mercoledì 1 febbraio 2012

ULTIMO 4 - L'OCCHIO DEL FALCO

Anticipazioni Ultimo 4
Torna su Canale 5 il 22 e 23 febbraio 2012, in prima serata, “Ultimo” storica fiction tv di Mediaset andata in onda per la prima volta nel 1998. Siamo arrivati al quarto capitolo, dal titolo “Ultimo 4 - L’occhio del falco”, il cui protagonista è sempre Raul Bova nei panni del Capitano Roberto Di Stefano, noto con il soprannome di Capitan Ultimo. Nella vita reale il Capitano è in realtà il carabiniere Sergio De Caprio che fondo l’unità militare Crimor e che, il 15 gennaio del 1993, arrestò il boss della mafia Totò Riina.
La prima serie, intitolata semplicemente “Ultimo”, per la regia di Stefano Reali, ebbe come seguito “Ultimo - La sfida” (1999), “Ultimo - L’infiltrato” (2004) e quest’ultima “Ultimo 4 - L’occhio del falco”, tutte dirette da Michele Soavi. Il titolo fa riferimento sia ad un falco, simbolo di libertà, forza e caccia, presente nella fiction e al nome dell’uomo più rispettato da Ultimo, ovvero il giudice Giovanni Falcone.
“Ultimo 4 - L’occhio del falco” ha molti riferimenti alla vera vita di Sergio De Caprio: il processo, il passaggio al Nucleo Operativo Ecologico e l’accusa di collusione con la mafia, dopo averne arrestato il capo. Le musiche sono del maestro Ennio Morricone.

TRAMA ULTIMO 4 - L’OCCHIO DEL FALCO

Nuova sede e nuovo team per il Capitano Ultimo che trasferitosi al NOE, il Nucleo Operativo Ecologico, deve contrastare lo smaltimento illegale dei rifiuti tossici, uno dei nuovi affari di punta della malavita organizzata. Nella sede periferica del NOE nell’agro Pontino organizza il suo gruppo e crea un database dei crimini ambientali. Ogni anno, infatti, una montagna di rifiuti tossici viene sepolta sotto ai nostri piedi avvelenando acqua, terra, cibo e per colpa di quei rifiuti possiamo ammalarci e morire.

CAST ULTIMO 4 - L’OCCHIO DEL FALCO

Dopo sette anni Raul Bova torna a vestire i panni di questo leale uomo di giustizia: “A volte c’è bisogno di avere esempi di integrità morale e civile, e soprattutto di sapere che non sempre vincono i cattivi. Ultimo è uscito dalla sua vicenda processuale pulito, non sono riusciti ad infangarlo.” ha dichiarato l'attore romano, affiancato da Francesco Benigno, Valeria Bilello, Lorenzo D’Agata, Anna Ferzetti, Gianluca Gobbi, Ivana Lotito, Francesco Mistichelli, Edoardo Pesce e Caterina Silva.


PARADISO AMARO

Recensione Paradiso amaro (George Clooney)
Titolo originale: The descendants
Nazione: USA
Anno: 2011
Genere: commedia, drammatico
Durata: 1h55m
Regia: Alexander Payne
Sceneggiatura: Nat Faxon, Alexander Payne, Jim Rash
Fotografia: Phedon Papamichael
Musiche: Dondi Bastone
Cast: George Clooney, Shailene Woodley, Amara Miller, Nick Krause, Patricia Hastie, Scott Thorson, Grace A. Cruz, Kim Gennaula, Karen Kuioka Hironaga, Carmen Kaichi, Kaui Hart Hemmings, Beau Bridges, Matt Corboy, Matt Esecson, Michael Ontkean, Stanton Johnston


Trama
Matt King vive con la sua famiglia alle Hawaii, ma è da sempre un marito e padre assente, troppo impegnato nel suo lavoro di avvocato. A causa di un grave incidente in barca nel mare di Waikiki, la moglie Elizabeth entra in coma. Matt si ritrova così costretto a riavvicinarsi alle due figlie, Scottie, 10 anni, e Alexandra, 17, ribelle e arrabbiata col mondo. Mentre Matt cerca di ricostruire con difficoltà i suoi rapporti familiari, si ritrova coinvolto nella difficile scelta legata alla vendita di un terreno che appartiene a lui e tutti i suoi cugini.

