mercoledì 30 settembre 2009

THIS IS IT - IL FILM DI MICHAEL JACKSON E' GIA' SOLD OUT

Il 28 ottobre 2009 è la data di uscita di “This is it”, il film dedicato a Michael Jackson basato sulle prove del tour al quale il re del pop lavorò fino al suo ultimo giorno di vita, lo scorso 25 giugno. La prevendita di “This is it” è iniziata domenica 27 settembre, ma già dopo qualche ora ha fatto registrare il tutto esaurito in ogni angolo del pianeta. Soltanto due settimane di programmazione nelle sale cinematografiche, una notizia che ha fatto impazzire i milioni di fan di Michael Jackson, intenzionati a tutti i costi a vedere la sua ultima esibizione che lo vedevano non soltanto cantante e ballerino, ma anche aiuto regista e scenografo. “This is it” è diretto da Kenny Ortega, già regista dell’adattamento cinematografico del musical “High School”.
Negli Stati Uniti il sito ufficiale di “This is it” ha registrato più di 500000 richieste di prenotazione. A Londra il film ha ottenuto la più alta prevendita, sorpassando colossi come “Harry Potter” ed “Il Signore degli Anelli”. Sold out anche in Francia, Germania, Australia e Giappone, con code allucinanti per accaparrarsi un biglietto del film.
Lo show di Michael Jackson, “This Is It”, avrebbe dovuto inaugurarsi il 13 luglio, una serie di 50 concerti nella città di Londra che avevano già fatto segnare il tutto esaurito.
Anche in Italia si è assistito ad un record di biglietti già venduti in prevendita con 10000 vendite nel primo giorno di prenotazione. Il Lazio è al primo posto, con Lombardia e Campania al seguito.
Micheal Jackson è morto, ma il suo mito rimane. Segue il trailer del film “This Is It”.


lunedì 28 settembre 2009

ROMAN POLANSKI ARRESTATO PER PEDOFILIA

Roman Polanski arrestato per pedofiliaIl regista francese di origini polacche Roman Polanski è stato arrestato non appena giunto all’aeroporto di Zurigo dove avrebbe dovuto ricevere un premio alla carriera allo Zurich Film Festival. L’arresto è avvenuto sulla base di un mandato d'arresto spiccato dagli Stati Uniti nel 1978, quando il regista ripiegò in Francia per non mettere mai più piede sul territorio americano, neanche per ricevere il premio Oscar per la migliore regia per “Il Pianista” nel 2003. L’accusa mossa nei confronti di Polanski, oggi 76enne, è grave: nel 1977, il regista abusò, durante un servizio fotografico nella casa di Jack Nicholson ad Hollywood, di una bambina di 13 anni dopo averla drogata e fatta ubriacare. Polanski sostenne che la vittima, Samantha Geimer, aveva già avuto esperienze sessuali ed era consenziente, ma questo non gli ha impedì di trascorrere un mese e mezzo di carcere. Dopo essere stato rilasciato su cauzione, fuggì in Francia prima della sentenza di condanna. Oggi, Samantha Geimer, è una donna sposata e vive alle Hawaii e in una recente intervista ha dichiarato di non serbare più rancore al regista. Il 2 dicembre scorso, Polanski fece richiesta al tribunale di Los Angeles di essere scagionato dalle accuse trasmettendo alcuni documenti legali che contengono una descrizione dettagliata degli atti sessuali consumati ai danni della bambina. La richiesta di assoluzione è stata immediatamente respinta dal giudice di Los Angeles Peter Espinoza. Il portavoce del ministero della Giustizia svizzero ha reso noto che il regista verrà estradato negli Usa anche se Francia e Polonia sono intervenute per studiare sul da farsi.
Non è l’unico caso di cronaca nera che coinvolge Polanski: nel 1969, la moglie Sharon Tate, incinta, fu uccisa da Susan Atkins, appartenente alla setta di Charles Manson, morta per un cancro al cervello proprio qualche giorno fa.
Non appena si è diffusa la notizia, sono scoppiate proteste in Svizzera. L’Associazione degli scrittori e dei registi ha affermato che si tratta di uni “scandalo legale che pregiudicherà la reputazione della Svizzera nel mondo”. Malgrado l’arresto di Polanski, gli organizzatori dello Zurich Film Festival hanno deciso lo stesso di conferirgli il premio, anche se è chiaro che non potrà essere ritirato.


venerdì 25 settembre 2009

DISTRICT 9

District 9Titolo originale: id.
Nazione: Nuova Zelanda, USA
Anno: 2009
Genere: fantascienza
Durata: 1h52m
Regia: Neill Blomkamp
Sceneggiatura: Neill Blomkamp, Terri Tatchell
Fotografia: Trent Opaloch
Musiche: Clinton Shorter
Cast: Sharlto Copley, Jason Cope, Nathalie Boltt, Sylvaine Strike, Elizabeth Mkandawie, John Sumner, William Allen Young, Greg Melvill-Smith, Nick Blake, Morena Busa Sesatsa, Jed Brophy, Louis Minnaar, Vanessa Haywood, Marian Hooman, Vittorio Leonardi, Mandla Gaduka, Johan van Schoor, Stella Steenkamp

Trama
Ormai sono passati più di vent’anni da quando un’astronave aliena ha fatto improvvisamente la sua comparsa nei cieli di Johannesburg, capitale del Sud Africa tra lo sbigottimento della popolazione locale. Nessun attacco alieno in grande stile, nessun incontro epocale che possa aver portato particolari benefici alla razza umana perché gli alieni altro non erano che dei profughi, rivoltanti e malconci, capitati sulla Terra per un problema alla loro astronave. I cosiddetti “non-umani” sono stati condotti nel “District 9”, una zona recintata e controllata dalla MNU, una multinazionale privata assolutamente non interessata al benessere degli alieni. Il vero obiettivo della MNU è quello di riuscire a far funzionare le potenti armi aliene, attivabili però soltanto attraverso il loro DNA. La situazione nella città di Johannesburg diventa insostenibile e la tensione cresce pericolosamente quando la MNU decide di allontanare gli alieni dal “District 9”, trasferendoli in una zona isolata, a 200 km. dalla città. Le operazioni di sgombero vengono affidate a Wikus van der Merwe che, a capo di una task force, dovrà recarsi nel “District 9” per far firmare ad ogni alieno la notifica di sfratto. Una volta lì, Wikus sarà però vittima di un episodio che cambierà il corso della sua vita.

