Se l’economia italiana è in crisi, i viaggi di nozze non sembrano risentirne: secondo alcuni studi dell’ISTAT nel 2007 si sono celebrati più di 244000 matrimoni, la maggior parte al Sud, principalmente in Campania. I viaggi di nozze sono un’importante forma di guadagno per gli operatori del settore turistico, alimentando un giro d’affari di 5 miliardi di euro. Non si bada a spese: il budget per un viaggio di nozze si aggira intorno ai €7000-8000 a coppia, spesso inserito nelle liste di nozze. Tra le mete più richieste per i viaggi di nozze c’è la Polinesia, anche se gli sposi preferiscono abbinare un tour che permetta di andare anche negli USA. Tra gli itinerari scelti per il viaggio di nozze si stanno affermando sul mercato italiano la Nuova Caledonia, scelta anche insieme ad un tour dell’Australia. Bene anche le crociere, magari tra gli atolli del Pacifico. Il viaggio di nozze resta un momento unico e deve essere qualcosa di magnifico, che unisca alla bellezza delle strutture e degli ambienti tropicali anche la conoscenza di nuovi luoghi e nuove culture. In crescita anche le richieste di coloro che vogliono un matrimonio all’estero secondo le cerimonie locali, come nelle tradizionali isole greche, Santorini in primis.giovedì 29 gennaio 2009
VIAGGI DI NOZZE
Se l’economia italiana è in crisi, i viaggi di nozze non sembrano risentirne: secondo alcuni studi dell’ISTAT nel 2007 si sono celebrati più di 244000 matrimoni, la maggior parte al Sud, principalmente in Campania. I viaggi di nozze sono un’importante forma di guadagno per gli operatori del settore turistico, alimentando un giro d’affari di 5 miliardi di euro. Non si bada a spese: il budget per un viaggio di nozze si aggira intorno ai €7000-8000 a coppia, spesso inserito nelle liste di nozze. Tra le mete più richieste per i viaggi di nozze c’è la Polinesia, anche se gli sposi preferiscono abbinare un tour che permetta di andare anche negli USA. Tra gli itinerari scelti per il viaggio di nozze si stanno affermando sul mercato italiano la Nuova Caledonia, scelta anche insieme ad un tour dell’Australia. Bene anche le crociere, magari tra gli atolli del Pacifico. Il viaggio di nozze resta un momento unico e deve essere qualcosa di magnifico, che unisca alla bellezza delle strutture e degli ambienti tropicali anche la conoscenza di nuovi luoghi e nuove culture. In crescita anche le richieste di coloro che vogliono un matrimonio all’estero secondo le cerimonie locali, come nelle tradizionali isole greche, Santorini in primis.Scritto da Amos Gitai a 23:52 3 commenti
BANGKOK SENZA RITORNO
Titolo originale: Brokedown palaceNazione: USA
Anno: 1999
Genere: drammatico
Durata: 1h39m
Regia: Jonathan Kaplan
Sceneggiatura: David Arata
Fotografia: Newton Thomas Sigel
Musiche: David Newman
Cast: Claire Danes, Kate Beckinsale, Bill Pullman, Jacqueline Kim, Daniel Lapaine, Henry O, Tom Amandes, Bahni Turpin, Lilia Cuntpay, John Doe, Indhira Charoenpura, Aimee Graham, Kay Tong Lim
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Trama
Alice e Darlene, fresche di diploma, mentono ai loro genitori dicendo di partire per le Hawaii e invece trascorrono l’estate nell’esotica Bangkok. Prendono in affitto una stanza in un lurido albergo della capitale thailandese, ma sono felici di ritrovarsi in Oriente, una terra per loro libera e divertente. Durante il loro soggiorno, stringono una tenera amicizia con Nick, un’affascinante ragazzo australiano. Nick parte per Hong Kong e chiede alle due ragazze di raggiungerlo, ma le due ragazze mentre sono pronte ad imbarcarsi sull’aereo vengono arrestate: nei loro zainetti ci sarebbero sei chili di eroina purissima. Per Alice e Darlene si aprono le porte del carcere thailandese e sarà per loro l’inizio di un incubo.
Recensione
Ritrovarsi nei guai a causa della leggerezza tipica adolescenziale: “Bangkok senza ritorno” è la disavventura di due amiche americane, appena diplomate, che decidono di partire alla ricerca di avventura e divertimento, ma il loro essere giovani e sprovvedute le porterà ad una situazione terribile in un paese molto diverso dal loro, finendo vittime di un sistema giudiziario e carcerario poco incline alla giustizia ed ai diritti umani. Non si può dire che “Bangkok senza ritorno” sia un film originale, tanto sembra essersi ispirato a “Fuga di mezzanotte”, capolavoro di Alan Parker.
Sebbene non si distingua per originalità, il film scorre piacevolmente con una discreta empatia nei confronti delle due ragazze protagoniste. Non mancano i colpi di scena, orchestrati da Jonathan Kaplan, regista esperto in legal thriller. Alcuni aspetti della trama restano oscuri, un espediente che Kaplan utilizza allo scopo di tenere alto l’interesse nello spettatore che resta invinghiato nell’amicizia delle due ragazze non priva, come a volte accade, di dubbi e piccole invidie. Magari, al termine del film, Kaplan avrebbe potuto chiarire alcuni passaggi evitando di lasciare alcune domande insolute.
Claire Danes e Kate Beckinsell, le due attrici protagoniste, incarnano con naturalezza le due ragazze. Entrambe attraenti e sprovvedute, una troppo ingenua e l’altra un po’ più smaliziata. Bellezza a parte, le due si rivelano anche piuttosto brave nell’interpretazione, anche se è Bill Pullman, nei panni dell’avvocato che le difende, ad offrire la prova migliore.
La colonna sonora di “Bangkok senza ritorno” si conforma alla trama tra melodie orientaleggianti e DJ remix, come “Rock the casbah” dei Clash riproposta dai Solar Twins. Buona, anche se in alcuni momenti eccede l’aspetto melodrammatico rendendolo stucchevole ed un po’ patetico.
Di qualità la fotografia di Newton Thomas Sigel (molta televisione prima di film come “L'allievo” , “Il tocco del male”, “Blood and wine” ed il meraviglioso “I soliti sospetti”) che intervalla i meravigliosi scenari esotici con i ritratti delle protagoniste imprigionate negli squallidi ambienti carcerari thailandesi.
“Bangkok senza ritorno” è un film piacevole, non presenta alcun approfondimento delle tematiche trattate, il che lo rende più adatto ad un pubblico di adolescenti. Solleva qualche riflessione senza approfondirla perché vuole essere un prodotto di puro intrattenimento.
Voto: 74%
Trailer “Bangkok senza ritorno”
Scritto da Amos Gitai a 20:02 7 commenti
Categorie: cinema, drammatico, recensioni
MILK
Titolo originale: id.Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: biografico
Durata: 2h08m
Regia: Gus Van Sant
Sceneggiatura: Dustin Lance Black
Fotografia: Harris Savides
Musiche: Danny Elfman
Cast: Sean Penn, Emile Hirsch, Josh Brolin, Diego Luna, James Franco, Alison Pill, Victor Garber, Denis O’Hare, Joseph Cross, Stephen Spinella, Lucas Grabeel, Brandon Boyce, Howard Rosenman, Kelvin Yu
Trama
Gli ultimi otto anni della vita di Harvey Milk, eletto consigliere comunale a San Francisco, divenendo il primo omosessuale dichiarato ad accedere ad un'importante carica pubblica in negli USA. Milk, dopo alcuni scontri nella città di New York, decise di trasferirsi col suo compagno Scott Smith a San Francisco, dove aprirono un piccolo negozio di fotografia, nel cuore di un quartiere popolare, Castro, che diventò un simbolo importante per tutti gli gay americani.
Milk diventò un paladino dei diritti civili, non soltanto per gli omosessuali, combattendo la Proposition 6, un legge che avrebbe fatto licenziare tutti gli insegnanti dichiaratisi omosessuali. La legge, promossa dal senatore John Briggs, aveva un forte seguito per i continui proclami della cantante Anita Bryant.
Recensione
“Milk” di Gus Van Sant è un film biografico sulla vita di Harvey Milk, un personaggio poco conosciuto in Italia. Ed è questo il primo merito da attribuire a Gus Van Sant, regista poliedrico e sicuramente di gran valore. Nell’esporre la storia di Milk, Van Sant utilizza una struttura narrativa semplice e misurata che segue i tradizionali film biografici, tracciandone però soltanto il periodo in cui la sua vita ebbe “davvero senso”. Ben sostenuto dalla voce narrante dello stesso protagonista che una sera, immerso nella solitudine della sua casa, sente la necessità di lasciare una sorta di testamento audio, consapevole che il destino a breve non sarebbe stato benevolo, “Milk” mostra l’America degli anni ’70, attraverso le crisi e gli scontri. Un paese che pur facendosi portatore da sempre di libertà e democrazia si dimostrava ottuso nei confronti del “diverso”. Van Sant realizza una messa in scena fantastica, mescolando i filmati dell’epoca ai fotogrammi del film opportunamente trattati ottenendo un insieme del tutto indistinguibile. Una sceneggiatura piena di dialoghi interessanti, mai troppo di parte, capace di descrivere senza troppa enfasi il personaggio, lasciando il campo alla sua attività, compiuta attraverso la sua schiera di sostenitori. Perché il suo motto, col quale apriva ogni raduno era: “Salve, sono Harvey Milk, e voglio reclutarvi tutti”.