Recensione
Perché farci aspettare sette lunghi anni? Cosa ha tenuto lontano dalla sedia di regista Alexander Payne, autore di alcuni film carinissimi come “A proposito di Schmidt “ e “Sideways - In viaggio con Jack”? Nessuno come lui riesce a rallegrare senza particolari battute e a commuovere senza essere struggente. Il suo equilibrio nel proporre in modo leggero ma intenso storie non artefatte, semplici e vicine alla vita quotidiana, avvicina molto lo spettatore.
“I miei amici credono che solo perché abito alle Hawaii io viva in paradiso, passando a bere Mai Tai e a fare surf. Sono quindici anni che non salgo su una tavola da surf.”. In effetti, la vita può essere amara anche lì, pur essendo ricconi e sfoggiando camice hawaiane à la Pavarotti, hanno famiglie piene problemi e i tumori sono allo stesso modo letali. E’ la voce di Matt King / George Clooney a dirlo all’inizio di “Paradiso amaro”. Matt è stato tanto distante dalla famiglia da autodefinirsi “un genitore di riserva”, da non accorgersi che il suo matrimonio era agli sgoccioli.
George Clooney, uno degli uomini più affascinanti della Terra, single ostinato, si ritrova nei tragicomici panni del padre di famiglia, costretto a tenere a bada le due sue figlie: Scottie, 10 anni, non troppo normale e Alexander, 17 anni, ribelle e piena di rabbia. Clooney è strepitoso in “Paradiso amaro” perché si cala nei panni di un uomo comune, conferendogli umorismo e dramma con perfetto equilibrio, senza mai sconfinare troppo nell’uno o nell’altro aspetto. Il rapporto più difficile è con Elizabeth, la moglie, che giace nel letto di un ospedale in stato vegetativo a causa del coma. Matt può sfogare la sua rabbia, ma lei non può rispondere. Matt non potrà mai conoscere le risposte ad alcune sue domande importanti. Quelle domande che, fino a quel momento, non aveva mai avuto il tempo o la volontà di porre.
Le due scene più emozionanti rendono chiara la qualità del cast. Nel prima, quando Scottie deve affrontare il peso della situazione, ovvero che la madre non si alzerà dal letto per fare ritorno a casa, si comprendono le doti della giovanissima Amara Miller, qui all’esordio; nella seconda, vediamo Robert Forster, nei panni del padre di Elizabeth, al capezzale della figlia dopo aver sputato ingiustamente in faccia a Matt tutto il suo disprezzo e la sua rabbia. Shailene Woodley è la figlia che sta facendo il passo tra l’età adolescenziale a quella matura, reso più difficile dalle circostanza. Una ragazzina che deve crescere in fretta e che deve relazionarsi con un padre assente per anni. Mostrano ottime doti drammatiche Matthew Lillard, noto per aver interpretato quasi sempre commedie demenziali, e Nick Krause, il cui Sid al principio appare un deficiente, ma che in seguito farà sentire la sua presenza.
“Paradiso amaro” è una commedia drammatica senza particolari risate, né lacrime, ma dal retrogusto un po’ dolce e un po’ amaro. Grandissima prova di Mr. Nespresso Clooney, davvero un grande artista. Straordinario in due scene: la corsa affannosa a casa dei parenti e la sbirciata sulla spiaggia, nascosto dietro una siepe.

Voto: 84%


HUGO CABRET

Hugo Cabret 3D
Titolo originale: Hugo
Nazione: USA
Anno: 2011
Genere: avventura, fantasy
Durata: 2h05m
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: John Logan
Fotografia: Robert Richardson
Musiche: Howard Shore
Cast: Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ben Kingsley, Johnny Depp, Jude Law, Christopher Lee, Sacha Baron Cohen, Ray Winstone, Emily Mortimer, Michael Stuhlbarg, Helen McCrory, Richard Griffiths, Frances de la Tour, Angus Barnett, Eric Moreau


Trama
Hugo Cabret è un piccolo orfano che vive nascosto nella stazione ferroviaria di Parigi degli anni ‘30. Un giorno trova in una soffitta un robot giocattolo sfuggito miracolosamente all’incendio nel quale il padre ha perso la vita. Con l’aiuto di un’eccentrica ragazzina decide di ripararlo. Il robot nasconde segreti che riportano a galla alcuni episodi del passato.


