venerdì 27 febbraio 2009

MOSTRA "CANALETTO, VENEZIA E I SUOI SPLENDORI" A TREVISO

La mostra “Canaletto. Venezia e i suoi splendori”, è in programma alla Casa dei Carraresi di Treviso, dal 23 ottobre al 19 aprile 2009. La mostra presenta circa un centinaio di opere del maestro veneziano e dei maggiori rappresentanti del vedutismo (Bernando Bellotto, Luca Carlevarijs, Francesco Guardi e Michele Marieschi) prese in prestito da musei e istituzioni pubbliche e private come il Rijksmuseum di Amsterdam, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Museo del Prado di Madrid, il Metropolitan Museum di New York, il Louvre di Parigi, l’Ermitage di San Pietroburgo.
Canaletto, al secolo Giovanni Antonio Canal, fu il più famoso pittore vedutista della sua epoca ed in particolare l’artista che seppe meglio raffigurare il fascino di Venezia del ‘700. Canaletto fu condotto alla pittura ed alla prospettiva da suo padre Bernardo Canal, scenografo della tradizione barocca. La tecnica del Canaletto era contraddistinta da una tenue luminosità, i forti contrasti tra luci ed ombre ed un’attenta riproduzione dei dettagli. Nei suoi dipinti predilige colori scuri e saturati che delineano spesso un’atmosfera segnata dal cielo scuro o burrascoso. Trovò piena consacrazione nel vedutismo, un genere pittorico improntato su vedute prospettiche di città o paesaggi e che rappresentava la realtà in maniera scientifica mediante l’utilizzo della camera ottica. Si tratta di un apparecchio nel quale l’artista infilava la testa sotto una tenda di panni scuri per individuare e ricalcare l'immagine nei suoi tratti basilari, appuntando le zone di luce, di ombra e le tonalità del colore, producendo degli schizzi che venivano rielaborati e dipinti in studio. Molti criticarono il vedutismo perché troppo tendeva ad annullare la personalità dell'artista. In realtà fu uno strumento per scoprire il razionalismo oggettivo della prospettiva, dopo che l’ostentazione sfarzosa tipica del barocco aveva represso un analisi sistematica della realtà.
La veduta fu intesa come un documento oggettivo di luoghi o eventi storici, richiesta spesso da persone che non potendo intraprendere lunghi viaggi, desiderava comunque conoscere, almeno attraverso i dipinti, le città d’arte e luoghi interessanti.
L’esposizione, curata dai maggiori esperti a livello internazionale di Canaletto e della pittura veneziana del Settecento, è valorizzata da due dipinti dell’artista veneziano provenienti dalla National Gallery di Londra. Si tratta di due capolavori di Canaletto, “Le Procuratie Nuove al Caffè Florian” e “Piazza San Marco dal Portico dell'Ascensione”.
La mostra “Canaletto. Venezia e i suoi splendori” è promossa da Fondazione Cassamarca e organizzata da Artematica e, con il patrocinio della Città di Treviso, della Provincia di Treviso e della Regione Veneto.

Info
Sede: Casa dei Carraresi - via Palestro, 33 - Treviso
Periodo: 23 ottobre 2008 - 19 aprile 2009
Orari: 9.00-19.00 (da martedì a giovedì), 9.00-20.00 (da venerdì a domenica), lunedì chiuso
Ingresso: €12,00 intero - €9,00 ridotto - €6,00 ridotto fino a 18 anni
Tel: 0422513150 (infos e prenotazioni)
Note: la biglietteria chiude un’ora prima. Audioguida compresa nel prezzo del biglietto.


giovedì 26 febbraio 2009

DORMIRE IN UN HOTEL IN FONDO AL MARE

Il Poseidon Undersea Resort è il primo esclusivo hotel di lusso che permette di dormire in fondo al mare tra i pesci tropicali. Le 24 incantevoli stanze si trovano infatti a 13 metri sotto il livello del mare, costruite con solidi pannelli di plastica acrilica trasparenti in modo da poter osservare l’incanto della vita marina. Il Poseidon Undersea Resort è stato progettato per assicurare la massima sicurezza, seguendo le stesse tecniche strutturali utilizzate per la realizzazione di sottomarini. Le stanze sono rimovibili, in modo da poterle riportare in superficie per manutenzione ed eventuali riparazioni. La privacy è assicurata poiché la parete esterna dei pannelli è ricoperta di una particolare pellicola riflettente che non permette ai curiosi di sbirciare nelle camere, mentre di notte è possibile oscurare del tutto i pannelli. L’albergo è dotato, per assicurare un piacevole soggiorno ai suoi ospiti, di una biblioteca, un centro fitness ed un ristorante. Un paio di sommergibili sono sempre a disposizione per eventuali emersioni.
Tutti gli interessati devono però sapere che rimanere al Poseidon Undersea Resort dovranno sborsare ben $15000 ($ 30.000 per una coppia in camera doppia. Il pacchetto include il soggiorno per una settimana ed il trasporto in un aereo privato dall’aeroporto delle isole Fiji al luogo dove è ubicato l’albergo.
Segue il video promozionale del Poseidon Undersea Resort:


MAMMA MIA! AL TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI (MILANO)

Il musical “Mamma mia!” dopo l’incredibile successo avuto in tutto il mondo dal 1999 ad oggi, sbarca a Milano al Teatro Degli Arcimboldi dal 26 febbraio al 15 marzo 2009 per poi passare in seguito a Trieste (Politeama Rossetti dal 22 aprile al 3 maggio 2009), Firenze (Mandela Forum dal 6 al 10 maggio 2009), e Ravenna, durante il “Ravenna Festival” (Palafiera, date da definire).
Scritto da Catherine Johnson e diretto da Phyllida Lloyd, “Mamma mia!” narra la storia di Sophie, una giovane ragazza che, alla vigilia del suo matrimonio organizzato in un’inventata isola greca, vuole conoscere il suo vero padre del quale non ha mai conosciuto l’identità. Legge così di nascosto il diario della madre, Donna, scoprendo che in realtà sono tre i suoi possibili padri. Decide dunque di invitarli tutti e tre al suo matrimonio.
“Mamma mia!” debuttò il 6 aprile 1999 a Londra al Price Edward Theatre, dove rimase in scena ininterrottamente fino al 2004, quando venne trasferito al Prince Of Wales Theatre. La prima rappresentazione oltreoceano risale al 23 maggio 2000 a Toronto, in Canada, al Royal Alexandra Theatre, per poi giungere a Las Vegas dove nel giugno 2005 arriva a 1000 repliche, consacrandosi come pièce teatrale di maggior successo e durata mai rappresentata nella città famosa per i suoi casinò. Debutta a Broadway il 18 ottobre 2001 al Winter Garden Theatre. Il 9 settembre 2006 “Mamma mia!” diventa, per numero di rappresentazioni, la 24esima più longeva produzione teatrale di Broadway. Il mese successivo, “Mamma mia!” è stato rappresentato in otto lingue: inglese, tedesco, giapponese, neerlandese, coreano, spagnolo, svedese e russo.
La colonna sonora di “Mamma mia!”, uno dei maggiori motivi del successo del musical, è composta da grandi successi degli ABBA, come le splendide “Dancing Queen”, “Mamma Mia!” e “Knowing Me, Knowing You”.
“Mamma mia!” finalmente arriva nei teatri italiani, dopo averne già apprezzato la storia al cinema con l’omonimo film interpretato Meryl Streep, Pierce Brosnan e Colin Firth.


martedì 24 febbraio 2009

L'ISOLA DELL'AMORE SCOPERTA SU GOOGLE EARTH

Il posto ideale dove trascorrere un week-end d’amore? E’ Galesnjak, un’isola a forma di cuore che si trova in prossimità della costa della Croazia. La scoperta è stata fatta per caso da Vlado Juresko, titolare di un’agenzia di viaggi e proprietario dell’isola. Digitando il nome dell’isola su Google Earth ha subito notato la sagoma inconfondibile di un cuore, come quelli che sono soliti disegnare gli adolescenti innamorati sui bigliettini d’amore.
Un’isola disabitata che non aveva mai destato alcun interesse fino a quando l’ignaro proprietario è stato tempestato da centinaia di richieste di soggiorno da parte di coppie che avendolo visto su Google Earth desideravano trascorrere qualche giorno in un luogo tranquillo.
L’isola di Galesnjak compare per la prima volta nell’atlante che Napoleone pubblicò nel 1807 e già allora si poteva distinguere la sua forma. Ora che l’isola dell’amore è salita alla ribalta della cronaca Juresko ha intenzione di trasformarsi la sua agenzia di viaggi in un “tour operator dell’amore”, creando una rete con altre isole dalla stessa forma sparse per il mondo.


IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON

il curioso caso di benjamin buttonTitolo originale: The curious case of Benjamin Button
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: fantasy, sentimentale
Durata: 2h46m
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Eric Roth
Fotografia: Claudio Miranda
Musiche: Alexandre Desplat
Cast: Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Jason Flemyng, Julia Ormond, Taraji P. Henson, Elle Fanning, Madisen Beaty, Elias Koteas, Jared Harris, Robert Towers, Tom Everett


Trama
Nella notte in cui a New Orleans si festeggia la fine della Prima Guerra Mondiale, Thomas Button, un ricco uomo d’affari, sta correndo a casa perché sua moglie sta partorendo il suo primogenito. Ma la moglie morirà dando alla luce un bambino con l’aspetto e le malattie di un anziano. Button all’orrenda vista di quella piccola creatura e disperato per la morte della moglie, decide di ucciderlo gettandolo nel fiume, ma l’intervento di un poliziotto evita l’infanticidio. L’uomo scappando giunge nei pressi di una casa di riposo ed abbandona il bambino sulle scale di fronte all’ingresso, dove viene raccolto dalla governante dell’istituto, la signora Queenie. Visitato da un medico, la signora Queenie scopre che il piccolo è destinato a morire di vecchiaia in breve tempo. In realtà, con il passar del tempo, il bambino inizia a ringiovanire. Durante la sua lunga permanenza nella casa di riposo, Benjamin, così chiamato da Queenie che diventerà per lui una madre, si innamora di Daisy, nipote di una delle ospiti.

Recensione
Tratto da un racconto di Francis Scott Fitzgerald nel 1922, “Il curioso caso di Benjamin Button” è la bizzarra storia di un uomo la cui vita scorre al contrario, nascendo vecchio e ringiovanendo con il passar del tempo. Purtroppo, sebbene il tema trattato sia molto interessante, la pellicola non riesce mai a prendere ritmo, priva di un vero coinvolgimento emotivo. Il film sembra così ristagnare in una semplice biografia senza approfondire aspetti del soggetto che si prestavano a riflessioni interessanti. “Il curioso caso di Benjamin Button” è distante dalla profondità delle avvincenti avventure di un altro diverso che decise, come Benjamin, di partire lasciando i propri affetti. Trattasi di Forrest Gump, personaggio dell’omonimo film di Robert Zemeckis e che, guarda caso, aveva come sceneggiatore lo stesso Eric Roth. La differenza tra due i film è anche nei due protagonisti: se Tom Hank era stato titanico nell’interpretazione, Brad Pitt risulta scolorito ed incapace di dare consistenza al suo personaggio, pur se perfettamente truccato e ricostruito con l’ausilio della computer graphic.
Assurdo poi come Roth sviluppi oltremisura il breve racconto di Fitzgerald trattando episodi che forse non richiedevano neanche la loro presenza. Questo accade soprattutto nella prima parte del film per poi scorrere troppo velocemente quando Button inizia ad avvicinarsi al termine dei suoi giorni.
In realtà è sotto l’aspetto artistico che “Il curioso caso di Benjamin Button” convince. Ben studiata la regia di David Fincher, autore già di splendide pellicole come “Seven” e “Fight club”. Servendosi del flashback nel narrare la storia di Benjamin, Fincher ne accentua l’aspetto fiabesco, approssimando la pellicola a “Big fish - Le storie di una vita incredibile” di Tim Burton. Splendida è la fotografia in alternanza tra colori scuri e caldi, ma sempre così carichi da assimilare le immagini a straordinari dipinti.
“Il curioso caso di Benjamin Button” è un film che piace, ma che non entusiasma. Penalizzato da una durata eccessiva dove nulla è realmente approfondito, ed inoltre troppo simile a storie già viste al cinema, è una fiaba romantica e nostalgica che potrà far intenerire cuori sensibili, ma al pubblico più esigente potrà lasciare la sensazione di aver visto una storia senza provare alcuna compartecipazione. Film decisamente sopravvalutato.

Voto: 64%

Trailer “Il curioso caso di Benjamin Button”


lunedì 23 febbraio 2009

OSCAR 2009: I VINCITORI

Quasi tutto secondo i pronostici all’81esima edizione Academy Awards. La serata al Kodak Theatre ha visto come autentico mattatore l’attore australiano Hugh Jackman, a suo agio nei panni del presentatore. Battutte, imitazione, improvvisati duetti hanno visto Jackman divertire il numeroso pubblico di star e non, presenti a Los Angeles per la serata più importante del cinema.
Grande trionfo per “The millionaire” di Danny Boyle che vince otto delle dieci statuette per cui era candidato: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior fotografia, miglior colonna sonora, miglior sononor, miglior canzone (precisamente “Jai ho”, dato che sulle tre canzoni candidate, due erano per il film del regista britannico). La vera sorpresa è invece stata l’assegnazione dell’Oscar per il miglior attore protagonista: Sean Penn porta a casa per la seconda volta la statuetta, dopo averla già vinta nel 2004. Nuova delusione dunque per il favorito Mickey Rourke che si nuovamente vede soffiare un importante riconoscimento, dopo che al Festival di Venezia non fu riconosciuto miglior attore a causa di un assurdo regolamento della kermesse veneziana. Questa volta però nulla da dire, perché è stata davvero intensa l’interpretazione di Penn di Milk, primo politico che palesò la propria omosessualità, ucciso da un collega insieme al sindaco di Filadelfia. L’Oscar come attrice protagonista è andato a Kate Winslet per il controverso personaggio di Hannah Schmitz, sorvegliante del regime nazista processata per i suoi crimini, nel film “The Reader - A voce alta”.
L’attrice inglese è stata premiata da Sophia Loren, unica presenza italiana in una edizione priva di candidati italiani.
Penelope Cruz ha vinto il primo Oscar come miglior attrice non protagonista per l’intepretazione, energica ed un po’ folle, nel film “Vicky Cristina Barcelona” di Woody Allen. Vince invece il premio Oscar postumo Heath Ledger, per la interpretazione di Jocker nel film “Il cavaliere oscuro”. Tra la commozione di tutto il pubblico presente in teatro, ritira la statuetta la famiglia Ledger. Una gradita conferma per il giovane attore australiano morto lo scorso anno all’età di 28 anni, con la nostalgia per aver perso un promettente attore che avrebbe potutto dare tanto al cinema.
L’altra sorpresa della serata l’ha riservata l’Oscar per il miglior film in lingua straniera che ha visto uscire sconfitto il favoritissimo “Valzer con Bashir”. Il premio è andato invece alla pellicola giapponese “Departures Yojiro Takita”. Scontata invece la vittoria di “WALL-E” come miglior film d’animazione: un ulteriore riconoscimento per una delle migliori pellicole mai prodotte dalla Pixar Animation Studios.
Seguono tutte le nomination con i relativi vincitori (in grassetto) per ogni categoria.