Recensione
Diretto dall’esordiente regista sudafricano Neill Blomkamp, “District 9” è un film basato sul cortometraggio “Alive in Joburg” realizzato dallo stesso regista nel 2005. Poco più di sei minuti che testimoniano le grandi qualità di Blomkamp. Un corto in stile mock-documentary (finto documentario in stile “The Blair Witch Project”, “[REC]” e “Cloverfield”) che offre con sguardo onirico ma tristemente reale sulla situazione nella quale si trova coinvolta città di Johannesburg dopo l’improvviso arrivo di un’astronave aliena. Una piccola perla cinematografica tanto che Peter Jackson (regista, tra gli altri, di “King Kong” e la trilogia de “Il signore degli anelli”) ha concesso carta bianca al regista sudafricano per la realizzazione di “District 9”.
Partendo dunque dagli elementi del suo corto, Blomkamp ne approfondisce le tematiche mantenendo inalterati stile ed ambientazione. La tecnica del mock-documentary offre un grado di realismo che, in questo occasione, tocca punte di realismo incredibili: tg news, interviste ad esperti e protagonisti delle vicende, telecamere di sorveglianza che si sostituiscono alla mdp si intervallano alle classiche riprese girate nella capitale sudafricana. Non siamo in fastose location hollywoodiane, bensì tra le sporche e fatiscenti baraccopoli africane. L’alieno non è quello classico, brutto e cattivo, di film come “Aliens”, “Indipendence day” o “La guerra dei mondi”. I “non-umani” di “District 9” sono in realtà profughi malridotti e privi di ogni cattiva intenzione. Dopo un primo curioso contatto, la razza umana decide di emarginarli rinchiudendoli in una sorta di ghetto, controllati dalla MNU, tipica multinazionale senza scrupoli, il cui unico obiettivo è quella di trarne il maggior vantaggio economico. La nave madre non è approdata a New York, Parigi o Roma, bensì a Johannesburg. Una scelta non casuale che vuole far riflettere sul concetto di apartheid, una politica di segregazione razziale, i cui effetti sono ancora oggi vissuti dalla popolazione sudafricana. Blomkamp tratta dunque apertamente problemi sociali come discriminazione razziale, difficoltà di integrazione, intolleranza verso il diverso (il titolo del film si ispira infatti al “District Six”, una zona residenziale dove venne isolata la popolazione locale durante l’apartheid).
La sceneggiatura, opera dello stesso regista assieme alla sua compagna Terri Tatchell, dà origine ad un crescendo narrativo che inchioda lo spettatore senza ricorrere ad eccessivi effetti speciali o stereotipi classici del cinema fantascientifico. Dopo una parte iniziale che espone, intenzionalmente, in maniera confusa e sbrigativa l’arrivo degli alieni e le loro difficoltà di integrazione, il film entra nel vivo con momenti drammatici e di azione frazionati con misurato equilibrio.
“District 9” è un ingranaggio perfetto, ben supportato dal protagonista Wikus Van De Merwe, interpretato dallo sconosciuto Sharlto Copley, già presente in “Alive in Joburg” nei panni di un cecchino. Se nel corto offre l’aspetto da duro, Copley è qui un dipendente mediocre, innamorato del lavoro e di sua moglie, e gestisce in maniera divertente e credibile il personaggio ed il suo trasformarsi da nerd impelagato in un compito sgradevole prima in egoista meschino e senza scrupoli e poi in difensore dei diritti degli alieni.
Malgrado gli effetti speciali non siano spettacolari, risulta perfetta la realizzazione degli alieni: era sufficiente renderli ripugnanti ed il risultato è stato raggiunto. Ma al di là dell’iniziale ribrezzo che lo spettatore può provare per queste creature simili a gamberi giganti, in seguto, scopre come queste, d’altra parte vittime della cattiveria della razza umana, siano dotate di sentimenti, in particolare, della tristezza di trovarsi lontani casa, desiderosi di farci ritorno il più presto possibile. “District 9”, in realtà, non è un film sugli alieni, bensì sulla nostra razza che si definisce “umana”, ma che spesso di umano ha ben poco. Se nella realtà gli extra-terrestri non si sono ancora manifestati (per chi crede alla loro esistenza), fino ad oggi le vittime sono state altre “minoranze”: la storia non ci ricorda soltanto l’apartheid, ma episodi attuali l’immigrazione clandestina che si verificano anche in Italia ed i campi “di accoglienza” che di accogliente hanno ben poco; inoltre, non è possibile dimenticare un altro triste episodio di meno di un secolo fa, quando il nazisti furono capaci di segregare milioni di ebrei nei campi di concentramento (simili al “District 9”), perché considerati “non-ariani” (palese il parallelismo con il “non-umani” descritto nel film).
Di particolare effetto la colonna sonora di “District 9”: tra le tracce hip hop da puro ghetto spicca la theme song, un canto d’Africa che porta con sé la drammaticità e la sofferenza di un popolo che, come si è detto, si può immedesimare con gli alieni nel film.
Neill Blomkamp porta sullo schermo un film fantastico, coraggioso, realistico pur avendo caratteristiche ben definite di un film di fantascienza. Non ci troviamo di fronte all’intimismo filosofico di “Blade Runner”, ma “District 9” è tuttavia un nuovo modo di fare cinema partendo da concetti già esistenti. Dopo averlo visto comprenderete quali sono le motivazioni che hanno spinto Peter Jackson ad investire su un regista sconosciuto come Neill Blomkamp.

Voto: 82%


giovedì 24 settembre 2009

MOSTRA "UNITED ARTISTS OF ITALY" (MILANO)

United artist of ItalyAurelio Amendola, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Lanfranco, Uliano Lucas, Attilio Maranzano, Ugo Mulas, Paolo Mussat Sartor, Ferdinando Scianna sono soltanto alcuni nomi tra i più importanti fotografi le cui istantanee sono in esposizione a Milano presso la Fondazione Stelline dal 24 settembre 2009 al 31 gennaio 2010 nella mostra intitolata “United artists of Italy”.
Oltre 200 immagini che ritraggono alcuni dei più importanti artisti contemporanei. Una serie di fotografie con le quali si intende raccontare, attraverso l’interpretazione di diversi fotografi, l’uomo di tutti i giorni che si celava dietro la figura di artista.
L’arte contemporanea raccontata non attraverso le opere degli artisti ma presentando i loro volti ed i loro atteggiamenti di fronte la macchina fotografica, vettore di un viaggio che coinvolge anche la fotografia che si è sviluppato grazie al contatto diretto e al profondo coinvolgimento con i fotografi, rivelandosi un viaggio all’interno della fotografia italiana.
La mostra, già presentata a Saint-Etienne (Musée d’Art Moderne) e a Bruxelles (Palais des Beaux Arts), presenta il lavoro di ventidue fotografi professionisti italiani assieme ad undici fotoritratti inediti di altrettanti artisti selezionati attraverso un concorso internazionale) della giovane fotografa siciliana Michela Forte che troveranno posto in una sezione esclusiva per la tappa milanese della mostra.
Le foto rappresentano un punto di incontro tra due forme d’arte durante un’intensa stagione creativa che si presentò tra gli anni ‘60 e ‘70 quando l’arte, in un forte dinamismo espressivo, voleva essere non soltanto opera ma anche azione. Ecco dunque che artisti italiani come Italo Calvino, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini assieme a colleghi internazionali quali Joseph Beuys, Sol LeWitt, Robert Rauschenberg e Andy Warhol vengono immortalati nelle stesse movenze e la stessa vanità degli uomini comuni di fronte l’obiettivo.
La mostra “United artists of Italy” nasce da un idea di Massimo Minini ed è realizzata con il contributo di 24Ore Motta Cultura. Puoi acquistare il catalogo della mostra su BOL.it.

Info
Sede: Fondazione Stelline - Corso Magenta, 61 - Milano
Periodo: 24 settembre 2009 - 31 gennaio 2010
Orari: 10.00-20.00 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €8,00 intero - €6,00 ridotto - €3,00 scuole
Tel: 0245462111 (infos e prenotazioni)


mercoledì 23 settembre 2009

MOSTRA "ROMA. LA PITTURA DI UN IMPERO"