martedì 31 gennaio 2012

TRE UOMINI E UNA PECORA

Tre uomini e una pecora
Titolo originale: A few best men
Nazione: Australia, Gran Bretagna
Anno: 2011
Genere: commedia
Durata: 1h37m
Regia: Stephan Elliott
Sceneggiatura: Dean Craig
Fotografia: Stephen F. Windon
Musiche: Guy Gross
Cast: Xavier Samuel, Kris Marshall, Kevin Bishop, Olivia Newton-John, Laura Brent, Rebel Wilson, Steve Le Marquand, Tim Draxl, Margaux Harris, Guy Gross, Jonathan Biggins, Elizabeth Debicki, Geordie Robinson, Charlotte Krinks, Matt Butcher


Trama
David, inglese, e Mia, australiana, si conoscono in vacanza, subito si innamorano e decidono di sposarsi. Il matrimonio si celebrerà in Australia, dove David giungerà soltanto il giorno prima assieme ai suoi tre più cari amici che gli faranno da testimoni. I tre folli combina guai sono per David come una famiglia, avendo perso entrambi i genitori. Anche la famiglia di Mia non è proprio tanto normale. Il padre della sposa è un senatore benestante, proprietario della più antica tenuta della zona. E’ convinto che il suo successo sia merito di Ramsy, un ariete di razza merino. La cerimonia avrà momenti per nulla tranquilli.

Recensione
Scritto dal londinese Dean Craig (“Funeral party”) e diretto dall’australiano Stephan Elliott (“Priscilla, la regina del deserto”), “Tre uomini e una pecora” è una divertentissima commedia che partendo dallo scontro tra culture mette in scena una serie di situazioni tra humour britannico e ilarità australiana. Come spesso accade negli ultimi tempi, circostanza prescelta è il matrimonio: il giorno più bello, organizzato sempre nei minimi dettagli, viene spogliato della sua sacralità.
Una pecora (in realtà, un montone di razza Merinos) conciata da drag queen, un acquisto di droga andato male, un addobbo floreale che per poco stermina mezzo parlamento australiano e un’Olivia Newton John (“Grease - Brillantina”) come non la si è mai vista sullo schermo sono soltanto alcuni dei momenti memorabili di “Tre uomini e una pecora”.
Kris Marshall (“Love actually - L’amore davvero” e “Funeral party”) e Kevin Bishop (“L'appartamento spagnolo”), rispettivamente Tom e Graham, fanno il trionfo di questo film grazie alle loro performance esilaranti. Tom è lo scapolo che non vuole perdere uno dei suoi amici; Graham è il più divertente del gruppo, la sua comicità va oltre gli spassosi baffetti à la Hitler. Luke è l’eterno malato d’amore, scaricato dalla ex per un ragazzo, secondo fonti affidabili, privo di un attributo del corpo umano essenziale per soddisfare una donna! E’ interpretato da Tim Draxl che accentua molto negli atteggiamenti la sua somiglianza con Rupert Everett. Xavier Samuel è il meno divertente anche perché è David, lo sposo, che ha ben poco da ridere vedendo quello che sta accadendo nel giorno del suo matrimonio. Ma la vera star è Ramsey, la povera pecora che sta lì a subire tutti gli scherzi e le angherie dei “tre uomini”.
Stephan Elliott mantiene sempre alto il ritmo, non c’è un attimo di tregua: ogni momento è buono affinché possa succedere qualcosa di imprevisto e di inimmaginabile. Elliott ha un talento che gli consente di farla franca, facendo apparire tutto sfacciato, ma mai squallido e volgare. Ben sfruttate le impressionanti location offerte dalle Blue Mountains australiane.
“Tre uomini e una pecora” è una commedia carinissima. Ogni scena è piena di idee e ben costruita, tutti i personaggi sono fantastici. Qualcuno l’ha definita come la versione australiana a “Una notte da leoni”. Beh, le somiglianze ci sono, anzi c’è da dire che la scena del risveglio il mattino dopo l’addio al celibato è praticamente copiata dal film di Todd Phillips. Non siamo a quei livelli, ma anche qui il divertimento è assicurato.

Voto: 82%


lunedì 30 gennaio 2012

IN TIME

Recensione film In Time
Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2011
Genere: azione, fantascienza
Durata: 1h49m
Regia: Andrew Niccol
Sceneggiatura: Andrew Niccol
Fotografia: Roger Deakins
Musiche: Craig Armstrong
Cast: Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy, Olivia Wilde, Shyloh Oostwald, Johnny Galecki, Will Harris, Michael William Freeman Jesse Lee Soffer, Colin McGurk, Aaron Perilo, Nick Lashaway, William Peltz, Ray Santiago, Matt Bomer