Miglior film
-The Millionaire, regia di Danny Boyle
-Frost/Nixon - Il duello, regia di Ron Howard
-Il Curioso caso Di Benjamin Button, regia di David Fincher
-Milk, regia di Gus Van Sant
-The Reader - A voce alta, regia di Stephen Daldry

Miglior regia
-Danny Boyle - The Millionaire
-Stephen Daldry - The Reader - A voce alta
-David Fincher - Il curioso caso di Benjamin Button
-Ron Howard - Frost/Nixon - Il duello
-Gus Van Sant - Milk

Miglior attore protagonista
-Sean Penn - Milk
-Richard Jenkins - L’ospite inatteso
-Frank Langella - Frost/Nixon - Il duello
-Brad Pitt - Il curioso caso di Benjamin Button
-Mickey Rourke - The Wrestler

Migliore attrice protagonista
-Kate Winslet - The Reader - A voce alta
-Anne Hathaway - Rachel sta per sposarsi
-Angelina Jolie - Changeling
-Melissa Leo - Frozen River - Fiume di ghiaccio
-Meryl Streep - Il dubbio

Miglior attore non protagonista
-Heath Ledger - Il cavaliere oscuro
-Josh Brolin - Milk
-Robert Downey Jr. - Tropic Thunder
-Philip Seymour Hoffman - Il dubbio
-Michael Shannon - Revolutionary Road

Migliore attrice non protagonista
-Penélope Cruz - Vicky Cristina Barcelona
-Amy Adams - Il dubbio
-Viola Davis - Il dubbio
-Taraji P. Henson - Il curioso caso di Benjamin Button
-Marisa Tomei - The Wrestler

Miglior sceneggiatura originale
-Dustin Lance Black - Milk
-Mike Leigh - La felicità porta fortuna - Happy-Go-Lucky
-Courtney Hunt - Frozen River - Fiume di ghiaccio
-Martin McDonagh - In Bruges - La coscienza dell’assassino
-Andrew Stanton, Pete Docter e Jim Reardon - WALL-E

Miglior sceneggiatura non originale
-Simon Beaufoy - The Millionaire
-Eric Roth e Robin Swicord - Il curioso caso di Benjamin Button
-John Patrick Shanley - Il dubbio
-Peter Morgan - Frost/Nixon - Il duello
-David Hare - The Reader - A voce alta

Miglior film straniero
-Okuribito, regia di Yojiro Takita (Giappone)
-La banda Baader Meinhof, regia di Uli Edel (Germania)
-La classe - Entre les murs, regia di Laurent Cantet (Francia)
-Revanche, regia di Götz Spielmann (Austria)
-Valzer con Bashir, regia di Ari Folman (Israele)

Miglior film d’animazione
-WALL-E, regia di Andrew Stanton
-Bolt - Un eroe a quattro zampe, regia di Chris Williams e Byron Howard
-Kung Fu Panda, regia di Mark Osborne e John Stevenson

Miglior fotografia
-Anthony Dod Mantle - The Millionaire
-Wally Pfister - Il cavaliere oscuro
-Ton Stern - Changeling
-Claudio Miranda - Il curioso caso di Benjamin Button
-Roger Deakins e Chris Menges - The Reader - A voce alta


Miglior montaggio
-Chris Dickens - The Millionaire
-Lee Smith - Il cavaliere oscuro
-Angus Wall e Kirk Baxter - Il curioso caso di Benjamin Button
-Daniel P. Hanley e Mike Hill - Frost/Nixon - Il duello
-Elliot Graham - Milk

Miglior scenografia
-Donald Graham Burt e Victor J. Zolfo - Il curioso caso di Benjamin Button
-Nathan Crowley e Peter Lando - Il cavaliere oscuro
-James J. Murakami e Gary Fettis - Changeling
-Michael Carlin e Rebecca Alleway - La duchessa
-Kristi Zea e Debra Schutt - Revolutionary Road

Migliori costumi
-Michael O’Connor - La duchessa
-Catherine Martin - Australia
-Jacqueline West - Il curioso caso di Benjamin Button
-Danny Glicker - Milk
-Albert Wolsky - Revolutionary Road

Miglior trucco
-Greg Cannom - Il curioso caso di Benjamin Button
-John Caglione Jr. e Conor O’Sullivan - Il cavaliere oscuro
-Mike Elizalde e Thomas Floutz - Hellboy 2 - The Golden Army

Migliori effetti speciali
-Eric Barba e Edson Williams - Il curioso caso di Benjamin Button
-Nick Davis, Chris Corbould, Timothy Webber e Paul J. Franklin - Il cavaliere oscuro
-John Nelson, Ben Snow, Daniel Sudick, Shane Mahan - Iron Man

Migliore colonna sonora
-A.R. Rahman - The Millionaire
-Alexandre Desplat - Il curioso caso di Benjamin Button
-James Newton Howard - Defiance - I giorni del coraggio
-Danny Elfman - Milk
-Thomas Newman - WALL-E

Miglior canzone
-Jai Ho, musica di A.R. Rahman e parole di Gulzar - The Millionaire
-O Saya, musica e parole di A.R. Rahman e M.I.A. - The Millionaire
-Down to Earth, musica di Peter Gabriel e Thomas Newman e parole di Peter Gabriel - WALL-E

Miglior sonoro
-Ian Tapp, Richard Pryke, Resul Pookutty - The Millionaire
-Ed Novick, Lora Hirschberg e Gary Rizzo - Il cavaliere oscuro
-David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce e Mark Weingarten - Il curioso caso di Benjamin Button
-Tom Myers, Michael Semanick, Ben Burtt – WALL-E
-Chris Jenkins, Frank A. Montaño, Petr Forejt - Wanted - Scegli il tuo destino

Miglior montaggio sonoro
-Richard King - Il cavaliere oscuro
-Frank E. Eulner, Christopher Boyes - Iron Man
-Tom Sayers - The Millionaire
-Ben Burtt, Matthew Wood – WALL-E
-Wylie Stateman - Wanted - Scegli il tuo destino

Miglior documentario
-Man on Wire, regia di James Marsh e Simon Chinn
-The Betrayal - Nerakhoon, regia di Ellen Kuras e Thavisouk Phrasavath
-Encounters at the End of the World, regia di Werner Herzog e Henry Kaiser
-The Garden, regia di Scott Hamilton Kennedy
-Trouble the Water, regia di Tia Lessin e Carl Deal

Miglior cortometraggio
-Spielzeugland, regia di Jochen Alexander Freydank
-Auf der Strecke, regia di Reto Caffi
-Manon sur le bitume, regia di Elizabeth Marre e Olivier Pont
-New Boy, regia di Steph Green e Tamara Anghie
-Grisen, regia di Tivi Magnusson e Dorthe Warnø Høgh

Miglior cortometraggio documentario
-Smile Pinki, regia di Megan Mylan
-The Conscience of Nhem En, regia di Steven Okazaki
-The Final Inch, regia di Irene Taylor Brodsky e Tom Grant
-The Witness from the Balcony of Room 306, regia di Adam Pertofsky e Margaret Hyde

Miglior cortometraggio d’animazione
-La Maison en Petits Cubes, regia di Kunio Kato
-Ubornaya istoriya - lyubovnaya istoriya, regia di Konstantin Bronzit
-Oktapodi, regia di Emud Mokhberi e Thierry Marchand
-Presto, regia di Doug Sweetland
-This Way Up, regia di Alan Smith e Adam Foulkes

Premio umanitario Jean Hersholt
Jerry Lewis


FROST/NIXON - IL DUELLO

Frost/Nixon - Il duello: Trama e recensioneTitolo originale: Frost/Nixon
Nazione: Gran Bretagna, Francia, USA
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 2h02m
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Peter Morgan
Fotografia: Salvatore Totino
Musiche: Hans Zimmer
Cast: Frank Langella, Michael Sheen, Kevin Bacon, Sam Rockwell, Rebecca Hall, Toby Jones, Andy Milder, Matthew Macfadyen, Oliver Platt, Gabriel Jarret, Jim Meskimen


Trama
Nel 1974, per la prima volta dalla nascita degli Stati Uniti d’America, un Presidente degli Stati Uniti, si dimette dalla carica in seguito allo scandalo Watergate. Dopo tre anni di silenzio l’ormai ex presidente Richard Nixon accetta di farsi intervistare, ben ricompensato, dal giornalista e showman televisivo britannico David Frost. Secondo lo staff di Nixos quell’intervista può rappresentare la giusta occasione per un riscatto. Frost invece è talmente certo della possibilità di sfondare sul piano mediatico grazie a questa intervista, da intervenire personalmente per coprire le spese, richiando non soltanto la sua stabilità economica, ma la sua credibilità di giornalista e presentatore. Lo scontro tra i due si rivelerà ad alta tensione e queste interviste rimarranno nella storia del giornalismo e della televisione americana.