“Roma. La pittura di un Impero

La mostra “Roma. La pittura di un Impero”, ospitata presso le Scuderie del Quirinale di Roma, presenta attraverso nature morte, episodi di mitologia, paesaggi, scene di vita quotidiana, la pittura romana che va dal I secolo a.C. ed il IV d.C., un periodo di conquiste coloniali e di grande fervore e benessere per l’Impero Romano.
Oltre cento opere tra affreschi, decorazioni, mosaici, ritratti su legno e su vetro, un tempo oggetti usuali nelle domus patrizie e nelle abitazioni e botteghe popolari giunte fin qui dai famosi siti archeologici di Roma, Napoli e Pompei e da musei internazionali (Louvre di Parigi, Metropolitan Museum di New York, British Museum di Londra, Museo Egizio de Il Cairo). Un allestimento, curato dall’attore e regista teatrale Luca Ronconi, che struttura il percorso espositivo in cinque sezioni dai titoli: “Pareti ingannevoli”, “La negazione dello spazio”, “Ombra e luce”, “Antiche pinacoteche”, “La città parla: dagli esterni agli interni”, “Dalla riscoperta della Domus Aurea alle Grottesche”. Una perfetta ricostruzione di intere stanze con i relativi affreschi concedendo dunque un valido esempio di come questi elementi si inserissero nel loro contesto quotidiano e sociale del periodo. Scenografie parietali, paesaggi bucolici e agresti, vedute di ville e di santuari rurali, vedute di giardini sono invece i soggetti della prima parte della mostra, assieme ad una collezione di raffigurazioni della mitologia greca: Amore e Psiche, Ercole e Telefo, Perseo e Andromeda, Polifemo e Galatea,.
Per la prima volta in Italia si potranno ammirare, in raffronto diretto, alcuni esempi di ritrattistica ad affresco, a mosaico o su vetro, rinvenuti direttamente in Italia, assieme ai più decantati ritratti a encausto (un’antica tecnica pittorica applicata su muro, marmo, legno, terracotta, avorio nella quale pigmenti colorati vengono mescolati a cera) dell’oasi egiziana di El Fayyum.
La mostra “Roma. La pittura di un Impero” offre un’approfondita testimonianza come si sviluppò la pittura romana durante i secoli che videro la Città Eterna predominare in tutto il mondo. Al principio, i pittori romani, affascinati dall’arte pittorica greca, iniziarono ad imitarne schemi e tecniche creando un gran numero di copie ma nel tempo seguì una propria strada tanto da divenire un modello per l’arte dei secoli successivi. I pittori romani non sembravano interessati al concetto di prospettiva (secondo alcuni critici, in realtà, non era una mancanza di interesse, bensì un’incapacità a riprodurre le linee prospettiche). Gli oggetti erano infatti collocati nello spazio senza seguire un rigido schema, lasciando l’impronta di una certa libertà di rappresentazione dell’immagine. I pittori romani erano soliti seguire una tecnica di pittura a macchia, caratterizzata da tocchi di colore che alludevano all’interpretazione soggettiva del reale. Tale tecnica fu ripresa e resa propria dalla corrente dei Macchiaioli durante il XIX secolo.
Grande importanza nell’arte dell’Antica Roma (ma in genere in tutta l’arte del mondo antico) veniva attribuita i colori. Si consideri che i monumenti pubblici e le statue erano tutti policromi e i marmi quasi sempre colorati che il tempo lascia quasi del tutto decolorati per il disfacimento dei pigmenti. Pittura e decorazioni rappresentano dunque una rarità ed è dunque difficile pensare all’arte del mondo antico come un proliferare di colori.
Il periodo artistico analizzato dalla mostra “Roma. La pittura di un Impero” inizia dal secondo stile, detto stile architettonico, che consisteva nel simulare ogni elemento architettonico (colonne, archi e lesene) con una tecnica pittorica caratterizzata da forti chiaroscuri. Molta importanza assunse la figura del paesaggista, esperto nella pittura parietale di giardini e spazi aperti che spesso ampliavano in modo fittizio gli spazi aperti presenti nelle domus romane. Durante il terzo stile o stile ornamentale, che viene fatto arrivare fino alla metà del i secolo a.c., l’illusionismo prospettico viene messo in disparte favorendo invece uno stile fatto di campiture piatte decorate con scene di vario genere. Il quarto stile o stile dell’illusionismo prospettico segna un ritorno agli elementi del secondo stile ampliandone sontuosità e splendore mediante l’inserimento di architetture immaginarie e di grande impatto scenico
La mostra dunque consente di comprendere la qualità della pittura romana ed il suo rapporto tra l’arte antica e moderna. Attraverso la conoscenza di forma d’arte di importanza fondamentale per l’Impero Romano è possibile comprenderne anche gli aspetti relativi alle questioni sociali ed alla vita pubblica e privata.
La mostra “Roma. La pittura di un Impero”, curata da Eugenio La Rocca, Serena Ensoli, Stefano Tortorella e Massimiliano Papini, è un evento sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, organizzato dall’Azienda Speciale Palaexpo e da MondoMostre, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Soprintendenze Archeologiche di Roma e Napoli.

Info
Sede: Scuderie del Quirinale - Via XXIV Maggio 16, Roma
Periodo: 24 settembre 2009 - 17 gennaio 2010
Orari: 10.00-20.00 (da domenica a giovedì), 10.00-22.30 (venerdì e sabato), lunedì chiuso
Ingresso: €10,00 intero - €7,50 ridotto - €4,00 (studenti in gruppi scolastici)
Tel: 0639967500 (infos e prenotazioni)
Note: l’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura


martedì 22 settembre 2009

FESTIVAL VERDI 2009

Festival Verdi 2009Per tutto il mese di ottobre Giuseppe Verdi, uno dei più grandi compositori italiani, sarà omaggiato da Parma e dai luoghi che lo hanno visto nascere e crescere attraverso il “Festival Verdi 2009”, un intenso calendario di eventi musicali a lui dedicati.
Nato a Roncole, una piccola frazione di Busseto (Parma), il 10 ottobre 1813 da una famiglia di umili origini, Giuseppe Verdi riuscì comunque a seguire la propria inclinazione alla musica per la fermezza e l’impegno che fin da giovane dimostrò riuscendo ben presto ad affermarsi come illustre compositore.
Il “Festival Verdi 2009” sarà inagurato da Yuri Temirkanov, direttore musicale del Teatro Regio di Parma, assieme al quartetto di solisti di canto formato da Daniela Barcellona, Francesco Meli, Svetla Vassileva ed Alexander Vinogradov, con l’esecuzione della “Messa da Requiem”. Il capolavoro sacro verdiano sarà presentato anche a Busseto, con una prova aperta (28 settembre) ed, in seguito, in concerto (4 ottobre) nella cornice dell’Insigne Chiesa Collegiata di San Bartolomeo Apostolo.
Durante tutto il mese, più precisamente dal 1 al 28 ottobre, è dunque possibile ascoltare le più grandi opere di Giuseppe Verdi: la “Giovanna D’Arco”, il “Nabucco” ed il “Rigoletto” sono solo alcune di quelle che compongono il programma del “Festival Verdi 2009”.
Per i ragazzi delle scuole medie e superiori, il Teatro Regio di Parma ha organizzato un programma un vero e proprio “Festival Verdi” per i bambini. “Imparolopera” è un viaggio alla scoperta del magico mondo del melodramma e sarà presentato dai migliori allievi delle classi di canto del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma. Per i bambini, invece, il Teatro Regio di Parma prevede, durante il “Festival Verdi” momenti di divertimento con “Il gioco dell’Opera”: pupazzi, marionette, attori, cantanti e musicisti offronto un’esperienza interessante nel segno della musica verdiana.
Ogni domenica del “Festival Verdi” vengono invece ospitate le più importanti bande civiche delle terre di Verdi che ripropongono, in un gradevole clima di festa, rivisitazioni di celebri brani tratti dal repertorio lirico verdiano.
Il “Festival Verdi 2009” è realizzato dal Teatro Regio di Parma - soci fondatori Comune di Parma, Provincia di Parma, Fondazione Cariparma, Fondazione Monte Parma - con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con Teatro Verdi di Busseto, Teatro Comunale di Modena, ed i Teatri di Reggio Emilia.
Per il programma completo ed i luoghi dei concerti, le prenotazione e l’acquisto dei biglietti è possibile visitare il sito ufficiale del Teatro Regio di Parma, alla sezione “Festival Verdi 2009”.


lunedì 21 settembre 2009

NOFRILLS - FIERA DI BERGAMO

Alla fine degli anni ’80 in Europa ci fu un importante liberalizzazione del settore del trasporto aereo, per troppi anni sottoposto ad una rigido controllo da parte degli Stati interessanti a tutelare le proprie compagnie di bandiera. Nacque dunque una piacevole concorrenza tra le compagnie aeree che si concretizzò in tariffe più vantaggiosi e servizi sempre più accurati nei confronti dei passeggeri. Ci fu dunque un maggior libertà dei prezzi stabiliti in base alle leggi di mercato, consentendo così alle compagnie aeree di stabilirli in base alle proprie pretese.
Questo favorì la nascita delle compagnie aeree low-cost, la prima fu l’irlandese Ryanair nel 1991, che offrivano tariffe più basse rispetto a quelle applicate dalle compagnie di bandiera. Come potevano queste compagnie aeree offrire prezzi più bassi? Semplice, applicando una politica no frills, ovvero “senza fronzoli”, eliminando dunque tutto quello che potesse risultare superfluo. Addio dunque a spese inutili che si ripercuotevano sul prezzo del biglietto, come, ad esempio, pasti a bordo e diritti di prenotazione.
Seguendo tali premesse, si svolge a Bergamo, il 25 e 26 settembre 2009, la nona edizione di “NoFrills - Fiera di Bergamo”: un luogo d’incontro per espositori e visitatori sul tema del turismo. Un’edizione che si preannuncia molto interessante con un forte aumento delle prenotazioni. Tema principale di “NoFrills - Fiera di Bergamo” è il concetto di “nuovo” che si intreccia con il turismo elettronico (CEN Workshop Agreement: Linee guida sull'armonizzazione dell'interscambio dei dati nel turismo elettronico), ormai ai livelli di quello tradizionale, e particolare attenzione viene data allo stato del turismo in Italia (Turismo: futuro Italia. Progetti per una nuova stagione) in questo periodo di forte crisi che ha visto fallire compagnie aeree, tour operator, ed un gran numero di agenzie di viaggio (Agenzie di viaggio: analisi della stagione 2009, scenari e azioni per il futuro).


martedì 15 settembre 2009

E' MORTO PATRICK SWAYZE

Patrick SwayzeDopo una lunga battaglia contro un cancro al pancreas durata due anni, Patrick Swayze è morto all’eta di 57 anni. L’attore americano aveva incantato milioni di ragazze nelle sue interpretazioni di insegnante di ballo sexy e passionale in “Dirty dancing” e tenero ed innamorato fidanzato di Demy Moore in “Ghost”. Nato a Houston, Texas, il 18 agosto 1952, Patrick Swayze era figlio di un campione di rodeo e di un’insegnante di danza che gli trasmise la passione per il ballo esibendosi con il New York City ballet, arrivando in seguito sul palcoscenico di Broadway. Arrivò al grande cinema quando Francis Ford Coppola, nel 1983, gli affidò una parte ne “I ragazzi della 56a strada”. Fu protagonista anche in altre pellicole di successo come “Il duro del Road House”, “Point break”, “La città della gioia” e “Donnie Darko”. Scoprì di essere malato nel gennaio del 2008 ed i medici lo avevano subito informato di avere poche speranze di sopravvivere. Accettò la malattia con rabbia e rassegnazione, continuando a lavorare sul set, protagonista in una serie tv: “TheBeast”. In questo periodo stava lavorando alla propria autobiografia assieme alla moglie Lisa Niemi, alla quale era legato da più di trent'anni. Oggi, Patrick ha smesso di soffrire.


