lunedì 31 agosto 2009

MISS F.B.I. - INFILTRATA SPECIALE

Miss F.B.I. - Infiltrata speciale

Titolo originale: Miss congeniality 2: armed & fabulous
Nazione: Australia, USA
Anno: 2005
Genere: azione, commedia
Durata: 1h55m
Regia: John Pasquin
Sceneggiatura: Katie Ford, Marc Lawrence, Caryn Lucas
Fotografia: Peter Menzies Jr.
Musiche: John Van Tongeren
Cast: Sandra Bullock, Regina King, William Shatner, Treat Williams, Enrique Murciano, Ernie Hudson, Heather Burns, Diedrich Bader, Abraham Benrubi, Elisabeth Röhm, Nick Offerman, Lusia Strus, Eileen Brennan, Leslie Grossman, Molly Gottlieb


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Trama
Gracie Hart è ormai l’agente dell’FBI più famosa del Paese dopo il successo della missione che l’ha vista sotto copertura nel concorso Miss Stati Uniti d’America. Gracie però adesso si trova a dover gestire la sua popolarità malvista dai suoi superiori. L’unico modo di rendersi utile è quello di rappresentare l’FBI nei confronti dell’opinione pubblica ed i mass media. Ma pur essendo un esempio di bellezza, Gracie è del tutto priva di femminilità e quindi viene affidata ad uno staff di specialisti d’immagine per migliorare i suoi modi ed il suo look.
Quando però Miss America, diventata sua amica durante il concorso al quale anche Gracie partecipò, viene rapita a Las Vegas, Gracie ritornerà a vestire i panni di agente ed assieme alla sua nuova ambiziosa e burbera partner, l’agente Sam Fuller, che poco gradisce la sua presenza.

Recensione
Dopo l’inatteso successo “Miss detective”, una commedia di poche pretese ma piuttosto divertente, Sandra Bullock ci riprova e riveste i panni dell’agente dell’FBI Gracie Hart. Non era facile ripetere il successo del film, questo era ipotizzabile, ma constatare che “Miss F.B.I. - Infiltrata speciale” non è che la brutta copia del precedente. Già il becero titolo trae in inganno l’ignaro spettatore, dato che, in questo episodio, la Gracie non è affatto un’infiltrata, bensì un’agente intenzionata a liberare l’ostaggio, sua amica. Il gruppetto di sceneggiatori non si fa notare per originalità e fantasia, ripresentando idee ed gags già viste non solo nel film precedente, ma in gran parte delle commedie d’azione. Il regista John Pasquin, poco produttivo nel cinema ma autore di serie TV come “Casa Keaton” e “Pappa e Ciccia”, sembra un pupazzo nelle mani della Bullock (co-produttrice della pellicola), tante sono le inquadrature che vedono l’attrice americana assoluta padrona della scena. Il giochino della bella dai modi da maschiaccio se poteva divertire in “Miss detective”, in “Miss F.B.I. - Infiltrata speciale” annoia per la stupidità con la quale è trattato, ed in più la Bullock non ha mai avuto particolare inclinazione per le commedie. I dialoghi sono sconcertanti, la trama priva di colpi di scena e l’azione praticamente nulla.
In sintesi, “Miss F.B.I. - Infiltrata speciale” è un brutto e prevedibile, lontano parente del primo episodio (che peraltro non era che una piacevole commedia). Privo di ritmo, penalizzato da una trama piatta, è un film che gira totalmente sulla Bullock e che può piacere soltanto ai suoi accaniti ed indomiti fans.

Voto: 39%


martedì 25 agosto 2009

LA GROTTA AZZURRA (CAPRI) CHIUSA PER INQUINAMENTO

Grotta AzzurraLa Grotta Azzurra di Capri è stata chiusa in via precauzionale dalla polizia giudiziaria per inquinamento. A causa, infatti, della presenza sulla superficie dell’acqua di una schiuma biancastra e di un odore nauseante che ha costretto al ricovero in ospedale dieci barcaioli rimasti intossicati, le acque della Grotta Azzurra sono adesso in esame presso centri specializzati dove i biologi ed il personale dell’ASL stanno cercando di identificare le sostanze inquinanti in esse contenute.
Già una settimana fa i Carabinieri hanno sorpreso in fragranza di reato due operai della ditta di espurghi Ecology di Castellammare di Stabia intenti a versare nelle acque azzurre liquami di scarico prelevati dai pozzi neri di alcuni alberghi ed abitazioni di Capri. Situazione analoga a quella del proprietario dei “Bagni di Tiberio”, un celebre ristorante caprese, sorpreso a gettare nel mare bottiglie di vetro, avanzi della sua attività. L’anziano ristoratore candidamente affermò che per lui era una decennale abitudine, convinto a suo dire, che l’acqua del mare avrebbe levigato i cocci rendendoli attraenti ed amati dai bambini. Adesso questo nuovo allarme ecologico che non solo mette a rischio la vita marina della Grotta Azzurra, ma anche l’incolumità dei turisti che quotidianamente visitano una delle grotte più belle e famose al mondo. Leonardo Tunesi, biologo marino dell’Istututo Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha affermato che potrebbe non trattarsi soltanto di liquami organici ma anche di sostanze chimiche e tensioattivi nocivi per la salute. Secondo Ennio Marsella, dell'Istituto per l'Ambiente Marino Costiero del CNR di Napoli, al momento si è instaurato un ambiente altamente inquinato nella Grotta Azzurra. Tale situazione, in realtà, non è limitata alla sola grotta bensì all’intero Golfo di Napoli. Un nuovo sgradevole episodio che rafforza ulteriormente la pessima immagine del territorio napoletano, già compromessa tempo fa a causa del problema della spazzatura. Stavolta, però, oltre al danno d’immagine, c’è in gioco la salute delle persone. Come direbbe Massimo Troisi, “non ci resta che piangere”.


sabato 15 agosto 2009

S. DARKO

Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2009
Genere: fantasy, thriller
Durata: 1h43m
Regia: Chris Fisher
Sceneggiatura: Nathan Atkins
Fotografia: Marvin V. Rush
Musiche: Ed Harcourt
Cast: Daveigh Chase, Briana Evigan, James Lafferty, Bret Roberts, Walter Platz, Ed Westwick, John Hawkes, Jackson Rathbone, Elizabeth Berkley, Matthew Davis, Barbara Tarbuck, Nathan Stevens, Ryan Templeman


Trama
Sette anni dopo la morte del fratello Donnie, Samantha Darko, ormai non più una bambina, decide di imbarcarsi in un viaggio assieme a Corey, la sua migliore amica, che la condurrà a Los Angeles, per lavorare come ballerina e dimenticare la tragedia che ha segnato la sua vita. Un problema alla loro auto le costringe ad una sosta forzata a Conejo Spring, una sperduta cittadina nel pieno deserto dello Utah. In attesa che il meccanico riesca a reperire i pezzi dell’auto da sostituire, le due ragazze decidono di fermarsi in un motel. Intanto in città accadono fatti strani: alcuni ragazzi spariscono nel nulla ed un giovane veterano di guerra, da tutti soprannominato Iraq Jack e considerato pazzo, gira per la città annunciando che la fine del mondo è vicina.