Recensione
“Frost/Nixon - Il duello” narra la vera storia di una delle più importanti pagine di giornalismo americano. Tutto inizia quando Nixon, 37esimo presidente degli Stati Uniti d’America, coinvolto nel 1974 nello scandalo Watergate, fu costretto a dimettersi dal momento che stava per inziare una procedura di impeachment nei suoi confronti. Solo tre anni Nixon accetta di farsi intervistare e la scelta cade su David Frost. Lo staff del presidente ritiene che Frost, ritenuto più un showman che un valido giornalista, sia la persona giusta per ridare valore all’immagine dell’ex presidente ormai in totale rovina. Frost vuole invece ritornare in America da eroe del giornalismo, dopo che anni prima era stato costretto ad andar via con la coda tra le gambe, riparando in Australia ed Inghilterra in alcuni show televisivi “nazionalpopolari”.
Ron Howard ha tratto “Frost/Nixon - Il duello” dalla pièce teatrale scritta da Peter Morgan, prendendo nel cast stessi interpreti teatrali, e ricostruisce l’intervista intorno alle quattro giornate che videro l’uno contro l’altro Frost e Nixon. Costruito come un incontro di boxe in quattro riprese, il film è un acceso ma raffinato dibattito che alterna dramma e commedia, tra domande taglienti e risposte ben elaborate, in un crescendo di tensione con i contendenti, supportati a distanza dal loro staff (praticamente i “secondi” di un incontro di pugilato). Ron Howard, uno dei migliori registi attualmente in circolazione, è autore di una regia elaborata ed elegante: attraverso i primissimi piani dei due protagonisti, raccoglie ogni minima reazione alle domande ed alle risposte che si succedono con un ritmo incessante. Howard è fantastico nel riuscire a tirare fuori da un soggetto apparentemente poco intrigante (così come potevano esserlo le reali interviste), un film avvincente ed appassionate.
I due attori protagonisti, gli stessi interpreti in teatro, Frank Langella e Michael Sheen, regalano intense interpretazioni ed, in particolar modo, Langella ricompone perfettamente l’immagine del presidente ormai decaduto, ma pur sempre gentile, tenero, rispettoso e convinto dei comportamenti assunti durante la sua presidenza, giusti o sbagliati che fossero. Un plauso Peter Morgan, ideatore della pièce teatrale, nel film sceneggiatore: non si limita a descrivere il presidente, ma mette in evidenza l’uomo e le sue complessità, attraverso un’analisi introspettiva attenta ed equilibrata. Ottimi anche gli interpreti secondari: Kevin Bacon, dedito collaboratore del presidente, sempre accorto a sorreggerlo in ogni sue eventuale incertezza; Sam Rockwell, esperto e furioso giornalista e Rebecca Hall, attraente e soave nei modi, una compagna perfetta per Frost.
La colonna sonora di “Frost/Nixon - Il duello” vede il maestro Hans Zimmer autore di un insieme di motivi originali che ben si inseriscono nel film confermando la bravura del compositore tedesco nel ricreare attraverso sonoro l’atmosfera di un film.
“Frost/Nixon - Il duello” è grande esempio di Cinema, un film carico di tensione e privo di sostanziali difetti. Regia esperta, ottima ricostruzione degli eventi, montaggio esemplare ed un cast di alto livello sono fattori. Un film da vedere, magari dopo una breve ricerca sullo scandalo Watergate e sulla presidenza Nixon che segnò uno dei periodi più bui della Presidenza Americana.

Voto: 82%


THE READER - A VOCE ALTA

The reader - A voce altaTitolo originale: The reader
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 2h03m
Regia: Stephen Daldry
Sceneggiatura: David Hare
Fotografia: Roger Deakins, Chris Menges
Musiche: Nico Muhly
Cast: Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Jeanette Hain, Susanne Lothar, Alissa Wilms, Florian Bartholomai, Friederike Becht, Matthias Habich


Trama
Michael Berg è un adolescente nella Germania post-bellica degli anni ‘50. Un giorno, mentre cammina per strada, è vittima di un malore, e viene soccorso da Hannah, una donna trentenne dal misterioso passato. Michael, rimane subito conquistato dalla donna ed inizia a frequentarla passando ogni giorno, dopo la scuola, a casa sua. Hannah, non solo respinge il ragazzino, ma lo inizia al sesso provando piacere nell’ascoltare le letture di Michael dei libri che studia a scuola. Improvvisamente Hannah scopare e la storia d’amore termina, ma Micheal la ritroverà in un processo che la vede imputata come criminale nazista.

Recensione
“The reader - A voce alta” non è il classico film sull’Olocausto e sui processi che dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale misero i colpevoli di fronte alle proprie colpe. Il regista Stephen Daldry dietro la mdp dopo sette anni di assenza (autore comunque di sole due pellicole, “Billy Elliot” e “The hours”, entrambe splendide), porta sullo schermo un romanzo best-seller di Bernhard Schlink sviluppando il racconto sulla falsariga del libro: ritmata alternanza di diversi piani narrativi, con il passato che ritorna attraverso i ricordi del protagonista ed il presente, collegati in alcuni frangenti mediante scelte registiche e montaggi davvero raffinati. Daldry sceglie dunque una strada intima e personale, attraverso gli occhi di una donna trentenne di un adolescente, in un vortice di conturbanti emozioni e di esplicito erotismo. Parte essenziale di questa storia d’amore è la lettura “a voce alta” di Michael, aspetto che sublima il loro rapporto al di là della semplice attrazione sessuale in un simbiotico connubio di sesso e letteratura. L’adolescenza di Michael viene fatalmente sconvolta non essendo più capace di rapportarsi con i suoi coetanei, vivendo le sue giornate in attesa della fine della scuola per correre in biblioteca alla ricerca di un libro da leggere ad Hannah prima di una nuova “lezione” di sesso. Ma Hannah scompare all’improvviso senza lasciare traccia e la storia d’amore termina. Michael può dunque proseguire la propria vita come un normale adolescente, tra amici e studio, prima corollari della propria giovane esistenza. Anni dopo, quando Michael è studente di legge, la rivede nell’aula di un tribunale, accusata di aver lasciato morire, nel suo ruolo di sorvegliante nazista, 300 persone da loro imprigionate in una chiesa durante un incendio. Scoperta la vera identità di Hannah, il film sposta l’attenzione dalla relazione privata ad aspetti che hanno coinvolto l’intera umanità e lo studente Michael sarà combattutto proprio dall’affetto per quella donna e l’orrore per le azioni da lei compiute durante la Seconda Guerra Mondiale.
“The reader - A voce alta” è un film nobilitato dalla performance di Kate Winslet. Se la critica si è divisa sul giudizio del film, l’attrice inglese ha raccolto unanimi consensi, culminati con l’assegnazione del premio Oscar nel 2009 come miglior attrice protagonista: un giusto riconoscimento per uno splendido periodo della sua carriera in cui l’ha vista anche intensa e struggente nel film “Revolutionary Road”. La Winslet abbandona i toni disperati assume ancora un ruolo complesso, un personaggio scomodo, segnato da eventi privati e da importanti fatti di storia. La personalità di Hannah è ben chiara dal momento in cui appare: rigida, schematica, marchiata dal passato che l’ha vista vittima e carnefice. Perfetta nello sviluppo del personaggio soprattutto durante il rapporto con Michael. Hannah diviene sì maestra di erotismo, ma al tempo stesso ascolta con interesse e passione le letture di Micheal, mostrando un desiderio uscire dalla sua ignoranza. Al processo, il personaggio di Hannah esce invece fuori in tutta la sua tragicità, delineando l’incapacità di riconoscere la responsabilità delle sue decisioni. Quando il giudice le pone la domanda: “Lei non si rendeva conto di mandare quelle persone incontro alla morte?”, Hannah risponde con imbarazzante candore: “Sì, ma c’erano i nuovi arrivi, nuove donne che arrivavano continuamente. Così le vecchie dovevano fare spazio alle nuove arrivate”. E’ chiaro dunque come Hannah sia incapace di provare emozioni così come è incapace di scrivere. Anche nella prima parte del film, rimane prigioniera nella vergogna di provare sentimenti e la vergogna le sarà fatale durante il processo.
Alcuni aspetti “The reader - A voce alta” fanno però storcere il naso. La parte più interessante del film è quella che vede il professore universitario, un titanico Bruno Ganz, discutere con gli studenti su aspetti legali molto importanti e non si comprende il motivo per cui tale parte sia stata soltanto trattata in superficie. Sembra poi assurdo che Dandry e la produzione del film abbiano utilizzato dei testi inglesi, quando il film è ambientato in Germania. Potrebbe questo apparire come un fatto secondario se su quei testi Hannah non imparasse a leggere. Ed è strano che impari non il tedesco, bensì l’inglese. Pessima la gestione “fisica” dei personaggi durante le diverse fasi storiche della storia: il trucco utilizzato con Kate Winslet non riesce mai dare limpressione della reale età del suo personaggio e Michael, interpretato da un discreto David Kross, è uguale sia durante l’adolescenza che nel suo periodo universitario per poi balzare all’aspetto inizialmente troppo maturo di Ralph Fiennes. Ed è anche l’interpretazione di Ralph Fiennes a non convincere: da un attore del suo calibro ci si aspettava qualcosa di più intenso delle lievi manifestazioni emotive offerte al suo personaggio.
“The reader - A voce alta” è un film articolata bellezza, da guardare con spirito critico e con cuore aperto, senza facili accuse né apparenti giustificazione (anche se il film è stato ferocemente criticato negli Stati Uniti per l'apparente assoluzione di Hannah). Un film che tuttavia fa riflettere sulle complessità della natura umana.