SPINELLI VIETATI AD AMSTERDAM ED IN OLANDA

Coffee shop - Amsterdam (Olanda)L’Olanda ed Amsterdam, sono note in tutto il mondo per la loro posizione ampiamente tollerante nei confronti delle droghe leggere. La legislazione olandese attua una netta distinzione tra droghe leggere (marijuana, hashish) e droghe pesanti (ecstasy, eroina e cocaina). Il confine che divide queste due categorie (la legge olandese non fa infatti uso dei termini “leggere” e “pesanti”) di droghe si basa sulla considerazione su loro effetti: nel primo caso, si tratta di un’alterazione dello stato psicologico dell’individuo, nel secondo, invece, tali droghe portano a vera dipendenza fisica. La bedoogbeleid, la politica della tolleranza, cercava di separare i due mercati limitando così le possibilità che i consumatori di droghe leggere passassero alle droghe pesanti.
In Olanda, i coffee-shop hanno il permesso di vendere hashish e marijuana, pur dovendo rispettare limiti molto forti. Non è infatti possibile vendere più di 5 gr. al giorno alla stessa persona, né poter avere nel proprio magazzino un quantitativo maggiore di 500 gr. Ovviamente, il consumatore non può essere un minorenne, al quale è anche inibito l’accesso al locale.
Le cose però stanno per cambiare: il primo ministro Jan Peter Balkenende ha annunciato che il governo olandese ha intenzione a presentare entro la fine dell’anno un progetto di legge affinché, in tutto il paese, Amsterdam compresa, i coffee shop dove è tollerata la vendita di hashish e marijuana vengano ridimensionati e fruibili soltanto dai consumatori locali. Potrebbe finire dunque il peregrinare di migliaia di turisti che vedono l’Olanda soltanto come un paese dove poter acquistare e consumare droghe leggere. La bedoogbeleid, che ha creato sempre più problemi tra l’Olanda e l’Unione Europea, ha i giorni contati. Alcuni mesi fa il governo di coalizione olandese aveva perciò delegato una commissione di analizzare la politica sulle droghe in modo da risolvere un groviglio legale che nel 1976 depenalizzava il possesso e il consumo di cannabis fino a cinque grammi concedendo la licenza di vendita ai coffee-shop, pur continuando a perseguire la coltivazione e produzione di droga. Un controsenso che neanche un paese tollerante come l’Olanda poteva lasciar passare a lungo inosservato. La legge dunque sarà, con molta probabilità, applicata ed i coffee-shop dovranno chiudere oppure diventare delle semplici sale da tè.
I tantissimi turisti che si recano in Olanda con finalità “stupefacenti” possono soltanto sperare nel Consiglio di Stato che dovrà decidere se limitare la vendita ai soli olandesi non sia discriminatorio e contrario alla libera circolazione delle persone e delle merci in vigore in Unione Europea. Per la serie: i controsensi non finiscono mai!


domenica 13 settembre 2009

FESTIVAL DI VENEZIA 2009: I VINCITORI

Festival di Venezia 2009 - I vincitori“Lebanon”, film del regista israeliano Samuel Maoz, vince il Leone d’oro del Festival di Venezia 2009. Il film, ambientato durante la prima guerra del Libano (1982) racconta la storia di quattro giovani soldati rinchiusi all’interno di un carro armato che vengono inviati a perlustrare una piccola città nemica bombardata in precedenza dall’aviazione israeliana. La missione, a prima vista semplice, si trasformerà, però, in una trappola letale.
Leone d’argento per la migliore regia è stato vinto dal regista esordiente Shirin Neshat, autore del film “Men without women”, una produzione tedesca ma una storia tutta iraniana: la triste realtà mediorientale delle donne umiliate e oltraggiate. Premio Speciale della Giuria, diretta dal regista due volte Leone d’oro Ang Lee, viene vinto dal film “Soul kitchen” di Fatih Akin, una divertente commedia culinaria ambientata ad Amburgo.
La Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile va a Colin Firth, protagonista nel film “A single man”, esordio alla regia dello stilista Tom Ford. Basato sull’omonimo romanzo di Christopher Isherwood, “A single man” racconta la storia di George, un professore gay inglese che insegna in California. Migliore interpretazione femminile è quella di Ksenia Rappaport nel film “La doppia ora” di Giuseppe Capotondi. L’attrice russa fu lanciata in Italia nel 2006 da Giuseppe Tornatore nel film “La sconosciuta” con il quale vinse il David di Donatello. Nel film d’esordio di Capotondi, la Rappaport è una cameriera che s’innamora di un poliziotto incontrato durante uno speed date.
Se il cinema italiano rimane deluso a causa del mancato riconoscimento al film “Baaria” di Giuseppe Tornatore, può almeno sorridere per il successo ottenuto da Jasmine Trinca. L’attrice romana, protagonista de “Il grande sogno” di Michele Placido assieme a Luca Argentero e Riccardo Scamarcio, vince il premio Mastroianni come miglior giovane attore/attrice emergente.
Questa la lista completa dei vincitori del Festival di Venezia 2009:

Leone d’oro per il miglior film
Lebanon - Samuel Maoz
Leone d’argento per la migliore regia
Shirin Neshat (Men without women)
Coppa Volpi per il miglior attore
Colin Firth (A single man)
Coppa Volpi per la miglior attrice
Ksenia Rappaport (La doppia ora)
Premio “Marcello Mastroianni” per il miglior attore/attrice emergente
Jasmine Trinca (Il grande sogno)
Osella per la migliore sceneggiatura
Todd Solondz (Life during wartime)
Osella per la migliore scenografia
Sylvie Olivé (Mr. Nobody)
Premio “Luigi De Laurentiis” per la miglior opera prima
Engkwentro - Pepe Diokno
Premio Controcampo Italiano
Cosmonauta - Susanna Nicchiarelli
Controcampo Italiano (menzione speciale)
Negli occhi - Daniele Anzellotti e Francesco Del Grosso
Premio Orizzonti
Engkwentro - Pepe Diokno

Premio Orizzonti Doc
1428 - Du Habin

Orizzonti Doc (menzione speciale)
The man’s woman and other stories - Amit Dutta
Leone del futuro
Engkwentro - Pepe Diokno
Premio Persol 3D
The Hole - Joe Dante


sabato 12 settembre 2009

MALDIVE: UN SOGNO SALVATO DALLE TASSE

MaldiveIl riscaldamento globale, inteso come surriscaldamento climatico del pianete Terra dovuto all’effetto serra conseguente all’incremento nell’atmosfera di alcuni gas in grado di assorbire e riemettere la radiazione infrarossa, è un problema che gran parte delle nazioni stanno prendendo in seria considerazione. A questo proposito, il presidente della Repubblica delle Maldive Mohammed Nasheed ha annunciato l’intenzione di introdurre una “green tax” (“tassa ecologica”) per tutti i visitatori, da destinare per introdurre sistemi energetici ecocompatibili: pannelli solari, turbine a vento e un’innovativa centrale elettrica alimentata dai gusci delle noci di cocco, di cui le isole sono piene. Il contributo che ogni turista dovrà versare è di €3 al giorno ed in base al normale flusso turistico dovrebbe portare nelle casse maldiviane oltre 6 milioni di euro l’anno.
Nell’opera di salvaguardia delle Maldive che vede, oltre ad un controllo dell’innalzamento del mare (se il degrado ambientale seguirà il trend attuale nel 2100 tutte le isole maldiviane scompariranno sommerse dal mare), ci sarà anche uno spostamento dei coralli, minacciati dall’aumento della temperatura delle acque.
Se dunque il parlamento maldiviano approverà la proposta avanzata dal presidente, le Maldive diventeranno un paradiso ecologico, oltre che naturale.