Recensione
“S. Darko”, per sfortuna, non fa riferimento ad una beatificazione di Donnie Darko, personaggio cult del cinema “underground”. In realtà il titolo del film non ha nulla a che vedere con Donnie, ormai morto e sepolto per la salvezza dell’umanità, bensì alla sorella Samantha, una ragazzina ribelle ed asociale che fugge a Los Angeles per sottrarsi a quell’enorme macigno che è stato la tragica morte del fratello. “S. Darko” non è altro che lo squallido progetto di un gruppo di adoratori del dio danaro che hanno cercato di sfruttare l’incredibile successo della pellicola e del personaggio. Da questa operazione commerciale si è infatti subito dissociato Richard Kelly, creatore di “Donnie Darko”, secondo il quale la storia si era perfettamente conclusa con il primo ed unico film. Nessuno dello staff del film di Kelly ha voluto partecipare a questa nuova pellicola. Nel cast ricompare soltanto Daveigh Chase, sempre nei panni di Samantha, decisamente cresciuta e pronta a prendere il posto del fratello, con visioni mostruosamente apocalittiche e viaggi nel tempo.
Samantha è una ragazzina con seri problemi, vorrebbe giocare a fare l’eroina, ma alla fine risulta essere una orrenda parodia del fratello; Corey è l’amichetta disinibita che non porta altro che un paio di mini-jeans e magliettina pronta per il prossimo amplesso; lo sceriffo O’Dell sembra appena uscito dal video dei Village People, mostrandosi sbruffone e mai in grado di portare a termine il proprio lavoro; Randy è la fotocopia tamarra di James Dean, con Ray-Ban tarocche e “original coatto” nel suo portare il pacchetto di “siga” nel risvolto della manica; Iron Jack, lo scemo del villaggio, sembra invece con i suoi deliranti discorsi, uno dei più intelligenti, anche se già dopo quattro parole snerverebbe anche Giobbe, famoso per la sua pazienza; Frank sembra un Clark Kant rincoglionito, finto bravo ragazzo, in realtà trasuda palesemente la sua nauseabonda voglia di sesso; Trudy (nome “peluscioso” più azzeccato non potevano inventarselo) è irritante nella sua bigotteria, ed il pastore John, più che un prete, sembra un attore porno. Per non parlare delle due “Iene” che irrompono durante il film, manca soltanto che si girino verso la mdp e gridino: “Italia 1!”. Una serie di personaggi grotteschi, usciti dalla mente malata di uno sceneggiatore delirante. Gli attori sono a livelli scadenti, ognuno incapace di percepire il clima della storia (di per sé già ridicola) e in difficoltà nell’interagire con gli altri interpreti.
Chris Fisher sembra non aver capito il complesso significato insito nel film di Richard Kelly realizzando così un racconto che sembra una copia fallita, priva del senso, seppur assurdo, di “Donnie Darko”. Le strade intraprese nello svilupparsi degli eventi, ribaltate di continuo, si scoprono decisamente poco efficaci, allungando il film che poteva essere ridotto alla durata di una puntata del famoso “Ai confini della realtà”. Inutile nel contesto la presenza dell’alter ego defunto ed orripilante di Samantha, un espediente utilizzato solo per spaventare lo spettatore con improvvise (ed improbabili) scene horror. I dialoghi sono ridicoli, degni della peggiore puntata di “Beverly Hills 90210”. Una cosa che non è possibile criticare è la splendida colonna sonora di “S. Darko”, sicuramente ai livelli del film di Kally: The Chemical Brothers, Off the Wagon, Whale (come avranno pescato la divertente e meravigliosa “Holo Humpin slobo babe”?), Catherine Wheel, Dead Can Dance, Cocteau Twins ed altri gruppi straordinari.
“S. Darko” è un film che sicuramente vedranno gli amanti di “Donnie Darko” per la curiosità di sapere cosa si cela dietro questo nuovo progetto. Peccato però che ciò che accadrà agli spettatori sarà farsi quattro risate o rimanere disgustati per l’orrore compiuto. Inutile vederlo nel caso in cui non si conosca nulla della storia di Donnie, perché “S. Darko” è un film insulso, confusionario, una vergognosa operazione commerciale.

Voto: 22%


venerdì 14 agosto 2009

LE ARTI A FIRENZE TRA GOTICO E RINASCIMENTO IN MOSTRA AD AOSTA

Le arti a Firenze tra Gotico e Rinascimento“Le arti a Firenze tra Gotico e Rinascimento” è il titolo della mostra che si tiene dal 26 giugno al 1 novembre 2009 presso il Museo Archeologico Regionale di Aosta. La mostra si propone di analizzare l’intensa produzione artistica fiorita a Firenze nel periodo a cavallo tra la fine del ‘300 e l’inizio del ‘400, quando con il concorso del 1401 per la seconda porta del Battistero, Firenze ritorna ad essere un cento di attività artistica d’avanguardia in un favorevole periodo di stabilità economica retto da una classe politica benestante ed attiva con la realizzazione dei grandi complessi ecclesiastici e civici, dalla Cattedrale al Battistero. In uno scenario politico in che vede una nuova stabilità sopportata da un’attiva e ricca classe politica dirigente, Firenze si trasforma in operoso cantiere per iniziativa dei grandi ordini religiosi non meno che la grande committenza laica.
Curata da Giovanna Damiani, direttore del Complesso Mozzi Bardini e della Villa Medicea di Cerreto Guidi, offre al pubblico un percorso espositivo di circa 80 opere, tra dipinti su tavola, sculture, oreficerie, tessuti, affreschi, che testimoniano il passaggio dall’arte gotica a quella rinascimentale. Tra gli artisti in mostra grandi dell’arte fiorentina: Beato Angelico, Gentile da Fabriano, Giovanni dal Ponte, Masolino, Lorenzo Ghiberti, Lorenzo Monaco, Paolo Uccello e Gherardo Starnina. Importanti prestiti provenienti dai principali luoghi espositivi appartenenti al Polo museale fiorentino, tra cui la Galleria degli Uffizi, il Museo Nazionale del Bargello, la Galleria dell’Accademia, la Biblioteca Medicea Laurenziana, il Museo Nazionale di San Matteo di Pisa, il Museo del Tessuto di Prato.
“Le arti a Firenze tra Gotico e Rinascimento” ha un catalogo bilingue italiano-francese, edito dalla Giunti di Firenze, che contiene saggi critici di Franco Cardini, Daniela Mignani e Giovanna Damiani.

Info
Sede: Museo Archeologico Regionale - Piazza Roncas, 12 - Aosta
Periodo: 26 giugno - 1 novembre 2009
Orari: 9.00-19.00 (tutti i giorni)
Ingresso: €5,00 intero - €3,50 ridotto
Tel: 0165274401 (info)


FERRAGOSTO A MILANO

Ferragosto a MilanoIl 15 agosto si festeggia il Ferragosto, una festività tradizionalmente italiana, del tutto assente negli altri paesi. Una giornata che unisce il sacro ed il profano. Per la cristianità rappresenta la celebrazione dell’Assunzione di Maria in cielo, un dogma cattolico secondo il quale la Madonna, madre di Gesù Cristo, conclusa la sua terrena, fu assunta anima e corpo in Paradiso. Il Ferragosto rappresenta però l’occasione di fare una gita fuori porta, magari al mare per il caldo che attanaglia in questo periodo. Il lato pagano del Ferragosto ha radici antiche, che risalgono all’antica Roma. Il termine deriva dalla locuzione latina feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall'imperatore Ottaviano Augusto nel 18 a.C., per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. Durante la giornata di Ferragosto, i salariati porgevano auguri ai loro padroni, ricevendo in cambio una mancia. La festa si penetrò così tanto nella comune tradizione, che in età rinascimentale venne riconosciuta come festività dalla Santa Sede.
Se le città, già svuotate dai vacanzieri, avranno la gran parte degli esercizi commerciali chiusi, costringendo in molti a partire per località di villeggiatura, Milano festeggerà il ferragosto non solo lasciando aperti tutti i musei della città con orari regolari, ma regalerà un pernottamento gratuito a Milano a Ferragosto 2010 ed ingressi omaggio alle mostre e ai musei comunali a quanti visiteranno i musei della città il 15 agosto. Altro grande evento avrà come cornice la capitale lombarda, il Festival Latinoamericano, giunto alla sua XIX edizione. Una sfilata di costumi, maschere, musicisti e ballerini che parte alle 15.30 da piazza del Cannone, raggiungendo le strade nei pressi del Duomo percorrendo piazza d’Armi, piazza Feltrami, via Dante e piazza Mercanti, rivivendo così per tutta la città l’atmosfera del carnevale brasiliano.