Un altro merito di Gus Van Sant discende dalla sua capacità di radunare attori in un cast perfetto e di tirare fuori il massimo da ognuno di loro. Sean Penn è nel personaggio di Harvey Milk ai massimi della sua carriera di attore, interpretandolo in un modo che pochi attori sarebbero stati in grado di farlo. Ricevuta carta bianca dal regista, Penne ci mette fisicità e vigore tali da far pensare che si tratti di un documentario con il vero Milk, cosa che appare molto più evidente nella versione in lingua originale. Ma l’autenticità dei personaggi, riscontrabile al termine del film durante i titoli di coda, si estende anche agli altri attori.
Splendida la colonna sonora di “Milk”, realizzata da Danny Elfman, rende le ambientazioni ancor più immerse negli anni in cui si svolge la storia.
Milk è un film che punta molto alla forza comunicativa di Harvey Milk. Otto anni raccontati attraverso suoi ideali, il suo coraggio e l’abnegazione volti a realizzare un futuro migliore, non solo per i gay. “Milk” è un film appassionante che chiunque dovrebbe vedere.
Voto: 84%
Scritto da Amos Gitai a 15:36 5 commenti
Categorie: biografico, cinema, recensioni
martedì 27 gennaio 2009
FUTURE FILM FESTIVAL 2009 (BOLOGNA)
La rassegna diretta da Oscar Cosulich e Giulietta Fara si inaugura oggi con l’anteprima de “Il curioso caso di Benjamin Button” di David Fincher, candidato a 13 Oscar. Adattato da un racconto degli anni ’20 di Francis Scott Fitzgerald, il film narra la storia di un uomo che nasce ottantenne e la cui età scorre al contrario. Interpretata da Brad Pitt e Cate Blanchett, è una pellicola originale anche grazie alle tecnologie digitali utilizzate per raccontare le surreali vicende.
Il futuro è ormai presente ed infatti il festival presenterà diversi lungometraggi in 3D, una tecnologia che finalmente sembra avere reali possibilità di realizzazione. Al 3D è dedicata l’intera giornata di sabato 31 gennaio, con workshop ed un convegno, a cui seguiranno proiezioni in 3D, tra i quali 30 minuti in anteprima di “Monsters vs Aliens”, ultima produzione Dreamworks (sarà anche presente il fondatore della società Jeffrey Katzenberg) integralmente realizzata in 3D.
Sarà possibile assistere ad anteprime, in concorso e non, come “Idiots and Angels”, del regista americano Bill Plympton, maestro dell’animazione a basso costo che disegna a mano, fotogramma per fotogramma, tutti i suoi lungometraggi; “Mocland - The legend of Aloma” di Juan Manuel Suarez, film animato in 3D, che vede per la prima volta sul grande schermo i personaggi della serie omonima; “Sword of the stranger” di Masahiro Ando, lungometraggio animato di azione a carattere storico; “Sita sings the blues”, in cui re ironici burattini indonesiani raccontano l’antica tragedia e la commedia moderna in cui si alternano diversi stili narrativi e visivi, regia di Nina Paley; “Appleseed: Ex Machina”, prodotto dal mago degli action movies John Woo e diretto da Shinji Aramaki; “Igor”, parodia dei classici film di mostri, diretto da Toni Leondis; “Flemming Quist Mxller”, film in animazione ironico e naif di Jannik Hastrup; “From Inside” di John Bergin, tratto dall’omonima graphic novel del regista. A rappresentare il tricolore ci sarà la serie fantascientifica “Huntik” di Iginio Straffi, il creatore delle Winx
Nella sezione “follie di mezzanotte” che comprende film fuori concorso tra il demenziale o l’horror, c’è “Tokyo Gore Police” di Yoshihiro Nishimura, cult che ha rilanciato il genere splatter.
Il festival renderà omaggio ad Ub Iwerk, importante figura della storia dell’animazione e non solo, inventore, assieme a Walt Disney, del personaggio di Topolino. Verranno proiettati i migliori corti degli anni ‘20 tra cui la mitica “Danza degli scheletri” e i primi Topolino, e verrà analizzato il suo ruolo di autore di effetti speciali attraverso esempi come “Gli Uccelli” di Alfred Hitchcock per il quale utilizzò una macchina di sua invenzione per aggiungere l’animazione degli uccelli nelle scene girate.
Da non perdere i meeting del “Future Film Festival” con protagonisti come Mikey Siegel, ricercatore del MIT di Boston, che sarà a Bologna per presentare il robot umanoide Nexi realizzato per l’interazione con l’uomo, capace di imparare e con Doug Sweetland, guru della Pixar Animation Studios, che mostrerà il making of di “Wall-E” e, in anteprima in Italia, il nuovo cortometraggio “Burn-E” di Angus MacLane, spin-off del meraviglioso “Wall-E”.
Un’interessante retrospettiva sarà dedicata al regista giapponese Nobuo Nakagawa, del quale vengono proposti per la prima volta i suoi film horror, mai proiettati in Italia.
Scritto da Amos Gitai a 19:47 1 commenti
ENRICO BRIGNANO AL TEATRO SISTINA (ROMA)
Dopo il successo ottenuto al Teatro Nuovo di Milano e le apprezzate partecipazioni al programma televisivo Zelig, Enrico Brignano giunge al Teatro Sistina di Roma nello spettacolo comico-musicale dal titolo “Le parole che non vi ho detto”, nel quale mostra, con ironia e sarcasmo, tutte le fobie, le nevrosi, i vizi e le perplessità personali e, più in generale, dell’uomo moderno. L’attore romano attraversa i dialetti dello Stivale, dal lombardo al siciliano, in un monologo infarcito di modi di dire e di fare propri di ogni regione. Tra i tanti sketch divertenti, Enrico Brignano riproporrà quello del giorno del matrimonio già presentato con successo anche a Zelig, Ma Brignano, non dimenticando di trovarsi in un teatro, farà di “Le parole che non vi ho detto” un vero spettacolo teatrale, con i suoi metodi e tradizioni. L’attore infatti rielabora l’episodio di Giulietta e Romeo divertendosi con Shakespeare ed facendosi beffe del personaggio di Edipo re.Brignano da attore comico brillante diverte il pubblico con intelligente ironia, utilizzando dialoghi mai volgari, lasciando anche qualche momento di riflessione.
Lo spettacolo è supportato dalle indovinate musiche di Armando Trovajoli eseguite dall’orchestra diretta dal maestro Federico Capranica.
“Le parole che non vi ho detto” sarà al Sistina, in via Via Sistina, 129, a Roma dal 3 febbraio all’8 Marzo 2009. La tourné teatrale proseguirà nelle città di Bari (Teatro Team, 21 e 22 marzo 2009), Latina (Teatro D’Annunzio, 25 e 26 Marzo 2009) ed infine Firenze (Teatro Verdi, dal 2 al 5 aprile 2009).
lunedì 26 gennaio 2009
SCREEN ACTORS GUILD AWARDS 2009: I VINCITORI
“The Millionaire” conferma il suo ruolo di favorito agli Oscar 2009. Il film di Danny Boyle, già vincitore di quattro Golden Globe 2009, ha vinto anche il premio come miglior cast alla 15esima edizione dei “Screen Actors Guild Awards”(SAG), concorso votato dal sindacato degli attori.Sean Penn è stato invece premiato come miglior attore per il suo Harvey Milk, primo assessore apertamente omosessuale. Nel film “Milk”, Penn ricorda perfettamente il personaggio, sia esteticamente che nell’interpretazione. Migliore attrice Meryl Streep, per il ruolo della tenace ed ostinata Suor Aloysius nel film “Il dubbio”. La proclamazione dal palco dello Shrine Theatre di Los Angeles del miglior attore non protagonista è stata accompagnata da una standing ovation: Heath Ledger, l’attore morto un anno fa, ha vinto in tutti i festival cinematografici della stagione ed il suo Joker ne “Il cavaliere oscuro” gli varrà quasi sicuramente anche la statuetta agli Oscar 2009. Una statuetta viene prenotata anche da Kate Winslet, premiata dai suoi colleghi come miglior attrice non protagonista per l’interpretazione in “The Reader”.
Il sindacato degli attori premia anche gli attori televisivi. Da segnalare la vittoria di Hugh Laurie, come migliore attore drammatico per il suo splendido personaggio di Dr. House.
Scritto da Amos Gitai a 19:00 1 commenti
Categorie: cinema, premi cinematografici, Screen Actors Guild Awards
domenica 25 gennaio 2009
CANOVA IN MOSTRA A FORLI'
Saranno infatti presenti a Forlì 160 opere (marmi, gessi, bassorilievi, dipinti e disegni), una serie di capolavori grazie ai quali sarà possibile ripercorrere l’intera carriera artistica di Antonio Canova, spaziando dalla scultura alla pittura, offrendo anche alcuni confronti con Raffaello e Tiziano.
