per l’interpretazione nel film “The reader - A voce alta”, secondo una stima dello UK Film Council, varrebbe oltre 66 milioni di euro per l’economia inglese. I parametri che hanno portato a questa valutazione vanno oltre i compensi ricevuti dall’attrice per i suoi film, dato che la sua immagine favorirebbe in gran misura il turismo britannico. La Winslet, nata a Reading 34 anni fa, avrebbe guadagnato circa 20 milioni di sterline per le sue interpretazioni cinematografiche contribuendo anche al successo di produzioni inglesi, alle quali avrebbe procurato un valore aggiunto pari a 34,4 milioni di sterline. Secondo David Steele, capo del team di ricerca e statistica dello UK Film Council “quando un attore raggiunge fama internazionale, produce un generale effetto di accelerazione per l'economia del proprio paese che passa attraverso le apparizioni televisive, la pubblicità e le notizie sui giornali”. Kate Winslet, portata al successo dal film “Titanic”, nel quale era affiancata da Leonardo DiCaprio la protagonista di Titanic, ha partecipato ad oltre 20 film, oltre ad apparizioni in teatro e in fiction televisive. L’attrice inglese esordì nel lontano 1994 nella pellicola “Creature del cielo” del Peter Jackson, autore della trilogia de “Il signore degli anelli”.


lunedì 9 novembre 2009

LOMBARDIA CINEMA QUALITA'

Invia l’11 novembre la nuova edizione di “Lombardia Cinema Qualità”, un progetto per promuovere, diffondere e sostenere il cinema italiano, in particolare film d’essai, prodotti indipendenti e prodotti da registi esordienti. Sono 24 le sale di provincia coinvolte, 132 le date in programma e 28 gli incontri tra gli autori ed il pubblico. La serata inaugurale vede, presso l’Area Metropolis di Paderno Dugnano, Pasquale Marrazzo con il film “Sogno il mondo di venerdì”, uno sguardo su una Milano lontana da quella glamour e modaiola, con una serie di personaggi minori che raccontano i propri sentimenti attraverso la musica. Il 19 novembre il Capitol di Monza propone “Fuga dal call center”, grottesca commedia sul precariato, film d’esordio del regista Federico Rizzo.
Il 25 novembre Vittorio Moroni presenta all’Ariston di Treviglio “Eva e Adamo”, un film che racconta tre particolari storie d’amore. Il Nuovo Eden di Brescia, dal 27 novembre, presenta l’opera prima di Andrea Pellizzer, “Tre lire il primo giorno” con un incontro tra il regista ed il pubblico, ed in seguito “Il prossimo tuo” di Anne Riitta Ciccone, regista italo-finlandese che aveva sorpreso il pubblico con il suo precedente “L’amore di Marja”. Tra i tanti film in programmazione, vale la pena citare “Focaccia Blues”, di Nico Cirasola, piccolo film cult che racconta la storia di una piccola focacceria che sconfisse il colosso degli hamburger. Il film ha ricevuto due importanti riconoscimenti: la Menzione Speciale ai Nastri d’Argento 2009 ed il Ciak d’Oro 2009.
Il progetto “Lombardia Cinema Qualità”, fortemente desiderato da Massimo Zanello, assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia insieme all'Anec-Agis Lombarde, proseguirà fino a febbraio 2010 offrendo al pubblico la possibilità di conoscere piccoli lavori cinematografici che normalmente trovano molte difficoltà a causa di una distribuzione che preferisce sempre titoli commerciali e successi internazionali di sicuro incasso al botteghino.


IL MURO DI BERLINO... 20 ANNI FA

Il muro di Berlino
Il 9 novembre 1989 è il giorno della caduta del Muro di Berlino. Oggi, Berlino e il resto del mondo celebrano i 20 anni dalla caduta del muro. In città si radunano più di 100000 persone per ricordare l’evento battezzato come la Festa della Libertà. Tante le manifestazioni, in particolare un enorme domino che, attraversando la città, riprodurrà simbolicamente la caduta del muro.
Il cinema ha dedicato molte storie al periodo che vedeva divise le due Germanie ed, in particolare, al Muro di Berlino. Tra i tanti si consigliano alcuni splendidi film. Goodbye Lenin” (2003) di Wolfgang Becker, nel quale la fervente socialista Christine viene colpita da infarto e cade in coma. Dopo otto mesi la donna si risveglia. Ma, nel frattempo, il muro di Berlino è caduto ed il socialista ha lasciato il posto alla democrazia. Per evitare che la donna possa subire un nuovo shock, ritenuto fatale dai medici, suo figlio Alex, insieme ai familiari ed alcuni suoi amici, fa credere alla madre che tutto è rimasto così com’era prima del suo infarto. Raccoglie prodotti della Germania dell’Est, nasconde ogni oggetto del nuovo capitalismo e riprende vecchi spezzoni di telegiornali. “Le vite degli altri” di Florian Henckel von Donnersmarck, premio Oscar nel 2007 per il miglior film straniero, imperniato sugli anni bui della repressione mossa dalla Stasi nell'ex DDR. “Il silenzio dopo lo sparo” (2000) di Volker Schlöndorff, “La promessa” (1994) di Margarethe Von Trotta, “Il cielo sopra Berlino” (1987), poetico film del regista Wim Wenders, vincitore del premio per la miglior regia al Festival di Cannes.