giovedì 13 agosto 2009

URBAN LEGEND

Titolo originale: id.
Nazione: Francia, USA
Anno: 1998
Genere: horror
Durata: 1h29m
Regia: Jamie Blanks
Sceneggiatura: Silvio Horta
Fotografia: James Chressanthis
Musiche: Christopher Young
Cast: Jared Leto, Alicia Witt, Joshua Jackson, Rebecca Gayheart, Michael Rosenbaum, Loretta Devine, Tara Reid, Robert Englund, John Neville, Julian Richings, Danielle Harris, Gord Martineau, Kay Hawtrey


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Trama
Il New England Pendleton College è un esempio di università rispettabile e tranquilla anche se 25 anni prima un professore perse la ragione e fece strage tra gli studenti del campus. Oggi tutto sembra tranquillo e quella tragedia è ormai soltanto un lontano ricordo fino a quando una studentessa viene assassinata nella sua auto a colpi d’ascia. La sera dopo Natalie e Damon, sono appartati in un bosco, Damon si allontana un attimo ma viene aggredito. Natalie, preoccupata, scende dall'auto, ma viene aggredita da un uomo con un giubbotto; riesce a scappare ma non prima di accorgersi che Damon è stato impiccato ad un albero. vedere Damon impiccato. Ritornata con un sorvegliante del campus, non c’è più traccia dell’auto né del corpo di Damon. Tutto farebbe pensare all’ennesimo scherzo di Damon. Ma Natalie è convinta che tra le due morti ci sia un collegamento, anche perché qualche giorno dopo è proprio l’anniversario della strage del campus.

Recensione
Diretto dal regista esordiente Jamie Blanks, “Urban legend” è un classico horror slasher in ambiente universitario. Pur essendo molto affine a “Scream” (assassino travestito che si diverte ad uccidere studenti universitari), film che ebbe un importante successo di pubblico in tutto il mondo, la pellicola di Blanks mantiene una sua originalità, traendo spunto, come si comprende dal titolo stesso, dalle leggende metropolitane che passano di bocca in bocca, storie quasi sempre inventate.
Oltre all’originalità, la sceneggiatura è interessante e conserva per tutta la durata del film un buon livello di tensione con alcune scene, in particolare quella iniziale, ben realizzata e decisamente esaltante per gli amanti dell’horror slasher. Gli omicidi vengono commessi in modo singolare, traendo spunto dalle leggende metropolitane, liberandosi così dall’ovvietà delle classiche pugnalate viste in tanti film del genere slasher (in inglese “to slash" significa infatti colpire con un'arma affilata). Nonostante il gruppo di giovani attori sia stato raccattato dalla TV e da film per teenager, non sfigura affatto, manifestando impegno e una certa capacità di interagire tra loro in maniera credibile. Tra tutti, si può citare Joshua Jackson, reso famoso in tutto il mondo dal personaggio di Pacey nella serie televisiva “Dawson Creek”. Interessante la presenza, seppur marginale, di “Nightmare” Robert Englund nei panni di un professore.
“Urban legend” ricalca appieno i cliché dei film in ambiente universitario americano. La vita del campus è sempre splendida, tra divertimenti e momenti di studio che fanno da semplice corollario, con una serie di personaggi classici: dal ragazzo pieno di storie (per fortuna sempre tra le vittime scelte dall’assassino), il ragazzo patinato che non muore mai perché deve essere il primo sospettato, la ragazza un po’ troppo emancipata e quella illibata, pronta ad essere sacrificata.
Buona la prova del regista australiano Jamie Blanks che, utilizzando classici cliché del cinema horror, riesce nell’intento di far saltare spesso lo spettatore dalla sedia.
“Urban legend” è un film che non ha nulla da invidiare a “Scream”. Magari manca quel senso di ironia che ha reso famoso il film di Wes Craven, ma si rifà con la serie di omicidi caratterizzati da forte inventiva, tratti dalle leggende metropolitane (fantastica la telefonata dell’assassino che avvisa di aver lasciato il cane ad asciugare nel forno). Un film che senza alcun dubbio divertirà gli amanti dell’horror slasher e chi è alla ricerca di sangue e suspense.

Voto: 61%


mercoledì 12 agosto 2009

LE PERSEIDI ABBANDONANO LA NOTTE DI SAN LORENZO

PerseidiSecondo la tradizione la notte di San Lorenzo (10 agosto) è la notte delle stelle cadenti, durante la quale è possibile osservare il maggior numero di Perseidi. La scienza, ed in particolare l’astronomia, afferma che la massima intensità dello sciame luminoso di Perseidi si avrà in realtà questa notte, 12 agosto, a causa di una serie di fattori come lo spostamento dei pianeti e delle maree.
Il nome Perseidi dato a queste meteoriti di piccole dimensioni, grandi al massimo come un sassolino, deriva dal fatto che provengono dalla costellazione di Perseo. Entrando a contatto con l’atmosfera, vengono infiammati a causa del forte attrito con essa, dando origine alle meravigliose scie luminose impropriamente chiamate stelle cadenti.
Per riuscire a vedere le Perseidi senza difficoltà è consigliabile allontanarsi dalle città e da ogni fonte di inquinamento luminoso. La montagna e le spiagge isolate sono un posto perfetto dove trascorrere una notte suggestiva e romantica con lo sguardo rivolto al cielo. Infatti è da dopo mezzanotte che, secondo gli astronomi, le scie di Perseidi dovrebbero presentarsi con maggior frequenza.
Molte le iniziative per celebrare questa magica notte. L’Unione astrofili italiani assieme all’Associazione Nazionale Città del Vino ed il Movimento del Turismo del Vino ha organizzato in diverse parti d’Italia l’evento “Notti delle Stelle - Calici di Stelle 2009”, durante il quale si potrà degustare del buon vino in attesa di avvistare lo sciame di Perseidi. In molte città le strade e le piazze si organizzano eventi per l’occasione, anche se, basta un luogo tranquillo lontano dalle luci elettriche, una buona compagnia, per rivolgere lo sguardo al cielo ed ammirare questa meraviglia del cielo.


lunedì 10 agosto 2009

GODSEND - IL MALE E' RINATO

Titolo originale: Godsend
Nazione: Canada, USA
Anno: 2004
Genere: thriller
Durata: 1h42m
Regia: Nick Hamm
Sceneggiatura: Mark Bomback
Fotografia: Kramer Morgenthau
Musiche: Brian Tyler
Cast: Greg Kinnear, Rebecca Romijn, Robert De Niro, Cameron Bright, Merwin Mondesir, Sava Drayton, Jake Simons, Elle Downs, Edie Inksetter, Raoul Bhaneja, Jenny Levine, Thomas Chambers, Munro Chambers, Jeff Christensen


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Trama
Paul e Jessie Duncan sono la classica coppia felice. Hanno una casa meravigliosa ed un figlio adorabile. Un tragico incidente però si porta via per sempre il loro figlio Adam. Al cimitero la coppia ha uno strano incontro con il dottor Richard Wells, esperto di genetica del “The Godsend Institution”. Wells propone loro di clonare Adam, prelevando una cellula del DNA dal suo cadavere. Al principio i Duncan si mostrano del tutto contrari, ma dato che Jessie ha seri problemi per portare avanti un’altra gravidanza, accettano l’offerta. Nasce così un nuovo Adam, perfettamente identico al figlio precedentemente morto. La felicità sembra essere tornata in casa Duncan, ma dopo otto anni Adam inizia a mostrare strani comportamenti.