Non tutti sanno, forse, che Forlì e le Romagne, furono luoghi importanti per Canova e, in genere, per il neoclassico pittorico e scultoreo. Per Forlì, Antonio Canova realizzò tre splendide opere: nel 1814, “La danzatrice col dito al mento”, commissionata dal banchiere Domenico Manzoni, andata dispersa dopo la tragica morte del proprietario; l’eccelsa stele funeraria sempre per il banchiere Domenico Manzoni; una versione di Ebe, una delle sue opere più famose, realizzata tra il 1816 e il 1817 per la contessa Veronica Guarini.
La mostra consente di confrontare l’Ebe di Forlì con quella rappresentata su una nuvola, appartenuta all’Imperatrice Giuseppina moglie di Napoleone. Ma il parallelo non si limita soltanto a queste due opere, dato che sono state disposte in sequenza con altri capolavori della scultura antica: “L’Arianna con la pantera”, “La danzatrice di Tivoli”, opera ellenistica cui Canova si ispirò ed “Il Mercurio volante” di Giambologna, il capolavoro assoluto dello sculture fiammingo legato alla città di Firenze.La figura di Ebe, figlia di Zeus e di Era e simbolo della giovinezza ancora non contaminata, rappresenta uno dei principali temi della mostra. Oltre alle sculture di Antonio Canova, si possono ammirare le sue raffigurazioni nell’arte pittorica, con dipinti di importanti pittori neoclassici stranieri (Vigée-Le Brun, Romney, Reynolds, Hamilton, West) e italiani (Pellegrini, Landi, Schiavoni, Lampi).
Canova accomunava la bellezza eterna di Ebe a quelle di altre divinità come “Amore e Psiche”, capolavoro di Canova presente nella sezione successiva della mostra, a fianco ad altre sue importanti opere raffrontate con le creazioni di pittori come Hayez, Giani, Landi, Angelica Kauffmann.

Un’apposita sezione viene dedicata alla Danzatrice, anch’ essa appartenuta all’Imperatrice Giuseppina e ora all’Ermitage, accostata alle incantevoli Danzatrici di Hayez e alle figure danzanti presenti nei quadri di Canova, che finalmente restaurate, svelano per la prima volta la tecnica pittorica dell’artista veneto.
Altra interessante sezione della mostra è quella dedicata allo “Scultore filosofo”, dove viene ispezionato Canova attraverso il tema della morte con alcune stele funerarie in marmo messe a confronto con alcuni quadri drammatici. La rappresentazione della morte fu un tema tipico del periodo neoclassico, inteso non in senso doloroso e malinconico ma come esaltazione dell’uomo attraverso il suo ricordo. E dunque nella scultura i monumenti funebri, in particolar modo quelli dedicati a grandi personaggi, diventavano il simbolo del loro valore ed una testimonianza delle proprie virtù.
“Canova. L’ideale classico tra scultura e pittura” è in sintesi una mostra di enorme rilievo, testimonianza non solo della pittura e scultura dell’artista veneto, uno tra i più illustri del nostro Paese, ma di tutta l’arte in genere. Canova a Forlì è un appuntamento sicuramente da non perdere, un’occasione per conoscere la creatività di un artista eccezionale.
Info
Sede: Musei San Domenico - Piazza Guido da Montefeltro, 12 - Forlì
Periodo: 25 gennaio - 21 giugno 2009
Orari: 9.30-19.00 (tutti i giorni), 9.30-20.00 (sabato, domenica e festivi), lunedì chiuso
Ingresso: €9,00 intero - €6,00 ridotto
Tel: 199199111 (infos)
Scritto da Amos Gitai a 22:09 4 commenti
venerdì 23 gennaio 2009
GIORGIO DE CHIRICO IN MOSTRA A ROMA
Giorgio de Chirico è in mostra a Roma, dal 23 gennaio al 19 aprile 2009, al museo Bilotti, presso l’Aranciera di Villa Borghese. Curata da Elena Pontiggia, la mostra dal titolo ‘‘La magia della linea. 110 disegni di de Chirico dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico” raccoglie oltre ai disegni della Fondazione, importanti disegni metafisici della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, tra i quali i “Ritratti di Raissa” e i “Bagni misteriosi” degli anni ‘30.Alla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico appartengono invece i disegni realisti degli anni ‘40, tra cui lo sconvolgente “Autoritratto come Cristo sul Calvario”.
De Chirico fu indicato principalmente come artista metafisico, con la sua intenzione di generare suggestioni irreali con l’accostamento di oggetti dissimili, in modo particolare di statue antiche greco-romane, in uno spazio creato rompendo le comuni regole della prospettiva, con colori moderni e con associazioni temporali senza alcun legame tra loro. Questa mostra tende a descrivere l’attività di de Chirico attraverso i disegni. Il disegno non era per lui un’arte minore, anzi vedeva in essa un carattere spirituale ed un mezzo per rappresentare qualcosa oltre la realtà. La realtà infatti non ha, per de Chirico, contorni, e la determinazione di essi attraverso le linee riesce a donarne l’essenza spettrale non visibile ad occhio nudo. La linea dunque assume un carattere mistico, assurgendo l’arte come espressione del divino.
L’iter espositivo continua con 20 litografie realizzate per L’Apocalisse del 1941, pubblicato nel 1941 dal poeta Raffaele Carrieri. De Chirico non vedeva nell’Apocalisse la sua caratteristica drammatica, cercando di esaltarne il carattere suggestivo. Il mondo non sembra immerso nel terrore consapevole della sua fine e tutto sembra innalzarsi ad una sorta di celebrazione solenne.
Un’apposita sala contiene invece i disegni per il teatro, lavori realizzati per le opere teatrali “Amphion”, “La morte di Niobe”, “Otello”, “Orfeo e Euridice” e “Lauda della natività del Signore”. Per la prima volta in esposizione, si potranno ammirare i costumi per Pulcinella e Protée, da poco acquistati dalla Fondazione.
Oltre a questa importante mostra temporanea, si fa osservare che il museo Bilotti conserva permanentemente alcune opere molto importanti di de Chirico, anch’esse visitabili nel percorso espositivo.
La mostra ‘‘La magia della linea. 110 disegni di de Chirico dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico’’ rientra nella serie di eventi culturali che, sotto la supervisione di Achille Bonito Oliva si svolgono tra il 2008 e il 2010 con il nome emblematico di “Immortalità a Giorgio de Chirico”.
Info
Sede: Museo Bilotti - c/o l’Aranciera di Villa Borghese, Viale Fiorello La Guardia, 4 - Roma
Periodo: 23 gennaio - 19 aprile 2009
Orari: 9.00-19.00 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €6,00 intero - €4,00 ridotto
Tel: 060608 (infos)
Note: la biglietteria chiude mezz’ora prima. Il biglietto è valido sia per la mostra che per il museo
Scritto da Amos Gitai a 20:36 2 commenti
FARE LA PIPI' COSTERA' CARO A VENEZIA
“Mi scappa la pipì, mi scappa la pipì, mi scappa la pipì, papà.” cantava un bimbo in una famosa canzone di Pippo Franco. Un bel problema, dato che dal 1 febbraio a Venezia costerà di più! Utilizzare i WC pubblici nei periodi di maggiore affollamento costerà davvero tanto: 3€, che potranno diventare €2 se si prenota online. Invece nei periodi di bassa stagione, si pagherà soltanto (!?!) €1.5. Queste nuove tariffe di ingresso ai bagni pubblici pubblici fanno parte di una delibera approvata dal Comune, presentata del vicesindaco Michele Vianello con lo scopo di scoraggiare il turismo mordi e fuggi.Per risparmiare si potrà acquistare la “WC card” al costo di €7 in bassa stagione e €9 in alta stagione. Ovviamente i residenti avranno diritto a tariffe agevolate, infatti se in possesso della “WC card abbonamento” (€3 con validità di 4 anni), sarà possibile fare la pipì per soli 25 centesimi. Gli anziani, categoria protetta, potranno invece farla gratis, sempre se in possesso della “WC card abbonamento”. In città sono già in molti a criticare, anche se si potrà ovviare facendola in uno dei tanti bar della città lagunare, magari pagando la stessa cifra per un caffè.
Scritto da Amos Gitai a 09:03 8 commenti
Categorie: news
GIORGIO MORANDI IN MOSTRA A BOLOGNA
Dopo il successo ottenuto a New York, la mostra “Giorgio Morandi 1890-1964” fa tappa a Bologna, la città che gli diede i natali. Pittore e incisore italiano, Morandi è stato uno dei più importanti artisti italiani del ‘900. Luogo della mostra che si terrà dal 22 gennaio al 13 aprile, è il MAMBO (Museo d’Arte Moderna di Bologna). La mostra, curata da Maria Cristina Bandera e Renato Miracco presenta oltre un centinaio di opere (90 dipinti a olio, 13 acquerelli, 2 disegni e 3 acqueforti) che delineano il percorso completo dell’artista bolognese, toccando tutti i suoi periodi artistici.La selezione comprende opere appartenenti al museo Morandi di Bologna e di molti altri importanti musei americani, come il MOMA di New York ed l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington, nonché importanti istituzioni e musei italiani, tra i quali la Camera dei Deputati, la Galleria degli Uffizi di Firenze ed la Collezione Peggy Guggenheim (Venezia).
