Titolo originale: id.Nazione: Italia
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 2h15m
Regia: Matteo Garrone
Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Roberto Saviano
Fotografia: Marco Onorato
Musiche: Daniela Bassani
Cast: Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Ernesto Mahieux
Trama
Don Ciro è un contabile che gira per le Vele di Scampia, consegnando ai familiari dei camorristi detenuti in carcere una sorta di indennizzo per consentire loro di sopravvivere; Totò recapita a domicilio la spesa per conto della madre, ma in realtà attende con impazienza di entrare attivamente negli affari del clan; Marco e Ciro sono ragazzi che sognano di diventare boss potenti come Al Pacino nel film “Scarface”, ma che in realtà con le loro bravate turbano la tranquillità degli affari dei boss; Franco è un imprenditore dalla faccia pulita che smaltisce i rifiuti tossici delle imprese del nord insieme al suo assistente Roberto, un giovane laureato; Pasquale è un sarto molto esperto che cerca di arrotondare lo stipendio insegnando il mestiere ad un gruppo di lavoratori cinesi appartenenti ad un'impresa concorrente. Storie vere di malavita, soldi, disperazione e sangue nelle degradate periferie di Napoli e Caserta.
Recensione
Persone il cui destino è già segnato dalla nascita a causa della cattiva sorte che li ha fatti nascere in luoghi degradati e senza speranza: le Vele di Scampia, labirinto di casermoni dove droga e armi vengono acquistate ed utilizzate come un quotidiano filoncino di pane. L’idea alla base del progetto delle Vele era quella di creare una comunità di famiglie che si ritrovassero in uno spazio comune e solidale. Lo scopo fu raggiunto, ma tutto a vantaggio della criminalità. I giardini diventano luoghi dello spaccio di stupefacenti, i viali si trasformano in piste per le corse clandestine, i palazzi vengono utilizzati punti di ritrovo per la ricettazione. Un girone infernale nel quale si svolgono microstorie di malavita, non soltanto nel significato criminale, ma proprio nella pessima qualità della vita: mala-vita. Nel formicaio suburbano fatto di aggrovigliati mostri di cemento, il caos si percepisce già dall’incomprensibile dialetto napoletano (opportunamente tradotto per gli spettatori forestieri) di persone cieche e sorde che hanno come unico scopo la sopravvivenza, prigioniere di quella assurda architettura che non lascia via di scampo.
Tratto dal libro omonimo di Roberto Saviano, condannato a morte dalla Camorra per aver trattato temi da non riportare all’opinione pubblica facendo addirittura nomi e cognomi degli appartenenti ai clan, “Gomorra” è un pugno allo stomaco che lascia sbigottiti e angosciati. Non c’è speranza negli episodi scelti da Matteo Garrone, una disperazione che sembrano uscita da un scenario post bellico. La probabilità di riuscire a fuggire per vivere una vita normale è zero. Se vuoi vivere, l’unica possibilità è continuare a farne parte rispettando gli ordini del sistema (criminale). Garrone riesce nell’impresa di impastare i contenuti di un libro ingombrante e complesso, non solo nella trasposizione ma nella reinterpretazione, grazie al suo stile duro, concreto e senza compromessi, scandagliando la realtà con ostinazione ed intelligenza. Il risultato è una tangibile rappresentazione che si accosta al neorealismo pasoliniano. Le storie fanno parte della vita di tutti i giorni e la subcultura che genera la sete di danaro e di potere è rappresentata nei gesti più comuni: le partite a carte, la spesa portata a casa, le partite al videopoker. Ma la natura degli eventi e le modalità di trattazione scaraventano “Gomorra” nel documentario reale e desolatamente triste.
Girato con coraggio proprio nelle strade di Scampia, Garrone dirige il gruppo di attori di strada in maniera magistrale, da apprezzare senza se e senza ma perché quei ragazzi chi più chi meno conoscono quella realtà. Per loro non è finzione. Tra gli attori professionisti si fa come sempre apprezzare Toni Servillo, in un personaggio che fa dell’ambiguità e della spietatezza la sua ragione di vita. L’attore casertano, ormai sempre più stabile nel mondo del cinema senza mai tralasciare i suoi impegni teatrali, è sempre più vicino ad una meritata fama internazionale.
“Gomorra” è un film difficile e nichilista che racchiude il coraggio contenuto nelle pagine del libro di Saviano, con alcune scene memorabili che testimoniano senza alcun sottinteso la complessità di poter estirpare la malavita, fatalmente consolidata nella nostra società. Un incubo freddo, cinico e agghiacciante.
Voto: 80%
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5 Commenti:
Gomorra è un film che lascia davvero senza fiato. In Campania sembra lo stiano andando a vedere tutti.E tutti sembrano contenti ed entusiasti.
Ma può Gomorra smuovere le coscienze? Non è assolutamente il primo film sulla camorra, mafia e così via e da allora nulla e cambiato.
Il libro di Roberto Saviano è ancora più inquietante. A chi si chiedesse del perché il titolo sia Gomorra (molti pensano che sia attinente al termine Camorra, ovviamente non citato), ricorderei che Gomorra era una delle città distrutte da Dio, secondo la Bibbia, per la corruzione dei loro abitanti. L'unico modo per risolvere il problema? Stavolta speriamo proprio di no.
Ottimo il libro di Saviano, ottimo il film di Garrone che come tu scrivi non si presta come semplice trasposizione del libro.
DA LEGGERE E DA VEDERE!!!
LorenaB
Bellissima recensione che m'ispira ancor più a correre al cinema. Sto scrivendo nel momento in cui sarei dovuto essere in sala, ma un imprevisto mi fa rimandare di alcune ore la visione. A questo punto ripongo in Gomorra molte aspettative. A presto.
Ottima recensione. "Gomorra" è un film che rimane dentro, a distanza di giorni ho ancora davanti agli occhi tutta l'ambientazione e nelle orecchie il suono degli spari. Bellissimo.
Ciao,
Lorenzo
concordo, anch'io sono rimasto particolarmente angosciato...
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