Recensione
“Godsend - Il male è rinato”: un thriller paranormale privo di suspense e terribilmente noioso. Così si potrebbe riassumere e concludere la recensione del film Nick Hamm, autore tempo fa del discreto “The hole”. Se Robert De Niro e Greg Kinnear avrebbero potuto assicurare qualità e Rebecca Romijn-Stamos quel pizzico di bellezza femminile che non guasta mai, Hamm fa di tutto per rovinare ogni minima speranza di vedere qualcosa di interessante. Il cast, in effetti, non sfigura: Kinnear sembra a suo agio nella parte di marito affettuoso e padre modello e Romijn-Stamos trasmette bene l’attaccamento al proprio figlio e il dolore della perdita. Insieme mostrano un’intesa perfetta. De Niro è la presenza perfida e scomoda, ha il giusto ghigno malefico, mentre Cameron Bright ha la faccia d’angelo e al tempo stesso inquietanti espressioni. Peccato però che la vera protagonista di “Godsend - Il male è rinato” sia la noia. Maggior colpevole di questo scempio è lo sceneggiatore Mar Bomback che, seppur figlio di un pediatra ricercatore di genetica, demolisce l’idea della clonazione con una trama banale, colpi di scena telefonati ed un finale che lascia sbigottiti per la sua ridicolaggine. Se la trama offriva spunti interessanti, mettendo in evidenza un argomento molto discusso come la clonazione, lo svolgimento della trama terribilmente incoerente e soporifera seppellisce ogni buon proposito. La fotografia e la colonna sonora non aiutano a risollevare questo triste quadretto.
“Godsend - Il male è rinato” è un film inconsistente, patetico e scontato. Inoltre lascia l'amaro in bocca per le cospicue potenzialità che la storia ed il cast avrebbero potuto regalare se sfruttate in maniera più attenta e coscienziosa.

Voto: 46%


domenica 9 agosto 2009

SEGNALI DAL FUTURO

Titolo originale: Knowing
Nazione: Gran Bretagna, USA
Anno: 2009
Genere: fantascienza
Durata: 2h01m
Regia: Alex Proyas
Sceneggiatura: Ryne Douglas Pearson, Juliet Snowden, Stiles White
Fotografia: Simon Duggan
Musiche: Marco Beltrami
Cast: Nicolas Cage, Chandler Canterbury, Rose Byrne, Lara Robinson, D.G. Maloney, Alan Hopgood, Nadia Townsend, Ben Mendelsohn, Adrienne Pickering, Danielle Carter, Joshua Long, Alethea McGrath, Tamara Donnellan


Trama
1959, Lexington, Massachusset, Stati Uniti. Ad una classe di alunni di una scuola viene assegnato il compito di fare dei disegni che riproducano la loro idea del futuro nei successivi 50 anni. I disegni saranno raccolti e chiusi all’interno di una capsula del tempo. Dopo 50 anni infatti la capsula viene dissotterrata e i disegni suddivisi tra i vari alunni della scuola. Caleb, figlio del professore universitario di astrofisica al MIT John Koestler, riceve il più strano: invece di un disegno, il foglio contiene una lunga sequenza di numeri. John scopre per caso che i numeri non sono stati scritti a caso, ma rappresentano in realtà delle date: Lucinda, la bambina che li ha scritti, ha predetto con inquietante precisione i più grandi disastri avvenuti nel corso degli ultimi cinquant’anni. Restano però ancora tre date che corrispondono ad eventi che ancora non si sono verificati. Il professore, consapevole del pericolo, farà di tutto per mettere in salvo il maggior numero di eventuali vittime.

Recensione
Le pellicole catastrofiche, si sa, hanno facile presa sul pubblico, in particolare dopo l’11 settembre 2001, quando il mondo è giunto alla piena consapevolezza che più nulla è al sicuro, neanche i simboli più importanti del potere politico ed economico. Se a questo si aggiunge la paura del futuro e dell’ignoto appare ben chiaro che film come “Segnali dal futuro” difficilmente passino inosservate. Il successo tra il pubblico non è mai sinonimo di film memorabile. Mix fantascienza, leggere sfumature horror, catastrofi e messaggi escatologici, “Segnali dal futuro” non ripaga infatti le aspettative, malgrado sia un film tecnicamente ben realizzato dal regista Alex Proyas (“Il corvo”, “Dark city”, “Io robot”), con buoni effetti speciali (i disastri cui si assiste lasciano davvero senza fiato anche se un po’ eccessivi in alcuni frangenti). Apprezzabile la fotografia dai toni grigi e sommessi di Simon Duggan e la discreta colonna sonora di Marco Beltrami, entrambe tratteggiano con efficacia l’atmosfera di ansia della storia. Nicholas Cage non raggiunge la piena sufficienza nei panni del padre vedovo, premuroso e protettivo nei confronti del piccolo Caleb, affetto da qualche problema fisico (tremendi i gesti melensi con cui si salutano di continuo), di uno spaesato professore di astrofisica e di eroe poco credibile. Gli altri personaggi, in particolar modo la sorella e la figlia di Lucinda, vengono trattati in maniera sbrigativa e con troppa superficialità. Se la prima parte del film appassiona e tiene alta la tensione, lasciando la storia avvolta nel mistero derivante dalla numerologia alla quale il professore Koestler cerca di dare un senso, è pessima invece la strada percorsa in seguito, con pasticciati elementi mistico-religiosi infarciti di tanta new age, con un finale che lascia alquanto sbigottiti, sulla falsariga del già insufficiente“Ultimatum alla terra”.
“Segnali dal futuro” non si può definire brutto, ma un film che capace di suscitare alterne emozioni, legate al pathos offerto dalle calamità già avvenute ed al mistero che avvolge quelle in procinto di accadere. E’ netta però la sensazione che in altre mani il film sarebbe stato straordinario.

Voto: 58%


LA NOTTE NERA DI LIVIGNO

La notte di Ferragosto sarà una notte particolare per tutti gli abitanti ed i turisti di Livigno. Il 15 agosto il famoso centro turistico della provincia di Sondrio a 1816 m. s.l.m. ritornerà nel 1816, quando non esisteva la luce elettrica. E’ “La notte nera”, un notte in cui le strade vengono chiuse al traffico e rimangono spente le luci delle case, delle strade e di ogni attività commerciale per rivivere le atmosfere di quasi due secoli fa, con unica illuminazione fornita da torce e candele. Musica, canti giochi e racconti allietano “La notte nera” ed una fiaccolata sfila dalle 23 tra le strade della città, scandita dalla banda e dal coro di Livigno, per raggiungere la piazza centrale componendo la scritta “Livigno”. Una notte romantica con ristoranti “costretti” ad organizzare cene a lume di candela e tradizionali costume indossate dagli abitanti fanno rivivere tempi lontani.
Al termine de “La notte nera” un magnifico spettacolo di fuochi d’artificio illumina il cielo sopra la città ed un falò è punto di ritrovo per dove degustare una tazza di vin-brulé. Presso Plaza Placheda si ballerà in collaborazione con la discoteca Kokodì.
Parte del ricavato dalla vendita delle fiaccole viene devoluto a favore dei terremotati d’Abruzzo.


venerdì 7 agosto 2009

NORTH COUNTRY - STORIA DI JOSEY

Titolo originale: North country
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: drammatico
Durata: 2h06m
Regia: Niki Caro
Sceneggiatura: Michael Seitzman
Fotografia: Chris Menges
Musiche: Gustavo Santaolalla
Cast: Charlize Theron, Frances McDormand, Woody Harrelson, Elle Peterson, Thomas Curtis, Sean Bean, Jeremy Renner, Richard Jenkins, Hank Aimes, Sissy Spacek, James Cada, Linda Emond, Amber Heard


Acquista “North Country - Storia di Josey” in DVD (€7.19) su BOL.it

Trama
Josey Aimes ritorna nel suo paese natale del Minnesota per sfuggire ad un marito violento. Un ritorno molto difficile a causa dell’astio del padre che non riesce perdonare alcuni errori del suo passato. Ha due figli, Sam e Karen, da sfamare e, non soddisfatta del suo lavoro presso un parrucchiere, decide di lavorare in miniera. Il suo nuovo lavoro, ben retribuito, è però terribilmente arduo, non tanto per le dure attività che si svolgono con turni massacranti, ma per le continue angherie che le donne lavoratrici della miniera devono subire dai loro colleghi minatori maschi che le ritengono non all'altezza per un lavoro tipicamente maschile. Mortificazioni fisiche e morali sono all’ordine del giorno fino a quando Josey non subisce una vera e propria violenza. Esasperata decide di licenziarsi e portare in tribunale la società mineraria, aiutata dal suo amico avvocato Bill White. Nella sua lotta si troverà praticamente da sola, senza il sostegno della sua famiglia, odiata dal figlio, disprezzata dagli uomini e priva dell’appoggio e della testimonianza delle altre donne, terrorizzate all’idea di perdere il proprio posto di lavoro.