Morandi cominciò la sua attività nel periodo di massimo fervore delle avanguardie. Oltre a dipingere era insegnante di tecnica incisoria nelle aule dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dopo il declino delle avanguardie, Morandi prosegue un suo cammino personale che sarà caratterizzato da diverse tecniche artistiche, dall’olio all’incisione, dall’acquerello al disegno, concependo un modo d'esprimersi semplice ma elegante.
Altro importante lavoro legato all’immagine dell’artista è il restauro e la riapertura della sua casa, in via Fondazza 36 a Bologna. La visita della casa consentirà di conoscere la vita e il lavoro di Morandi con l’ausilio di interessanti tecnologie multimediali.
Info
Sede: Museo d’Arte Moderna di Bologna - Via Don Minzoni, 14 - Bologna
Periodo: 22 gennaio al 13 aprile
Orari: 10.00-18.00 (tutti i giorni), 10.00-22.00 (giovedì), lunedì chiuso
Ingresso: €6,00 intero - €4,00 ridotto
Tel: 051/6496611-6496628 (infos)
Scritto da Amos Gitai a 00:02 2 commenti
giovedì 22 gennaio 2009
LA FABBRICA DI MAPPAMONDI
Sulle colline intorno a Firenze, precisamente a L’Impruneta, si trova la “Nova Rico”, l’unica azienda in Italia che da 50 anni produce mappamondi. Diretta Stefano Strata e Riccardo Donati, produce oltre un milione di mappamondi l’anno che vengono venduti in tutto il mondo. La particolarità di questa produzione risiede, come evidenziano i titolari dell’azienda, è come il confine tra geografia e politica sia davvero sottile, rivelando problemi simili a quelli che spesso generano le guerre nel mondo. Lavorando spesso sotto commissione, i proprietari della “Nova Rico”ricevono istruzioni precise, a volte direttamente dagli stessi rappresentanti di governo. Accadde infatti negli anni ’80 che l’allora presidente dell’Iraq, Saddam Hussein, richiese un mappamondo dove tutti i paesi arabi fossero dipinti di arancione e il resto del mondo in giallo, dove addirittura l’Italia, a differenza di Francia e Germania, non veniva neanche indicata con il suo nome. Per controllare la produzione giunsero di proposito dall’Iraq alcuni delegati del governo iracheno. In un’altra occasione un diplomatico iraniano minacciò di rifiutare il lavoro svolto su un mappamondo che chiamava il golfo tra l’Arabia Saudita e l’Iran di Golfo Arabo, invece di Golfo Persico. Nei mappamondi destinati al mondo arabo, inoltre, Israele non esiste neanche. Un committente turco, invece, chiese che Cipro fosse divisa in due, cosa inconcepibile per i greci-ciprioti. A seconda degli acquirenti, il Cile viene annesso tra le regioni dell’Antartide che invece, in un altro mappamondo, vengono raffigurate come facenti parte dell’Argentina.La “Nova Rico” deve, per assurdo, ringraziare le numerose guerre per la sua fortuna e sopravvivenza, dato che grazie ad esse i confini geopolitici cambiano continuamente, come ad esempio è accaduto per la scomparsa dell’URSS e della Jugoslavia.
Malgrado l’avvento delle nuove tecnologie (internet e navigatori GPS), il fascino del mappamondo rimane immutato ed in molte case rimane sempre presente.
Scritto da Amos Gitai a 21:32 2 commenti
Categorie: news
mercoledì 21 gennaio 2009
IMAGO MORTIS
Titolo originale: id.Nazione: Irlanda, Italia, Spagna
Anno: 2008
Genere: horror
Durata: 1h39
Regia: Stefano Bessoni
Sceneggiatura: Giulia Blasi, Luis Alejandro Berdejo, Stefano Bessoni, Marcello Paolillo, Richard Stanley
Fotografia: Arnaldo Catinari
Musiche: Zacarias M. de la Riva
Cast: Alberto Amarilla, Oona Chaplin, Geraldine Chaplin, Alex Angulo, Leticia Dolera, Francesco Carnelutti, Francesco Martino, Kenji Kohashi, Jun Ichikawa, Silvia De Santis, Paolo De Vita, Fabiola Palmas, Anna Cuculo
Trama
Bruno è un brillante studente della scuola di cinema internazionale “Murnau”. Passa spesso il suo tempo con Arianna, una cara amica con la quale potrebbe nascere in qualcosa di più serio. Orfano di entrambi i genitori, è un ragazzo alquanto riservato e, per riuscire a pagare la costosa retta della scuola, lavora di notte nell’archivio della scuola. Ma le notti passate lavorando mettono a dura prova la sua lucidità: Bruno comincia ad aver delle strane e terrificanti visioni, sempre dello stesso giovane, cadaverico e pieno di sangue, che sembra volerlo guidare alla scoperta di qualcosa di orribile.
Tutto sembra collegato ad una storia del XVII secolo secondo la quale, prima della nascita della fotografia, lo scienziato Girolamo Fumagalli, tormentato dall’idea di riprodurre immagini, scoprì che uccidendo una persona e rimuovendone la retina era possibile imprimere l’ultima immagine dell’uomo su stampa. In bilico tra realtà e mito, Bruno indaga, anche perché alcuni studenti sembrano essere spariti nel nulla.
Recensione
“Imago mortis” è un film sull’immagine, sia essa statica (fotografia) che dinamica (cinematografia). La fotografia è il centro focale della trama, basata sugli esperimenti realizzati molti anni prima della nascita della fotografia dall’oscuro scienziato Girolamo Fumagalli, inventore della thanatografia, una lugubre tecnica di impressione su pellicola. Il cinema invece ne è la scenografia: tutto il film ha luogo in una scuola di cinema ed i personaggi trasudano i loro studi e la loro passione per la settima arte. Molteplici i riferimenti al cinema horror italiano (Avati e Argento) e spagnolo (Alex De la Iglesia, Jaume Balagueró e Juan Antonio Bayona), in atmosfere gotiche immortalate dalla fotografia cupa e rarefatta di Arnaldo Catinari. Un thriller psicologico con diversi momenti di tensione (efficaci alcune scene, in particolare realizzato con raffinata eleganze in ossequio ai classici del cinema. Geniale la sequenza del film nel film, pochi fotogrammi iniziali di una pellicola espressionista sulle ricerche di Girolamo Fumagalli. “Imago mortis” fa sua un’idea interessante ed originale, un perfetto spunto di partenza, ma in seguito il film non mantiene le rosee aspettative, penalizzato da una sceneggiatura approssimativa, non priva di crepe ed alcuni passaggi sviluppati con troppa lentezza o troppa superficialità. Il cast, nel quale ritroviamo Geraldine ed Oona Chaplin (rispettivamente figlia e nipote del celebre Charlie Chaplin), non incide, risultando complessivamente piatto e poco efficace a causa di alcune interpretazioni troppo formali e non in sintonia con il contesto filmico.
“Imago mortis” è un horror d’atmosfera che possedeva le potenzialità per poter diventare un capolavoro, ma che per i difetti sopra citati si ritrova ad essere un film tutta forma e poca sostanza. Un ambizioso esercizio di stile risolto da un finale che a molti potrà fa affermare: “Tutto qui?”. Resta tuttavia il fatto che pur appartenendo ad una produzione europea, “Imago mortis” rappresenta un valido sostegno al genere horror italiano negli ultimi tempi poco considerato, con la speranza che il regista Stefano Bessoni, ex collaboratore di Pupi Avati, possa essere un valido artefice del risveglio del cinema horror italiano.
Voto: 57%
Scritto da Amos Gitai a 19:00 3 commenti
Categorie: cinema, horror, recensioni
TONY MANERO
Titolo originale: id.Nazione: Brasile, Chile
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 1h38m
Regia: Pablo Larrain
Sceneggiatura: Alfredo Castro, Mateo Iribarren, Pablo Larrain
Fotografia: Sergio Armstrong
Musiche: Miguel Hormazabal
Cast: Alfredo Castro, Paola Lattus, Hector Morales, Amparo Noguera, Elsa Poblete
Acquista “Tony Manero” in DVD (€ 15.29) su BOL.it
Trama
Santiago del Cile, 1979. In un Paese lacerato dalla dittatura di Pinochet, Raul Peralta è un fan accanito di Tony Manero, il personaggio interpretato da John travolta nel film “La febbre del sabato sera”. Per cercare di somigliargli il più possibile, organizza spettacoli di danza, imitandone look e movenze. Quando in TV, un famoso programma indice un concorso per trovare il sosia di Tony Manero, Raul non si fermerà davanti a nulla per raggiungere il suo sogno. Intanto, intorno a lui, i suoi amici vengono perseguitati e oppressi dalla polizia segreta del regime cileno.