venerdì 11 settembre 2009

THE EXORCISM OF EMILY ROSE

The exorcism of Emily RoseTitolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: horror, thriller
Durata: 1h59m
Regia: Scott Derrickson
Sceneggiatura: Paul Harris Boardman, Scott Derrickson
Fotografia: Tom Stern
Musiche: Christopher Young
Cast: Laura Linney, Tom Wilkinson, Jennifer Carpenter, Campbell Scott, Colm Feore, Joshua Close, Kenneth Welsh, Duncan Fraser, JR Bourne, Henry Czerny, Mary Beth Hurt, Shohreh Aghdashloo, Steve Archer


Trama
Emily Rose è una giovane ragazza del Midwest. Dopo un’atroce e lenta agonia, con il corpo malnutrito e dilaniato dalle ferite, Emily cessa di vivere. La polizia arresta Padre Moore, sospettando che la ragazza sia morta a causa della sua influenza nel farle rifiutare le cure mediche in favore dalle pratiche esorciste. A difesa del sacerdote viene incaricata l’affascinante avvocato Erin Brunner, una donna insoddisfatta della sua vita sentimentale e lavorativa. Padre Moore afferma di accettare la difesa dell’avvocato soltanto se avrà la possibilità di raccontare pubblicamente quanto avvenne in realtà durante l’esorcismo di Emily Rose.

Recensione
Nell’accesa lotta tra il Bene ed il Male, nella dicotomia tra fede e scienza, “The exorcism of Emily Rose” è un film nel quale si vuole raccontare la vera storia di una ragazza tedesca, Anneliese Michel, che nel 1970 morì dopo essere stata sottoposta ad esorcismo. Vittoria del Maligno oppure ignoranza dei genitori che invece di consegnare alle cure mediche la propria figlia, supposero che fosse posseduta? “The exorcism of Emily Rose” è dunque un film che racconta in modo molto documentaristico, in bilico tra legal-thriller ed horror, le vicende di questa giovane ragazza. Secondo la scienza Emily (in egual maniera si legga Anneliese) per la sua forte fede, fu portata a credere di essere posseduta dovendo farsi carico dei mali del mondo attraverso la sua sofferenza. Le fu diagnosticata principalmente un’epilessia che, assieme ai farmaci che le venivano somministrati, le provocavano sia le convulsioni che le visioni mistiche ed il rifiuto delle cure mediche in favore dell’esorcismo fu, secondo la legge, un reato per il quale Padre Moore (nella realtà si trattava di due sacerdoti), venne accusato di omicidio.
Il regista Scott Derrickson, in passato autore di horror “puri” come “Hellreiser: Inferno” e “Urban legend: the final cut”, si mostra questa volta molto equilibrato e sensibile alla religiosità cattolica. Sebbene infatti al principio “The exorcism of Emily Rose” si configuri come un horror di stampo demoniaco, in seguito introduce chiari elementi spirituali, non ultima la questione sulla santità di Emily, attraverso la notizia delle sue stigmate, per le sue sofferenze e per qualcosa in cui fermamente credeva. Il Male esiste e nulla può la scienza nel cercare di dimostrare qualcosa che esula dal puramente tangibile e a nulla servono i metodi scientifici utilizzati per spiegare i fenomeni soprannaturali, soprattutto quando tale ricerca è posta, con cieco pregiudizio, nel confutare quanto realmente accaduto. Bravo Derrickson anche nel dosare con giusto ritmo i flashback della storia di Emily con i momenti del processo che vedeva Padre Moore imputato, caratterizzandoli con opportuno bilanciamento tra dettagliato documentario e momenti di pura suspense.
Facile un confronto tra “The exorcism of Emily Rose” e “L’esorcista”, l’inarrivabile padre degli horror demoniaci. La differenza più marcata tra le due pellicole consiste nel realismo attraverso il quale sono state mostrate le due possessioni. Se ne “L’esorcista” di William Friedkin tutto si svolge cercando di impressionare lo spettatore con blasfemie e vomiti di colore verde (quest’ultimi mai confermati da reali testimonianze) ed il riuscito esorcismo lascia lo spettatore in uno stato di tranquillità, in “The exorcism of Emily Rose” la morte di Emily lascia un senso di terrore ed inquietudine. Nessuno spazio agli effetti speciali, perché è sufficiente la strabiliante interpretazione di Jennifer Carpenter che attraverso il totale trasporto fisico, al limite del puro martirio, trasmette l’angoscia e la disperazione di Emily. La Carpenter sorprende nella capacità di riprodurre le movenze degli epilettici ed al tempo stesso i classici atteggiamenti dei posseduti. Di ottimo livello anche le interpretazioni, tra gli altri, di Laura Linney, convincente e misurata avvocato durante i momenti del processo, ma vittima delle paure e delle insicurezze nella sua vita privata. Conferma invece la sua enorme esperienza Tom Wilkinson, interprete di Padre Moore, in grado di turbare e di emozionare durante il suo racconto dettagliato ed terrificante dell’esorcismo.
Eccellente la fotografia di Tom Stern (“Mistic river” e “Million dollar baby”): nel perenne buio si evidenziano i colori forti nelle scene più drammatiche. Non da meno è l’apporto sonoro che merita assolutamente una sala cinematografica degnamente attrezzata o un impianto home theatre di buona fattura.
“The exorcism of Emily Rose” è film interessante, intelligente ed emozionante. Un film che oltrepassa il banale horror attraverso una narrazione misurata ma incisiva e che lascia lo spettatore libero di esprimersi in favore dell’accusa (scienza) o della difesa (fede).

Voto: 87%


lunedì 7 settembre 2009

LE VERITA' NASCOSTE

Titolo originale: What lies beneath
Nazione: USA
Anno: 2000
Genere: giallo, thriller
Durata: 2h10m
Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: Clark Gregg, Sarah Kernochan
Fotografia: Don Burgess
Musiche: Alan Silvestri
Cast: Michelle Pfeiffer, Harrison Ford, Diana Scarwid, Joe Morton, Miranda Otto, James Remar, Amber Valletta, Katharine Towne, Tom Dahlgren, Victoria Bidewell, Eliott Goretsky, Wendy Crewson, Sloane Shelton, Ray Baker


Trama
Claire e Norman sono una coppia affiatata felicemente sposata. Il tempo passa e i figli crescono: Jody ha appena lasciato la casa di famiglia per andare a vivere nel campus dell’università che frequenterà per i prossimi anni. I due decidono di trasferirsi nella casa nel Vermont nei pressi di un lago, dove anni prima risiedeva il padre di Norman. Qui Claire conosce Mary, la sua vicina di casa e scopre che la donna è spaventata dai comportamenti del marito Warren. Quando improvvisamente Clair non ha più notizie di Mary, si convince che Warren possa averla uccisa.

Recensione
Le capacità registiche di Robert Zemeckis sono note a tutti, autore di meravigliosi film come “Ritorno al futuro” e “Forrest Gump”, ma quello che stupisce del regista americano di origini lituane, è il suo eclettismo, in grado di dirigere generi cinematografici del tutto diversi. “Le verità nascoste” è un buon esempio di thriller (con chiari riferimenti al giallo) che tra reminiscenze hitchcockiane ed elementi del thriller classico, terrorizza lo spettatore intrigandolo con una trama molto interessante. La prima parte del film è una chiara citazione de “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock, ma Zemeckis gioca con lo spettatore e quando la trama del film sembra dirigersi nella direzione più scontata, nuovi elementi fino a quel momento tenuti nascosti, fuoriescono dando vita ad un nuovo impianto narrativo. La lentezza della parte iniziale non è che il preludio necessario ad accrescere la tensione per l’orrore che tarda ad arrivare. Bisogna complimentarsi con Zemeckis per essere stato in grado di gestire i tempi della narrazione, facendo sì che non sopraggiunga mai la noia nonostante il suo lento incedere. Zemeckis si mostra abile nell’utilizzare i classici espedienti del cinema che in “Le verità nascoste” si associano ad un utilizzo degli effetti speciali mai esagerati. I colpi di scena vengono infatti realizzati attraverso un’eccellente utilizzo della mdp, con inquadrature caratterizzate da rapidi stacchi e un peso rilevante viene attribuito all’apporto sonoro dell’esperto Alan Silvestri. Figure nella penombra, finestre che sbattono, riflessi negli specchi, ambigui brusii, rumori improvvisi, sono elementi ben utilizzati uniti ad una sceneggiatura che mostra una grande cura per i dettagli. Se il sonoro è parte integrante di “Le verità nascoste”, la fotografia (di Don Burgess, fido collaboratore di Zemeckis) delinea a regola d'arte l’ambientazione isolata ed affascinante della natura intorno alla casa e l’eleganza degli interni, un allestimento scenografico perfettamente in funzione della sceneggiatura.
Dell’ottimo cast basta citare i due protagonisti: da Oscar è l’interpretazione di Michelle Pfeiffer: bellezza enigmatica, spessore e profondità recitativa, sguardi ed espressioni che trasmettono la fragilità e l’ansia che sembrano portarla ad un’apparente perdita di equilibrio mentale, determinata forse dal doloroso distacco dalla figlia che, ormai grande, è partita per l’università; Harrison Ford è il marito che vaga tra lo scetticismo e l’incomprensione nei confronti della moglie.
“Le verità nascoste” è un thriller avvincente che seppur profuma di “già visto”, mantiene un buon grado di tensione per gran parte della sua durata con alcune scene (in particolare quella della vasca da bagno) degne dei maestri del thriller cui Zemeckis si è apertamente ispirato.