Recensione
“North Country - Storia di Josey” racconta la vera storia di Lois Jenson, una minatrice che, dopo 25 anni di continue angherie subite dai suoi colleghi maschi, portò in tribunale la Eveleth Taconite Co. di Eveleth, Minnesota, Stati Uniti. Si tratta della prima class action americana sugli abusi sessuali sul luogo di lavoro, un caso di rilevanza mondiale che seppur portò ad un modesto indennizzo per le lavoratrici della miniera, rivoluziono il mondo lavorativo americano che dovette aprire gli occhi su quanto succedeva nei confronti di numerose donne lavoratrici. La sceneggiatura di “North Country - Storia di Josey”, scritta da Michael Seitzman, si basa sul libro di Clara Bingham e Laura Leedy Gansler “Class action: the landmark case that changed sexual harassment law”. Alla regia Niki Caro che dopo una serie di lavori piuttosto anonimi si è rivelata al mondo per lo splendido “La ragazza delle balene”, film che ha registrato il maggior incasso nella storia del cinema della Nuova Zelanda. La regista riesce a mantenersi bilanciata nel trattare un difficile argomento come quello delle molestie sessuali nel mondo del lavoro, con delicatezza ed efficacia sfugge il femminismo che avrebbe rovinato l’intera pellicola, raccontando, seppur in maniera romanzata, i fatti così come avvennero, in particolar modo la capacità dell’avvocato di trasformare la denuncia personale in una class action (denuncia collettiva). Non manca di esporre episodi disgustosi rendendo il film duro e concreto. Con un buonismo in alcuni frangenti un po’ eccessivo e che in alcune circostanze non guasta, Josey inizialmente si ritrova da sola, senza l’appoggio della famiglia e disprezzata dal figlio con termini molto pesanti, e con il passar del tempo riesce a colpire il cuore e smuovere le coscienze. Perfetta Charlize Theron che ancora una volta dimostra le sue capacità di attrice, innamorata del suo personaggio. Abbandonati gli abiti di donna sexy patinata, mostra una bellezza naturale, quotidiana. Pregevole Frances McDormand nei panni della sindacalista convinta così come Jeremy Renner e Sissy Spacek in quelli dei genitori di Josey. Sempre a buoni Woody Harrelson, non solo avvocato deciso ma anche amico di Josey, l’unico sul quale la donna può contare.
“North Country - Storia di Josey” è il ritratto di una nazione lontana dal sogno americano, povera e sporca, mortificata da un machismo in grado di diventare un gruppo, o meglio, un branco difficile da combattere. Una nazione che ama vedere eroine come Josey combattere, rischiando la propria dignità, per il bene della comunità.

Voto: 78%


E' MORTO JOHN HUGHES

A soli 59 anni d’età, muore John Hughes, autore di alcune tra le più belle commedie americane degli anni ’80 e ’90. Michelle Bega, sua portavoce, ha dato la triste notizia. Hughes si trovava a New York in visita ai genitori, il regista ha avuto un fatale attacco cardiaco durante una tranquilla passeggiata. Nato nel 1950 a Lansing, nel Michigan, dopo aver trascorso la sua infanzia nella periferia di Detroit, all'età di 13 anni si trasferisce con la sua famiglia a Chicago (suo padre era un venditore)., dove inizia a lavorare come redattore di testi pubblicitari a Chicago. Nel 1982 debutta nel cinema come sceneggiatore con la commedia “Riunione di classe”. La sua prima regia è “Sixteen candles - un compleanno da ricordare”, una tenera commedia romantica adolescenziale, seguito, tra gli altri, da “The Breakfast club”, “La donna esplosiva” e “Un biglietto in due”. Il suo ultimo film da regista, “La tenera canaglia”, risale al 1991, quando decise di dedicarsi soltanto al lavoro di sceneggiatore. Fu autore infatti di altre commedie di successo, tra le quali il grandissimo successo commerciale “Mamma ho perso l’aereo”, film che rese famoso Macaulay Culkin.


giovedì 6 agosto 2009

DEREDIA IN MOSTRA A ROMA

Deredia in mostra a RomaJorge Jimenez Martinez, in arte Deredia (contrazione di “de Heredia”, sua città natale), uno dei più importanti artisti costaricani, è di casa a Roma con due mostre ed una serie di installazioni nei luoghi storici della città eterna. Il Palazzo delle Esposizioni ospiterà dal 23 giugno al 13 settembre i progetti architettonici, le sculture e opere in bronzo appartenenti al gruppo delle Genesi, che rappresentano il nucleo principale de “La Ruta de la Paz” (“La strada della pace”), un idea di Deredia che prevede il compimento di nove complessi scultorei situati in altrettanti paesi del continente americano: Canada, Stati Uniti, Messico, Costa Rica, Colombia, fino alla Terra del fuoco. Un strada ideale che lega popoli e tradizioni a partire dalle sfere precolombiane in pietra, costruite dagli indiani Boruca del Costa Rica circa 2000 anni fa. La sfera come trasformazione empirica della materia, il cerchio come ricerca incessante dell’uomo di se stesso, due elementi che individuano un pensiero indivisibile ed universale dell'esistenza, rievocando valori primordiali dell'uomo, una costante in tutto il continente americano in epoca pre-ispanica.
“La Ruta de la Paz” non è dunque solo una mostra, ma il compendio di un progetto fondamentale della carriera artistica di Deredia, che infatti si inserisce in un decorso spazio-temporale molto più vasto, che vede Roma come punto di passaggio ed un’occasione unica per conoscere la sua arte ed il suo pensiero.
Dal 23 giugno al 30 novembre 2009 la mostra “Deredia. La genesi e il simbolo” presenta tra l’Arco di Tito e la Curia del Senato otto grandi sculture. Presso i Fori Imperiali, lungo la Via Sacra, saranno installati 17 gruppi scultorei monumentali dell'artista costaricano. Anche altri importanti luoghi pubblici romani (l'area prospiciente il Colosseo, Piazza Barberini, Piazza di San Lorenzo in Lucina e il Parco della Musica) e e palazzi della città (nei cortili del Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps e di Palazzo Massimo) offriranno i propri spazi alle opere di Deredia.
Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti e l’Università di Costa Rica a San José, nel 1976 Deredia vince una borsa di studio del governo italiano riservata agli studenti stranieri, un periodo di sette mesi per apprendere le tecniche della lavorazione del marmo a Carrara. Si trasferisce in Italia assieme alla moglie Giselle dove ha l’opportunità di conoscere Firenza e Roma studiando le opere di Bernini, Brunelleschi e Michelangelo. La sua permanenza in Italia continua anche dopo aver frequentato la Scuola del Marmo di Carrara iniziando a produrre una serie di opere dalle quali affiora uno spiccato senso di malessere, rabbia ed ansia attraverso asfissianti figure urlanti amalgamando la sua origine culturale costaricana, in particolar modo precolombiana, con la cultura classica occidentale. In seguito frequenta la facoltà di architettura presso l’Università di Firenze accrescendo così la sua passione per il periodo rinascimentale. Ma il suo vero amore rimarrà l’arte precolombiana e quelle opere particolari ed oscure che accompagneranno la sua carriera artistica.
Nel 1999 il Vaticano gli attribuisce il premio “Beato Angelico” come riconoscimento dell’alta qualità mistica delle sue opere. In seguito a questo premio la Fabbrica di San Pietro gli affida la realizzazione della statua di San Marcellino Champagnat da includere in una nicchia del transetto di sinistra della basilica di San Pietro. La statua, un marmo bianco di Carrara, viene inaugurata nel settembre del 2000 alla presenza di papa Giovanni Paolo II.