Recensione
Mentre il Cile si trova nel periodo più buio della dittatura di Pinochet al cinema impazza il film “La febbre del sabato sera” con John Travolta nei panni di Tony Manero, il re delle discoteche. Raul Peralta, è un uomo di 52 anni ossessionato, come molti in quel periodo, da Tony Manero e dal film che ogni giorno rivede in una sala di Santiago, ripetendo le battute e le espressioni del suo idolo. Raul ha come unico scopo nelle sue squallide giornate quello di vincere il concorso ed essere il Tony Manero cileno. Il regista Pablo Larrain racconta la storia di un perdente, illustrata con una minuziosità talvolta opprimente, con la mdp che lascia per un attimo Raul, obbligando lo spettatore a seguire senza respiro i deliri di un folle. Larrain pone l’attenzione sulla solitudine e lo squilibrio mentale di Raul ed il suo sfrenato feticismo nei confronti di Tony Manero nello scenario della dittatura di Pinochet. Un uomo solo, freddo nei rapporti umani, limitati ad un ragazzo ed a tre donne innamorate della sua cattiveria, indifferente alla situazione politica e sociale cilena. Episodi riportati con estremo realismo, con dettagli che ben lasciano intendere l’assenza di umanità di un personaggio consumato nel suo folle narcisismo e che tocca l’apice durante la deprimente scena di sesso, al limite dell’hard. Per descrivere la morbosità ed instabilità mentale di Raul, Larrain non si cura affatto della mdp, lasciandola a volte in balìa di movimenti eccessivi e fotogrammi fuori fuoco. La fotografia è buia e sudicia, in perfetta simbiosi con gli squallidi luoghi (si notano le strade quasi sempre deserte) ed i personaggi femminili che, spogliati dei vestiti, sconcertano per la loro flaccidità e mancanza di sensualità. In un cast perfetto è Alfredo Castro ad impressionare, nei panni anche di co-sceneggiatore si cuce addosso il personaggio di Raul, offrendo un’interpretazione meravigliosa, fatta di silenzi profondi e di gestualità compiacenti, uno strano mix tra Al Pacino e Toni Servillo.
“Tony Manero” è un film duro, senza alcun barlume di speranza, lontano dalle luci delle discoteche de “La febbre del sabato sera”. Un affresco gelido e bizzarro di uomo e in una nazione sull’orlo di un baratro, brutalizzato dalla dittatura. Malato di televisione, spesso unica illusoria ragione di sopravvivenza.
Voto: 70%
Scritto da Amos Gitai a 03:25 6 commenti
Categorie: cinema, drammatico, recensioni
martedì 20 gennaio 2009
STOP AI VIAGGI A RISCHIO
Francesco Rutelli, in qualità di presidente del CoPaSir (Comitato parlamentare per la sicurezza), ha proposto al ministro degli Esteri Franco Frattini che quei turisti che si dovessero avventurare in zone ritenute a rischio in caso di eventuali disavventure dovranno risarcire lo Stato per le spese sostenute per soccorrerli, riscatti compresi. Reazioni positive da parte del ministro e dei maggiori responsabili delle associazioni turistiche. Pertanto il 28 gennaio si discuterà per una proposta di legge in merito.I viaggiatori possono già adesso trovare informazioni sui paesi a rischio sul sito “Viaggiare sicuri”. Per migliorare l’informazione al pubblico, verrà proposto che su tutti portali di turismo, siti di agenzie di viaggio e tour operator dovrà essere inserito un link al suddetto sito.
Tale legge non verrà applicata nel caso di funzionari di organizzazioni internazionali, di giornalisti, di religiosi, di dipendenti di aziende che lavorano in zone a rischio e di membri di ONG che operino in base a progetti nazionali, comunitari o internazionali.
Si studierà anche la creazione di un fondo per le spese in situazioni straordinarie, come il recente rimpatrio con un ponte aereo di 1200 connazionali bloccati all'aeroporto di Bangkok e in Thailandia. Tale ipotesi però andrà valutata insieme agli operatori turistici perché i fondi saranno raccolti attraverso una maggiorazione delle tasse di imbarco, anche se è stata già bocciata dal presidente Fiavet (Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo), Giuseppe Cassarà in quanto sarebbe un’ulteriore imposta che graverà sugli operatori e di conseguenza sui consumatori.
Scritto da Amos Gitai a 21:53 3 commenti
lunedì 19 gennaio 2009
VALZER CON BASHIR
Titolo originale: Waltz with BashirNazione: Francia, Germania, Israele, USA
Anno: 2008
Genere: animazione
Durata: 1h27m
Regia: Ari Folman
Sceneggiatura: Ari Folman
Fotografia: Yoni Goodman, Tomer Hanuka, David Polonsky
Musiche: Max Richter
Doppiatori: Gaetano Varcasia, Massimo Rossi, Franco Mannella, Angelo Maggi, Gianni Bersanetti, Pasquale Anselmo, Stefano De Sando, Paolo Marchese
Trama
Una notte, un vecchio amico racconta al regista Ari Folman un incubo che lo tormenta regolarmente nel quale 26 cani feroci lo inseguono, ogni notte. I due capiscono che c’è un legame tra l’incubo e la loro missione nell’esercito israeliano durante la prima guerra del Libano, all’inizio degli anni ‘80. Ari si accorge di non ricordare nulla di quel periodo della sua vita. Decide allora di rincontrare alcuni vecchi amici e compagni d’armi per scoprire la verità su quel periodo e su se stesso. Mano a mano che Ari va avanti con le ricerche, nella sua memoria cominciano ad emergere immagini oniriche e ricordi sommersi.
Recensione
Protagonista di “Valzer con Bashir” è lo stesso regista Ari Folman che da giovane fu testimone come soldato del massacro di Sabra e Shatila, un’atroce vendetta della falange cristiano-maronita libanese nei confronti dei profughi palestinesi, secondo le autorità colpevoli dell’omicidio dell’eletto presidente Bashir Gemayel, nove giorni prima della sua ufficiale investitura.
Folman intraprende il suo viaggio da un incubo che sembra essere causato da qualcosa di reale accaduto anni addietro, ma del quale non ha alcun ricordo. Inizierà così una ricerca attraverso la quale da un lato cercherà di esorcizzare i fantasmi del passato e dall’altro avrà l’opportunità di commemorare un eccidio del quale l’esercito israeliano si rese complice assistendo senza intervenire. Un continuo intrecciarsi di realtà, ricordi e sogni legati da un filo molto sottile, realizzato attraverso una graphic novel caratterizzata sia di estremo realismo che di surreale incanto.
Un film di difficile lettura, per un pubblica di nicchia, gravato così com’è dell’ossessiva indagine non delle proprie colpe bensì delle proprie responsabilità, anche se “Valzer con Bashir” procede scorrevole grazie alla sua regia attenta e ritmata, e le scene di estrema lentezza appaiono appropriate per momenti di riflessione. Interessante è anche la colonna sonora: il film offre musiche che spaziano tra rock, punk e classica e le composizioni originali di Max Richter ricordano i primi Pink Floyd, in particolare nel sogno iniziale del film, accompagnato da una melodia ipnotica che dilata i sensi in un insieme di percezioni che si confondono tra reale ed allucinazione
Il video finale che ripropone le immagini televisive dei momenti dopo il massacro di Sabra e Shatila riconsegna alla realtà i fatti narrati attraverso la tecnica della graphic novel, in modo che chiunque possa davvero rendersi conto che la storia è davvero accaduta.
Al di là delle ottime qualità cinematografiche, “Valzer con Bashir” ha un’importanza sociale, al pari di film come “Schindler’s list”. Nel film di Steven Spielberg erano gli ebrei le vittime di atrocità, mentre in questo di Folman sono i palestinesi, a confermare che in guerra chiunque può essere una vittima o, peggio ancora, siamo tutti vittime. Un film disgraziatamente attuale.
Voto: 76%
Scritto da Amos Gitai a 22:23 4 commenti
Categorie: animazione, cinema, recensioni
RED EYE
Titolo originale: id.Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: thriller
Durata: 1h25m
Regia: Wes Craven
Sceneggiatura: Carl Ellsworth
Fotografia: Robert D. Yeoman
Musiche: Marco Beltrami
Cast: Rachel McAdams, Cillian Murphy, Brian Cox, Jayma Mays, Angela Paton, Laura Johnson, Suzie Plakson, Max Kasch, Jack Scalia, Theresa Press-Marx, Robert Pine, Mary Kathleen Gordon, Loren Lester
Trama
Lisa è una giovane manager di un albergo di lusso. Durante un volo aereo dal Texas a Miami conosce Jackson, un uomo affascinante e tenebroso. Al principio tra i due sembra nascere qualcosa di interessante, ma Jackson ha ben altre intenzioni: il suo scopo è quello di uccidere un importante uomo politico ed obbligherà Lisa a collaborare con lui. Se la ragazza dovesse rifiutarsi, suo padre verrà ucciso. Lisa si ritroverà imprigionata a 30.000 metri di altezza e dovrà fare di tutto per evitare i piani terroristici di Jackson.