Voto: 76%


venerdì 20 febbraio 2009

EAGLE EYE

Eagle eyeTitolo originale: id.
Nazione: Germania, USA
Anno: 2008
Genere: azione, thriller
Durata: 1h58m
Regia: D.J. Caruso
Sceneggiatura: John Glenn, Dan McDermott, Hillary Seitz, Travis Wright
Fotografia: Dariusz Wolski
Musiche: Brian Tyler
Cast: Shia LaBeouf, Michelle Monaghan, Rosario Dawson, Billy Bob Thornton, Ethan Embry, Michael Chiklis, Anthony Mackie, Anthony Azizi, Cameron Boyce, Bill Smitrovich, Charles Carroll, William Sadler

Trama
Jerry Shaw ha lasciato gli studi e si guadagna da vivere lavorando in un negozio di fotocopie. Dopo essersi allontanato dalla famiglia, fa ritorno a casa per il funerale del fratello gemello, giovane ufficiale dell’esercito americano, morto in circostanze misteriose. Il giorno dopo, rientrando in casa, trova il suo appartamento pieno di scatoloni contenenti ogni tipo di arma tecnologica. Riceve una telefonata ed una voce di donna gli intima di fuggire subito perché inseguito dall'FBI. Rachel Halloman, separata dal marito ha appena accompagnato il figlio alla stazione dei treni, in partenza per Washington dove si esibirà con un gruppo musicale. Anche lei riceve una telefonata dalla stessa persona sconosciuta. I due saranno costretti ad incontrarsi e a seguire sotto ricatto una serie di ordini da parte della misteriosa. Ignari dello scopo della loro missione, Jerry e Rachel saranno braccati dai servizi di sicurezza americani che li considerano pericolosi terroristi.

Recensione
Prendendo spunto da molte pellicole e libri di fantascienza, “Eagle eye” ha ingredienti giusti (leggi anche “studiati a tavolino”) che posso incuriosire il grande pubblico (nazionalpopolare): l’occhio del “grande fratello” che spia tutto e tutti, la lotta al terrorismo post 11 settembre, attori giovani e belli pronti al grande successo internazionale. Non solo ci sono riferimenti a film come “Nemico pubblico” o “Speed”, ma molti critici americani hanno accusato D.J. Caruso, il regista, di aver preso intere sequenze da film di Alfred Hitchcock e non sarebbe neanche la prima volta dato che il suo precedente film, “Disturbia” altro non era che un remake non autorizzato de “La finestra sul cortile”). Facile dunque realizzare un buon film quando alla base c’è un motivo conduttore preso da vecchi film di successo e contornare il tutto con la tecnologia oggi disponibile.
Shia LaBeouf, già protagonista nel precedente film di D.J. Caruso “Disturbia”, dove era perfetto come teenager dalla faccia pulita ma con qualche problema personale, qui in “Eagle eye” è ancora acerbo per incarnare i panni dell’eroe e forse non è proprio quella grande promessa del cinema che tutti si ostinano dichiarare. Almeno per il momento, sarebbe più opportuno per lui limitarsi a qualche teen comedy più o meno demenziale. Accanto a lui, Michelle Monaghan, giovane e bella, si limita a fare da spalla al protagonista ed in fin dei conti porta bene a termine il suo compito. Tra gli attori non protagonisti, Rosario Dawson, elegante e sexy ufficiale, e Billy Bob Thorton, tirato più di una starlette appena uscita dal chirurgo plastico, alla fine risultano poco utilizzati nel film.
Riuscita e sicuramente d’effetto la sezione tecnica di “Eagle eye”: buona la fotografia, audio e colonna sonora fungono bene allo scopo, accrescendo il senso di tensione della pellicola, e la regia di D.J. Caruso è apprezzabile, rifacendosi più o meno palesemente ai maestri del thriller e dell’action movie, e riesce a solleticare la curiosità dello spettatore anche se, dal momento in cui viene svelato il mistero, il film si sgonfi perdendo d’interesse riducendosi a frenetici inseguimenti e fragorose esplosioni.
“Eagle eye” è un action movie che non offre riflessioni sul senso della vita o indagini su problemi sociali, ma si risolve in un’adrenalinica avventura ad alta tensione, piena di inseguimenti, effetti speciali ed incredibili scene d’azione. Attenzione a non prendere sul serio gli episodi che si susseguono nel film, perché tutto è descritto in maniera molto romanzesca e dunque sono tante le assurdità e le incongruenza. Ma non trovandosi comunque agli indecenti livelli di “Mission impossibile”, “Eagle eye” un buon prodotto d’intrattenimento, anche se qualcuno potrà storcerà il naso perché il plagio è troppo evidente.

Voto: 65%


IL FUTURISMO IN MOSTRA ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE (ROMA)

FUTUROMA è una manifestazione che celebra a Roma il centenario del Futurismo, corrente d’avanguardia artistica italiana, inaugurato il 20 febbraio 1909 con la pubblicazione sul quotidiano parigino “Le Figarò” del Manifesto del Futurismo, ideato e scritto da Filippo Tommaso Marinetti. L’intera Capitale sarà interessata da insieme di iniziative, come la mostra “Futurismo. Avanguardia - Avanguardie” presso le Scuderie del Quirinale dal 20 febbraio al 24 maggio.
Realizzata in collaborazione con il Centre Georges Pompidou di Parigi e la Tate Modern di Londra, l’esposizione riunirà un gran numero di opere del primo periodo storico del Futurismo, a conferma l’importante ruolo del Futurismo all’inizio del secolo scorso attraverso i suoi principali artefici e ad una serie di maestri che furono particolarmente influenzati dalla corrente d’avanguardia italiana. Saranno dunque messi confronto per la prima volta i contributi stilistici e filosofici di Futurismo e Cubismo verso la genesi del Cubo-futurismo russo, del Vorticismo inglese, del Sincromismo americano.
Opere eccezionali come “La risata” di Umberto Boccioni o “I funerali dell’anarchico Galli”, “Le grand nu” di Georges Braque, “La femme assise dans un fauteuil” di Pablo Picasso, “La stazione di Milano” di Carlo Carrà o “Le voci della mia stanza” di Gino Severini saranno l’occasione per conoscere ed apprezzare un grande momento di svolta della storia dell’arte italiana.

Info
Sede: Scuderie del Quirinale - Via XXIV Maggio 16, Roma
Periodo: 20 febbraio - 24 maggio 2009
Orari: 10.00-22.30 (venerdì e sabato), 10.00-20.00 (altri giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €10,00 intero - €7,50 ridotto - €4,00 (studenti in gruppi scolastici)
Tel: 0639967500 (infos e prenotazioni)
Note: l’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura. E’ possibile acquistare il biglietto integrato per le Scuderie del Quirinale ed il Palazzo delle Esposizioni.


giovedì 19 febbraio 2009

LA CASA DI SABBIA E NEBBIA

La casa di sabbia e nebbiaTitolo originale: House of sand and fog
Nazione: USA
Anno: 2003
Genere: drammatico
Durata: 2h06m
Regia: Vadim Perelman
Sceneggiatura: Vadim Perelman, Shawn Lawrence Otto
Fotografia: Roger Deakins
Musiche: James Horner
Cast: Ben Kingsley, Jennifer Connelly, Ron Eldard, Shohreh Aghdashloo, Frances Fisher, Kim Dickens, Jonathan Ahdout, Navi Rawat, Carlos Gomez, Kia Jam, Jaleh Modjallal, Samira Damavandi


Trama
Kathy, stravolta per essere stata abbandonata dal marito, si rifugia nella sua casa sul Pacifico ricevuta in eredità dal padre ma che a causa di un errore burocratico e ad una sua negligenza, le viene requisita dalla Contea della California. Messa all’asta, viene subito acquistata da Massoud Amir Behrani, un immigrato iraniano, un ex colonnello dell’areonautica iraniana un tempo ricco e potente che, fuggito in America con la famiglia, ha dilapidato gran parte del suo patrimonio per il matrimonio della figlia. Behrani acquista la casa di Kathy ad un quarto del suo valore con l’intenzione di rivenderla in breve tempo al prezzo di mercato in modo da risollevare le sorti economiche della sua famiglia.