Info
Mostra “La Ruta de la Paz”
Sede: Palazzo delle Esposizioni - Via Nazionale, 194 - Roma
Periodo: 23 giugno - 13 settembre 2009
Orari: 10.00-20.00 (tutti i giorni), 10.00-22-30 (venerdì e sabato), lunedì chiuso
Ingresso: €10,00 intero - €7,50 ridotto
Tel: 3405064505 (info)

Mostra “Deredia. La genesi e il simbolo”
Sede: Foro Romano, ingresso Largo della Salara Vecchia, 5/6 - Roma
Periodo: 23 giugno - 30 novembre 2009
Orari: 9.00-19.45 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €9,00 intero - €7,50 ridotto
Tel: 3405064505 (info)
Note: biglietto gratuito per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni.

Altre mostre:
Sede: Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps - Piazza di Sant’Apollinare, 46 - Roma
Orario: 9.00-19.45 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €7,00 intero (valido anche per il Palazzo Massimo)
Note: biglietto gratuito per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni.

Sede: Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo - Largo di Villa Peretti, 1 - Roma
Orario: 9.00-19.45 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €7,00 intero (valido anche per il Palazzo Altemps)
Note: biglietto gratuito per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni.


SITO TODOMONDO POSTO SOTTO SEQUESTRO

TodomondoChiunque provi a visitare il sito del tour operator Todomondo, nella bufera in questo ultimo periodo per aver rovinato le vacanze di centinaia, forse migliaia di italiani, si troverà la seguente scritta: ”Polizia di Stato. Sito sottoposto a sequestro”. In 400 si preparano adesso a firmare un esposto collettivo (la Class Action da tempo in uso negli Stati Uniti) preparato dagli avvocati Lara Pellegrini e Francesca Pinciroli in collaborazione con la “Casa del consumatore”, un’associazione per la tutela i diritti dei cittadini. Una denuncia i danni ai viaggiatori truffati da Todomondo che dovrebbe aiutare a configurare le responsabilità del tour operator. Da alcune verifiche sarebbero emersi anche alcune polizze assicurative false, premi a copertura dei rischi dei clienti mai versati alle compagnie. I danneggiati dovranno innanzitutto inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno alla Todomondo (Largo Buffoni - Gallarate, Varese) attivandosi contestualmente presso il Fondo di garanzia.


ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA PER I VIAGGI A RISCHIO SEQUESTRO

Viaggi a rischio sequestro - Assicurazione obbligatoriaSe malgrado un viaggiatore non abbia intenzione di ascoltare i consigli della Farnesina e voglia comunque effettuare un viaggio nelle zone classificate a rischio rapimento sarà obbligatoria un’assicurazione. E’ quanto deciso dal Cosipar, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, presieduto da Francesco Rutelli. Il Comitato ha prospettato alcuni interventi per dissuadere i viaggi a rischio sequestro in modo da sgravare, in caso di inadempienza, lo Stato dalle spese di liberazione. Questo quanto dichiarato dal Cosipar: “La responsabilità dei singoli cittadini appare l’elemento decisivo su cui concentrare l’attenzione in sede preventiva. In effetti, pur senza tralasciare la necessità di intervenire per tutelare la vita dei nostri connazionali in ogni situazione, occorre dissuadere con strumenti più penetranti quei nostri connazionali che, per scegliere viaggi avventurosi e insicuri, mettono a rischio la propria incolumità e quella dei funzionari preposti alla sicurezza chiamati ad intervenire, determinando inoltre l’insorgere di situazioni critiche per lo Stato sul piano delle relazioni politico-diplomatiche e la necessità di fronteggiare, quanto meno, spese di ordine logistico a carico della collettività. L’assicurazione dovrebbe coprire le spese sostenute anche da organismi pubblici, in conseguenza dell’avvenuto sequestro e per le esigenze di intervento che ne derivano”.
Il ministro Frattini ha puntualizzato che non può essere limitata la libertà individuale dei cittadini ma è necessario che ciascuno sia persuaso a recarsi in determinate zone a rischio.


FESTIVAL DEL FILM DI LOCARNO 2009

Locarno Film Festival 2009Dal 5 al 15 agosto si volge nella Piazza Grande di Locarno (Svizzera), il Festival del film di Locarno 2009, una delle manifestazioni cinematografiche più importanti d’Europa. Saranno 250 le proiezioni in programma con ampio spazio all’animazione giapponese. “Manga Impact” è infatti il titolo di una retrospettiva che presenta una serie di film, cortometraggi e serie televisive provenienti dall’estremo oriente. Omaggio ad importanti autori giapponesi, da Yoshiyuki Tomino, padre del robot Daitarn e Gundam, a Isao Takahata, fondatore con Hayao Miyazaki delli Studio Ghibli ed ideatore di Heidi ed Anna dai capelli rossi, personaggi tanto amati dai bambini di tutto il mondo.
Sebbene il cartellone del Festival di Locarno presenti in programma ben trenta pellicole italiane, nessuna sarà in concorso per il premio finale. Consola almeno il premio l’Excellence Award che riceve Toni Servillo per le sue ultime interpretazioni.
Diverse le serate a tema , in particolare si segnala il 10 agosto quella sul polacco Andrzej Wajda. Durante la serata viene proiettato in anteprima mondiale un documentario realizzato da quattro allievi della Andrzej Master School of Film Directing di Varsavia, che illustra il lavoro del regista sul set di Katyn, sua ultima fatica nella quale denuncia l’eccidio avvenuto nel 1940 di oltre 21 mila prigionieri di guerra e civili polacchi da parte dei sovietici che per decenni l’attribuirono ai nazisti.
Il Festival di Locarno si chiude il 15 agosto con la proiezione del documentario “The Two Horses of Genghis Khan”, dedicato al viaggio musicale della cantante mongola Urna. Il film è diretto dalla regista Byambasuren Davaa, nominata all’Oscar insieme al regista italiano Luigi Falorni per lo splendido documentario “La storia del cammello che piange”.


NON APRITE QUELLA PORTA

Non aprite quella portaTitolo originale: The Texas chainsaw massacre
Nazione: USA
Anno: 2003
Genere: horror
Durata: 1h33m
Regia: Marcus Nispel
Sceneggiatura: Scott Kosar
Fotografia: Daniel Pearl
Musiche: Steve Jablonsky
Cast: Jessica Biel, Eric Balfour, Erica Leerhsen, Jonathan Tucker, Mike Vogel, Andrew Bryniarski, R. Lee Ermey, Heather Kafka, David Dorfma, Lauren German, Kathy Lamkin, Terrence Evans, Marietta Marich,


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Trama
Kemper ed Erin, la sua ragazza, stanno rientrando assieme ad un gruppo di amici dal Messico, per trascorrere qualche giorno di sballo ed acquistare droga. Adesso sono diretti a Dallas per assistere al concerto dei Linyrd Skynird, un famoso gruppo rock americano. Durante il tragitto si imbattono in una ragazza, che cammina al centro della strada, visibilmente sconvolta, terrorizzata e sporca di sangue. I ragazzi decidono di farla salire loro furgone e portarla in qualche posto per farle prestare soccorso. Dopo aver farfugliato frasi sconnesse ed inquietanti, la ragazza estrae una pistola e si spara un colpo in bocca. Sconvolti per l’accaduto, decidono di denunciare il suicidio, fermandosi così in zona dove una donna consiglia loro di chiamare lo sceriffo. Alla ricerca di un telefono i ragazzi giungono nei pressi di una strana casa.