Recensione
Con il termine “Red eye” vengono soprannominati negli Stati Uniti quei voli notturni che fanno giungere i passeggeri a destinazione con gli “occhi rossi” dovuti alla stanchezza di una notte poco riposante. Wes Craven, storico autore di pellicole thriller/horror, decide di ambientare questa sua nuova storia principalmente su un volo aereo ed architetta una trama che nasce da uno spunto interessante. Quella che al principio si presenta come una possibile storia d’amore, destinata a consolidarsi durante un’intera nottata a bordo di un aereo, diventa ben presto un incubo che inghiottirà Rachel, la protagonista. A prima vista sembrano buone le basi per un ottimo thriller, purtroppo non è così e “Red eye” risulta soltanto un film stupido con una trama che procede senza senso tra le perplessità dello spettatore. Se nulla viene spiegato riguardo le motivazioni che si celano dietro quest’atto terroristico, è grave constatare che in realtà non si riesce a comprendere per quale strano motivo ci sia bisogno dell’intervento di Lisa per portare a termine questo crimine. I terroristi potuto trovare centinaia di modi alternativi di colpire il bersaglio e quello utilizzato risulta essere quello più complesso e meno plausibile. La sceneggiatura di Carl Ellsworth è il frutto del suo scadente curriculum che lo ha visto scrittore qualche episodio di telefilm (“Buffy la vampira”, “Xena la principessa guerriera”) risultando troppo superficiale e ricca di illogicità che un regista esperto come Wes Craven non doveva considerare valide per un suo film. Le turbolenze che si susseguono durante il volo, spunti che potevano rivelarsi utile per generare un po’ di tensione, vengono poco utilizzate dal regista, lasciando troppo presto il campo al tema terroristico. I due attori protagonisti, Rachel McAdams e Cillian Murphy non sfigurano nei loro ruoli, la prima ben determinata alla salvezza proprie e quella del padre ed il secondo si serve con successo del suo aspetto glaciale. Peccato che i due vengano ridicolizzati più volte raggiungendo l’apoteosi dello squallore nella sequenza in cui vengono alle mani, durante il quale non rimarremmo sorpresi di vedere piombare all’improvviso Jean-Claude Van Damme. Craven resta dunque al palo non mostrando in “Red eye” la firma di maestro che aveva caratterizzato le sue precedenti pellicole, anche quelle meno riuscite. Sprecato l’apporto sonoro di Marco Beltrami, ottimo compositore in numerose importanti pellicole. Insomma, se il precedente “Cursed - Il maleficio” era stato per il pubblico e per la critica una mezza delusione, con “Red eye” la delusione è totale. Meglio recuperare qualche vecchio buon film del regista di Cleveland per godersi davvero uno dei maestri del genere horror.
Voto: 33%
Scritto da Amos Gitai a 03:37 10 commenti
Categorie: cinema, recensioni, thriller
venerdì 16 gennaio 2009
IL MUSEO DEL PRADO DISPONIBILE SU GOOGLE EARTH
“La fucilazione del 3 maggio” di Goya, “Cardinale” di Raffaello, “Immacolata Concezione” del Tiepolo, “Il Giardino delle delizie” di Bosch, Le tre Grazie” di Rubens sono solo alcuni dei capolavori zoomabili fin nei minimi dettagli, potendo ammirare così particolari delle opere difficilmente apprezzabili normalmente. Attraverso modelli in 3D sarà inoltre possibile camminare per le stanze del museo. Per poter accedere alle opere, una volta scaricato “Google Earth”, è sufficiente selezionare “palazzi in 3D” dal pannello a sinistra “Google Earth” e digitare “Prado” nella finestra di ricerca.
Pur apprezzando il lavoro effettuato, bisogna però sempre considerare che la visione dal vivo e quella davanti al PC sono due cose completamente diverse. L’atmosfera di un museo e la possibilità di muoversi, osservare da diversi punti le opere non potranno mai essere riprodotte sul monitor di un PC.
Questa la lista delle opere del museo del Prado disponibili su “Google Earth”:
“Las Meninas” di Velazquez
“La fucilazione del 3 maggio” di Goya
“Il cavaliere della mano sul petto” di El Greco
“Il sogno di Giacobbe” di Ribera
“Annunciazione” del Beato Angelico
“Immacolata Concezione” del Tiepolo
“Cardinale” di Raffaello
“L'imperatore Carlo V” di Tiziano
“Crocifissione” di Juan de Flanders
“La discesa dalla Croce” di Roger van der Weyden
“Artemisia” di Rembrendt
“Il Giardino delle delizie” di Bosch
“Autoritratto” di Dürer
“Le tre Grazie” di Rubens
Segue il video sul lavoro effettuato dalla “Mad Pixel” ed un esempio di utilizzo di “Google Earth”:
Scritto da Amos Gitai a 02:26 4 commenti
giovedì 15 gennaio 2009
VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA 3D
Titolo originale: Journey to the center of the EarthNazione: USA
Anno: 2008
Genere: avventura, fantasy
Durata: 1h33m
Regia: Eric Brevig
Sceneggiatura: Jennifer Flackett, Mark Levin, Michael D. Weiss
Fotografia: Chuck Shuman
Musiche: Andrew Lockington
Cast: Brendan Fraser, Anita Briem, Josh Hutcherson, Jean Michel Paré, Seth Meyers, Jane Wheeler, Kaniehtiio Horn, Garth Gilker, Frank Fontaine, Giancarlo Caltabiano
Trama
Max Anderson, studioso di vulcanologia tettonica, è sparito da dieci anni durante una spedizione. Suo fratello Trevor sta continuando con poco successo i suoi studi. Un giorno arriva a casa sua per una vacanza di 10 giorno il nipote Sean, figlio di Max. Da un cartone pieno di oggetti di Max spunta il libro di Verne “Viaggio al centro della terra”. Sulle pagine del libro ci sono alcuni interessanti appunti sulla reale esistenza di un mondo a migliaia di chilometri sotto i nostri piedi. I due si recano in Islanda, seguendo gli indizi e le indicazioni lasciati da Max. Insieme ad Hannah, la loro giuda, si ritrovano di sorpresa rinchiusi in una caverna, dove l’ unica via di fuga è la discesa, fino al centro della terra.
Recensione
“Viaggio al centro della terra 3D” segna il ritorno del 3D al cinema, quello classico degli occhialini consegnato all’ingresso dei cinema. Il film ispirato al libro di Jules Verne è girato totalmente in 3D, grazie a un nuovo sistema di ripresa digitale, il “Fusion System”, che riesce a simulare i due occhi umani attraverso l’utilizzo di due obiettivi.
Peccato che il film si limita ad essere una pubblicità per questa tecnologia, dato che i personaggi si limitano a farsi inseguire verso la telecamera da mostri preistorici, si gettano su carrelli su rotaie o vengono attaccati da enormi piante carnivore. La sceneggiatura è orrenda, i personaggi grotteschi e la regia davvero scolorita. La storia non presenta nulla di interessante, non un episodio davvero interessante che possa stimolare il pubblico tanto siamo lontani dal valore di classici d’avventura come “Indiana Jones” e “I Goonies”. Infatti proprio de “I Goonies” “Viaggio al centro della terra 3D” sembra essere un’orrenda copia, con i personaggi si ritrovano nelle viscere della Terra con l’unico scopo di uscire nuovamente a “riveder le stelle”. Il cast è terribile: Brendan Fraser è a tratti divertente, ma non riesce a riproporre il riuscito personaggio de “La mummia”, risultando stupido ma per nulla brillante; Anita Briem si mostra insipida e male inserita “sentimentalmente” nel gruppo, dato che sembra troppo grande per Sean e troppo giovane per Trevor; Josh Hutcherson (Sean) non lascia il segno in un’interpretazione del tutto anonima. Ci si aspettava molto di più dagli effetti speciali, dato che rappresentano la precedente professione del neoregista Eric Brevig, il punto più basso viene raggiunto quando i tre protagonisti navigano con la zattera (una perfetta imbarcazione costruita in meno di un ora!) tra le onde. Sebbene sia in balìa del mare mosso, senza alcun rispetto delle leggi della fisica, rimane sempre perpendicolare al livello del mare, lasciando intuire come lo sfondo sia stato successivamente aggiunto dopo le riprese in studio.
In sintesi, “Viaggio al centro della terra” è un film orrendo, indicato soltanto nel caso vogliate divertirvi con gli occhialini 3D (anche se in realtà il suo apporto non è neanche soddisfacente), ritrovandovi immersi nel mondo descritto da Verne. Se invece doveste ritrovarvi all’ingresso di un cinema non abilitato al 3D oppure in videoteca a noleggiare la versione 2D, meglio andare a fare una passeggiata.
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Scritto da Amos Gitai a 21:41 6 commenti
Categorie: avventura, cinema, fantasy, recensioni
FELON - IL COLPEVOLE
Titolo originale: FelonNazione: USA
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 1h44m
Regia: Ric Roman Waugh
Sceneggiatura: Ric Roman Waugh
Fotografia: Dana Gonzales
Musiche: Gerhard Daum
Cast: Stephen Dorff, Val Kilmer, Marisol Nichols, Harold Perrineau, Sam Shepard, Vincent Miller, Larnell Stovall, Johnny Lewis, Anne Archer, Shawn Prince, Chris Browning, Nick Chinlund
Trama
Wade Porter, un uomo comune che lavora duramente per costruire un avvenire sicuro per sé e per la sua famiglia è in procinto di raccogliere finalmente i frutti dei suoi sacrifici: ottiene il prestito per ampliare la sua attività ed sta per sposare Laura, dalla quale ha già avuto uno splendido bambino. Una favola che però si interrompe bruscamente, quando Wade, spinto dal suo istinto protettivo, scopre un ladro in casa e lo uccide involontariamente. Per lui si apriranno le porte del carcere, un mondo dove le leggi della società civile non vengono sempre rispettate.