Recensione
“La casa di sabbia e nebbia”, tratto dal romanzo di Andre Dubus III, è un film sulla disfatta del sogno americano e sulle difficoltà di dialogo tra culture diverse. La casa, oggetto della controversia, è il luogo sacro, rifugio e sicurezza per ogni essere umano. La sabbia è invece lo sgretolamento di ogni ideale e l’irrealizzabilità dei propri sogni. La nebbia è infine quella conseguente alla solitudine, all’incertezza, all’insoddisfazione ed alla mortificazione che stordisce e turba i personaggi. Forte di una solida sceneggiatura sebbene semplice e priva di validi colpi di scena, “La casa di sabbia e nebbia” è diretto dall’esordiente Vadim Perelman con stile ed equilibrio, ispezionando i personaggi con cura ed imparzialità. Se nel cinema classico la narrazione ruota spesso intorno ad un protagonista, il buono, ed un antagonista, il cattivo, messi l’uno contro l’altro, ne “La casa di sabbia e nebbia” non è possibile riconoscere queste due figure: sia Kathy, intenzionata a riappropriarsi la casa paterna ed al tempo stesso la propria stabilità, che Berhani, desideroso di recuperare un benessere perduto a causa di un regime a lui ostile, sono mossi da giusti intenti. E’ dunque la casa la vera protagonista della storia, relegando i personaggi al ruolo di antagonisti, vittime del conflitto ed incapaci (o meglio impossibilitati) di trovare una soluzione.
I due personaggi, in totale antitesi fra loro, si ritroveranno loro malgrado ad incontrarsi e scontrarsi per colpa della casa e della burocrazia, mai vicina alle esigenze dei cittadini. Kathy è una ragazza in crisi, la vita le ha riservato soltanto sofferenza, e reduce dall’abbandono da parte del marito, non riesca a trovare le forze in se stessa, precipitando così nell’apatia, e nella dipendenza all’alcool, unici rimedi per le sue angosce. Berhani è un ex colonnello iraniano che dopo aver nella ricchezza e nel potere all’epoca dello Scià ma che, è costretto a fuggire dall’Iran a causa dell’istaurarsi del regime degli Ayatollah, approdando in America, terra delle opportunitò, dove si è dovuto rimboccare le maniche facendo lavori modesti, pur conservando sempre il suo orgoglio. Il conflitto tra i due personaggi ed in senso implicito tra le loro diverse culture viene espressa con maestria da Perelman il montaggio alternato delle scene di sesso. Kathy giace assieme al suo amante, ancora estranei ma complici in un erotismo passionale e carnale, con i corpi avvolti in un’unica entità e le mani che si sfiorano e si stringono. Berhani invece sottopone la moglie con estrema rigidità per poi stringerla a sé mentre lei rimane con le braccia strette in atteggiamento (auto)protettivo, ma l’amore dell’uomo è manifestato dall’abbraccio e dalle parole finali: “Questa è beatitudine”, termine che assimila la sua visione di amplesso ad un benessere spirituale.
Perelman sceglie poi, da un lato, la strada del ricordo malinconico attraverso i flashback della casa sul Mar Caspio, della madre e dei figli che si rincorrono sulla spiaggia, degli alberi tagliati per allargare la vista sul mare, accrescendo così la consapevolezza del desiderio di Behrani ridare felicità e stabilità alla sua famiglia; dall’altro, insistendo sul senso di insicurezza e di solitudine di Kathy con estrema concretezza.
Ineccepibili i due attori protagonisti: Ben Kingsley personifica con la sua esperienza e con il suo carisma i valori di dignità e rispetto, complessi da interpretare perché filtrati dalla cultura araba, offrendo una delle prove migliori della sua longeva carriera; Jennifer Connelly, attraverso gli occhi arrossati dai continui pianti, si rende autrice di una prova struggente ed intensa, sorretta dalla sua bellezza, naturale ed ordinaria in questa pellicola. Peccato per la pessima interpretazione Ron Eldard, penalizzato però da una sceneggiatura inclemente nei confronti del suo poliziotto, male approfondito e lasciato in balia degli eventi assumento comportamenti e reazioni poco credibili.
Perfettamente supportato dalla fotografia Roger Deakins, contraddistinta da panorami suggestivi ed immagini cariche si significati, e dalla colonna sonora di James Horner ben inserita e fedele agli eventi, “La casa di sabbia e nebbia” dà la sensazione che possa essere un capolavoro, anche se lascia qualche piccola perplessità, dovuta ad un’architettura narrativa priva di intrecci fortemente coinvolgenti ed un finale un po’ forzato e teatrale.
Aspramente nostalgico, triste e straziante, “La casa di sabbia e nebbia” è un film superbo che, nonostante l’incedere lento, trafigge per l’estrema conflittualità dei sentimenti, la difficoltà di un dialogo tra culture così diverse e l’incapacità dell’essere umano di far leva sulle proprie forze, rimanendo vittima delle proprie debolezze. Può risultare un film pesante, ma è la cupa e soffocante atmosfera di questa mirabile semplice storia ad esserlo. Un esempio di vita reale, deprimente e tragica, atrocemente lontana dal sogno americano.

Voto: 77%


MOSTRA "LA DONNA, IL PAESAGGIO E L'IMPRESSIONE" A CASERTA

“La Donna, il Paesaggio e l’Impressione” è il titolo della mostra ospitata nella splendida cornice del Palazzo Reale di Caserta, dal 20 dicembre 2008 al 29 marzo 2009. Curata da Susanna Zatti e Giovanna Petrenga, la mostra propone alcuni tra i più importanti dipinti delle collezioni dei Musei Civici di Pavia, consentendo di approfondire un importante aspetto dell’esperienza artistica italiana tra il XIX e il XX secolo. Più di ottanta opere in mostra attraverso i temi del paesaggio e e della donna: due chiavi di lettura interessanti ed originale per l’analisi di un’arte alternativa al classicismo e al romanticismo seguita dalla scuola pavese e che si impose nel panorama artistico italiano. Significativa l’attività da mecenate di Defendente Sacchi, erudito giornalista e letterato pavese, che grazie alla sua generosità ed impegno, permise l’affermazione di numerosi giovani talenti: dai fratelli Trécourt a Federico Faruffini, da Pasquale Massacra a Tranquillo Cremona. Ai dipinti dei Musei Civici si aggiungono le opere della collezione dei coniugi Morone, conservate nelle raccolte civiche del Castello Visconteo di Pavia: una precisa documentazione della pittura italiana tra il XIX e il XX secolo, in particolare relativa ai pittori legati alla scuola francese.
In mostra nella Reggia di Caserta si trovano, tra gli altri, i paesaggi cittadini di Angelo Inganni e Francesco Trécourt, le impressioni macchiaiole di Vincenzo Cabianca, i paesaggi innevati di Oreste Albertini. Ampio spazio trovano anche i volti e i gesti delle donne attraverso le opere di Giuseppe De Nittis, Luigi Trécourt e di Leonardo Bazzaro.
“La Donna, il Paesaggio e l’Impressione” è promossa dalla Regione Campania, Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali, con la partecipazione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Caserta e Benevento, Provincia di Caserta ed Ente Provinciale del Turismo di Caserta, Comuni di Caserta e di Pavia, Confindustria e Camera di Commercio di Caserta.