Recensione
“Non aprite quella porta” è il remake dell’omonimo film del 1974 diretto da Tobe Hopper, tratto da quello che molti fanno passare per una storia vera accaduta in Texas nel 1973 che avrebbe massacrato trentatré donne, mascherandosi poi con la pelle delle sue vittime, per questo motivo fu infatti soprannominato “Leatherface” (faccia di pelle). In realtà si tratta di una leggenda urbana, ispirata tuttavia alla vera storia di Ed Gein, un serial killer del Wisconsin solito a mangiare le sue vittime ed indossarne la pelle, dopo un’accurata operazione di scuoiatura.
“Non aprite quella porta”, inizia con il falso documentario, ben realizzato, della polizia con una voce narrante che racconta per sommi capi quanto successo durante il pomeriggio in una sperduta città texana. Buono dunque il lavoro di produzione (dietro c’è un grande esperto come Michael Bay) che consegna al film un ambientazione più malata e più attuale dell’originale attraverso questi ottimi espedienti, una scenografia accurata ed una serie effetti speciali mai esagerati. Se “Non aprite quella porta” è quasi del tutto privo di una colonna sonora, spicca l’iniziale “Sweet home Alabama” dei Lynyrd Skynyrd, il gruppo che i ragazzi hanno intenzione di andare a vedere in concerto. La canzone sottolinea quel clima di allegria e di spensieratezza di un gruppo di ragazzi come tanti in un caldo ed umido pomeriggio d’estate riprodotto con precisione dalla fotografia di ricercata scarsa qualità, saturata e virata al giallo (anche colore della locandina del film). Ben ingaggiato il gruppo di giovani attori che si comporta in maniera egregia. Tra tutti, l’affascinante e sexy Jessica Biel, sempre più attrice completa ed affermata. Da ovazione l’interpretazione di R. Lee Ermey che nelle espressioni si rifà palesemente al suo mitico sergente Hartman in “Full Metal Jacket” di Stanley Kubrick.
Il regista Marcus Nispel riesce nel difficile compito di far sì che il suo film eguagli l’originale, migliorandolo nell’impatto visivo. Pur non offrendo numerose scene splatter, “Non aprite quella porta” non manca del senso di paura, dettato sopratutto dall’impotenza e di sconforto dei ragazzi di fronte alla famiglia di matti dalla quale non riescono a sfuggire, impossibilitati di chiedere aiuto nelle disabitate praterie texane. Pur mancando l’analisi critica della società proposta nel film di Hopper, Nispel punta ad un pubblico più giovane impressionandolo con una serie di omicidi rappresentati con un realismo sconvolgente e disturbante.
“Non aprite quella porta” è un buon prodotto, un horror dall’atmosfera cupa e rassegnata, dal timbro macabro e perverso, realizzato in modo eccellente, con sbavature difficilmente percettibile. Sebbene si tratti di un remake di una storia abusata da molti film horror, regala nuova linfa al genere.

Voto: 77%


martedì 4 agosto 2009

BIRTH - IO SONO SEAN

Titolo originale: Birth
Nazione: USA
Anno: 2003
Genere: thriller
Durata: 1h40m
Regia: Jonathan Glazer
Sceneggiatura: Milo Addica, Jean-Claude Carriere, Jonathan Glazer
Fotografia: Harris Savides
Musiche: Alexandre Desplat
Cast: Nicole Kidman, Cameron Bright, Danny Huston, Lauren Bacall, Alison Elliott, Arliss Howard, Michael Desautels, Peter Stormare, Anne Heche, Cara Seymour, Ted Levine, Zoe Caldwell, Novella Nelson


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Trama
Anna, a dieci anni dalla morte di suo marito Sean, è riuscita a rifarsi una vita ed sta per risposarsi con Joseph. Una sera, durante il compleanno della madre, quando i due hanno già annunciano le imminenti nozze, accade un fatto incredibile. Un bambino di dieci anni arriva chiedendo di parlare con Anna. Il bambino chiede ad Anna di non sposarsi perché è lui è Sean, o meglio, la sua reincarnazione. Nessuno chiaramente crede ad una sola parola del bambino, ma con il tempo Anna inizia a credere che qualcosa di soprannaturale possa celarsi in quel bambino.

Recensione
Dalle prime scene di “Birth - Io sono Sean” sembra di trovarsi di fronte ad un thriller di qualità, dall’ambientazione raffinata. Il regista Jonathan Glazer ed i suoi co-sceneggiatori Milo Addica e Jean-Claude Carrière, si insinuano però in un campo minato a causa del difficile argomento da analizzare. La storia viene sviluppata nel modo sbagliato, seguendo la strada di voler persuadere lo spettatore che il bambino non può essere Sean, come se fosse facile essere convinti del contrario. Il soprannaturale ed il metafisico sono concetti che l’uomo medio non accetta come dato di fatto. Se “Birth - Io sono Sean” prova ad essere un thriller, esce sconfitto su tutti i fronti: ritmo debole, suspense inesistente, trama scontata priva di colpi di scena, dialoghi imbarazzanti e situazioni al limite dell’assurdo. Se è vero che di fronte all’amore ogni logica si dissolve, è del tutto assurdo però che una donna in procinto di sposarsi possa meditare di fuggire con un bambino che afferma di essere il marito defunto, dicendo di voler attendere dieci anni diventi uomo per poter completare il loro amore. Il finale inoltre si rivela un vero fiasco, con la netta sensazione dell’incapacità di Glazer di uscire dal perfido labirinto da lui stesso architettato. Nicole Kidman non è ai suoi massimi livelli a causa del suo personaggio austero e pesante. Cameron Bright interpreta il bambino odioso ed insolente, un’interpretazione del tutto da rivedere. Buona la fotografia che riflettono l’atmosfera intimistica della storia e di New York, sapientemente scelta come location nelle sue parti più raffinate ed austere. Orrendo il sonoro, il motivo che si ripete in quasi ogni scena del film in breve tempo diventa davvero irritante.
“Birth - Io sono Sean” è un thriller pessimo, una brutta sorpresa per chi si avvicina al film confidando nella presenza della Kidman. Un film senza ritmo, poco credibile e, peggio ancora, noioso.

Voto: 41%


lunedì 3 agosto 2009

THE SKELETON KEY

The skeleton key: RecensioneTitolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: horror, thriller
Durata: 1h44m
Regia: Ian Softley
Sceneggiatura: Ehren Kruger
Fotografia: Daniel Mindel
Musiche: Ed Shearmur
Cast: Kate Hudson, Gena Rowlands, John Hurt, Joy Bryant, Peter Sarsgaard, Andreas Beckett, Jen Apgar, Ann Dalrymple, Natasha Delaunth, Kristi Evans, Justin Groetsch, David Jensen, Ianello Garcino


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Trama
Caroline Ellis è un’infermiera che si prende cura di malati prossimi alla morte. Un giorno risponde ad un annuncio sul giornale e si trasferisce in una dimora isolata di New Orleans per occuparsi di Benjamin Deveraux, un anziano paralizzato ed incapace di parlare a causa di un ictus. Il suo lavoro non è molto impegnativo ma quella casa sembra nascondere qualcosa. La totale assenza di specchi, lo strano comportamento di Ben, come se volesse comunicarle qualcosa ed alcuni rumori provenienti da una stanza in fondo alla soffitta chiusa a chiave. Inoltre molte altre infermiere si sono avvicendate in quella casa, scappando dopo un breve periodo di lavoro. Caroline decide di aprire quella porta trovandosi di fronte qualcosa di sconvolgente.