Recensione
“Felon - Il colpevole” è un film che si qualifica come dramma carcerario, un genere che in passato ha visto alcuni capolavori come “Le ali della libertà”, “Il miglio verde” e “Fuga di mezzanotte”. In questo caso vengono trattati i rapporti di un uomo per bene con gli altri carcerati e con la propria famiglia, che si ritrova in carcere proprio per un eccesso di protezione nei confronti dei propri cari. Non c’è odio nell’azione di Wade, ma il destino ha voluto che un solo colpo con la mazza da baseball fosse per lui l’inizio di una nuova ed orribile vita. Vivere in un carcere cercando di tenersi lontano dai guai è impossibile e così Wade cade in un baratro infernale nel quale riuscirà a sopravvivere solo per il pensiero di ritornare, un giorno, dalla sua ragazza ed il suo bambino. Ric Roman Waugh, in passato stuntman in numerose pellicole d’azione di successo, diviene in seguito sceneggiatore e regista soltanto del mediocre “The specialist”. Una sceneggiatura interessante (buono il tema della famiglia da difendere ad ogni costo) ma che, con il passar del tempo, soffre di una struttura ripetitiva anche se mai troppo noiosa e di alcune scene che richiedevano maggiori approfondimenti. C’è da ammettere però che riesce a descrivere con realismo estremo e vividi dettagli il tormento di Wade sia nei confronti del carcere che nel rapporto con la moglie. Buone le prove degli attori principali: Stephen Dorff (Wade) e Marisol Nichols (Laura) riescono ad adattarsi in parti difficili e strazianti; Val Kilmer offre un’interpretazione affascinante quanto curiosa; Harold Perrineau (tenente Jackson), che molti ricorderanno come interprete Michael Dawson del serial TV “Lost”, offre un’interpretazione un po’ troppo eccessiva, anche se magari così richiesta dalla sceneggiatura.
“Felon - Il colpevole” è un sguardo alle estreme condizioni del sistema carcerario americano, lontano dai suoi scopi correttivi, in grado anzi di inasprire e rendere violento un uomo qualunque. Mostra anche come il personale carcerario, stressato dalle condizione di lavoro e dal potere, possano in alcuni casi rimanerne logorati e reagire con comportamenti non in linea con la morale comune. Peccato per il finale, troppo sbrigativo e non decisamente non all’altezza anche se si apprezza il messaggio di John Smith, poche frasi che racchiudono il vero senso degli affetti familiari.
Voto: 71%
Scritto da Amos Gitai a 01:59 2 commenti
Categorie: cinema, drammatico, recensioni
mercoledì 14 gennaio 2009
GOMORRA ESCLUSO DALLA CORSA AGLI OSCAR
La notizia è clamorosa. Dopo aver perso ai Golden Globe, “Gomorra” si ritrova già fuori dalla corsa agli Oscar. Il film di Matteo Garrone, tratto dal libro di Roberto Saviano, non fa parte della lista dei nove film che hanno superato la prima selezione affidata ai giurati dell’Academy che hanno visionato 65 film da metà ottobre fino al 10 gennaio. Il 22 gennaio verrà annunciata, dopo un’ulteriore selezione, la cinquina dei film che saranno candidati all’Oscar come miglior film straniero. Pur essendo stati sicuramente scelti film di valore, è incredibile vedere già terminata la corsa agli Oscar di “Gomorra”, un film che aveva ricevuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo.Un duro colpo per chi ha apprezzato il film ed attendeva di vederlo presente alla notte degli Oscar.
Paolo Ferrari, presidente dell’Anica, e Riccardo Tozzi, presidente della “Sezione Produttori Anica” e della Cattleya, hanno espresso tutto il loro rammarico, credendo che il film avesse buone possibilità di vincere la statuetta. Matteo Garrone, apparso chiaramente deluso ed rattristato, non ha invece voluto commentare il risultato.
Resta in gara “Valzer con Bashir” dell’israeliano Ari Forman, appena vincitore del Golden Globe. Gli altri film della lista sono: “La Classe” di Laurent Cantet (Francia), vincitore del Festival di Cannes; “La banda Baader Meinhof” di Uil Edel (Germania); “Revenche” di Gotz Spielmenn (Austria); “Ce qu”il faut pour vivre” di Benoit Pilon (Canada); “Departures” di Yojiro Takita (Giappone); “Arrancame la vida” di Roberto Sneider (Messico); “Everlasting Moments” di Jan Troell (Svezia); “Le tre scimmie” di Nuri Bilge Ceylan (Turchia).
E adesso chi glielo dice a Marco e Ciro, i due ragazzi nella foto, protagonisti in “Gomorra”?
Scritto da Amos Gitai a 02:02 9 commenti
martedì 13 gennaio 2009
THE MILLIONAIRE
Titolo originale: Slumdog millionaireNazione: Gran Bretagna, USA
Anno: 2008
Genere: commedia, drammatico
Durata: 2h00m
Regia: Danny Boyle
Sceneggiatura: Simon Beaufoy
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Musiche: A.R. Rahman
Cast: Dev Patel, Anil Kapoor, Freida Pinto, Madhur Mittal, Irfan Khan, Mia Drake, Imran Hasnee, Faezeh Jalali, Shruti Seth, Anand Tiwari, Saurabh Shukla, Azharuddin Mohammed Ismail, Ayush Mahesh Khedekar
Trama
Jamal, un diciottenne indiano, è giunto all’ultima domanda di “Chi vuol esser milionario?”, uno dei quiz televisivi più famosi al mondo. Ma Jamal non è un genio, non è un illustre erudito, bensì un ragazzo delle slums, baraccopoli della città di Mumbay. Una scalata al successo economico e mediatico che infastidisce ed insospettisce il conduttore del quiz che cerca di intralciarne la vittoria, fuorviandolo e facendolo arrestare. Ritenuto colpevole di avere imbrogliato, Jamal racconterà al commissario di polizia che conosceva le risposte alle domande perché ognuna di esse era legata ad un episodio della sua vita vissuta per le strade, ed alla ragazza di cui è innamorato e che ha da tempo perduto.
Recensione
Danny Boyle, regista britannico autore di piccole perle cinematografiche come “Piccoli omicidi tra amici” e “Trainspotting”, si trasferisce in India per realizzare la storia di un giovane indiano delle baraccopoli. Jamal, senza un minimo di istruzione, riesce ad andare avanti fino all’ultima domanda del quiz celebre in tutto il mondo superando le insidie delle domande iniziali. Ma Jamal non è uno sveglio ed istruito studente universitario. Jamal è un semplice “ragazzo del tè” in una grossa compagnia di telefoni. La sua cultura non proviene dai libri, bensì dalla strada. La sceneggiatura del film è fatta dai continui avvincenti flashback che scaturiscono dalle domande, ricordando così i diversi episodi della sua difficile esistenza.
In un alternarsi continuo tra i generi cinematografici (commedia, sentimentale, dramma, azione, melò), Boyle confemra la sua freschezza registica, fatta di spunti originali legati alla realtà quotidiana, descritti in ottica surreale.
Gli eventi drammatici attenuano la loro tragicità attraverso l’innocenza e la voglia di riscatto dei personaggi, in particolare quella dei bambini. La tristezza della storia viene dunque alleggerita dalla vivacità dai colori delle ambientazioni indiane, da musiche e da dialoghi azzeccati. Lo spettatore è così immerso nelle storie avventurose di Jamal che alcune imperfezioni ed esagerazioni legate a passaggi troppo improbabili della storia, non risultano fastidiosi, bensì accentuano l’aspetto fiabesco e folkloristico della storia.
Discreto il cast, ottima la scelta dei bambini nella parte dell’infanzia e dell’adolescenza di Jamal. Tutti sembrano divertirsi, finalmente partecipi attivi di quello che spesso hanno potuto vedere soltanto in TV o al cinema. C’è spontaneità e gioia negli occhi di quei bambini, capaci di uscire sempre con il sorriso dalle situazioni più disperate. Dev Patel (Jamal diciottenne) è divertente e credibile con quella sua aria un po’ assente, impacciato ma determinato ad ottenere quello che vuole.
La colonna sonora di “The millionaire”, prodotta da A.R. Rahman (una sorta di Morricone indiano) alterna ritmi in piena tradizione bollywoodiana, sonorità elettroniche, soavi musiche arabeggianti, moderno hip hop, canti religiosi, in un meltin pot di stili che fondono cultura orientale ed occidentale riuscendo a trovare interessanti punti di incontro.
“The millionaire” è una fiaba moderna sul destino, la giustizia, l’amore e sulla voglia di vivere, ma soprattutto una storia d’amore surreale per la quale si è capaci di superare qualunque ostacolo. Se riuscirete a vederlo con il cuore ne coglierete l’essenza poetica che, seppur del tutto irreale, beatifica e concilia. Un film meraviglioso, girato da un grande regista. Un lavoro premiato giustamente con ben otto Oscar.