Info
Sede: Reggia di Caserta - Viale Giulio Douhet, 2 - Caserta
Periodo: 20 dicembre 2008 - 29 marzo 2009
Orari: 8.30-19.30 (tutti i giorni), martedì chiuso
Ingresso: €4,20 intero - €2,10 ridotto - gratuito under 18 ed over 65
Tel: 0823550011 (infos)
Note: il biglietto di ingresso alla mostra comprende la visita agli appartamenti della Reggia di Caserta e la visita della mostra “Terraemotus”. Gli orari della mostra possono subire variazione ed è dunque opportuno verificare via telefono.


mercoledì 18 febbraio 2009

BIT 2009 - A RHO (MILANO) LA BORSA INTERNAZIONALE DEL TURISMO

Si tiene a Rho (Milano) dal 19 al 22 febbraio, presso gli stand di Fiera Milano, la 29esima edizione della Borsa Internazionale del Turismo (BIT), la più importante manifestazione fieristica del turismo italiano. Aperta si agli operatori del settore che ai semplici curiosi sempre alla ricerca di informazioni turistiche, la BIT offre la possibilità di visitare gli stand delle principali destinazioni turistiche mondiali e di tutte le regioni italiane, gli enti locali e i maggiori tour operator. Ci sono inoltre numerose manifestazioni del settore turistico: la Cercibit, giunta alla seconda edizione, per il turismo rurale ed enogastronomico; BuyItaly, un luogo di incontro tra domanda ed offerta; Bit Initera, un workshop sul turismo religioso.
Un panorama completo del settore turistico che malgrado la crisi economica ha fatto registrare nel 2008 un aumento dei viaggi del 9,4% ed un aumento degli introiti del 2,5%.
Assieme alla Bit, si tiene Duty Free, un salone dedicato allo shopping del turista, con una sezione in cui si possono reperire ogni genere necessario per i viaggi.
Un’occasione importante per incentivare un settore, quale quello del turismo, fondamentale per l’economia italiana.


martedì 17 febbraio 2009

BACI VIETATI IN STAZIONE

Niente più addii strappalacrime, come avviene spesso nei film romantici. Se doveste ritrovarvi in Inghilterra alla stazione Warrington Bank Quay, sappiate che il cartello nella foto non è uno scherzo: i baci sono vietati! Le effusioni sulla banchina rallentavano il flusso dei passeggeri che rischiavano così di perdere il treno. E così, durante la ristrutturazione, è spuntata l’innovazione. Ogni trasgressione nella zona nei pressi del cartello di divieto è passibile di multa. L’idea originale è venuta a Colin Daniels, direttore della locale camera di commercio, e la Virgin Trains, società che gestisce la piccola stazione, ha deciso di collocare questi cartelli, dopo alcuno lavori di ristrutturazione affermando che baci e abbracci devono avvenire nell’area di sosta distante dalla banchina, o meglio ancora nell’auto del partner che ha dato un accompagnato la persona, in modo che il traffico pedonale possa a scorrere senza intralci. Magari così invece verrà intralciato il traffico automobilistico come avviene, ad esempio, in via Giolitti a Roma, nei pressi della stazione Termini.


CONSTANTINE

ConstantineTitolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: fantasy
Durata: 2h01m
Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: Kevin Brodbin, Frank Cappello
Fotografia: Philippe Rousselot
Musiche: Klaus Badelt, Brian Tyler
Cast: Keanu Reeves, Rachel Weisz, Shia LaBeouf, Tilda Swinton, Peter Stormare, Djimon Hounsou, Jesse Ramirez, José Zuniga, Max Baker, Pruitt Taylor Vince, Gavin Rossdale


Trama
John Constantine è dotato di un potere soprannaturale: può riconoscere angeli e demoni che si nascondono tra gli esseri umani. Terrorizzato da questo suo potere si suicida, ma verrà rispedito sulla Terra per guadagnarsi il perdono divino, di norma non accordato alle persone morte suicide. Il suo compito sarà quello di annientare i demoni, in modo da mantenere l’equilibrio che regna tra le forze del Bene ed il Male. Costantine però non ha le caratteristiche e le virtù di un angelo salvatore, al contrario, schiavo del fumo, ha un cancro ai polmoni che non gli lascia molto tempo per portare a termine la sua missione.

Recensione
Liberamente tratto da “Hellblazer”, una serie di fumetti cult creata da Alan Moore, “Constantine” racconta la vita e le gesta di un detective del soprannaturale, John Constantine, un uomo in cerca di riscatto per un orrendo crimine commesso nei propri confronti.
Francis Lawrence, alla sua prima regia cinematografica, è un esperto regista di videoclip musicali e pubblicitari, avendo lavorato per numerose star musicali e marchi importanti. Era naturale che il suo bagaglio tecnico-artistico avrebbero condizionato il suo esordio nel cinema: uso e abuso degli effetti speciali, tuttavia ben realizzati ed in linea con le tematiche del film; particolare cura nelle scenografie e nei costumi; fotografia e messa in scena studiata nei minimi particolari. Dunque “Constantine” somiglia ad un pacchetto regalo fatto con cura con tanto di fiocchetto dorato, ma alla sua apertura regala solo delusione: Lawrence, assieme agli sceneggiatori Kevin Brodbin e Frank Cappello, sembra raccogliere un po’ ovunque nel panorama fantasy horror cinematografico, non offrendo nulla di particolarmente accattivante. Pur essendo diretto con effettiva maestria e dinamismo, il film manca della sua essenza, sembrando un mega videoclip. La sceneggiatura è disorganica e in alcuni tratti incomprensibile, con troppi argomenti e troppi personaggi che non vengono analizzati a sufficienza malgrado le due ore di durata. Keanu Reeves oltre ad essere imbarazzante nell’interpretazione (mostra una sola espressione per tutta la durata del film), è l’attore sbagliato per il ruolo di Constantine. Alan Moore, assieme ai suoi disegnatori, aveva in mente il cantante Sting quando creò il personaggio di John Constantine ed è chiaro come Reeves non abbia alcun tratto somatico che ricordi il cantante britannico e di conseguenza il personaggio ideato da Moore. Rachel Weisz recita alla perfezione il ruolo di bella di un blockbuster, affascinante ma totalmente priva di emozioni. Peter Stormar diverte nell’interpretare con ironia Satana, anche non riesce a cogliere lo spessore del suo personaggio. Tilda Swinton è curiosa nei panni androgini dell’angelo Gabriele.
“Constantine” è in sintesi un film poco riuscito a causa di una mediocre cura dello script ed approfondimento dei personaggi e delle tematiche proposte. Consigliato ad un pubblico poco esigente o ai fan del genere fantasy apocalittico.

Voto: 42%


BETTY LOVE

Betty LoveTitolo originale: Nurse Betty
Nazione: USA
Anno: 2000
Genere: commedia
Durata: 1h52m
Regia: Neil LaBute
Sceneggiatura: John C. Richards, James Flamberg
Fotografia: Jean-Yves Escoffer
Musiche: Rolfe Kent
Cast: Renee Zellweger, Morgan Freeman, Chris Rock, Greg Kinnear, Aaron Eckhart, Crispin Glover, Pruitt Taylor Vince, Tia Texada, Allison Janney, Kathlenn Wilhoite, Elizabeth Mitchell


Trama
Betty Sizemore vive a Fair Oaks, una sperduta cittadina del Kansas, dove lavora come cameriera in un caffè. La sua grande passione è la soap opera “A reason to love”, dove il protagonista è il bel dottor David Ravell, del quale Betty è follemente innamorata. Il marito Del, venditore d’auto, la tratta senza rispetto, tradendola di continuo. Una sera Betty, mentre assiste ad un episodio della sua soap opera preferita, resta colpita dalle parole del dottor Ravell che si dichiara convinto dell’esistenza di una persona speciale che l’aspetta. Nel frattempo, nella stanza accanto, il marito viene assassinato da due killer, Charlie e Wesley, venuti a recuperare una macchina piena di droga, acquistata incautamente da Del, in precedenza rubata alla loro gang. Betty, scoperto l’omicidio, subisce un forte trauma e di conseguenza scappa con la macchina verso Los Angeles, convinta di essere la donne che il dottor Ravell sta cercando, ma i due assassini la inseguiranno, intenzionati a rientrare in possesso della loro macchina.