Voto: 74%


domenica 6 settembre 2009

ALESSANDRO PAPETTI IN MOSTRA A MILANO

Dal 3 al 20 settembre 2009 nel cortile di Palazzo Reale a Milano si potranno ammirare gratuitamente le opere singolari di Alessandro Papetti, uno degli artisti più rilevanti dell’ambiente pittorico milanese. L’installazione, dal titolo “Il ciclo del tempo”, è composta da tre immensi dipinti di forma circolare del diametro di 8 m. nei quali il visitatore potrà immergersi in prima persona ed in pieno coinvolgimento emotivo all’interno del quadro diventandone parte integrante, annullando così ogni distanza che abitualmente separano l’osservatore dall’opera d’arte.
Le opere di Papetti in mostra al Palazzo Reale di Milano sono il risultato di un progetto cui l’artista stava lavorando da molti anni, affrontano tre tematiche: l’acqua, l’aria, il bosco. Elementi naturali che attraverso la loro immensa potenza evocativa ed, al tempo stesso, l’inquietudine che suscitano, vengono adoperati come strumento per trovare un senso, attraverso l’inquietudine, alle pause del quotidiano. Un completo coinvolgimento all’interno dell’ambiente naturale in un’ottica anti-tradizionalista e anti-naturalistica. Un punto di partenza che va al di là del contesto naturale in un viaggio nell’inconscio e nel ricordo.
All’interno del percorso espositivo viene proiettato “Alessandro Papetti - Il ciclo del tempo”, un documentario di 17 minuti della regia di Giampiero D'Angeli (cura editoriale e interviste Alice Maxia e produzione Luca Molducci), nel quale si può osservare l’artista dipingere la sua opera ed esporre le ragioni del progetto.
L’iniziativa, sostenuta dal Comune di Milano e realizzata da Palazzo Reale e Italian Factory, è la prima di un programma che intende collegare le mostre di arte antica con quelle moderne. In questo caso la mostra di Papetti, in particolare attraverso il tema dell’acqua, si collega idealmente con la mostra “Le ninfee di Monet”, allestita al primo piano del Palazzo, fino al 27 settembre.

Info
Sede: Palazzo Reale - Piazza del Duomo, 12 - Milano
Periodo: 3 settembre - 20 settembre 2009
Orari: 9.30-19.30 (tutti i giorni), 14.30-19.30 (lunedì)
Ingresso: gratis
Tel: 0236517480 (infos)


venerdì 4 settembre 2009

LE CITTA' PIU' FELICI DEL MONDO

Rio de JaneiroRio de Janeiro è considerata la città più felice del mondo. A stabilirlo è uno delle tante classifiche stilate dalla rivista americana Forbes che basata su un sondaggio condotto dalla Gfk, un’azienda americana di ricerche di mercato, la Gfk, su un campione di diecimila persone di tutto il mondo.
La città, dominata dalla celebre statua del Redentor, grazie forse al clima sempre mite è piena di gente calorosa ed allegra che si diverte ogni giorno dell’anno e soprattutto nel periodo del Carnevale, la più bella festa del mondo dove maschere e carri sfilano al ritmo di samba in un tripudio di felicità. Al secondo posto Sidney, immagine dell’Australia, contraddistinta da una vita tranquilla e gradevole. Terza è Barcellona, una città conosciuta in tutto il mondo per le sue bellezze architettoniche e per la sua vita notturna. Amsterdam si piazza al quarto posto. Malgrado il clima rigido, le persone nella città olandese riescono ad essere felici, magari aiutandosi nel raggiungere lo stato di euforia con qualcosa di lecito soltanto lì, in Olanda. Seguono in ordine Melbourne, Madrid e San Francisco. Roma, ottava, è la prima ed unica città italiana tra le prime dieci città più felici del mondo superando in classifica Parigi, nona, e Buenos Aires, decima. La città eterna, secondo i partecipanti del sondaggio è il luogo dove la gente è calma, rilassata ed alla moda. Passi la classe nel vestire, ma questi intervistati sono mai stati nel traffico romano?


LA CASA SUL LAGO DEL TEMPO

Titolo originale: The lake house
Nazione: USA
Anno: 2006
Genere: sentimentale
Durata: 1h39m
Regia: Alejandro Agresti
Sceneggiatura: David Auburn
Fotografia: Alar Kivilo
Musiche: Rachel Portman, Paul M. van Brugge
Cast: Sandra Bullock, Keanu Reeves, Christopher Plummer, Ebon Moss-Bachrach, Willeke van Ammelrooy, Dylan Walsh, Shohreh Aghdashloo, Lynn Collins, Mike Bacarella, Kevin Brennan, Frank Caeti


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Trama
La dottoressa Kate Forester si è appena trasferita a Chicago, dopo aver trovato un lavoro in un ospedale. Una mattina del 2006, Kate si trova nella casa sul lago che ha appena abbandonato per lasciare nella cassetta della posta una lettera indirizzata al prossimo inquilino, invitandogli di farle avere la posta al suo nuovo indirizzo e dandogli alcuni dettagli sulla casa. La persona che riceve questa lettera è Alex Wyler, un architetto che sta lavorando alla costruzione di un vicino condominio. Ma quello che ha descritto Kate nella lettera non sembra corrispondere alla realtà, perché la casa è sporca e poco curata. Tra i due si instaura una fitta corrispondenza che li unisce sempre di più, così simili e, pian piano, innamorati. Kate ad Alex sembrano essere due anime gemelle destinate a stare insieme per sempre se non fosse il tempo a dividerli: infatti Alex vive nel 2004.

Recensione
Dopo più di dieci anni dal film “Speed”, di nuovo protagonista la coppia di attori Sandra Bullock e Keanu Reeves. Questa volta però l’azione lascia il campo al sentimento e in questo “La casa sul lago del tempo” del regista argentino Alejandro Agresti i due si incontrano, si conoscono e si innamorano.
Remake americano del film coreano “Il mare”, “La casa sul lago del tempo” ne riprende saggiamente l’atmosfera languida e malinconica. Diligente ed trascinante la regia Agresti, in grado lasciare che sino le immagini e la coppia di protagonisti a condurre il film attraverso un’intelligente gestione del graduale innamorarsi dei due. Il montaggio un po’ confusionario accentua il senso di sbigottimento di una storia surreale ed originale. La casa sul lago diventa luogo d’incontro di due anime che non hanno la possibilità di incontrarsi, se non attraverso le parole. In un epoca in cui ormai e-mail, chat e social network creano legami tra persone di ogni angolo del mondo, “La casa sul lago del tempo” ripresenta l’ormai vetusta figura della lettera, sufficiente con il suo fascino a scaldare il cuore dello spettatore. Se la trama scorre lineare e senza particolari sussulti nella sua prevedibilità, i momenti durante i quali i due protagonisti divorano le lettere portano lo spettatore a desiderare con tutte le proprie forze il lieto fine. “La casa sul lago del tempo” è un inno alla pazienza ed alla speranza di riuscire un giorno ad incontrarsi, in circostanze che appaiono impossibili. Un ritorno al passato, lontano dalla freddezza che ormai avvolge in nostri giorni dove si può ottenere tutto in un attimo e la smania dell’esteriorità fa dimenticare un bene prezioso come i sentimenti. I due infatti, pur essendo raffigurati da attori di manifesta bellezza, oltrepassano ogni interesse relativo all’aspetto fisico, concentrando ogni interesse alle parole scritte nella loro corrispondenza epistolare.
L’aspetto visivo è contraddistinto da fotografia straordinaria, in grado di catturare i momenti romantici (come un tramonto sul lago) nel gelido inverno, chiara metafora delle solitudini in cui si trovano i due protagonisti. Anche la Chicago invernale viene ben descritta da Alar Kivilo, direttore della fotografia. “La casa sul lago del tempo” presenta una colonna sonora di buona fattura sia nei brani inediti che nella scelta delle tracce non originali, ed ogni brano si rivela in linea con l’atmosfera romantica della storia. La presenza di due attori del calibro della Bullock e di Reeves poteva generare il pericolo di un film costruito attorno a queste due star. Invece questa circostanza è stata gestita da Agresti in modo impeccabile, riuscendo nel difficile compito di mettere gli attori al servizio della storia. Sandra Bullock è autrice di un’ottima interpretazione ma chi sorprende in un ruolo romantico è Keanu Reeves, favorito dal meraviglioso doppiaggio del grande Luca Ward che con la sua voce dona ad Alex una dolcezza ed una tenerezza invidiabili.
“La casa sul lago del tempo” è un film che va visto con l’incoscienza del cuore, perché le incongruenze della sceneggiatura e l’irrealistica connessione temporale potrebbero irritare i più attenti e razionali. A volte è meglio chiudere gli occhi, resettare la propria mente e dare libero sfogo ai propri sentimenti. Un film che permette di fantasticare sulla bellezza di un amore che valica i confini del tempo. Emozionante.