Voto: 89%
Scritto da Amos Gitai a 20:00 6 commenti
Categorie: cinema, commedia, drammatico, recensioni
CERCASI GUARDIANO PER ISOLA - IL MIGLIOR LAVORO DEL MONDO

Gli incarichi comprendono la pulizia di una piscina, nutrire le tartarughe, ricevere la posta che di tanto in tanto arriva in aereo, controllare la Grande Barriera Corallina e le splendide spiagge dell’atollo, ma anche “sperimentare” l’isola, facendo immersioni, escursioni e testando non meno di 25 splendide strutture alberghiere delle isole circostanti. E’ inoltre necessario aggiornare almeno una volta alla settimana un blog con un diario fotografico per provare che il “lavoro” procede bene. 12 ore di lavoro al mese per 150000 dollari australiani al mese (€70000 circa), che dunque significano circa €6000 l’ora per godersi il sole ed il mare in un paradiso terrestre. Può apparire superfluo, ma è necessario precisare che è compreso anche vitto e alloggio in una casa con tre camere da letto tra le palme.
Non si tratta di uno scherzo: sul sito “Island Reef Job” potete trovare tutti i dettagli, compilare il modulo per candidarsi e caricare un video di non più di 60 secondi descrivendo le proprie motivazioni. Per ottenere il “lavoro” non bisogna essere esperti oceanografici, ma possedere eccellenti capacità interpersonali, buon inglese scritto ed orale, attitudine all’avventura ed alla conoscenza di nuove esperienze, passione per l’aria aperta, saper nuotare.Potrebbe sembrare uno scherzo, ma in realtà dietro questa reale offerta di lavoro c’è un intelligente sistema di marketing pubblicitario dato che la notizia sta facendo il giro del mondo ed così il Queensland sta pubblicizzando le sua meravigliose isole della Grande Barriera Corallina, sicuramente ignote a molti.

Il lavoro inizierà a luglio e durerà sei mesi. Verrano valutati tutti i candidati che avranno lasciato il loro video/curriculum online ed in seguito verranno scelti gli undici finalisti che dal 3 al 7 maggio saranno invitati sul posto per visitare l’isola e rispondere ad un breve colloquio. Chi sarà scelto otterrà dunque “Il miglior lavoro al mondo” potendo così considerarsi come una delle persone più fortunate al mondo, anche se le dieci persone che non verranno assunte potranno consolarsi con una breve vacanza pagata in un meraviglioso paradiso terrestre. Affrettatevi, perché il termine scade il 22 febbraio alle 0:00 UTC (1:00 in Italia).
Segue il video relativo all’offerta di lavoro:
Articolo “Ben Southall si aggiudica il lavoro più bello del mondo”
Scritto da Amos Gitai a 02:41 10 commenti
HOSTAGE
Titolo originale: id.Nazione: Germania, USA
Anno: 2005
Genere: azione
Durata: 1h53m
Regia: Florent Emilio Siri
Sceneggiatura: Doug Richardson
Fotografia: Giovanni Fiore Coltellacci
Musiche: Alexandre Desplat
Cast: Bruce Willis, Kevin Pollak, Jimmy Bennet, Michelle Horn, Ben Foster, Jonathan Tucker, Marshall Allman, Serena Scott Thomas, Rumer Willis, Kim Coates, Robert Kneeper, Tina Lifford, Ransford Doherty
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Trama
Jeff Talley è un negoziatore, un poliziotto specializzato nel salvare ostaggi in situazioni critiche. Durante un’operazione prende una decisione sbagliata e l’ostaggio, un bambino, viene ucciso. Segnato dai sensi di colpa, si trasferisce a Bristo Camino. Ma anche in questa una tranquilla cittadina di provincia avviene un nuovo tragico episodio criminale: un’intera famiglia viene rapita nella propria casa da un gruppo di tre ragazzi. Ma non è l’unico crimine che Jeff dovrà risolvere, ma in questo caso sarà qualcosa di molto personale.
Recensione
Basta leggere la trama per accorgersi subito della sua mancanza di originalità: Jeff Talley, un negoziatore capace di risolvere ogni tipo di crisi durante uno dei suoi eroici interventi commette un errore, ci scappa il morto, per giunta un bambino, e, pieno di sensi di colpa, punisce se stesso fino al termine dei suoi giorni andando in esilio nella cittadina di Bristo Camino, nel posto più pacifico d’America, dove il tasso di criminalità è pari a zero, lavorando come della polizia. Il posto perfetto per trovarsi il più lontano possibile dall’azione, tra scrivanie e scaffali di una tranquilla stazione di polizia. Ma anche a Bristo Camino (guarda il caso) il crimine lo raggiunge, concedendogli l’occasione per riscattarsi e tornare ad essere un eroe. “Hostage” è il primo film americano di Florent Siri, regista francese allievo di Eric Rohmer (dal quale non sembra aver imparato nulla) dopo aver conseguito un po’ di notorietà con “Nido di vespe”, singolare ma per nulla straordinario film d’assedio nel quale figurava Valerio Mastrandrea. Tra atmosfere molto simili al suo precedente film, Siri pone al centro della scena una edificio, nel quale si svolgono la maggior parte degli avvenimenti. L’edificio è una casa tecnologica, dal design raffinato, che con il precipitare degli eventi diviene una scacchiera complessa e piena di insidie, una trappola pericolosa sia per i “buoni” che per i “cattivi”. Bruce Willis è in “Hostage” è vero re del set, in una parte cucitagli addosso: gigioneggia, si diverte a fare sia il duro, adattandosi anche al personaggio svigorito dai sensi di colpa. Peccato che la sua psicologia, come quella degli altri personaggi siano state poco o male approfondite da Siri ed in alcuni casi assumano risvolti troppo audaci ed esagerati. Pur mostrando una sceneggiatura con diverse falle ed alcune situazioni approssimative, “Hostage” non è una pellicola scadente, perché tiene saldo l’interesse dello spettatore amante dei film d’azione per tutta la sua durata: eccessivamente cruento, non risparmia violenza, in un crescendo di situazioni coinvolgenti. Il finale sembra attinto dallo scatolone dei luoghi comuni degli action movies, davvero terribile.
Voto: 62%
Scritto da Amos Gitai a 00:03 2 commenti
Categorie: azione, cinema, recensioni
lunedì 12 gennaio 2009
GOLDEN GLOBE 2009: I VINCITORI
I Golden Globe 2009 decretano vincitore “The Millionaire”, il film del regista inglese Danny Boyle, storia di un giovane vissuto nelle baraccopoli di Mumbai (Bombay) che riesce realizzare il sogno di partecipare all’edizione indiana di “Chi vuol esser milionario”. Il film si aggiudica il globo per la miglior pellicola drammatica, quello per la regia, quello per la sceneggiatura e anche quello per la migliore colonna sonora. Può ritenersi molto soddisfatto anche Woody Allen, il suo “Vicky Cristina Barcelona” vince come miglior film nella categoria “musical/commedia”. Tra gli interpreti incredibile affermazione di Kate Winslet, vincitrice sia come miglior attrice protagonista nella categoria film drammatici (“Revolutionary Road”) che non protagonista (“The reader - A voce alta”), una doppietta verificatasi soltanto altre due volte in 66 edizioni dei Golden Globe. L’attore australiano Heath Ledger vince postumo il globo come miglior attore non protagonista per la sua interpretazione di Joker ne “Il cavaliere oscuro”. Miglior attore drammatico è Mickey Rourke per la sua straordinaria interpreazione in “The wrestler”, una rivincita dopo la mancata vittoria al Festival di Venezia a causa dell’assurdo regolamento del festival, che vieta di premiare gli attori interpreti dei film vincitori dei tre premi principali. Miglior attore ed attrice nella categoria “musical/commedia” sono rispettivamente Colin Farrell “In Bruges - La coscienza dell’assassino” e Sally Hawkins “La felicità porta fortuna - Happy Go Lucky”. Migliore film di animazione è “WALL-E”, un riconoscimento scontato ma giustissimo.Grande delusione per il film italiano “Gomorra” di Matteo Garrone, uscito sconfitto nella categoria “miglior film straniero”. Il vincitore è infatti lo splendido film di animazione israeliano “Valzer con Bashir”, la ricostruzione attraverso i ricordi del regista che da giovane fu testimone del massacro dei campi profughi di Sabra e Chatila.
Questa la lista completa dei premi assegnati:
Miglior film (categoria drammatica)
The Millionaire, regia di Danny Boyle
Miglior attrice (categoria drammatica)
Kate Winslet (Revolutionary road)
Miglior attore (categoria drammatica)
Mickey Rourke (The wrestler)
Miglior film (categoria commedia/musical)
Vicky Cristina Barcelona, regia di Woody Allen
Miglior attore (categoria commedia/musical)
Colin Farrell (In Bruges - La coscienza dell’assassino)
Miglior attrice (categoria commedia/musical)
Sally Hawkins (La felicità porta fortuna - Happy Go Lucky)
Miglior attore non protagonista
Heath Ledger (Il cavaliere oscuro)
Miglior attrice non protagonista
Kate Winslet (Revolutionary Road)
Miglior film di animazione
WALL-E, regia Andrew Stanton
Miglior colonna sonora
A.R. Rahman (The millionaire)
Miglior canzone
The wrestler - Bruce Springsteen (The wrestler)
Miglior film straniero
Valzer con Bashir, regia di Ari Folman
Scritto da Amos Gitai a 08:59 8 commenti
Categorie: cinema, Golden Globe, premi cinematografici


