Recensione
Diretto dal regista Ian Softley (“Hackers”, “K-Pax”) e scritto da Ehren Kruger (remake americani dei giapponesi “The Ring”, “The Ring 2”), “The skeleton key” è un thriller/horror dall’atmosfera cupa ed affascinante, non solo per l’inquietante antica dimora, location di gran parte del film, ma per la stessa New Orleans, fatiscente e misteriosa città dell’occulto. “The skeleton key” gioca tutto sullo scetticismo, sulla solitudine e sulla paura della protagonista, Caroline, interpretata da una Kate Hudson in grado di virare senza incertezze dalle classiche commedie romantiche ad un film ricco di suspense offrendo un personaggio dalla personalità complessa, sulla quale si basa l’intera storia, svestendo i panni di ragazza dolce e sensuale. La Hudson, senza ricorrere ad urla ed atteggiamenti isterici, trasmette la sua ansia e le sue paure. Una ragazza in cerca di una seconda possibilità, dopo aver lasciato morire il padre da solo, sempre impegnata con la sua rock band. Di fianco all’attrice californiana, John Hurt, capace di esprimermi senza neanche una parola, a causa della condizione di Ben, Gena Rowlands, intensa ed eccezionale, nel ruolo della moglie e Peter Sarsgaard a buoni livelli. Poco lo spazio per Joy Bryant, nei panni dell’amica di Caroline), sufficiente però a mostrare la sua impressionante bellezza.
Se la storia della casa infestata è lontana dall’essere originale, è il modo di raccontarla a renderla interessante e coinvolgente. Merito dello sceneggiatore Kruger, capace di raccogliere gli elementi delle classiche storie di fantasmi orientali delle quali si dimostra esperto conoscitore, integrandole con elementi occidentali ed, in particolare, con le torbide tradizioni esoteriche di New Orleans. Buona anche la storia in sé, nulla è lasciato inspiegato ed ogni comportamento segue una sua logica (ad esempio, Caroline, a differenza delle altre infermiere, non scappa dalla casa spinta dai sensi di colpa nei confronti del padre. Gli indizi vengono rivelati con perfetta gradualità, regalando un senso di intrigo e puro coinvolgimento. La regia di Ian Softley è apprezzabile per il fatto che di riuscire a mantenere un buon livello di tensione per tutta la durata della pellicola senza ricorrere ad una goccia di sangue e sono diverse le scene che, grazie ad accurate ed intelligenti inquadratura, generano il classico salto dalla poltrona. La fotografia lugubre e crepuscolare di “The skeleton key”, opera di Dan Mindel, accresce il senso di apprensione intorno alla storia. Buono anche l’apporto sonoro, privo di musiche, se non per la cantilena esoterica che fuoriesce dal grammofono in un mix di folklore e di angoscia.
Seppur non paragonabile a capolavori come “Il sesto senso” o “The others”, “The skeleton key” è un thriller/horror affascinante ed intrigante, grazie alla misteriosa location della città di New Orleans e ad una struttura narrativa ben congeniata che non ha dovuto far ricorso a facili spargimenti di sangue.
Il titolo “The skeleton key”, si riferisce al passe-partout che nel film apre tutte le porte della casa, tranne la stanza della soffitta, i cui tragici segreti alimentano l’intera storia.

Voto: 86%


domenica 2 agosto 2009

PREY - LA CACCIA E' APERTA

Prey - La caccia è apertaTitolo originale: Prey
Nazione: Sud Africa, USA
Anno: 2007
Genere: horror
Durata: 1h32m
Regia: Darrell Roodt
Sceneggiatura: Beau Bauman, Darrell Roodt, Jeff Wadlow
Fotografia: Michael Brierley
Musiche: Tony Humecke
Cast: Bridget Moynahan, Jamie Bartlett, Carly Schroeder, Peter Weller, Conner Dowds, Marius Roberts, Ashley Taylor, Muso Sefatsa, Jacob Makgoba, Mary-Ann Barlow, Tumisho Masha, Thijs Ocenasek


Trama
Tom Newman si è appena risposato con Amy, una giovane e splendida ragazza, che però non riesce a far accettare a David e Jessica, i suoi due figli avuti dalla sua ex-moglie. Per risolvere questa spiacevole situazione, Tom decide di organizzare una vacanza in Africa per fare un safari all’interno di una riserva di caccia. Amy e i due ragazzi partono per il safari a bordo di una jeep scortati dalla guida Brian. Durante il tragitto, però, la guida viene attaccata e divorata da un branco di leoni. Chiusi nella jeep, per i tre, ormai rimasti soli nella savana, incomincerà un incubo, senza molti viveri ed accerchiati dai leoni affamati.

Recensione
Leggendo i credits di “Prey - La caccia è aperta” si può notare come il suo regista sia Darrell Roodt, un semisconosciuto autore finora di pellicole di scarsa qualità, tra le quali spicca “Dracula 3000”, uno dei film più orrendi mai concepiti, un osceno mix tra horror vampiresco e fantascienza, per fortuna mai proposto al cinema, un’indecenza dunque limitata al piccolo schermo. Però Roodt è sudafricano e questo potrebbe giocare a suo favore: conoscere l’Africa e le sue creature, tra le quali i leoni, protagonisti della pellicola. Ebbene, questo “genio del cinema” è stato capace di combinare qualcosa di penoso ed assurdo, tale da far credere che la sua carta d’identità sia falsa. Roodt immagina leoni con un comportamento privo di ogni fondamento: anche i bambini sanno che, a meno di digiuni lunghi mesi e mesi, i leoni attaccano l’uomo con probabilità molto remote, quasi nulle, presentando invece un gruppo di felini assetati di sangue che, con precisa strategia ed organizzazione, attaccano i poveri malcapitati. Se la sceneggiatura, un insieme di pessime trovate prive di logica e buchi narrativi, avesse previsto qualcosa che giustificasse l’assurdo e malvagio comportamento dei leoni (magari copiando da “Cujo” di Stephen King, dove il docile san Bernardo, morso da un gruppo di pipistrelli, si trasforma in una belva assetata di sangue), la storia avrebbe goduto di un po’ di realismo e coinvolgimento. A questo scempio narrativo, si aggiungono poi una serie di effetti speciali realizzati in maniera approssimativi, giustificati forse dallo scarso budget della pellicola (non era meglio puntare su altro?). Roodt, ricordandosi di essere “genio del cinema” ha la brillante idea di consolidare il protagonismo dei leoni ed il loro assurdo ruolo di serial killer, mostrando, come i thriller d’autore, inquadrature in prima persona dei leoni, un tocco di genialità sfocandole ed lasciandole monocromatiche.
Se poi nel cast di “Prey - La caccia è aperta” il meglio è offerto dal gruppo di leoni, si comprende come le interpretazioni degli attori siano poca cosa, d’altra parte imprigionati in personaggi stupidi e stereotipati. Peccato per l’ex Robocop, Peter Weller, qui davvero in condizioni penose.
A salvarsi è la fotografia di Michael Brierley, ma con la meravigliosa e suggestiva ambientazione della savana africana avrebbe fatto bene anche un fotografo principiante.
“Prey - La caccia è aperta” è dunque un film che di horror ha ben poco, con una sceneggiatura priva di credibilità e scontata, dialoghi e situazioni assurdo ed un finale nauseante. Inutile sperare che i leoni divorino quanto prima i protagonisti, perché questa tortura durerà ben un’ora e mezza. Meglio guardare un documentario sulla savana africana e sui leoni, un consiglio obbligato anche per il regista Darrell Roodt.
Alla locandina che cita “La specie in pericolo sei tu” viene da rispondere che se Roodt continua a girare film, la specie in pericolo diventerà il cinema!

Voto: 28%