Voto: 75%


martedì 1 settembre 2009

OGGI SPOSI... NIENTE SESSO

Titolo originale: Just married
Nazione: Germania, USA
Anno: 2003
Genere: commedia
Durata: 1h35m
Regia: Shawn Levy
Sceneggiatura: Sam Harper
Fotografia: Jonathan Brown
Musiche: Christophe Beck
Cast: Ashton Kutcher, Brittany Murphy, Christian Kane, David Moscow, David Rasche, Monet Mazur, Thad Luckinbill, David Agranov, Taran Killam, Toshi Toda, Raymond J. Barry, George Gaynes, Massimo Schina, Alex Thomas, Valeria Andrews


Acquista “Oggi sposi… niente sesso” in DVD (€7.19) su BOL.it

Trama
Tom lavora in una radio e si occupa di dare notizie sul traffico. Sarah è una scrittrice ed appartiene ad una famiglia benestante ed smodatamente snob. Seppur appartenenti a mondi totalmente diversi, tra i due sboccia l’amore tra la sorpresa degli amici di Tom che vedono Sarah troppo sofisticata e l’avversità della famiglia di lei che considerano Tom uno squattrinato poco adatto alla figlia. Tom tenta invano di farsi dalla famiglia di Sarah che cerca di dissuaderla dal seguire il suo cuore. I due ben presto però convolano a nozze e partono per la luna di miele che li porterà in Italia, a Venezia. La famiglia di Sarah però invierà Peter, ragazzo ricco e stimato, sulle tracce della coppia in modo da far ritornare la ragazza sui suoi passi.

Recensione
Gli States producono un gran numero di commedie idiote, ma nel caso di “Oggi sposi… niente sesso” si deve assistere a qualcosa di ignobile e disgustoso. Se il regista Shawn Levy e lo sceneggiatore Sam Harper avevano intenzione di prendere in giro il matrimonio, triste è il risultato raggiunto: una serie di episodi imbecilli che insieme non lasciano traccia di una trama, volgarità e situazioni grossolane, personaggi senza un minimo di personalità. Levy punta tutto sulla coppia (anche nella vita fino al termine del film) Kutcher/Murphy e i due potrebbero far qualcosa di buono se non finissero vittime di una sceneggiatura penosa e priva di spunti interessanti. “Oggi sposi… niente sesso” (classica orrida traduzione dal titolo originale “Just married”) non offre momenti di risate, né romantici, galleggiando dall’inizio alla fine senza un minimo di attrattiva. Nulla può neanche Venezia, mai così orrendamente fotografata e sfruttata. Sembra proprio che nessuno della produzione del film conoscesse davvero la città lagunare, tanto da non riuscire a carpire angoli più suggestivi e romantici. Non è una novità che gli americani siano un popolo senza storia e senza interesse per essa, ma lascia sbigottiti osservare come l’accoppiata Levy/Harper non abbia il pudore di nascondere la natura dell’americano medio che considera le splendide opere contenute nelle chiese veneziane come tutte uguali e preferisca vedere una partita dei Dodger in un bar (chiaramente dal nome “American Bar”) anziché gustarsi le meraviglie di Tintoretto. Peggio ancora la considerazione dei due sulle ragazze americane, che stranamente sole in un bar a Venezia, non appena vedono sedersi di fianco a loro un aitante connazionale non altro pensiero che farsi possedere il prima possibile. Evitiamo poi di parlare dei luoghi comuni sugli europei: francesi perennemente antipatici e schizzinosi ed italiani tutto spaghetti e mandolino. Se Ashton Kutcher è il prototipo di attore belloccio poco incline alla recitazione, dispiace vedere lo scricciolo Brittany Murphy che seppur lontana da definirsi una grande attrice, spesso lascia intravedere qualcosa di buono, ma non è il caso di “Oggi sposi… niente sesso”, dove la bionda attrice si trascina tra dialoghi osceni e situazioni banali. Pessima la colonna sonora, con brani americani di successo che poco si amalgamano con l’ambientazione veneziana.
“Oggi sposi… niente sesso” è un’offesa al cinema, un film che fa riflettere sulla popolazione americana: com’è possibile che abbia avuto un successo di pubblico malgrado la sua stupidaggine e la bassa considerazione dell’americano medio mostrata nel film?

Voto: 30%


SKYEUROPE DICHIARA FALLIMENTO: TUTTI VOLI CANCELLATI

Fallimento SkyEuropeSkyEurope, compagnia aerea low-cost slovacca, ha dichiarato ufficialmente fallimento, fermando tutti i suoi voli aerei con conseguente disagio per migliaia di passeggeri bloccati in diversi aeroporti europei. Dopo MyAir e Todomondo, un altro duro colpo per il turismo che tra voli cancellati e bagagli smarriti ormai inizia a perdere credibilità e fiducia. Le associazioni di consumatori sono già in allerta, perché SkyEurope ha informato attraverso il suo sito internet che non sarà effettuato nessun rimborso ed i passeggeri rimasti a terra dovranno pagarsi il viaggio di ritorno acquistando un biglietto di diversa compagnia aerea. Chi ha acquistato il proprio volo con una carta di credito dovrà rivolgersi al proprio istituto bancario per ottenere il rimborso per i voli SkyEurope non utilizzati. Alcun rimborso invece è previsto nel caso sia stato effettuata altra modalità di pagamento. Se i biglietti sono stati acquistati tramite agenzia di viaggio o tour operator è necessario rivolgersi a loro per tentare di ottenere rimborso. Sarà comunque necessario osservare gli esiti della procedura fallimentare ed in ogni caso, come afferma Carlo Rienzi, presidente del Codacons, i consumatori italiani devono rivalersi sulla compagnia aerea per ottenere i propri soldi. I diritti dei passeggeri sono tutelati dalle norme in materia, che in questi casi prevedono sia il rimborso che la compensazione. Il passeggero ha diritto di optare tra il rimborso entro sette giorni dell’intero costo del biglietto e la riprotezione, cioè l’imbarco su un volo alternativo per la propria destinazione finale non appena possibile, in base alla disponibilità di posti. Inoltre, a prescindere dal rimborso, il passeggero ha poi diritto a una compensazione pecuniaria pari a €250 per le tratte fino a 1500 km., €400 per le tratte intracomunitarie oltre i 1500 km., €400 per le tratte al di fuori della UE tra i €1500 ed i 3500 km. e €600 oltre i 3500 km.
Fondata nel 2001 da Alain Skowronek e Christian Mandl con capitale in maggioranza austriaco, nel settembre 2002 SkyEurope ha iniziato ad operare anche dall’Italia verso i paesi dell’Europa centrale, attestandosi in breve tempo come il vettore aereo low-cost più importante per le destinazioni del centro-est Europa. La compagnia aerea, grazie ai finanziamenti della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bers), di Abn Amro e fondi della Unione Europea aveva fatto importanti passi raggiungendo, nel momento di maggiore ampliamento, circa 700 dipendenti. Il 27 settembre 2005 SkyEurope era diventata la prima compagnia aerea del centro-est Europa ad essere quotata nelle Borse di Vienna e Varsavia. Ma a causa della crisi economica che non ha risparmiato il settore aereo la SkyEurope aveva visto diminuire fortemente le prenotazioni e già nel giugno di quest’anno aveva ben 59 milioni di euro di debiti, ma dopo la presentazione del bilancio in tribunale stava provando una fase di ristrutturazione al fine di ripianare i debiti.