Trama
In un futuro prossimo, l’invecchiamento è stato sconfitto: le persone crescono fino a 25 anni per avere la stessa età in eterno. Per evitare la sovrappopolazione, ogni persona è dotata di un conto alla rovescia. Se il tempo segnato scenderà a zero, si morirà all’istante. Il tempo è, dunque, diventato la nuova valuta. I ricchi vivono tranquillamente nelle zone ricche della città, gli altri cercano di sopravvivere cercando di non far scendere troppo il proprio conto alla rovescia. Will Salas è un ragazzo del ghetto che vive alla giornata, letteralmente, dato che il suo tempo non supera mai le 24 ore. La sua vita prosegue comunque tranquilla fino a quando uno sconosciuto gli regala una grossa somma di tempo prima di suicidarsi. Will è costretto alla fuga perché la polizia crede che sia lui l’assassino dell’uomo.

Recensione
Se non si considerassero “Gattaca - La porte dell’universo”, film d’esordio, e “Lord of war”, Andrew Niccol sarebbe l’esempio perfetto di geniale sceneggiatore incapace di mettere in scena le sue idee. “The Truman Show”, “S1m0ne”, “The Terminal” sono sue idee diventate, in mano ad altri registi, ottimi film. L’idea sviluppata in “In time” è tra le più interessanti degli ultimi tempi. Siamo in un futuro prossimo. L’invecchiamento è stato sconfitto. Le persone crescono fino a 25 anni per poi rimanere per sempre con lo stesso aspetto fisico. In realtà, quel “per sempre” è un lusso di pochi, perché ogni persona ha sul braccio un conto alla rovescia che ne determina la morte istantanea non appena si esaurisce. Una soluzione necessaria: vincere la morte significa sovrappopolare il pianeta. Il tempo registrato sul countdown viene incrementato con il lavoro e con qualsiasi altra attività, anche illegale, che genera reddito. Il tempo come nuova valuta, ceduta attraverso apparecchi custoditi nelle banche o scambiata con il semplice contatto tra le braccia. In sintesi, “In time” rende reale il noto proverbio “Il tempo è denaro”. L’ambientazione distopica mostra città divise in zone più o meno ricche, sempre in base alla quantità di tempo disponibile sul proprio conto alla rovescia.
Un’idea incredibilmente originale? Forse al cinema, ma non in letteratura. Nel 1965, infatti, veniva pubblicato dallo scrittore Harlan Ellison il libro “«Pentiti, Arlecchino!» disse l’Uomo del Tic-Tac”. La New Regency, società di produzione del film, si è accordata con Ellison aggiungendolo nei crediti. Se da un lato questo ha evitato una causa in tribunale, dall’altro è stata una chiara ammissione di colpa.
Plagio a parte, “In time” è una grande occasione persa. Niccol si mostra inadatto sia sul piano artistico che puramente tecnico. Alcune scene sono orrende sia nel girato che nella loro stessa ideazione. Niccol insiste troppo sulle spiegazioni di questa nuova società dimenticandosi di gestire i comportamenti delle personi comuni. Tutti si comportano come se vivessero ai nostri giorni, come se il tempo non fosse passato. Si passa poi a una noiosa caccia al criminale che ha preso in ostaggio la figlia del magnate. Secondo un copione scontato, la ragazza sposa le sue idee rivoluzionare e ne diventa complice. A inseguirli c’è un povero poliziotto mal pagato e che quindi a stento riesce a ricaricare il suo tempo a disposizione. Per la serie: "Date più sold... ehm, tempo ai poliziotti!”
Le prove incolore degli attori sono figlie della pessima gestione degli stessi. Se Justin Timberlake cerca di fare il possibile per apparire credibile, la sexy e dolce Amanda Seyfried appare come un pesce lesso con un fiocco rosso in testa. Un applauso alla giovane attrice, così coraggiosa nell’andare in scena con una capigliatura così orrenda!
Banale la colonna sonora di Craig Armstrong, esperto compositore, qui del tutto fuori corda. Da potenziale cult sci-fi “In time” diventa così un filmetto d’azione che può essere riassunto in modo esauriente con le frasi “Distruggiamo il sistema, facciamo una rivoluzione!” e “Aiuto! Scappiamo che ci prende!”. Il tutto condito da un’insipida storia d’amore.
Personaggi appena abbozzati, sceneggiatura non approfondita e regia monotona: colpe imputabili a un singolo soggetto, ovvero Andrew Niccol. Chissà cosa sarebbe stato “In time” nelle mani di un regista/sceneggiatore più valido.

Voto: 42%