Recensione
“Betty Love” è un film di difficile collocazione nei classici generi cinematografici, cambiando continuamente registro tra commedia brillante, film romantico, spassosa black-comedy, thriller violento e melodramma strappalacrime. Attraverso una struttura narrativa originale e stravagante, Neil LaBute tratteggia in “Betty Love” un ritratto (sur)reale di una donna, come tante, frustrata dal lavoro, annoiata da una vita ed una ambiente poco stimolante e delusa dal marito mal disposto verso di lei. Unica consolazione e piacevole rifiugio è per lei “A reason to love”, la classica soap opera con il dottore belloccio. L’evento traumatico della morte del marito, classico uomo incurante dei bisogni della moglie, rompe in lei il suo labile equilibrio, e Betty perde ogni distinzione tra realtà e fantasia, fuggendo dal mondo reale, corrotto e violento, in viaggio alla ricerca del suo mito in un mondo inventato nel quale tutti i suoi desideri possano trovare essere esauditi.
Renee Zellweger è interprete perfetta nel personaggio di Betty (peccato per il doppiaggio troppo stupido e spento), capace di palesare la follia della giovane donna innamorata, disillusa, triste e sconvolta dagli eventi, ma sempre con quella “pseudoallegria” un po’ rincretinita sul volto solare. Ad alti livelli sono anche Morgan Freeman e Chris Rock, nei panni di due personaggi goffi e cinici, usciti sembra da un film di Quentin Tarantino. Greg Kinnear è il dottor Ravell: equilibrato ed affascinante, ma anche impulsivo e irragionevole.
“Betty Love” è una semplice commedia pulp originale, divertente, ricca di gag assurde e di buon livello. Un film che si presenta un po’ sciocchino, ma che svela con visione fiabesca le paranoie e le assurdità della società americana, ormai totalmente abbindolata dalla televisione e dai falsi miti.

Voto: 63%


lunedì 16 febbraio 2009

IN LINEA CON L'ASSASSINO

In linea con l’assassinoTitolo originale: Phone booth
Nazione: USA
Anno: 2002
Genere: thriller
Durata: 1h21m
Regia: Joel Schumacher
Sceneggiatura: Larry Cohen
Fotografia: Matthew Libatique
Musiche: Harry Gregson-Williams
Cast: Colin Farrell, Forrest Whitaker, Katie Holmes, Rhada Mitchell, Kiefer Sutherland, Paula Jai Parker, Arian Ash, Tia Texada, Keith Nobbs, Dell Yount, James MacDonald


Trama
Stu Shepard, un press agent sulla via del successo, telefona quotidianamente la sua amante da una cabina telefonica nelle strade di New York, in modo che la sua donna non possa accorgersi del suo tradimento. Un giorno, però, rispondendo al telefono della cabina, ascolta dall’altro capo una voce sinistra che gli intima di non riagganciare e non muoversi dalla cabina, perché si trova sotto il tiro di un fucile di precisione. Saranno per Stu i minuti più spaventosi della sua vita, durante dovrà difendersi da infamanti accuse, dichiarare i suoi tradimenti alla moglie che lo osserva incredula e subire le pressioni di un capitano della polizia, che credendolo un criminale, sarà lì con l’intento di trattare con lui.

Recensione
In soli 11 giorni di riprese e con budget estremamente ridotto, Joel Schumacher realizza “In linea con l’assassino”, un thriller ad alta tensione dai risvolti sociali: un killer che si autoproclama giustiziere divino, sommo moralista, condannando e punendo tutti misfatti del protagonista; la vanità della società moderna, sempre alla ricerca di valori effimeri; l’uomo schiavo delle sue stesse comodità e l’incapacità di essere se stessi, mostrandosi attraverso una finta apparenza. L’utilizzo poi della cabina telefonica e del gettone, oggetti ormai in disuso nella società contemporanea, vengono messi in rilievo, anche perché simbolo di una privacy ormai perduta, in favore del cellulare, il quale se all’inizio rappresentava uno deprecabile status symbol, adesso non è altro che una comoda schiavitù. Ogni telefonata è tracciata e può rappresentare prova di infedeltà, ma persone come Stu non possono privarsene, organizzando con esso il proprio lavoro, accrescendone popolarità e prestigio, ottenuta a discapito delle persone che cadono vittime della sua illusoria pubblicità. Stu è un uomo di successo e, come tale, alla ricerca di conferme personali, tradisce la sua donna con Pamela, una ragazzina ingenua, che incanta con la velleitaria promessa di successo.
L’idea di girare quasi tutto il film in una cabina telefonica, con la mdp puntata costantemente sul protagonista poteva far degenerare facilmente “In linea con l’assassino” nella noia, ma grazie alla maestria di Schumacher alla regia ed alla sceneggiatura di Larry Cohen, incentrando tutta l’azione attraverso la vittima, il carnefice e l’uomo dell’ordine, riesce a mantenere un ritmo frenetico, mediante ottime scelte registiche (ingegnoso l’utilizzo delle immagini nelle immagini in piena realtà televisiva), proponendo con efficacia il clima di ansia vissuto dal protagonista in balia di un killer senza volto, capace di controllare le sue azioni dall’alto (ottime in questo caso le immagini delle infinite finestre dietro le quali si può celare il maniaco). Altro motivo interessante è quello offerto dalla polizia che cinge d’assedio la cabina telefonica, convinta che Stu sia un assassino, generando il terrore nelle strade di New York.
Buona la prova di Collin Farrel, anche se deve piegarsi al superbo Forest Whitaker. Sotto tono il reparto femminile, con Katie Holmes e Radha Mitchell non in grado di reggere il ruolo rispettivamente della giovane amante e della dolce metà del protagonista.
“In linea con l’assassino” rappresenta dunque una buona prova di Schumacher, con un Collin Farrell in gran spolvero. Un film semplice, forse non troppo originale (nella struttura narrativa ricorda “Liberty stand still”), ma capace di trasmettere suspense dall’inizio alla fine.

Voto: 75%


domenica 15 febbraio 2009

FESTIVAL DI BERLINO 2009: I VINCITORI

Il vincitore della 59esima Festival di Berlino 2009 è “La teta asustada” della regista Claudia Llosa che si aggiudica così l’ambito Orso d’oro. Vince un film che tratta un argomento tristemente attuale, quello della violenza sulle donne. Claudia Llosa lo fa attraverso un linguaggio particolare, con la storia di Fausta, figlia di una donna che stuprata e torturata durante la sua gravidanza, contraendo da lei la malattia della “teta asustada”, trasmesso tramite il latte materno e il cui sintomo principale è una paura terribile, quella di subire la stessa sorte della madre, e per impedire un eventuale stupro utilizza un bizzarro espediente: una patata nella vagina. Un gesto assurdo ma significativo, conseguente ad aggressione che va oltre l’aspetto “fisico”, segnando per sempre il destino psicologico delle donne. L’Orso d’argento per la miglior regia va invece ad uno dei favoriti alla vigilia, l’iraniano Asghar Farhadi, autore del film “Darbareye Elly”, una commedia agrodolce che racconta tre giorni di vacanza di un gruppo di trentenni iraniani, aprendo una finestra su un mondo che sta cambiando.
Il Gran Premio della Giuria va, ex aequo, a “Gigante” di Adrian Biniez e “Alle Anderen” di Maren Ade. Il film di Biniez racconta di una tenera storia romantica ambientata in un supermercato, dove lavora un’enorme guardia di sicurezza (il gigante del titolo) innamorato di una donna delle pulizie, ma troppo timido per dichiararsi. “Alle Anderen” racconta invece la storia di Gitti e Chris, una giovane coppia in crisi, incapaci di trovare punti in comune e vivere una serena vita di coppia.
Orso d'argento come migliore attore è Sotigui Kouyate, originario del Mali, per la sua interpretazione in “London River” nel ruolo di un padre alla ricerca del figlio dopo gli attentati di Londra del luglio 2005. Migliore attrice è l’austriaca Birgit Minichmayr, interprete di Gitti nel film “Alle Anderen”.
Segue la lista di tutti i vincitori del Festival cinematografico di Berlino assegnati dalla giuria internazionale presieduta dall’attrice Tilda Swinton:

Orso d’oro per il miglior film
La teta asustada, regia di Claudia Llosa
Gran premio della giuria
Alle Anderen, regia di Maren Ade e Gigante, regia di Adriàn Biniez (ex aequo)
Orso d’argento per la miglior regia
Asghar Farhadi - Darbareye Elly
Orso d’argento per il miglior attore
Sotigui Kouyaté - London River
Orso d’argento per la miglior attrice
Birgit Minichmayr - Alle Anderen
Orso d’argento per la miglior sceneggiatura
Oren Moverman - The messenger
Orso d’argento per il miglior contributo artistico
Gábor Erdély per il sonoro di Katalin Varga
Premio Alfred Bauer
Gigante, regia di Adrián Biniez e Tatarak, regia di Andrzej Wajda (ex equo)
Premio per l’opera prima
Gigante, regia di Adrián Biniez
Orso d’oro per il miglior cortometraggio
Please Say Something, regia di David O’Reilly
Orso d’oro alla carriera 2009
Maurice Jarre