TUTTI PAZZI PER MARY

Titolo originale: There’s something about Mary
Nazione: USA
Anno: 1998
Genere: commedia
Durata: 1h59m
Regia: Bobby Farrelly, Peter Farrelly
Sceneggiatura: Ed Decter, Bobby Farrelly, Peter Farrelly, John J. Strauss
Fotografia: Mark Irwin
Musiche: Jonathan Richman
Cast: Cameron Diaz, Ben Stiller, Matt Dillon, Chris Elliott, Lee Evans, Lin Shaye, Jeffrey Tambor, Markie Post, Sarah Silverman, Keith David, W. Earl Brown, Khandi Alexander, Marnie Alexenburg, Richard Tyson

Acquista “Tutti pazzi per Mary” in DVD (€6.29), Blu-ray (€17.91) su BOL.it

Trama
Ted è un liceale sfigato da sempre innamorato di Mary, la ragazza più bella ed ambita del liceo. Quando Mary chiede proprio a lui portarla al ballo del diploma, il sogno di Ted sembra realizzarsi. Ma la sera del ballo, quando passa a prenderla a casa, Ted va in bagno ed ha un assurdo incidente con la zip dei pantaloni che lo porta d’urgenza in ospedale, facendogli perdere l’occasione della vita. Poco tempo dopo la famiglia di Mary si trasferisce in Florida e Ted perde così ogni contatto. con la sua amata. Dopo dodici anni, Ted non ha ancora dimenticato Mary e, convinto dal suo migliore amico Dom, assume Pat, detective privato, per ritrovarla. Pat trova Mary a Miami, ma ne rimane talmente affascinato da non riferire a Ted di averla ritrovata. Ted scopre di essere stato ingannato e parte subito per Miami per risolvere la situazione.

Recensione
“Tutti pazzi per Mary” è uno dei film più politicamente scorretti della storia del cinema. I fratelli Farrelly, maestri del cinema demenziale, riescono però a realizzare una commedia che al limite tra volgarità e situazioni grossolane diverte con semplicità ed astuzia. Tante le situazioni di tutti giorni che estremizzate assumono contorni surreali, tali da non far trattenere le risate. Memorabili la scena della zip che tormenterà tutti gli uomini, le peripezie di Ted durante il viaggio verso Miami, la lotta contro il cagnolino rissoso e quella dissacrante del “gel”. Situazioni che potranno far storcere il naso a qualcuno, ma che si limitano ad essere esempi di vita proposti con spirito baccanale. I Farrelly maltrattano gli animali, bastonano chiunque senza alcuna pietà, prendendo in giro anche degli handicap fisici del fratello di Mary. Se da un lato con eccessivo puritanismo qualcuno potrebbe gridare all’indecenza, bisogna però considerare le intenzioni dei Farrelly di trattare i portatori di handicap come persone normali, da deridere così senza falsi perbenismi. Nessuno dovrebbe offendersi, dato che anche nella vita di tutti giorni non è difficile sentir dire da un cieco: “Ciao, ci vediamo!”. I fratelli Farrelly riempiono “Tutti pazzi per Mary” di tutti i cliché della commedia sentimentale per stritolarli attraverso una farsa divertente ed intelligente. La trama è sì banale ma ricca di una notevole varietà di trovate eccezionali ingegnosamente inserite. Senza peli sulla lingua, senza alcuna ipocrisia, I Farrelly creano una serie di personaggi/caricature divertentissimi: la splendida Mary (Cameron Diaz), talmente ingenua e amabile, capace di chiedere allo sfigato del liceo di accompagnarla al ballo, lei che potrebbe avere chiunque ai suoi piedi; il giovane Ted, interpretato da un magnifico Ben Stiller, è il classico nerd del liceo che vede il suo sogno diventare realtà e subito dopo trasformarsi in un inferno e che dopo tanti anni non riesce a dimenticare il suo amore adolescenziale; Pat, investigatore infido e truffatore, vede un Matt Dillon goffo e divertente; il resto del cast è infine un gruppo di attori che ben interpreta i loro paradossali personaggi.
“Tutti pazzi per Mary” è una commedia che deve essere vista soltanto per divertirsi, privandosi di ogni tabù ed moralismo. Quando anche la volgarità non è gratuita, allora diverte. I cinepanettoni nostrani traggano qualche insegnamento da queste divertenti commedie americane. Al termine del film, meglio non perdersi i simpatici titoli di coda.

Voto: 72%


VACANZE GAY: LE MIGLIORI DESTINAZIONI

Vacanze gayIl portale di viaggi HolidayCheck ha effettuato un sondaggio tra i membri di tutto il mondo della sua community sulle mete di vacanza preferite da gay e lesbiche. I risultati ci consegnano la Spagna come la nazione regina delle vacanze omosessuali, con ben tre destinazioni tra le cinque più amate.

1. Gran Canaria
Appartenente all’arcipelago delle Canarie situato nell'Oceano Atlantico a 210 km dalla costa nord occidentale dell'Africa, Gran Canaria è la destinazione di vacanze preferite dai gay. L’isola spagnola offre il top nella spiaggia di Playa de l'Ingles, nel comune di San Bartolomè de Tirajana nella parte meridionale dell’isola. In questa zona si concentrano il maggior numero di locali gay che vengono qui da ogni parte del mondo. Un’isola dove non fa mai troppo caldo, con temperature che oscillano tra i 20 e i 30 gradi, dove trascorrere vacanze di mare e di divertimento.

2. Barcellona
La capitale spagnola del divertimento non trascura di offrire divertimenti per la comunità gay. Barcellona offre una vasta selezione di locali, in particolare nella zona dell’Eixample. Lo Sweet Café, aperto di recente, è un bar gay molto famoso tra la comunità gay, aperto anche agli etero. DJ set, concerti di artisti locali e festival cinematografici rendono lo Sweet Café un posto particolare, perfetto sia per un aperitivo che per scatenarsi di notte. L’Atame, stesso nome del film di Pedro Almodovar (in italiano “Lègami!”), è un posto frequentato principalmente da uomini anche se aperto a tutti. Molto affollato durante il weekend, la domenica dalle 23.00 inizia lo show delle drag queens.

3. Ibiza
Isola degli eccessi, Ibiza è da anni una delle mete preferite da gay e lesbiche. Un luogo dove la tolleranza ed il rispetto sono la normalità, Ibiza vede nella Platja d’Cavallet il luogo di divertimento diurno, mentre la vita notturna si concentra nella parte vecchia della capitale. Locale esclusivamente gay è l’Anfora anche se è possibile trovare serate a tema nei locali più famosi come l’Amnesia, il Pacha o il Priviledge. Tanti i bar per gay sull’isola: il Bar Red, splendida la terrazza panoramica dove prendere l’aperitivo; il Bar JJ, ottimo per trovare biglietti gratuiti o riduzioni per le discoteche; il Capricho, bar di classe con la clientela più cordiale ed raffinata della città, molto frequentato da tedeschi, inglesi ed olandesi; il Monroe’s, tempio della meravigliosa Marilyn Monroe, uno dei bar più famosi di Figueretes, frequentato da sia da gay che da famiglie.

4. Mykonos
Un tempo regina incontrastata delle vacanze omosessuali, Mykonos ha tuttavia mantenuto il suo carattere festoso e tollerante. Una delle più belle isole dell’Egeo, Mykonos offre una serie di spiagge con un mare meraviglioso. Punto d’incontro di gay e lesbiche, anche se molto frequentato da etero, è la spiaggia Super Paradise, dove è consentito anche il nudismo.
La Chora, centro dell’isola caratterizzato dalle viuzze che attraversano le caratteristiche casette bianche con le finestre blu, è il luogo della vita notturna di Mykonos. Locale storico è il Pierro’s, anche se sono tanti i bar ed i locali dove divertirsi.

5. Maldive
Nonostante la popolazione locale di religione musulmana sia poco tollerante nei confronti degli omosessuali (meglio evitare eccessive effusioni in pubblico), le Maldive rappresentano una delle destinazioni delle vacanze preferite da gay e lesbiche. Alcuni alberghi, in controtendenza, fanno offerte speciali per coppie di ospiti omosessuali.